<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-5343840545511586478</id><updated>2012-01-18T12:04:49.352-08:00</updated><category term='Consumismo'/><category term='vita-morte'/><category term='Don Giuseppe Dossetti'/><category term='Don Milani'/><category term='Tangenziale'/><category term='Immigrazione'/><category term='Emigrazione'/><category term='Musica'/><category term='Ogm'/><category term='Don Luigi Ciotti'/><category term='Battaglia Ortigara'/><category term='Banca Etica'/><category term='Museo Emigrazione Veneta'/><category term='Rom'/><category term='Fa.Ro.'/><category term='Economia'/><category term='carcere'/><title type='text'>Leopoldo Marcolongo</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Leopoldo Marcolongo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06494205814059811739</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TUBv_gar1wI/AAAAAAAAAG8/wkglHBDaxPo/s220/L.Marcolongo.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>57</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5343840545511586478.post-7059979542667680081</id><published>2012-01-18T11:57:00.000-08:00</published><updated>2012-01-18T12:04:49.357-08:00</updated><title type='text'>Gazzettino 17.01.2012-L’ex sindaco al primo cittadino:</title><content type='html'>S. GIORGIO IN BOSCO&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;L’ex sindaco al primo cittadino:&lt;br /&gt;«Quel "debito" era normale» &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;--------------------------------------------------------------------------------&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Martedì 17 Gennaio 2012,  &lt;br /&gt;(G.C.) «Non è mia abitudine polemizzare, ma mi sento in dovere, per rispetto verso i miei concittadini, di smentire affermazioni frutto forse di scarsa conoscenza di un bilancio e di malafede». L'ex sindaco Leopoldo Marcolongo, sentendosi chiamato in causa in varie occasioni dall'attuale primo cittadino, così replica al sindaco Bobo Miatello. «I fondi c'erano e la precedente amministrazione non ha lasciato in eredità da pagare 1.500.000 euro di debito. Ha lasciato, dopo aver fatto in 5 anni 7,5 milioni di euro di investimenti, -un debito comunale sceso dai 2,8 milioni di euro del 2003, ai 2,2 del 2008. Debito del tutto normale per un Comune come il nostro, che si conferma all'ultimo posto nel padovano, quattro volte inferiore a Cittadella. Il problema non è quindi il debito lasciato dalla precedente amministrazione ma, per chi conosce un minimo di finanza pubblica e sa leggere un bilancio, il patto di stabilità del governo nazionale. L'attuale amministrazione, doveva solo liquidare soldi precedentemente depositati ai fornitori per i lavori. Non reperire i fondi, ma solo erogarli».&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5343840545511586478-7059979542667680081?l=leopoldomarcolongo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/feeds/7059979542667680081/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2012/01/gazzettino-17012012-lex-sindaco-al.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/7059979542667680081'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/7059979542667680081'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2012/01/gazzettino-17012012-lex-sindaco-al.html' title='Gazzettino 17.01.2012-L’ex sindaco al primo cittadino:'/><author><name>Leopoldo Marcolongo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06494205814059811739</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TUBv_gar1wI/AAAAAAAAAG8/wkglHBDaxPo/s220/L.Marcolongo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5343840545511586478.post-680999786461390949</id><published>2012-01-18T11:49:00.000-08:00</published><updated>2012-01-18T11:51:00.046-08:00</updated><title type='text'>FOCUS GROUP 12 dicembre 2011 sulle prospettive dell’economia e del lavoro in Veneto</title><content type='html'>Dall’estate del 2008 si è scatenata in Italia e in un Veneto non abituato a ritornare indietro, una crisi economica senza precedenti che ci sta portando alla recessione.&lt;br /&gt;I massicci ricorsi agli ammortizzatori sociali, se hanno garantito la pace sociale, non sono bastati per uscire dalla contrazione dell’economia. Neppure la diminuzione della Cassa Integrazione ci può rassicurare, perché, finita la CIG, le imprese hanno cominciato a licenziare.&lt;br /&gt;La ripresa, non solo non si intravede ancora, ma appare molto lontana. L’unico dato positivo, legato alle esportazioni, si sta già ridimensionando.&lt;br /&gt;La preoccupazione maggiore va alla disoccupazione giovanile, giovani sono considerati ormai quelli fino a 32/33 anni e quella zona grigia che non studia e non lavora. La famiglia ha fatto da ammortizzatore sociale, ma i giovani disoccupati o precari, non riescono a fare un mutuo e farsi una famiglia. Ci sono poi le donne che sono svantaggiate nel lavoro e gli ultra 45enni, che difficilmente trovano un reimpiego, a causa dell’età. Ci sono poi alcuni lavori che i nostri giovani non vogliono più fare.&lt;br /&gt;Serve una fiscalità a misura di famiglia che “pesi” l’importo di tasse, tariffe, contributi per l’accesso ai servizi, in base all’effettivo carico familiare, favorendo, di volta in volta, famiglie numerose o famiglie in difficoltà (Quoziente Parma).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le politiche sociali del futuro devono essere ripensate in una logica di sussidiarietà mettendo al centro la persona.&lt;br /&gt;Occorre abbandonare le vecchie logiche assistenzialistiche cui si è ispirata l’azione pubblica nel campo delle politiche sociali per realizzare un welfare delle opportunità diretto a sviluppare la potenzialità della persona e a promuoverne le capacità umane. In tale prospettiva si riconosce la famiglia quale attore sociale, cellula economica fondamentale e nucleo primario di un welfare in grado di tutelare i deboli e di scambiare protezione e cura, in quanto i soggetti sono portatori di bisogni, ma anche di soluzioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il nuovo modello sociale deve indirizzare le persone verso comportamenti attivi e stili di vita responsabili, prevenendo le situazioni di bisogno dovute a eventi fisiologici (infanzia, maternità, vecchiaia), patologici (malattia, infortunio, disabilità) o anche particolari situazioni economiche (crisi aziendale o occupazionale, disoccupazione, fine lavoro). Principio ispiratore del nuovo sistema deve essere l’idea della persona che cerca di potenziare le proprie risorse per rispondere al bisogno e che vive in maniera responsabile la propria libertà. Questa visione privilegia il territorio quale ambito più idoneo a realizzare risposte ai bisogni attuali e potenziali della persona. Il federalismo fiscale appare la riforma istituzionale più significativa per valorizzare la dimensione territoriale e in ciascun territorio la responsabilità degli amministratori locali. In questa prospettiva, occorre abbandonare la logica assistenzialistica, per aprire la strada ad un welfare delle opportunità, fondato sulla presa in carico della persona attraverso un’ampia rete di servizi e di operatori (pubblici e privati) che offrono prestazioni assistenziali, ma anche promessa di un miglioramento della vita quotidiana.&lt;br /&gt;Il nuovo sistema dovrebbe basarsi su due pilastri. Uno pubblico, sul modello dell’indennità di disoccupazione e da estendere a tutti i lavoratori subordinati e parasubordinati a progetto, mentre per i lavoratori indipendenti che sono in condizione di dipendenza socio-economica di un solo committente, si dovrebbe prevedere una sorta di indennità di reinserimento. L’altro privato, che con il sostegno di una fiscalità di vantaggio e dei contributi obbligatori che oggi finanziano la gestione della cassa integrazione, possa far decollare la bilateralità promossa dalle parti sociali. Bisogna quindi insistere sulla bilateralità, quale seconda gamba di un sistema pubblico di protezione. L’allargamento delle prestazioni del nostro sistema sociale, dovuto alle modificazioni demografiche e sociali, richiede l’integrazione di soggetti privati, esattamente come avviene per la previdenza complementare.&lt;br /&gt;I pilastri del progetto sono:&lt;br /&gt;- il principio di “laboriosità”, secondo cui il lavoratore che intende godere dell’indennità non deve mai restare “inoperoso”, sia perché solo attraverso il reinserimento e la formazione possono accrescersi le possibilità di reperimento di un’occupazione, sia perché solo così si evita il grave fenomeno del lavoro nero con contestuale lucro dell’indennità di disoccupazione;&lt;br /&gt;- il lavoratore con indennità va subito avviato per essere reinserito o inserito in un’attività a tempo pieno presso i soggetti richiedenti, gratuitamente senza costituzione di un rapporto di lavoro come avveniva per i Lsu o gli stage. L’azienda utilizzatrice dovrà comunque essere obbligata a lasciare libero il lavoratore per la partecipazione alle iniziative di formazione e alla ricerca di una nuova occupazione;&lt;br /&gt;- trattamento unico, con l’abolizione delle varie prestazioni per la disoccupazione, cigs, cigo, mobilità, ecc. L’unica prestazione (oltre ai bonus di sei mesi per le donne in gravidanza che non hanno usufruito dell’indennità di maternità), andrebbe erogata in tutte le ipotesi di sospensione/interruzione del rapporto di lavoro;&lt;br /&gt;- l’indennità di disoccupazione potrà essere parametrata al 50% della retribuzione media netta degli ultimi due anni contributivi, con un importo minimo da valere anche per gli inoccupati di 600 euro mensili netti e con un tetto di 1000 euro mensili netti. Questa indennità deve essere fiscalmente esente. Per le donne la durata complessiva del trattamento va prolungata, ad esempio di sei mesi, per ciascun figlio avuto in stato di disoccupazione senza indennità di maternità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se le misure strutturali per la riforma del welfare e per il rilancio dell’economia devono necessariamente essere fatte dal Governo centrale &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- come la possibilità di assumere lavoratori espulsi dai cicli produttivi per la loro riqualificazione e il loro reimpiego tramite il contratto di apprendistato &lt;br /&gt;- la riduzione dei tipi di contratto di lavoro a tre: a tempo indeterminato, compreso il lavoro a chiamata, a termine, con la variante della somministrazione e l’apprendistato&lt;br /&gt;- l’eliminazione della lauree brevi di tre anni&lt;br /&gt;- allentare il patto di stabilità dei Comuni, in modo che possano pagare prima i fornitori&lt;br /&gt;- fare in modo che le banche concedano più credito alle piccole e medie imprese&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;la Regione Veneto dovrebbe agire su:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- la 3° Commissione deve lavorare velocemente sulla riforma dell’Apprendistato&lt;br /&gt;- fare campagne di orientamento ai giovani  per incentivare le professioni tecniche&lt;br /&gt;- garantire il sostegno al reddito per i lavoratori colpiti dalla crisi e attuare piani di ricollocazione con una formazione mirata al nuovo inserimento e non generica&lt;br /&gt;- sostenere le scuole professionali e i licei artistici con sbocchi nell’artigianato&lt;br /&gt;- valorizzare e sostenere i centri di formazione professionale&lt;br /&gt;- migliorare l’incontro della domanda e offerta di lavoro&lt;br /&gt;- favorire l’alternanza scuola-lavoro con gli stage, con un rigida disciplina, come esperienza di orientamento al lavoro&lt;br /&gt;- fare la Legge Regionale sull’Istruzione e Formazione Professionale&lt;br /&gt;- data l’impossibilità di far coincidere la qualifica nella domanda di lavoro con la relativa offerta, realizzare un sistema di certificazione delle competenze professionali formali ed informali&lt;br /&gt;- orari flessibili, scuola a tempo prolungato, asili nido, per favorire le pari opportunità delle donne che lavorano&lt;br /&gt;   &lt;br /&gt;Leopoldo Marcolongo&lt;br /&gt;Rappresentante Confprofessioni Veneto al C.R.E.L. - Regione Veneto&lt;br /&gt;3° Gruppo di Lavoro: Situazione economica e occupazionale&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5343840545511586478-680999786461390949?l=leopoldomarcolongo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/feeds/680999786461390949/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2012/01/focus-group-12-dicembre-2011-sulle.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/680999786461390949'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/680999786461390949'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2012/01/focus-group-12-dicembre-2011-sulle.html' title='FOCUS GROUP 12 dicembre 2011 sulle prospettive dell’economia e del lavoro in Veneto'/><author><name>Leopoldo Marcolongo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06494205814059811739</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TUBv_gar1wI/AAAAAAAAAG8/wkglHBDaxPo/s220/L.Marcolongo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5343840545511586478.post-1159522424706629459</id><published>2011-06-10T10:27:00.000-07:00</published><updated>2011-06-10T10:36:39.039-07:00</updated><title type='text'>San Giorgio in Bosco "Alleanza Romena" ha vinto due tornei di calcio amatoriale</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-mS-9qpe4_Us/TfJVAeZHJpI/AAAAAAAAAJg/Xk1CwEJFhdU/s1600/DSC_3800.JPG"&gt;&lt;img style="float:left; 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ha vinto due tornei di calcio amatoriale'/><author><name>Leopoldo Marcolongo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06494205814059811739</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TUBv_gar1wI/AAAAAAAAAG8/wkglHBDaxPo/s220/L.Marcolongo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-mS-9qpe4_Us/TfJVAeZHJpI/AAAAAAAAAJg/Xk1CwEJFhdU/s72-c/DSC_3800.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5343840545511586478.post-4271279618034761580</id><published>2011-05-15T14:30:00.000-07:00</published><updated>2011-05-15T14:31:25.491-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Museo Emigrazione Veneta'/><title type='text'>http://agenziaaise.it/italiani-nel-mondo/comunita/82434-niente-museo-dellemigrazione-a-san-giorgio-in-bosco-lex-sindaco-marcolongo-annuncia-un-esposto</title><content type='html'>&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5343840545511586478-4271279618034761580?l=leopoldomarcolongo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/feeds/4271279618034761580/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2011/05/httpagenziaaiseititaliani-nel.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/4271279618034761580'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/4271279618034761580'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2011/05/httpagenziaaiseititaliani-nel.html' title='http://agenziaaise.it/italiani-nel-mondo/comunita/82434-niente-museo-dellemigrazione-a-san-giorgio-in-bosco-lex-sindaco-marcolongo-annuncia-un-esposto'/><author><name>Leopoldo Marcolongo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06494205814059811739</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TUBv_gar1wI/AAAAAAAAAG8/wkglHBDaxPo/s220/L.Marcolongo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5343840545511586478.post-4232102782868944105</id><published>2011-05-15T03:45:00.000-07:00</published><updated>2011-05-15T03:46:57.821-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Museo Emigrazione Veneta'/><title type='text'>Villa Bembo aperta ai visitatori dopo il restauro (La Voce dei Berici 15 maggio 2011)</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-4LlPXMFy0MA/Tc-vGWk6vBI/AAAAAAAAAIo/6ozeqcUJhSM/s1600/Voce%2BBerici%2B15.05.11-Museo.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; 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margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 182px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-_aCgFnwmJPY/Tc-nBf2D7AI/AAAAAAAAAHw/L6E8fu21MYI/s320/Gazzettino%2B10.05.11-Villa%2BBembo.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5606883705269513218" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5343840545511586478-7325684203921077830?l=leopoldomarcolongo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/feeds/7325684203921077830/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2011/05/villa-bembo-nuovo-municipio.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/7325684203921077830'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/7325684203921077830'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2011/05/villa-bembo-nuovo-municipio.html' title='Villa Bembo, nuovo municipio'/><author><name>Leopoldo Marcolongo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06494205814059811739</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TUBv_gar1wI/AAAAAAAAAG8/wkglHBDaxPo/s220/L.Marcolongo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-_aCgFnwmJPY/Tc-nBf2D7AI/AAAAAAAAAHw/L6E8fu21MYI/s72-c/Gazzettino%2B10.05.11-Villa%2BBembo.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5343840545511586478.post-2934897896224557439</id><published>2011-03-30T11:21:00.001-07:00</published><updated>2011-05-15T03:48:38.627-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Museo Emigrazione Veneta'/><title type='text'>morte del Museo dell'Emigrazione Veneta</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-B7RZbULz9lQ/TZN02CkWPEI/AAAAAAAAAHo/Iy8gzStuUfk/s1600/Copia%2Bdi%2BGazzettino%2B25.03.11-Fine%2BMuseo%2BEmigrazione.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 270px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-B7RZbULz9lQ/TZN02CkWPEI/AAAAAAAAAHo/Iy8gzStuUfk/s320/Copia%2Bdi%2BGazzettino%2B25.03.11-Fine%2BMuseo%2BEmigrazione.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5589940034247998530" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Quale futuro può avere un popolo che rinuncia alla memoria del suo passato?&lt;br /&gt;Come si può andare da qualche parte se non si sa da dove si viene?&lt;br /&gt;Quale futuro può avere un popolo che rinuncia alla memoria del suo passato?&lt;br /&gt;Forse sono di parte, perché so cosa vuol dire essere figlio d'emigrante, ma è evidente che anche in quest’occasione il Veneto ha perso l’opportunità di divenire un punto di riferimento nel mondo.&lt;br /&gt;__________________________________________________&lt;br /&gt;In questi giorni è apparso sul Gazzettino di Padova un articolo che sintetizza la morte definitiva del Museo dell’Emigrazione Veneta sul quale vale la pena di soffermarsi. Già l’occhiello del titolo scritto in minuscolo (museo dell’emigrazione veneta) dimostra il poco rispetto e l’ignoranza nei riguardi del secolare fenomeno dell’emigrazione costruita con i sacrifici dei nostri Emigrati.&lt;br /&gt;E questo è solo l’inizio perché i commenti che mi sono pervenuti a riguardo sono molti e rammaricati. Fra gli altri quello di Massimo Russo, uno dei ventimila Italiani cacciati dalla Libia nel 1970, che stigmatizza l’accantonamento del progetto di un Museo dell’Emigrazione Veneta voluto dal sindaco di San Giorgio in Bosco.  &lt;br /&gt;Purtroppo l’attuale amministrazione comunale sangiorgese è ancora ferma alla demagogia e al populismo. Magari è attenta alla buca sulla strada o al punto luce, ma non sa alzare gli occhi oltre i problemi contingenti, far crescere il paese, investire sul futuro. Nella sua arroganza trasferirà a Villa Bembo tutti gli uffici comunali, come se finora non avessero una sede adeguata. E’ evidente che il sindaco ora potrà avere l’ufficio al piano nobile, come se le Barchesse non fossero sufficientemente prestigiose per lui. Forse dimentica che i contributi per restaurare Villa Bembo sono in gran parte merito di un illustre Emigrato di San Giorgio in Bosco, il Sen Luigi Pallaro, partito da Lobia e ora residente a Buenos Aires.&lt;br /&gt;Voler sminuire il progetto culturale regionale, relegandolo a una sezione sull'Emigrazione Veneta presso la biblioteca non è sufficiente.&lt;br /&gt;Un Museo dell'Emigrazione del Veneto deve essere un luogo che narra la storia, i sacrifici, i successi di coloro che, costretti a lasciare il Veneto, l'hanno aiutato poi a crescere con le loro rimesse. Un Museo in sinergia con Regione Veneto, Province, Associazioni storiche dell’Emigrazione, Università, Comuni del Veneto, Organizzazioni Religiose che dedicano la loro Pastorale ai nostri Emigrati.&lt;br /&gt;Emigrati, che hanno conservato in tutti i Paesi dove li ha portati la necessità di migliorare la loro condizione, le tradizioni, il dialetto, la religiosità del Veneto. Emigrati ormai di terza e quarta generazione, che guardano con ammirazione al Veneto, alla sua cultura, ai suoi prodotti. Loro sono i nostri migliori ambasciatori nel Mondo, ma se rinunciamo a riagganciare i rapporti con queste generazioni, li perderemo per sempre. Sarebbe il più grande investimento, in un momento di saturazione economica interna, per dare prospettive alla nostra regione. Non solo quindi memoria e vecchie valigie, ma un portale internet con collegamenti agli archivi dei Distretti di Leva militare in Veneto e ai registri di sbarco all’estero, links dei Musei e dei Centri studi in Italia e all’estero, contatti con le Associazioni degli Emigrati in Veneto e all’estero, premi per le Tesi di laurea in materia di Emigrazione, gemellaggi, scambi di delegazioni che darebbero a San Giorgio in Bosco la visibilità che non ha mai avuto. Sarebbe il punto di raccolta di banche dati, come quella dell’anagrafe civile del periodo Lombardo-Veneto (1816-1871), che quest’amministrazione ha abbandonato. Il luogo di promozione di visite di scolaresche e di famiglie, convegni, pubblicazioni, festival di film e documentari sui temi dell'Emigrazione dei Veneti nel Mondo. Il Museo creerebbe un circuito virtuoso di persone che porterebbero benefici anche ai nostri esercizi pubblici e che rilancerebbe l'immagine del nostro paese già conosciuto in tutto il Mondo grazie al progetto del Museo e agli interventi dell’Associazione Erika. L’Emigrazione, dopo essere stata per l’Italia una grande tragedia, può diventare ora una grande occasione, umana, economica e di riscoperta del nostro passato.&lt;br /&gt;Ben vengano le iniziative alle quali partecipano anche gli Amministratori comunali come la Festa dei Veneti nel Mondo, ma non dimentichiamo che la storia dell’emigrazione è tutt’altra cosa. Non certo riducibile a lustrini, apparizioni televisive o articoli di giornale. Non riconoscendo la memoria si perde di vista il presente e ancor più il futuro dei sangiorgesi. &lt;br /&gt; Le rose del deserto, le rose di Acatama, sono sempre lì e fioriscono una volta l’anno, ma a San Giorgio in Bosco, il Paese dell’acqua, non fioriranno mai.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;San Giorgio in Bosco, 28 marzo 2011&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Leopoldo Marcolongo, già Sindaco di San Giorgio in Bosco&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5343840545511586478-2934897896224557439?l=leopoldomarcolongo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/feeds/2934897896224557439/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2011/03/morte-del-museo-dellemigrazione-veneta.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/2934897896224557439'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/2934897896224557439'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2011/03/morte-del-museo-dellemigrazione-veneta.html' title='morte del Museo dell&apos;Emigrazione Veneta'/><author><name>Leopoldo Marcolongo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06494205814059811739</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TUBv_gar1wI/AAAAAAAAAG8/wkglHBDaxPo/s220/L.Marcolongo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-B7RZbULz9lQ/TZN02CkWPEI/AAAAAAAAAHo/Iy8gzStuUfk/s72-c/Copia%2Bdi%2BGazzettino%2B25.03.11-Fine%2BMuseo%2BEmigrazione.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5343840545511586478.post-8649169342855269274</id><published>2011-03-28T10:45:00.000-07:00</published><updated>2011-05-15T03:17:36.461-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Museo Emigrazione Veneta'/><title type='text'>UN MUSEO DELL’EMIGRAZIONE VENETA per celebrare i 150 anni dell’Unità d’Italia</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-hDJlZmIJ2tw/TZDKpXkKM_I/AAAAAAAAAHg/1GkDk6r2nNI/s1600/Copia%2Bdi%2BDSC_1627.JPG"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 213px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-hDJlZmIJ2tw/TZDKpXkKM_I/AAAAAAAAAHg/1GkDk6r2nNI/s320/Copia%2Bdi%2BDSC_1627.JPG" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5589189949615911922" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Sono passati ormai 140 anni dalle prime grandi emigrazioni di Italiani nel mondo e 50 dall’ultima grande emigrazione. 27  milioni di Italiani hanno dovuto lasciare l’Italia per cercare fortuna all’estero. Gli emigrati, ormai di 4° e 5° generazione, vengono stimati in 50 milioni con i loro discendenti, un’altra Italia fuori dai confini nazionali che aspetta riconoscenza dalla madrepatria.&lt;br /&gt;Storie in gran parte di sacrifici, a volte di successi, che non possiamo dimenticare perché hanno contribuito alla crescita del nostro Paese. Una storia che si dovrebbe studiare a scuola per capire meglio la nostra identità ora che il fenomeno si è invertito.&lt;br /&gt;L’associazionismo negli ultimi 50 anni ha svolto un compito enorme nel mantenere i contatti con i nostri emigrati, nel sostenere la lingua, la cultura e le tradizioni italiane, nell’aiuto a chi era in difficoltà.&lt;br /&gt;I nostri emigrati non hanno mai dimenticato le loro origini italiane e guardano al nostra Paese con nostalgia gli anziani, con interesse i giovani, sentendosi dimenticati. Sono milioni di persone, orgogliose delle loro origini, che aspettano di essere contattati. Sono i nostri “ambasciatori” ai quali possiamo offrire cultura, lingua italiana, tradizioni, ma anche prodotti italiani che loro prediligono, a parità di condizioni con altri Paesi.&lt;br /&gt;Un Museo serve quindi, oltre che a raccogliere ricordi e studi, a riallacciare, grazie anche alle nuove tecnologie, i rapporti con le ultime generazioni di giovani, prima che perdano definitivamente i contatti con il loro Paese di origine. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’Italia ha inaugurato nel 2009 il Museo dell’Emigrazione Nazionale negli spazi della Gipsoteca del Vittoriano, a Roma, che coordinerà i Musei regionali.&lt;br /&gt;Il Veneto con i suoi 3,5 milioni di emigrati, è stata la Regione che più di tutte ha subito l’Emigrazione. Un Museo Regionale dell’Emigrazione sarebbe il fiore all'occhiello della Regione Veneto, una casa comune aperta alle Associazioni dell’Emigrazione, alle Università, ai Comuni, alle Provincie, alle Pastorali dei Migranti delle Diocesi, alle Scuole. &lt;br /&gt;A San Giorgio in Bosco (Padova) sono terminati i lavori di restauro di Villa Bembo, splendida Villa Veneta del ‘600 di proprietà del Comune. I finanziamenti del restauro dell’edificio monumentale ad uso pubblico per centro culturale e museo, sono stati di 1.800.000 euro,  parte della Regione Veneto per 379mila euro, parte dei Fondi dell’Otto per mille per 721mila euro e i rimanenti 700mila euro a carico del Comune stesso.&lt;br /&gt;La documentazione più importante conservata a San Giorgio in Bosco, per ora presso la biblioteca, assieme a una vasta rassegna di libri sull’Emigrazione, è l’unica raccolta in Italia dei libri di Frei Rovilio Costa di Porto Alegre. A San Giorgio in Bosco inoltre ha sede InfoVeneto, rivista della Regione Veneto sull’Emigrazione. E’ già partita la Banca dati dei registri civili dell'anagrafe Austro-Ungarica (1816-1871) in collaborazione con l’A.R.S.A.S. ,“Associazione per il Recupero e la Salvaguardia degli Archivi Storici”, progetto da estendere a tutti i Comuni del Veneto per creare un’unica banca dati a servizio dei nostri emigrati.&lt;br /&gt;Il Museo quindi c’è già.  Per la gestione serve ora solo una Fondazione da promuovere da parte della Regione Veneto.&lt;br /&gt;Far partire il Museo dell’Emigrazione Veneta sarà anche il modo migliore per celebrare i 150 anni dell’Unità d’Italia, riconoscendo nell’esperienza migratoria di questi Veneti che da lontano hanno contribuito a creare quello che siamo oggi, un elemento fondamentale dell’identità regionale e nazionale.&lt;br /&gt;Non è più tempo di ragionare per separatezze, è il tempo di costruire cattedrali, di unire le forze per farne una realtà regionale che, riscoprendo il passato, guardi al futuro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4 marzo 2011               &lt;br /&gt;Leopoldo Marcolongo già sindaco del Comune di San Giorgio in Bosco&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5343840545511586478-8649169342855269274?l=leopoldomarcolongo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/feeds/8649169342855269274/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2011/03/un-museo-dellemigrazione-veneta-per.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/8649169342855269274'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/8649169342855269274'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2011/03/un-museo-dellemigrazione-veneta-per.html' title='UN MUSEO DELL’EMIGRAZIONE VENETA per celebrare i 150 anni dell’Unità d’Italia'/><author><name>Leopoldo Marcolongo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06494205814059811739</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TUBv_gar1wI/AAAAAAAAAG8/wkglHBDaxPo/s220/L.Marcolongo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-hDJlZmIJ2tw/TZDKpXkKM_I/AAAAAAAAAHg/1GkDk6r2nNI/s72-c/Copia%2Bdi%2BDSC_1627.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5343840545511586478.post-5516668210449607258</id><published>2011-01-05T10:25:00.000-08:00</published><updated>2011-05-15T03:18:37.257-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Museo Emigrazione Veneta'/><title type='text'>MUSEO DELL’EMIGRAZIONE VENETA di San Giorgio in Bosco</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TSS57EUZXmI/AAAAAAAAAGw/Xbs7gqcgHts/s1600/Copia%2Bdi%2BDSC_0917.JPG"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 213px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TSS57EUZXmI/AAAAAAAAAGw/Xbs7gqcgHts/s320/Copia%2Bdi%2BDSC_0917.JPG" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5558772264504745570" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Sono passati ormai 140 anni dalle prime grandi emigrazioni di Italiani nel mondo e 50 dall’ultima grande emigrazione. 27  milioni di Italiani hanno dovuto lasciare l’Italia per cercare fortuna all’estero. Gli emigrati, ormai di 4° e 5° generazione, vengono stimati in 50 milioni con i loro discendenti, un’altra Italia fuori dai confini nazionali che aspetta riconoscenza dalla madrepatria.&lt;br /&gt;Storie in gran parte di sacrifici, a volte di successi, che non possiamo dimenticare perché hanno contribuito alla crescita del nostro Paese. Una storia che si dovrebbe studiare a scuola per capire meglio la nostra identità ora che il fenomeno si è invertito.&lt;br /&gt;L’associazionismo negli ultimi 50 anni ha svolto un compito enorme nel mantenere i contatti con i nostri emigrati, nel sostenere la lingua, la cultura e le tradizioni italiane, nell’aiuto a chi era in difficoltà.&lt;br /&gt;I nostri emigrati non hanno mai dimenticato le loro origini italiane e guardano al nostra Paese con nostalgia gli anziani, con interesse i giovani, sentendosi dimenticati. Sono milioni di persone, orgogliose delle loro origini, che aspettano di essere contattati. Sono i nostri “ambasciatori” ai quali possiamo offrire cultura, lingua italiana, tradizioni, ma anche prodotti italiani che loro prediligono, a parità di condizioni con altri Paesi.&lt;br /&gt;Un Museo serve quindi, oltre che a raccogliere ricordi e studi, a riallacciare, grazie anche alle nuove tecnologie, i rapporti con le ultime generazioni di giovani, prima che perdano definitivamente i contatti con il loro Paese di origine. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’Italia ha inaugurato nel 2009 il Museo dell’Emigrazione Nazionale negli spazi della Gipsoteca del Vittoriano, a Roma, che coordinerà i Musei regionali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Veneto con i suoi 3,5 milioni di emigrati, è stata la Regione che più di tutte ha subito l’Emigrazione. Il Museo Regionale dell’Emigrazione sarebbe il fiore all'occhiello della Regione Veneto, una casa comune aperta alle Associazioni dell’Emigrazione, alle Università, ai Comuni, alle Provincie, alle Pastorali dei Migranti delle Diocesi. &lt;br /&gt;A San Giorgio in Bosco (Padova), nel dicembre 2010, termineranno i lavori di restauro di Villa Bembo, splendida Villa Veneta del ‘600 di proprietà del Comune. I finanziamenti del restauro dell’edificio monumentale ad uso pubblico per centro culturale e museo, sono stati di 1.800.000 euro,  parte della Regione Veneto per 379mila euro, parte dei Fondi dell’Otto per mille per 721mila euro e i rimanenti 700mila euro a carico del Comune stesso.&lt;br /&gt;La documentazione più importante conservata a San Giorgio in Bosco, per ora presso la biblioteca, assieme a una vasta rassegna di libri sull’Emigrazione, è l’unica raccolta in Italia dei libri di Frei Rovilio Costa di Porto Alegre. A San Giorgio in Bosco inoltre ha sede InfoVeneto, rivista della Regione Veneto sull’Emigrazione. E’ già partita la Banca dati dell'anagrafe Austro-Ungarica (1816-1871) in collaborazione con la Diocesi di Vicenza, progetto da estendere a tutti i Comuni del Veneto per creare un’unica banca dati a servizio dei nostri emigrati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I costi futuri saranno la sola gestione, essendo già tutti pagati quelli del restauro.  Per l’allestimento c’era l’interesse della Fondazione  Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. &lt;br /&gt;Per la gestione serve ora una Fondazione da promuovere da parte della Regione Veneto:&lt;br /&gt;____________________________________________________&lt;br /&gt;“Partecipazione della Regione del Veneto alla costituenda Fondazione “Museo dell’Emigrazione Veneta”.&lt;br /&gt;1. La Giunta regionale, al fine di favorire la realizzazione e la valorizzazione della Villa Bembo nel Comune di San Giorgio in Bosco (PD), quale luogo dedicato alla storia e alla conservazione delle memorie dell’emigrazione dei Veneti, è autorizzata a partecipare, in qualità di socio fondatore, alla costituenda Fondazione “Museo dell’Emigrazione Veneta”.&lt;br /&gt;2. La Giunta regionale è autorizzata a compiere, in accordo con il Comune di San Giorgio in Bosco (PD), tutti gli atti necessari alla costituzione della fondazione di cui al comma 1.&lt;br /&gt;3. Il Presidente della Giunta regionale o un suo delegato esercita i diritti inerenti la qualità di socio fondatore della Regione del Veneto.&lt;br /&gt;4. La Giunta regionale è inoltre autorizzata ad erogare alla Fondazione di cui al comma 1 un contributo annuale per la gestione e il funzionamento.&lt;br /&gt;5. Agli oneri derivanti dall’attuazione del presente articolo, quantificati in euro ……………. per l’esercizio 2011, si fa fronte con le risorse allocate ……...”&lt;br /&gt;_____________________________________________________&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Nella Consulta dei Veneti nel Mondo del 2008 a Marostica, l'Ass. Reg. Oscar De Bona ha verbalizzato: "...Per quanto riguarda la proposta di creare un centro di documentazione sull'Emigrazione Veneta dichiara di condividere l'idea che il centro possa trovare collocazione presso il futuro Museo sull'Emigrazione di San Giorgio in Bosco, Padova...". Anche il Prof. Gianpaolo Romanato dell'Università di Padova "...propone di supportare il Museo di San Giorgio in Bosco che è già partito...".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nell’ultima Consulta dei Veneti nel Mondo del 2009 in Uruguay,  L’Ass. Oscar De Bona ha ribadito: “…   Per quanto riguarda il museo dell’Emigrazione informa che intende approfondire con l’amministrazione comunale di San Giorgio in Bosco sulle intenzioni riguardanti il completamento del progetto….” e   il Prof. Gianpaolo Romanato “…Si auspica che non vada persa l’iniziativa del  museo di San Giorgio in Bosco come centro di documentazione  anche in previsione dell’insegnamento della storia dell’Emigrazione tenendo conto del fatto che dispone già di quasi tutta la collezione delle pubblicazioni di  Rovilio Costa. Sottolinea la necessità di incrementare un rapporto più stretto e più profondo  fra associazionismo e cultura….”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fare il Museo dell’Emigrazione Veneta sarà anche il modo migliore per celebrare i 150 anni dell’Unità d’Italia, riconoscendo nell’esperienza migratoria di questi Veneti che da lontano hanno contribuito a creare quello che siamo oggi, un elemento fondamentale dell’identità regionale e nazionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è più tempo di ragionare per separatezze, è il tempo di costruire cattedrali, di unire le forze per farne una realtà regionale che guardi al futuro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rovigo, 26 novembre 2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Leopoldo Marcolongo già sindaco del Comune di San Giorgio in Bosco&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5343840545511586478-5516668210449607258?l=leopoldomarcolongo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/feeds/5516668210449607258/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2011/01/museo-dellemigrazione-veneta-di-san.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/5516668210449607258'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/5516668210449607258'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2011/01/museo-dellemigrazione-veneta-di-san.html' title='MUSEO DELL’EMIGRAZIONE VENETA di San Giorgio in Bosco'/><author><name>Leopoldo Marcolongo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06494205814059811739</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TUBv_gar1wI/AAAAAAAAAG8/wkglHBDaxPo/s220/L.Marcolongo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TSS57EUZXmI/AAAAAAAAAGw/Xbs7gqcgHts/s72-c/Copia%2Bdi%2BDSC_0917.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5343840545511586478.post-7505707869279137931</id><published>2010-11-27T10:29:00.000-08:00</published><updated>2010-12-05T15:10:49.174-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Immigrazione'/><title type='text'>Avvenire 25 novembre 2010-Immigrati respinti dall'Italia</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TPFQRuFa1DI/AAAAAAAAAGc/isdW-3-O0PM/s1600/Image_3.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; FLOAT: left; HEIGHT: 201px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5544300881628550194" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TPFQRuFa1DI/AAAAAAAAAGc/isdW-3-O0PM/s320/Image_3.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Cominciamo con la drammatica vicenda dei profughi eritrei – respinti prima che potessero approdare in Italia e ora in situazione precaria in Libia – una serie di pagine di inchiesta su 'che fine hanno fatto' persone la cui sorte è stata al centro dell’attenzione dei media o vicende che hanno sollevato grandi dibattiti nel Paese, salvo poi sparire all’improvviso dagli articoli dei giornali. Pagine per evitare di dimenticare situazioni drammatiche o per capire cosa ha funzionato e cosa no. Pronti a far tesoro anche dei suggerimenti dei lettori.&lt;br /&gt;____________________________________________________&lt;br /&gt;I respingimenti, il carcere e le torture&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’ ultimo capitolo di una già lunga odissea comincia il 6 luglio 2010 quando, dopo una settimana di prigionia nel durissimo carcere di Al Braq, in mezzo al deserto, 200cittadini eritrei vennero scarcerati, fu loro concesso un permesso temporaneo e il divieto di lasciare la città di Sebah, 75 chilometri a nord.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Divieto che nessuno ha mai osservato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Erano arrivati lì dopo un viaggio di 12 ore chiusi in un camion, senza acqua né cibo e con temperature fino a 50 gradi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Provenivano dal carcere di Misurata, dove già da tempo erano rinchiusi insieme a 50 donne eritree, liberate anche loro il 6 luglio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si erano ribellati quando nel centro di detenzione era entrato un diplomatico eritreo per identificarli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così era scattata la deportazione, per punizione: da Al Braq non si torna. Le donne no, erano rimaste a Misurata a subire altre violenze e umiliazioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La loro colpa? Essere tutti fuggiti da una dittatura che li recluta a vita nell’esercito. E di voler chiedere asilo in Italia passando per il Mediterraneo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli ultimi in ordine di tempo, una ventina, erano stato intercettati domenica 6 giugno scorso in acque internazionali, a circa 20 miglia da Lampedusa, da una nave militare libica, arrivata probabilmente su segnalazione delle autorità italiane o maltesi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ad Al Braq nonostante le torture e i continui insulti, i 200 reclusi si sono rifiutati di firmare i fogli di rimpatrio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Resistere è stata la mossa decisiva per la loro salvezza. L’agenzia Habeshia, che ha mantenuto i contatti con loro diffondendo sul suo blog le notizie in tempo reale, è riuscita a sensibilizzare numerose organizzazioni umanitarie provocando alla fine l’intervento di Roma. (P.Lam.)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;le tappe&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da questa estate in cerca di un approdo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;50 donne sono state sottoposte a stupri e atti degradanti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;______________________________________&lt;br /&gt;profughi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una parte degli immigrati respinti dall’Italia ha tentato di raggiungere Israele ma è bloccato nel Sinai. Il resto non ha documenti e finirà in carcere&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;DI PAOLO LAMBRUSCHI&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prigionieri nel Sinai, in catene co¬me schiavi, ostaggio dei traffi¬canti egiziani. Così è finita una parte consistente, ben 80 dei 255 eritrei che nel luglio scorso avevano rischiato di morire nella famigerata prigione libica di Al Braq, in pieno Sahara, dopo essere stati respinti in mare dall’Italia e poi liberati grazie alla pressione delle organizzazioni umanitarie sul nostro governo. Un mese fa alcuni di loro sono fuggiti dalle sabbie libiche alla volta di Israele, su una delle nuove rotte della disperazione verso l’Europa, che ora incrociano il Medio Oriente e la Turchia, a rischiare di morire in un altro deserto. L’allarme è stato lanciato ieri, esattamente come l’estate scorsa, dal blog dell’agenzia di cooperazione allo sviluppo Habeshia. Secondo la quale ci sono 600 persone in condizioni disperate da oltre un mese nel deserto al confine tra Egitto e Israele, prigioniere del racket. Oltre agli 80 eritrei fuggiti da Tripoli, somali e sudanesi. Tra questi, vi sono anche donne, segnala il blog curato da Roma dal sacerdote cattolico eritreo Mosè Zerai. Ciascuno ha versato al racket 2.000 dollari. Ma i trafficanti ne pretendono altri 8.000.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Gli eritrei – racconta don Mosè – mi hanno raccontato di aver lasciato Tri¬poli per raggiungere Israele dall’Egitto. Ma nel corso del viaggio i trafficanti hanno tradito gli accordi e il prezzo è aumentato. Così li hanno sequestrati». Sulla loro drammatica condizione sappiamo solo quanto hanno raccontato al prete. «Dicono di trovarsi nel Sinai, segregati dai beduini nelle case nel deserto, ma non sanno dire dove perché sono stati incappucciati durante gli spostamenti. Da un mese sono legati con le catene ai piedi, come si faceva nel commercio degli schiavi, continuamente minacciati e da 20 giorni non toccano acqua per lavarsi. Vi sono anche donne debilitate dalla mancanza di cibo e dalla scarsa igiene».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non sono i primi a subire questa sor¬te. Questa forma di sequestro che sfrutta la disperazione dei profughi è redditizia. Già un anno fa l’agenzia Fortress Europe segnalava questa nuova rotta che parte dal Cairo verso la frontiera israeliana nel Sinai e dalla quale passano mille persone al mese, quasi tutti eritrei ed etiopi. Nei casi peggiori i passeggeri dopo aver pagato sono abbandonati lungo il confine. «Purtroppo – aggiunge don Mosè – questa situazione è anche frutto della chiusura delle frontiere dell’Europa. i richiedenti asilo provenienti dal Cor¬no D’Africa non hanno alternative e si affidano ai sensali di carne umana». Ieri il senatore Pietro Marcenaro, presidente della Commissione straordinaria per i Diritti Umani, ha presentato un’interrogazione urgente al ministro degli Esteri in cui si chiede di verificare la situazione degli 80 eritrei trattenuti in Egitto e di muovere tutti i passi necessari nei confronti del governo del Cairo per salvarli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma torniamo in Libia, dove a luglio e¬splodeva il caso di 205 uomini e 50 donne fuggiti dall’Eritrea. Nel 2009 e nel 2010 avevano tentato di passare per l’antica rotta del Mediterraneo ed erano stati respinti in mare e poi arrestati. Ai primi di giugno, ad esempio, una ventina di eritrei venne intercettata e respinta su un barcone diretto in Italia in circostanze mai chiarite. Videro un’imbarcazione con bandiera italiana e si avvicinarono, ma a bordo c’erano militari libici che li riportarono indietro. Il ritorno fu drammatico. «Una persona è anne¬gata in mare, altri tre che conoscevano l’arabo sono stati malmenati perché si sono ribellati. Da quasi sei mesi nessuno ha più notizie di loro. Una donna e il suo bambino di otto mesi sono stati incarcerati al buio per ore senza ricevere cibo né acqua.». A fine giugno, dopo una rivolta nel centro di detenzione libico di Misurata, i maschi vennero trasferiti nel durissimo carcere di Al Braq, a Sebha, a sud, nel deserto.&lt;br /&gt;Le donne rimasero a Misurata e furono sottoposte a violenze e atti degradanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma ai primi di luglio qualcuno riuscì ad avvisare don Zerai, che rilanciò la notizia su Habeshia. Allora i 255 vennero rilasciati approfittando della nuova legge varata da Tripoli contro l’immigrazione clandestina che prevedeva una sanatoria, con un permesso provvisorio di tre mesi e il divieto di lasciare la città. Ora, però, i permessi sono scaduti e siamo da capo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Chi non è fuggito è intrappolato nel¬le città libiche – chiarisce il sacerdote – senza diritti. In tutto in Libia vi sono un migliaio di eritrei, tutti a luglio han¬no beneficiato della sanatoria. Chi ha potuto si è spostato verso Tripoli o Bengasi e lavora in nero. Per rinnova¬re il permesso devono, però, presentarsi con il passaporto eritreo e un con¬tratto di lavoro. Altrimenti devono rivolgersi alle autorità diplomatiche del loro Paese. Naturalmente non possono farlo in quanto rifugiati».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chi va in ambasciata rischia infatti la deportazione o vendette contro i con¬giunti rimasti nel Corno d’Africa. Ma, se non rinnovano il permesso, si spalancano le porte delle carceri. «Ho appena ricevuto – racconta il prete – chiamate che riferiscono di retate della polizia casa per casa. E tornare in quelle prigioni è terribile: vivono ammassati e senza potersi lavare, sono maltrattati. Molte donne sono state violentate e messe incinta dalle guardie carcerarie ». Chi può fugge allora dall’inferno, come gli 80 ora però imprigionati nel Sinai.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Stando alla convenzione sui diritti umani queste persone non sono criminali, ma avrebbero diritto a chiedere asilo e ad essere protette dai governi della civilissima Europa.&lt;br /&gt;_____________________________&lt;br /&gt;Il Cir: «L’ultima speranza è l’Unione europea»&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A novembre sembra essere calata una pietra tombale sulle speranze dei rifugiati eritrei bloccati in Libia. Ma se l’Ue fa la sua parte, non è ancora detta l’ultima parola.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ricapitoliamo. Per la legge libica non esistono "rifugiati", solo immigrati regolari o no. Ad oggi quello di Tripoli è l’unico governo africano a non aver mai siglato la convenzione di Ginevra del 1951 sui diritti umani che riconosce il diritto d’asilo. La politica del colonnello Gheddafi è questa e per ora non cambia. E dato che non esistono rifugiati, il governo lo scorso 8 giugno ha intimato all’Acnur, l’Alto commissariato delle Nazioni U¬nite per i rifugiati di chiudere l’ufficio, in seguito riaperto solo per i casi pregressi. Dallo scorso giugno l’unica organizzazione umanitaria occidentale rimasta a Tripoli è il Consiglio italiano per i rifugiati, Cir, partner dell’Acnur, che opera attualmente con una ong libica. Al direttore, Cristopher Hein, chiediamo cosa è cambiato in Libia in questo mese di novembre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quali prospettive ci sono che l’Acnur riapra l’ufficio tripolitano e torni ad analizzare le pratiche dei rifugiati?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le autorità di Tripoli il 12 novembre hanno respinto a Ginevra le raccomandazioni dell’Onu di adottare una legislazione sull’asilo e di firmare un’intesa sulla pre¬senza dell’Alto commissariato nel Paese. La Libia ha respinto tra l’altro anche la raccomandazione di abolire la pena di morte e di garantire l’uguaglianza delle don¬ne davanti alla legge e nei fatti. Al momento mi sembra difficile fare previsioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cosa è cambiato giuridicamente per gli eritrei?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rispetto allo scorso luglio il loro permesso temporaneo è scaduto e devono ripresentarsi alla polizia con un documento del Paese d’origine che dimostri la loro identità. Questo esclude i profughi eritrei la cui situazione ora è tornata preoccupante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cosa rischiano?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il carcere per il reato di clandestinità. Qualcuno per disperazione è fuggito in Egitto, dove ora sappiamo cosa rischiano, o è tornato in Sudan, le cui autorità agiscono a intermittenza: a volte sono tolleranti, altre li rimpatriano condannandoli a morte o ai lavori forzati per diserzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma dalle trattative in corso con l’Onu non può venire qualche spiraglio?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al momento tutto pare fermo sul fronte del Palazzo di vetro. Guardo invece con maggiore interesse agli sviluppi dei rapporti con l’Ue. La commissaria europea per l’immigrazione Maelmstrom ha di recente con¬cluso un accordo di circa 50-60 milioni di euro con la Libia. Inoltre è imminente il vertice di Tripoli tra Unione europea e Unione africana dove si parlerà anche di flussi migratori. In questa fase ai libici interessa raggiungere un’intesa con l’Europa che riguardi anche il commercio e il turismo. Ma è chiaro che Bruxelles non può stringere accordi commerciali con un Paese che non garantisce il rispetto dei diritti umani.&lt;br /&gt;Le speranze per i rifugiati possono quindi venire dalle pressioni europee.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi sono cambiate le rotte africane verso la Libia?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli arrivi continuano, in particolare dai Paesi del Corno d’Africa, ma in misura minore. C’è chi tenta di spostarsi verso l’Egitto per poi raggiungere l’Europa verso la Turchia. C’è stato uno spostamento di somali verso il Sudafrica, ma quello Stato l’anno scorso ha avuto il maggior numero di rifugiati e probabilmente è saturo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Paolo Lambruschi&lt;br /&gt;_____________________________&lt;br /&gt;Per il presidente del Consiglio per i rifugiati le trattative con l’Onu sono a un punto morto, mentre al vertice tra Ue e Unione africana si dovrebbe discutere di migrazioni&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5343840545511586478-7505707869279137931?l=leopoldomarcolongo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/feeds/7505707869279137931/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/11/avvenire-25-novembre-2010-immigrati.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/7505707869279137931'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/7505707869279137931'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/11/avvenire-25-novembre-2010-immigrati.html' title='Avvenire 25 novembre 2010-Immigrati respinti dall&apos;Italia'/><author><name>Leopoldo Marcolongo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06494205814059811739</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TUBv_gar1wI/AAAAAAAAAG8/wkglHBDaxPo/s220/L.Marcolongo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TPFQRuFa1DI/AAAAAAAAAGc/isdW-3-O0PM/s72-c/Image_3.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5343840545511586478.post-855856636396271026</id><published>2010-11-16T12:25:00.000-08:00</published><updated>2010-11-16T12:36:10.218-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Emigrazione'/><title type='text'>Santa Francesca Cabrini-Avvenire 14 novembre 2010</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TOLpOOb6bmI/AAAAAAAAAGM/EDcR0lkhYL0/s1600/Santa%2BFrancesca%2BCabrini.bmp"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 207px; height: 132px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TOLpOOb6bmI/AAAAAAAAAGM/EDcR0lkhYL0/s320/Santa%2BFrancesca%2BCabrini.bmp" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5540246922221743714" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La maestra che riscattò gli italiani d’America &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;DI ELIO GUERRIERO &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« Gli italiani qui sono trattati come schiavi ». Diceva così madre Cabrini al primo impatto con la realtà americana verso il 1890. Partita da Lodi su impulso del vescovo di Piacenza, don Giovanni Battista Scalabrini e di Leone XIII, due tra gli spiriti più sensibili alla questione sociale e al disagio dei migranti italiani all’estero, aveva aperto una scuola nei quartieri più degradati di New York. Terminate le lezioni, come già faceva nei paesi del lodigiano, non rimaneva nella tranquillità del piccolo appartamento che condivideva con le sue discepole, ma vagava per la città entrando senza paura in ambienti spaventosi per miseria e violenza. Poté allora constatare che le richieste erano enormi e le sue risorse misere. Non si perse d’animo. Con spirito imprenditoriale mise a punto una tecnica che presto diede risultati insperati. Si recava dagli italiani che avevano fatto fortuna e li convinceva a farsi carico delle difficoltà dei più poveri. Le sue argomentazioni: si guadagnavano la riconoscenza dei connazionali, li aiutavano a inserirsi nel crogiolo delle etnie e delle culture presenti in America, il famoso melting pot, tutti insieme guadagnavano di prestigio nella società. Per ottenere questi risultati erano importanti le scuole e una formazione adeguata. Queste proposte erano avanzate con l’entusiasmo di una trascinatrice. Ha testimoniato la moglie del console italiano: dopo le prime fondazioni, la madre «non chiedeva. Erano gli ammiratori della sua opera che si sentivano spinti ad aiutarla ». Poté fondare allora un gran numero di scuole strategicamente sparse in tutti gli Stati Uniti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Né l’opera della Cabrini si fermò al Nord. Già nel 1891 un viaggio avventuroso la portò in Nicaragua dove poté aprire diverse scuole. Al ritorno passò da New Orleans dove la comunità italiana viveva in una situazione di tensione e disagio. La madre la riorganizzò in 4 o 5 mesi. Seguirono tre viaggi in Argentina e uno in Brasile sempre con lo scopo di aprire delle case dell’istituto e delle scuole per l’integrazione degli emigranti italiani nella società americana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;All’azione in campo scolastico, seguì l’intervento in ambito sanitario. L’ospedale Columbus di New York, da poco fondato, correva il rischio di chiudere per fallimento. Madre Cabrini lo rilevò e lo dotò di attrezzature scientifiche all’avanguardia. In pochi anni il Columbus era diventato uno dei più importanti istituti medici della metropoli. L’ultimo campo di azione della madre furono le carceri dove gli italiani, di umili origini e con scarse conoscenze della lingua, erano impossibilitati a difendersi. Le suore di madre Cabrini riuscirono a riaprire alcuni processi ingiusti e a ripristinare i rapporti dei detenuti con le famiglie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi la stazione Centrale di Milano viene dedicata a santa Francesca Cabrini, patrona degli emigranti. Un gesto simbolico che acquisterà pienezza di significato se accompagnato dalla strategia dell’accoglienza basata sui cardini individuati dal genio della santa: scuola dell’integrazione, ospedali d’avanguardia, carceri a dimensione umana. La carità immagina ed edifica una città armoniosa in cui possano convivere in pace uomini di razze e culture diverse.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5343840545511586478-855856636396271026?l=leopoldomarcolongo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/feeds/855856636396271026/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/11/santa-francesca-cabrini-avvenire-14.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/855856636396271026'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/855856636396271026'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/11/santa-francesca-cabrini-avvenire-14.html' title='Santa Francesca Cabrini-Avvenire 14 novembre 2010'/><author><name>Leopoldo Marcolongo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06494205814059811739</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TUBv_gar1wI/AAAAAAAAAG8/wkglHBDaxPo/s220/L.Marcolongo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TOLpOOb6bmI/AAAAAAAAAGM/EDcR0lkhYL0/s72-c/Santa%2BFrancesca%2BCabrini.bmp' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5343840545511586478.post-6994571689647437793</id><published>2010-09-20T11:56:00.000-07:00</published><updated>2010-09-20T11:58:38.563-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rom'/><title type='text'>Una democrazia fondata sui sondaggi</title><content type='html'>Domenica 19 Settembre 2010, Il Gazzettino&lt;br /&gt;Una democrazia fondata sui sondaggi&lt;br /&gt;di Romano Prodi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’Europa è un’ “Unione di minoranze”. Questa definizione così bella e sintetica mi fu rivolta da un parlamentare appartenente a una piccola minoranza etnica di uno dei nuovi paesi che stava entrando nell’Unione Europea.&lt;br /&gt;E con commovente semplicità il parlamentare continuò il suo discorso spiegando che suo nonno era stato perseguitato perché appartenente a una minoranza etnica e suo padre era stato esiliato per lo stesso motivo. Ed egli voleva perciò che il suo paese entrasse nell’Unione Europea perché essa è un’Unione di minoranze.&lt;br /&gt;      In tutti i miei discorsi successivi ho fatta mia questa definizione perché essa ha un duplice significato. Il primo è un significato politico e che cioè nessun paese, per quanto grande esso sia e per quanto forte possa essere la sua economia, potrà dominare sugli altri ed essere il padrone del continente. Ed è questa garanzia che ha reso possibile lo sviluppo, la pace e la solidarietà del mezzo secolo di storia che ci sta alle spalle. Il secondo significato è ancora più forte, e che cioè tutti i cittadini europei sono uguali e non possono essere discriminati per la loro appartenenza a una razza o a una religione.&lt;br /&gt;      Il ruolo che l’Europa ha nel mondo è proprio quello di assicurare che il paese potente non opprimerà mai quello debole e una comunità potente non opprimerà quella debole. Riguardo al primo aspetto i nostri governi non sembrano più volere prendere in considerazione la necessità di cooperare fra di loro riconoscendo alle istituzioni comunitarie il ruolo di proposta per le evoluzioni future del progetto europeo e il ruolo di arbitro nelle controversie presenti. Da queste evoluzioni negative sono nate le difficoltà che hanno trasformato il modesto problema greco in un pericolo per tutta l’Europa.&lt;br /&gt;      Le decisioni del presidente francese nei confronti dei rom hanno messo in crisi il secondo pilastro della nostra convivenza. Con esse infatti si colpiscono non le singole persone in quanto colpevoli di reato ma un’intera comunità in quanto ritenuta depositaria di valori inferiori. Nessuno si nasconde i problemi e le tensioni che i campi nomadi provocano, ma tutti debbono essere altrettanto consapevoli che la soluzione non può essere quella di cacciare via indiscriminatamente tutti i nomadi calpestando i loro diritti e gettando i loro problemi sulle spalle di paesi ancora più impreparati a risolverli e dai quali perciò saranno ancora una volta costretti a fuggire e a ritornare ancora più poveri e risentiti. La Commissione Europea aveva, all’inizio del decennio, proposto un grande progetto di intervento per affrontare in modo positivo e cooperativo questo problema che coinvolge milioni di persone e tutti i paesi dell’Unione. Il presidente francese e, al suo seguito, il governo italiano pensano invece che sia più giusto seguire i sondaggi di opinione che non garantire a tutti il sacrosanto diritto di libera circolazione, riconoscendo naturalmente alle autorità non solo il diritto ma il dovere di reprimere i reati e di custodire la sicurezza dei propri cittadini. Tutti sono consapevoli che, con queste decisioni, i problemi saranno in futuro più gravi e le soluzioni più difficili, ma è certo politicamente più conveniente ottenere per sé un vantaggio oggi mentre altri dovranno risolvere le tragedie di domani. E’ ormai l’eterno e drammatico problema della nostra democrazia che, vivendo sui sondaggi, diventa per definizione incapace di affrontare i problemi futuri. Una deriva che lascia ai successori problemi sempre più gravi ed un’eredità sempre più difficile da gestire. Una democrazia in cui i responsabili del potere non sono più in grado di esercitare il loro dovere di leadership perchè sono convinti che fare le cose giuste, anche se sgradite, sia solo un modo per perdere il proprio potere personale. Un modo di governare che obbliga di conseguenza ad aumentare il contenuto di demagogia e di manipolazione, entrambi necessari per indebolire lo spirito critico e la reazione morale che dovrebbe naturalmente conseguire dall’osservazione di queste decisioni. Si può rispondere che queste sono le regole della democrazia moderna. Ma se queste sono le regole allora bisogna prendere sul serio l’osservazione di un alto esponente politico cinese alla fine di una conversazione sui processi decisionali del mondo contemporaneo: “Sono molto preoccupato per il futuro della vostra democrazia”.&lt;br /&gt;      Romano Prodi&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5343840545511586478-6994571689647437793?l=leopoldomarcolongo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/feeds/6994571689647437793/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/09/una-democrazia-fondata-sui-sondaggi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/6994571689647437793'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/6994571689647437793'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/09/una-democrazia-fondata-sui-sondaggi.html' title='Una democrazia fondata sui sondaggi'/><author><name>Leopoldo Marcolongo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06494205814059811739</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TUBv_gar1wI/AAAAAAAAAG8/wkglHBDaxPo/s220/L.Marcolongo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5343840545511586478.post-4368731993227914642</id><published>2010-09-20T11:52:00.000-07:00</published><updated>2010-09-20T11:55:53.082-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rom'/><title type='text'>L'equivoco sui Rom</title><content type='html'>Duri o buonisti l'equivoco sui rom &lt;br /&gt;di Giuliano Amato      Il sole 24 Ore                        19 settembre 2010 &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Serve solo a suscitare emozioni contrapposte dividersi in duri e buonisti sulla questione dei Rom. La avvertiamo insieme come un rischio per la nostra sicurezza e come una macchia per la nostra coscienza ed è solo dipanando questa matassa e separandone i fili che riusciremo a venirne a capo. In gioco infatti c'è di sicuro la nostra difesa dalla piccola e non sempre piccola criminalità che spesso alligna nei campi nomadi, ma c'è anche la libertà di movimento dei cittadini comunitari (quando si tratta di Rom di provenienza comunitaria) e ci sono i diritti di una minoranza, che dovremmo riconoscere e che ancora non abbiamo riconosciuto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Procediamo con ordine. Ai Rom e ai loro modi di vita eravamo abituati da decenni, ma c'è stata un'impennata delle loro trasmigrazioni verso l'Italia, la Francia e la Spagna con l'ingresso nell'Unione dei paesi dell'Est europeo nei quali le loro condizioni di vita erano divenute sempre più grame. Possiamo restituirli a quei paesi per liberarci dei loro accampamenti degradati e dei pericoli che vi scorgiamo? La materia è regolata dalla direttiva europea 38 del 2004, che è appunto quella sulla libertà di movimento dei cittadini comunitari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È una direttiva tutta scritta in chiave di garanzia e anche se contiene disposizioni per l'espulsione, con divieto di rientro, di coloro che rappresentino una «minaccia reale, attuale e sufficientemente grave da pregiudicare un interesse fondamentale della società», è molto attenta nel delimitare il caso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Precisa che l'esistenza di condanne penali non giustifica da sola la misura, che non la giustificano neppure «ragioni di prevenzione generale» e che, in particolare, non la si può adottare per motivi economici, e cioè per mancanza di mezzi di sussistenza. Se un cittadino comunitario ne risulta sprovvisto dopo tre mesi dal suo ingresso in un altro paese, può essere allontanato, ma non gli si può vietare il rientro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'ispirazione della normativa è trasparente. La si può accusare di non aver previsto quei massicci spostamenti di poveri diavoli, spesso frammisti a male intenzionati, che in concreto ci siamo trovati addosso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sarebbe anche ragionevole emendarla nel senso che lo stesso allontanamento per motivi economici sia accompagnato dal divieto di rientro. Ma nessuno - spero - oserebbe toccare il fondamentalissimo principio che una cosa è la mancanza di mezzi, una cosa diversa è la pericolosità sociale e che, in ogni caso, qualunque provvedimento deve scaturire da una motivazione che riguarda singole persone, non gruppi sociali.&lt;br /&gt;Immaginiamo comunque di avere tutti i mezzi legali per liberarci di chi è pericoloso e anche per allontanare con più efficacia chi non ha mezzi di sussistenza. Avremmo così risolto la questione dei Rom? I Rom non sono una congerie di diseredati che si ritrovano nei campi uniti solo dalle loro precarie condizioni di vita. Sono una minoranza con tradizioni culturali e linguistiche che, per cominciare, include italiani e non italiani, comunitari e non comunitari, cristiani e musulmani, cattolici e ortodossi. Hanno vissuto per secoli allevando cavalli ed eccellendo in attività artigiane e di manutenzione, che li hanno resi in passato fiorenti. Poi si sono trovati in un mondo che non aveva più bisogno di loro, le loro comunità hanno vissuto fra difficoltà crescenti e da un lato si è estesa nelle loro file la piccola criminalità come fonte di sussistenza, dall'altro molti di loro hanno cominciato a divenire stanziali e a integrarsi nei modi di vita che noi consideriamo normali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Decisivo è diventato a questo punto l'atteggiamento verso di loro delle nostre società, cioè di tutti noi. I diversi hanno sempre destato diffidenza, a volte vere e proprie persecuzioni. E non ne sono stati indenni i Rom, 500mila dei quali furono vittime delle camere a gas naziste insieme agli ebrei. Ma questo, in molti paesi, non è bastato a farli vedere come vittime, a cogliere i loro nuovi bisogni, ad accettarli dunque via via che loro stessi venivano accettando forme nuove d'integrazione, che pure salvaguardassero la loro identità. Eppure, dove la si è praticata, l'integrazione funziona.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È accaduto così che nelle sedi europee abbiamo approvato raccomandazioni contro il razzismo, risoluzioni per la scolarità dei bambini Rom e stanziamenti sul bilancio comunitario per progetti d'integrazione. Poi alcuni paesi (come documenta Leonardo Martinelli nel suo articolo di venerdì su questo giornale) sono stati coerenti, mentre noi in Italia, abbiamo fatto nel 1999 una legge per la tutela delle minoranze, ma l'abbiamo limitata alle minoranze territoriali e ne abbiamo per ciò stesso escluso i rom, lasciandoli nel loro limbo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando ero ministro dell'Interno conobbi un ragazzo Rom di diciotto anni. La sua famiglia era fuggita dalla Bosnia durante la guerra dei primi anni 90 e proprio a causa della guerra erano bruciati gli atti dello stato civile da cui poteva risultare la sua cittadinanza. Da noi era andato a scuola e ora, dopo diciotto anni, o gli si dava un permesso di soggiorno, o lo si doveva espellere, mandandolo non si sa dove. Ma il permesso di soggiorno non poteva essere fatto, perché non aveva una cittadinanza, legalmente non esisteva. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo salvai dall'espulsione, ma mi convinsi una volta di più che una legge sulla minoranza Rom era quello che mancava. Cominciai a lavorarci ma, come già ho raccontato in un articolo precedente, venni invitato dalla mia maggioranza ad aspettare il momento più opportuno e poi, all'inizio ormai del 2008, cadde il governo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco, siamo a questo punto, salvo gli episodi di positiva integrazione in non molti comuni italiani. Chissà quanti sono i ragazzi come quello di cui ho parlato che, a differenza di lui, sono finiti nei gorghi delle procedure di espulsione, anche se non eseguite perché di fatto non eseguibili. Si staranno nascondendo in qualche campo, vivranno di espedienti e di sicuro si sentiranno più solidali con chi fa spedizioni notturne per asportare il rame dalle linee ferroviarie che non con tutti noi, "gage" ostili che cerchiamo solo di evitarli. Le visite che ho fatto nei campi Rom mi hanno dato più di una prova dell'errore che facciamo usando solo la durezza e usandola in modo indifferenziato. L'unico risultato è che si rinserrano le fila e viene frustrato così il desiderio (formulatomi esplicitamente) di non vivere più fianco a fianco con i ladri e i delinquenti che invece spadroneggiano nel necessitato silenzio degli altri. Immagino che sia quello che sta accadendo in questi giorni in Francia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Torno così al punto di partenza. Non facciamone una partita fra duri e buonisti, perché comunque finisca noi la perderemmo. La partita si vince se la si gioca su entrambi i fronti e, se lo si fa, noi stessi possiamo uscirne più soddisfatti. Vogliamo la sicurezza, ma non ci piace sentirci la coscienza sporca. O no?&lt;br /&gt;©RIPRODUZIONE RISERVATA&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5343840545511586478-4368731993227914642?l=leopoldomarcolongo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/feeds/4368731993227914642/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/09/lequivoco-sui-rom.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/4368731993227914642'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/4368731993227914642'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/09/lequivoco-sui-rom.html' title='L&apos;equivoco sui Rom'/><author><name>Leopoldo Marcolongo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06494205814059811739</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TUBv_gar1wI/AAAAAAAAAG8/wkglHBDaxPo/s220/L.Marcolongo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5343840545511586478.post-5581293004411812583</id><published>2010-08-24T07:31:00.000-07:00</published><updated>2010-11-27T10:54:54.901-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Musica'/><title type='text'>Signore delle Cime di Bepi De Marzi</title><content type='html'>http://www.youtube.com/watch?v=Izn5vuZ0Y6A&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5343840545511586478-5581293004411812583?l=leopoldomarcolongo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/feeds/5581293004411812583/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/08/httpwwwyoutubecomwatchvizn5vuz0y6a.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/5581293004411812583'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/5581293004411812583'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/08/httpwwwyoutubecomwatchvizn5vuz0y6a.html' title='Signore delle Cime di Bepi De Marzi'/><author><name>Leopoldo Marcolongo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06494205814059811739</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TUBv_gar1wI/AAAAAAAAAG8/wkglHBDaxPo/s220/L.Marcolongo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5343840545511586478.post-8951550707355507476</id><published>2010-08-23T12:00:00.000-07:00</published><updated>2010-09-20T11:51:45.966-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rom'/><title type='text'>Da Ground Zero ai rom, in gioco i diritti dell'uomo</title><content type='html'>22 agosto 2010&lt;br /&gt;Da Ground Zero ai rom, in gioco i diritti dell'uomo &lt;br /&gt;di Giuliano Amato&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La polemica che ha investito Barack Obama, per la sua iniziale presa di posizione a favore della costruzione di una moschea a Ground Zero, e poi l'espulsione dei rom dalla Francia sono solo la spia di un fondamentalissimo problema, che quasi quotidianamente mette in gioco la fedeltà a se stesse delle nostre democrazie. Obama ha fatto un'affermazione che in sé e per sé dovremmo ritenere ovvia: «Noi siamo l'America, questi sono i nostri valori e ad essi ci dobbiamo attenere». &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eppure, nel contesto di sentimenti popolari che dopo l'11 settembre identificano con il terrorismo il mondo musulmano, l'affermazione del presidente americano è stata contrastata nel suo stesso partito, timoroso di perdere ulteriori consensi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I rom sono una minoranza con storia, tradizioni, aspettative. Le condizioni in cui vivono da decenni in società che non hanno più bisogno dei loro cavalli e delle loro qualità artigiane, hanno accentuato la loro segregazione, il degrado dei loro insediamenti, la microcriminalità come fonte di sussistenza. Le maggioranze vogliono solo liberarsene e i governi, nonostante le convenzioni e i trattati che per ragioni di civiltà prevedono tutt'altro, prima o poi le assecondano. E proprio qui è il punto. La democrazia è fondata su principi di civiltà che sono la sua ragion d'essere e la distinguono da altri regimi. Ciò nondimeno in essa le ragioni del consenso e le ragioni della (sua) civiltà finiscono molto spesso per divergere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Volete qualche altro esempio tratto dalla nostra esperienza in Italia? Intanto gli stessi rom, e lo sappiamo bene. Ricordo solo che la maggioranza di centro-sinistra fu molto tiepida con me quando volevo un disegno di legge per riconoscere i loro diritti e togliere tanti di loro dall'assurdo limbo di una vera e propria inesistenza giuridica (che per ciò stesso non permette di trovare lavoro). Poi ci sono le carceri, che nella patria di Beccaria dovrebbero privare il detenuto della sola libertà personale, mai degli altri diritti che discendono dalla sua dignità di essere umano. Ma in molte delle nostre carceri, non fosse altro che per il loro sovraffollamento, quei diritti sono violati ogni ora del giorno e della notte. Eppure il tema non è mai fra quelli per cui si muovono le maggioranze, che guardano alla questione con tutt'altre finalità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I somali che tentano di raggiungere le nostre coste sono persone che avrebbero in Italia diritto d'asilo. Noi li fermiamo prima che arrivino, chiediamo alla Libia di occuparsene e non facciamo l'unica cosa che la nostra civiltà ci chiederebbe di fare: andare noi a verificare in Libia l'autenticità della loro posizione (o farla verificare lì dall'organizzazione delle migrazioni) e portarli in Italia. Le ragioni del consenso non consentono a nessuno dei grandi partiti di sostenere una tale soluzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così come le ragioni del consenso impediscono di prendere atto che gli stessi immigrati illegali, i paria della nostra comunità nazionale, sono titolari di diritti e con loro lo sono i loro figli, giacché l'istruzione, la salute, l'assistenza legale, la sicurezza sul lavoro sono diritti non del cittadino, ma della "persona". Gli immigrati illegali sono almeno persone? Nessuno osa negarlo, e tuttavia quanti di noi sono pronti a trarne le conseguenze?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C'è chi è pronto a farlo, ma sono sempre i meno, mai i più. Non a caso i temi che ho ricordato sono oggetto di campagne di minoranza, come quelle del movimento radicale, da anni campanello d'allarme delle nostre coscienze. E non a caso nell'assetto istituzionale delle democrazie si distingue fra istituzioni maggioritarie elettive, nelle quali prevalgono le ragioni del consenso, e istituzioni non maggioritarie di garanzia, in primo luogo le corti, nelle quali dovrebbero prevalere le ragioni della civiltà codificate proprio in quei diritti a cui le maggioranze sono meno sensibili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È già molto per le ragioni della civiltà se vi sono minoranze libere di sostenerle e giudici abilitati a farle valere, quando esse si incarnano in obblighi e diritti. Ma una democrazia finisce prima o poi per ammalarsi se le maggioranze non si aprono mai alle minoranze e disattendono le decisioni dei giudici, che ne contestano le scelte in nome di un principio superiore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma, i famosi checks and balances funzionano a dovere, e con loro funziona a dovere il sistema democratico, se ci sono interazione e quindi reciproca permeabilità fra le istanze di cui essi sono portatori e quelle di cui si fanno carico le maggioranze. Se c'è invece impermeabilità e quindi divaricazione perdurante, alla lunga tutto il sistema si deteriora, perché le minoranze o si estremizzano o si estinguono e i giudici, che non possono distanziarsi senza limiti dalla sensibilità delle maggioranze, finiscono per acquietarsi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I leader illuminati delle minoranze lo sanno e sanno perciò trovare mediazioni e compromessi con le maggioranze. E anche la giustizia possiede le formule interpretative che permettono di salvaguardare i diritti individuali meno graditi alle stesse maggioranze, lasciando un qualche spazio ai limiti voluti da queste. Si pensi alla Corte europea dei diritti dell'uomo, che distingue fra diritti non suscettibili di alcun bilanciamento, come il diritto a non subire torture, e diritti, come quello a non vedersi sequestrato un film, davanti ai quali possono in certi casi prevalere i sentimenti religiosi dominanti nella comunità interessata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il problema è se flessibili sono anche le maggioranze e pronte esse stesse a interagire. Gli esempi per la verità non mancano e uno recente è la Spagna, dove la Corte costituzionale aveva censurato nel 2007 una legge che comprimeva quasi tutti i diritti degli immigrati illegali (salvo la scuola per i loro bambini) e una nuova disciplina è stata approntata nel 2010 che accoglie in buona parte le sue preoccupazioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si tratta dunque di un circolo virtuoso possibile, che tale rimane però sino a quando nelle maggioranze prevalgono le qualità che trovereste naturali in una democrazia, la misura e il realismo. Ma attenti. Già 45 anni fa Richard Hofstadter ci spiegò la tendenza della politica, negli stessi paesi democratici, a diventare - lui diceva - paranoica e quindi a puntare per affermarsi sulla denuncia dei complotti, sulla demonizzazione dei nemici e sulla diffusione dell'ostilità e della paura ("The Paranoid Style in American Politics", New York 1965). Quando ciò accade, l'assimilazione fra talune minoranze e il nemico è la cosa più facile. E su chi conduce battaglie di civiltà cade prima il silenzio che isola, poi l'ostilità che comprime.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un metro dunque per misurare la salute delle nostre democrazie lo abbiamo. Se ancora c'è chi si batte per ragioni di civiltà che contrastano con le ragioni del consenso, vuol dire che c'è vita. Ma se intorno c'è e rimane un pervicace silenzio, forse stiamo già entrando in paranoia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;22 agosto 2010&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5343840545511586478-8951550707355507476?l=leopoldomarcolongo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/feeds/8951550707355507476/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/08/da-ground-zero-ai-rom-in-gioco-i.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/8951550707355507476'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/8951550707355507476'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/08/da-ground-zero-ai-rom-in-gioco-i.html' title='Da Ground Zero ai rom, in gioco i diritti dell&apos;uomo'/><author><name>Leopoldo Marcolongo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06494205814059811739</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TUBv_gar1wI/AAAAAAAAAG8/wkglHBDaxPo/s220/L.Marcolongo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5343840545511586478.post-6217461871597710798</id><published>2010-08-19T07:08:00.000-07:00</published><updated>2010-08-19T07:11:36.852-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ogm'/><title type='text'>«Abbiamo lasciato a spagnoli e israeliani la ricerca avanzata»</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TG07QDBlBlI/AAAAAAAAAF8/tw0m96BMneg/s1600/Sole+24+Ore+18.08.10-L%27agricoltura+transgenica.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 238px; height: 320px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TG07QDBlBlI/AAAAAAAAAF8/tw0m96BMneg/s320/Sole+24+Ore+18.08.10-L%27agricoltura+transgenica.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5507123066219857490" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Leonardo Vingiani&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Abbiamo lasciato a spagnoli e israeliani la ricerca avanzata»&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Sole 24 Ore  18 agosto 2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«L'Italia era al secondo posto in Europa per le sperimentazioni genetiche in campo. Poi, a causa di 10 anni di blocco, siamo precipitati, lasciando tutti gli spazi a spagnoli e israeliani, e ora i nostri ricercatori emigrano. Per esempio, sono italiani i ricercatori impegnati in Cina con le sperimentazioni sui pioppi». Per Leonardo Vingiani, direttore di Assobiotec (l'associazione per lo sviluppo delle biotecnologie, aderente a Federchimica), è da considerare una follia ideologica quella che ha impedito all'Italia di sviluppare gli Ogm.&lt;br /&gt;Chi è contrario agli Ogm sostiene che, introducendoli in Italia, la nostra agricoltura non sarebbe più competitiva poiché perderebbe gli aspetti legati alla tipicità.&lt;br /&gt;Sono assurdità. Le specialità, le tipicità incidono per meno dell'1% sull'economia agricola italiana. Non è con la cipolla di Tropea che si garantisce la sopravvivenza dell'agricoltura ma bisogna badare alle necessità di chi fa commodities.&lt;br /&gt;Ma se produciamo mais identico a quello di Paesi a basso costo di manodopera, possiamo essere competitivi?&lt;br /&gt;Non dobbiamo pensare di coltivare mais per esportarlo in mezzo mondo. Non avrebbe alcun senso. Ma dobbiamo e possiamo essere competitivi per la produzione di mais, e di soia, destinato ad essere trasformato in mangime per i nostri allevamenti. Perché già adesso il 90% dei mangimi per i nostri maiali o le nostre vacche da latte deriva da prodotti Ogm. E allora non ha alcun senso acquistare all'estero mais geneticamente modificato e poi impedire ai nostri coltivatori di essere competitivi. Non a caso la produzione di mais in Italia è calata sensibilmente negli ultimi anni.&lt;br /&gt;Ma non sono proprio gli agricoltori ad essere contrari agli Ogm?&lt;br /&gt;No, non è vero. Sono solo alcuni di loro ad opporsi con motivi pretestuosi. Abbiamo promosso un sondaggio tra gli agricoltori della Lombardia ed il 60% si è dichiarato favorevole agli Ogm, qualora ci fossero leggi chiare. Ed in ogni caso chi si oppone dimostra la totale mancanza di rispetto nei confronti delle libertà individuali.&lt;br /&gt;Non ci sono rischi, con l'intervento genetico, di rinunciare alla tipicità, con il pomodoro di Pachino prodotto magari in Cina?&lt;br /&gt;Ma il pomodoro di Pachino non esisteva in natura. È nato 35 anni or sono in un laboratorio israeliano e poi è stato portato in Italia perché si è riscontrato che ci fossero le migliori condizioni per coltivarlo. E non si tratta di un caso isolato. Tutte le principali varietà vegetali sono state selezionate nei laboratori dai genetisti agrari che hanno individuato le caratteristiche migliori. L'unica differenza è che ora le procedure sono meno lente. Mentre l'Italia avrebbe tutte le qualità e le competenze per proseguire nella tradizione di sperimentazione, in grado di assicurare un miglioramento genetico non casuale ma voluto e mirato.&lt;br /&gt;Il mais transgenico crea timori anche per l'alimentazione umana, a partire dagli amanti della polenta.&lt;br /&gt;Anche in questo caso occorre fare chiarezza. Innanzitutto perché il 95% della produzione di mais è destinato agli allevamenti e non all'alimentazione umana. Quanto ai rischi, va ricordato che le tossine sono decisamente minori nel mais Ogm. In ogni caso per ora il problema non riguarda la produzione per l'uomo.&lt;br /&gt;© RIPRODUZIONE RISERVATA&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5343840545511586478-6217461871597710798?l=leopoldomarcolongo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/feeds/6217461871597710798/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/08/abbiamo-lasciato-spagnoli-e-israeliani.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/6217461871597710798'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/6217461871597710798'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/08/abbiamo-lasciato-spagnoli-e-israeliani.html' title='«Abbiamo lasciato a spagnoli e israeliani la ricerca avanzata»'/><author><name>Leopoldo Marcolongo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06494205814059811739</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TUBv_gar1wI/AAAAAAAAAG8/wkglHBDaxPo/s220/L.Marcolongo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TG07QDBlBlI/AAAAAAAAAF8/tw0m96BMneg/s72-c/Sole+24+Ore+18.08.10-L%27agricoltura+transgenica.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5343840545511586478.post-4627290946347073234</id><published>2010-08-16T01:38:00.000-07:00</published><updated>2010-08-16T01:44:01.671-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Immigrazione'/><title type='text'>Accordi per aiutare non per respingere-Avvenire 14.08.2010</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TGj509JopXI/AAAAAAAAAFs/Tgd31U4lx4k/s1600/Image_0.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 214px; height: 320px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TGj509JopXI/AAAAAAAAAFs/Tgd31U4lx4k/s320/Image_0.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5505925232623920498" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nozza: il flusso migratorio che preme sulla Ue è sempre più forte Ma costruire muri non serve. Accoglienza nel segno della legalità&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;DA MILANO PAOLO LAMBRUSCHI &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non servono muri e accordi internazionali contro le persone in mare o in terra. Bisogna procedere invece sulla via dell’accoglienza e dell’integrazione, aprendo una seria riflessione sull’illegalità, spesso funzionale allo sfruttamento del lavoro nero. Monsignor Vittorio Nozza, direttore della Caritas Italiana, interviene sui recenti sbarchi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come valuta la ripresa degli arrivi dei migranti? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Abbiamo avvertito e segnalato un ritorno in questi ultimi tempi di flussi migratori su coste e rotte che parevano dimenticate. È accaduto in Puglia, ma anche in Sardegna e nello stesso Canale di Sicilia. Numeri ancora contenuti, certo, ma vediamo modalità di trasporto nuove con piccole barche o velieri. I fatti di questi ultimi mesi ci portano a dire che, se si bloccano alcune rotte, comunque gruppi di immigrati e il racket cominciano a studiare nuovi percorsi. Il flusso migratorio che preme sull’Unione europea è troppo forte. Non si arresta in questo modo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’Italia sta cercando di stringere accordi con Grecia e Turchia da dove provengono le imbarcazioni che da alcuni mesi approdano sulla costa pugliese. Basterà? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli accordi internazionali vanno colti come strumenti opportuni proprio perché consentono di governare e accompagnare il muoversi di masse di persone il più delle volte in situazioni di disperazione o povertà. Ma tutto dipende da cosa sta dentro un trattato tra uno Stato e l’altro: se è un accordo contro le persone, se esso si riduce a un puro costruire muri e respingere, i fatti ci dicono che non risolve completamente il problema poiché c’è il rischio che comunque i migranti tentino percorsi diversi. Se invece in un accordo tra uno Stato e un altro, o meglio tra diversi Stati di partenza e transito e l’Ue, c’è anche una preoccupazione e un’assunzione di responsabilità verso gli immigrati e i profughi allora l’accordo è opportuno e necessario. Ben vengano dunque accordi capaci non di respingere le persone in difficoltà, ma di accogliere, di assumere, di accompagnare quanti in questo migrare vanno alla ricerca di una speranza futura con onestà e buona volontà. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Avete ribadito che gli ingressi non avvengono solo via mare, anzi... &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è una novità, ma è opportuno tenere presente che in Europa i migranti arrivati con gli sbarchi sono sempre stati molto meno di quelli che varcano le frontiere via terra. Accadeva prima e accade anche ora. Solo in Italia sbarcavano in 30 mila via mare contro 100 mila via terra. Ma l’illegalità cresce non solo per i nuovi arrivi, ma internamente grazie alla crisi. È un problema che avvertiamo ai nostri centri di ascolto parrocchiali e che ci preoccupa. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vale a dire? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Purtroppo durante questa recessione molti immigrati regolari, con un lavoro e già inseriti da anni, stanno perdendo il proprio posto, passando da una situazione di regolarità a una di irregolarità perché questo vuole la legge italiana, che lega il permesso di soggiorno solo all’occupazione. Questo avviene indipendentemente dalla lunghezza della permanenza e dal livello di integrazione. Ciò finisce con l’incrementare di nuovo il numero degli irregolari, mettendo intere famiglie in condizioni precarie. A noi pare giusto chiedere agli immigrati, accanto alla doverosa accoglienza che va prestata, il rispetto della legalità. Ma poi non sfugge a nessuno che la massa di irregolari viene sfruttata con il lavoro nero in diversi comparti della nostra economia. Siamo in estate, pensiamo a cosa sta accadendo nelle nostre campagne. O alle badanti e alle colf. L’integrazione si costruisce anche attraverso la legalità, quindi con un lavoro alla luce del sole, capace di dare dignità, autonomia e sussistenza. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A proposito di integrazione, al momento del varo da parte del governo del piano nazionale che prevede il permesso a punti lei sospese il giudizio. Dopo tre mesi, cosa ne pensa? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non sono intervenuti elementi né ho dati per una valutazione di merito. Dico solo che è giusto chiedere agli immigrati la conoscenza della nostra lingua, della cultura e il rispetto delle leggi. Ma occorre fornir loro anche gli strumenti di apprendimento. Il permesso a punti non deve trasformarsi a mio avviso in un percorso a punti verso l’integrazione e credo che nessuno voglia provvedimenti punitivi. In generale, per evitare controproducenti strumentalizzazioni politiche, credo che la nostra società debba chiedersi serenamente che uso intende fare dell’immigrazione. All’Italia e all’Europa serve un progetto serio. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(ha collaborato Nicola Ferrante) &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il direttore della Caritas: giusto accompagnare i migranti che vanno alla ricerca di una speranza futura con onestà e buona volontà Attenti al racket. Se si bloccano alcune rotte, i criminali studiano altri percorsi&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5343840545511586478-4627290946347073234?l=leopoldomarcolongo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/feeds/4627290946347073234/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/08/accordi-per-aiutare-non-per-respingere.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/4627290946347073234'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/4627290946347073234'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/08/accordi-per-aiutare-non-per-respingere.html' title='Accordi per aiutare non per respingere-Avvenire 14.08.2010'/><author><name>Leopoldo Marcolongo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06494205814059811739</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TUBv_gar1wI/AAAAAAAAAG8/wkglHBDaxPo/s220/L.Marcolongo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TGj509JopXI/AAAAAAAAAFs/Tgd31U4lx4k/s72-c/Image_0.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5343840545511586478.post-3453249635310127022</id><published>2010-08-16T01:01:00.000-07:00</published><updated>2010-08-16T02:18:20.866-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Tangenziale'/><title type='text'>Una variante alla “Valsugana” per risolvere il problema del traffico</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TGkCTdV0JZI/AAAAAAAAAF0/uQUVp-ZBdHc/s1600/Tangenziale.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 219px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TGkCTdV0JZI/AAAAAAAAAF0/uQUVp-ZBdHc/s320/Tangenziale.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5505934552754038162" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Uno dei grandi problemi del Veneto, che ha sviluppato negli ultimi 40 anni un sistema economico fra i più vivaci del mondo, è la carenza di infrastrutture stradali. Continuiamo a far correre sulle strade fatte dai “Romani” duemila anni fa (Medoacus e Postumia) auto, Tir, furgoni, i mezzi pubblici sono assolutamente carenti per il trasporto merci, continuiamo a fare capannoni, case e condomini. San Giorgio non fa eccezioni e rinviare la soluzione del traffico vorrebbe dire tagliarsi fuori dal futuro sviluppo dell’alta Padovana.&lt;br /&gt;Con 35.000 veicoli al giorno, che aumentano alla media del 5% l’anno, con un semaforo che blocca il traffico con code interminabili, il centro di San Giorgio in Bosco, è sempre meno fruibile dai residenti. Lo smog, soprattutto il PM10, ha raggiunto picchi allarmanti. Né valgono a risolvere la situazione i due ampi marciapiedi ai lati della Valsugana che offrono maggior sicurezza ai pedoni e la viabilità parallela ad est, via del Donatore, che sarà pronta nel 2008  e quella ad ovest, con lo spostamento della Bretella, che non è al momento finanziata. E neppure la rotatoria, che sostituirà a breve il semaforo, risolverà il traffico delle ore di punta, anzi aumenterà il pericolo dell’attraversamento della strada da parte di pedoni e biciclette. E’ l’anima del paese che rischia di scomparire sommersa dall’inquinamento acustico e ambientale.&lt;br /&gt;Dopo il completamento della tangenziale di Limena, San Giorgio rappresenta il problema viario per eccellenza nella direttrice Padova-Bassano. Ben si comprende, dunque il dibattito in corso da anni, sulla realizzazione di snodi viari alternativi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Già il 27 ottobre 1999 si è cominciato a parlare di viabilità nell’Alta Padovana e della Pedemontana in un incontro nel Comune di Cittadella con il Cons.Reg. Vittoriano Mazzon e con l’Ass. Fontana e nel convegno organizzato dalla Provincia di Padova il mese successivo emergeva la fragilità di un’economia cresciuta oltre ogni previsione, ma “stoppata” da un sistema viario inadeguato.&lt;br /&gt;Dal confronto emerso il 28 gennaio 2000, alla Torre di Malta, fra i politici (De Poli e Bazzoni),  i rappresentanti delle forze economiche presenti (Upa e Unindustria) e i tecnici presenti, emergevano i problemi che ostacolavano la mobilità nell’Alta Padovana, in particolare per San Giorgio in Bosco. E lo stesso De Poli interrogava la Regione il 6 aprile 2000 “…perché intervenga presso l’Anas affinché inserisca nei suoi interventi prioritari sia la progettazione che il necessario stanziamento per la realizzazione del passante di San Giorgio in Bosco…”&lt;br /&gt; Nell’incontro-dibattito dell’11 aprile 2000 a San Giorgio in Bosco, coordinato dal sottoscritto, tutti i relatori (Antonio Meneghetti,  Pres.Upa, Roberto Ongaro, già Ass.Prov.Padova, Antonio Perozzo, Pres.Cna, Antonio Bertuzzo, Pres. Ascom, Franco Frigo, Antonio De Poli, Giovanni Gallo, Vittoriano Mazzon, questi ultimi candidati al Consiglio Regionale) si esprimevano per un impegno a risolvere con una variante alla Statale 47 a San Giorgio in Bosco.&lt;br /&gt;Il 9 gennaio 2001, la Giunta comunale di San Giorgio in Bosco prendeva atto del Piano Provinciale della viabilità, enucleando come priorità la realizzazione di una tangenziale a San Giorgio in Bosco.&lt;br /&gt;L’11 novembre 2002 la Provincia di Padova affidava quindi l’incarico per la redazione di uno studio di fattibilità per una variante alla ex S.S. n. 47 “Valsugana”, nel tratto da S.Giorgio in Bosco a Facca di Cittadella, su richiesta dell’allora Cons.Prov. Mario Gerolimetto che era riuscito a farne approvare il relativo finanziamento nel bilancio preventivo.&lt;br /&gt;Il 29 novembre 2004 il Consiglio Comunale, all’unanimità, approvava un ordine del giorno in merito alla variante San Giorgio in Bosco-Cittadella, richiedendo alla Provincia l’impegno di dare immediato avvio all’iter procedurale per la redazione del progetto preliminare, definitivo ed esecutivo, spostando l’innesto in prossimità della zona industriale di Paviola. Il Consigliere Provinciale Paolo Simioni, intervenendo in questo Consiglio, concordava sul testo deliberato.&lt;br /&gt;Il 28 settembre 2005, in una strapiena sala teatro di San Giorgio in Bosco, i comuni di Fontaniva, San Giorgio in Bosco e Cittadella, alla presenza dell’Ass.Prov. Riolfatto, presentavano lo studio di fattibilità della variante che interessava i tre Comuni con l’illustrazione dell’Ing. Furlan di Idroesse.&lt;br /&gt;Il 17 novembre 2005, presso la sala consigliare di San Giorgio in Bosco, l’Ass. Riolfatto della Provincia illustrava a tutti i sindaci dell’Alta Padovana la bozza di revisione del Piano Provinciale della viabilità, raccogliendone i suggerimenti e le osservazioni.&lt;br /&gt;Mentre le periodiche riunioni del Coordinamento delle categorie economiche del Cittadellese, all’Hotel Filanda, con i politici hanno sempre sostenuto la necessità di decongestionare il traffico della Valsugana, raccordandolo con la Pedemontana e realizzando le tangenziali sud di Cittadella e di San Giorgio in Bosco-Cittadella, la Federazione Provinciale Coltivatori Diretti di Padova presentava il 13 febbraio 2006 un elenco di firme contrarie alla tangenziale di San Giorgio in Bosco, ritenendo che l’opera avrebbe avuto un impatto devastante sul territorio.&lt;br /&gt;Il 14 febbraio 2006 la Giunta prendeva atto del Piano Provinciale della viabilità della Provincia, ribadendo la assoluta priorità della realizzazione della variante San Giorgio in Bosco-Cittadella.&lt;br /&gt;Nel Consiglio Comunale del 28 aprile 2006, in una sala consigliare dove non tutto il foltissimo pubblico aveva potuto accedere, il Sindaco comunicava, l’accordo politico tra i Comuni di Cittadella, Fontaniva, Galliera Veneta, Tombolo, Campo San Martino e San Giorgio in Bosco in ordine alle soluzioni dei tracciati intercomunali PATI “Alta Padovana”:&lt;br /&gt;“L’ordine del giorno di questa sera vuole solo rendere pubblica la lettera, firmata dai sei sindaci del PATI “Alta Padovana” (noi siamo con quello di Piazzola, ma siamo uniti al Cittadellese per quanto riguarda la viabilità)  con la quale viene richiesto alla Provincia di riprendere la progettazione della viabilità che la stessa aveva sospeso con lettera del 07.02.06 e che leggo testualmente: (omissis).&lt;br /&gt;Si tratta di un accordo di portata “storica” perché mai, a memoria d’uomo, sei sindaci si erano trovati d’accordo su qualcosa, fosse anche solo per ordinare un aperitivo al bar.&lt;br /&gt;Tutti hanno capito che non è più possibile progettare qualcosa da soli. Per esempio, per Cittadella abbiamo firmato anche noi per la palestra di Santa Maria, per Fontaniva abbiamo abbiamo firmato per il Museo, per la zona artigianale di San Giorgio in Bosco la Provincia ha chiamato tutti i Comuni contermini, per il PATI abbiamo tutti dovuti associarci, per la ferrovia lo stesso e così via.&lt;br /&gt;Non si tratta più della “variante San Giorgio in Bosco-Cittadella”, ma di un “piano di assetto territoriale intercomunale”, cioè di un sistema di viabilità che pone riparo agli errori dello sviluppo disordinato del Cittadellese. Se riusciremo a risolvere  il problema della viabilità della zona industriale di San Giorgio in Brenta, quello dell’enorme zona industriale fra Cittadella e Tombolo, delle code di San Giorgio in Bosco, sarà merito di questo accordo. E dobbiamo capire che non si risolve il problema di un comune senza interagire su quelli confinanti, anche con sacrifici che siano accettabili per il bene comune. In risposta a questo documento la Provincia con lettera del 21.04.06 ha ripreso l’attività progettuale. L’iter per la soluzione progettuale dei tracciati per la soluzione della viabilità dell’alta padovana è quindi avviato perché l’opera è strategica e di fondamentale importanza e tagliarsi fuori da essa vorrebbe dire tagliarsi fuori dal futuro sviluppo del Cittadellese. Altre soluzioni alla variante San Giorgio in Bosco-Cittadella significherebbe solo trasferire ad altri Comuni (che non li vogliono) i nostri problemi.  &lt;br /&gt;Per far fronte al grande pubblico, il Consiglio Comunale del 22 maggio 2006 veniva convocato nella sala teatro. Dopo l’illustrazione delle caratteristiche dello studio sul tracciato sulla nuova variante da parte del Geom. Furlan, intervenivano vari Consiglieri Comunali, rappresentanti di associazioni produttive (Cav. Meneghetti-Coord.Cat. del Cittadellese, Toniolo Luciano-Coldiretti, Conte-Cia, Campagnolo Natalino-Cna), l’Ass. di Fontaniva Spessato, il Cons.Prov. Simioni e il Cons.Reg. Franco Frigo. La mozione approvata dalla maggioranza (con l’astensione delle opposizioni) nel riaffermare l’urgenza di una soluzione alla viabilità per San Giorgio in Bosco, sollecitava la Provincia a valutare, oltre allo studio di fattibilità illustrato, anche altre soluzioni.&lt;br /&gt;Nel Consiglio Comunale del 7 maggio 2007 infine, con i voti favorevoli della maggioranza e contrari delle opposizioni, veniva approvato lo studio di fattibilità della Variante di San Giorgio in Bosco e Facca di Cittadella al percorso della S.P. 47 Valsugana. Nel dibattito veniva illustrata la risposta negativa a una viabilità alternativa sulla “Strada Contarina” che passa per Piazzola sul Brenta, fornita da Net Engineering, incaricata dalla Provincia: “…da ciò ne risulta che l’alternativa più conveniente per risolvere le criticità presenti sulla S.P. 47 è la creazione di una variante alla S.P. 47 ad essa parallela, piuttosto che puntare sul potenziamento di itinerari alternativi che, pur con caratteristiche migliorate, non assorbirebbero il traffico in eccesso sulla S.P. 47, che ne determina la congestione”.    Nella delibera veniva votato un emendamento che chiedeva alla Provincia di tener conto negli indennizzi ai proprietari dei disagi (lotti interclusi, deprezzamento del valore delle aziende agricole) e opere di mitigazione dell’impatto della nuova infrastruttura (pista ciclabile, miglioramento della viabilità esistente, percorsi pedonali). Durante il Consiglio interveniva anche il Cons. Prov. Simioni che, nell’approvare in Consiglio Provinciale il Piano Provinciale della Mobilità (comprendente anche la variante di San Giorgio in Bosco), aveva ottenuto un emendamento per la rotatoria al semaforo.&lt;br /&gt;Il Consiglio Regionale alla fine dello scorso anno ha approvato all’unanimità, compreso il voto favorevole dei Consiglieri Regionali di zona Conte e Frigo, il nuovo piano triennale della viabilità inserendo la variante alla SR 47/ San Giorgio in Bosco-Cittadella.&lt;br /&gt;Le perplessità di una parte della popolazione riguardo al rispetto dell’ambiente sono legittime, ma sta a tutti noi trovare le soluzioni più opportune. Il problema è di metodo. La via che bisogna seguire è quella della concertazione, in modo che l’opera stessa sia vissuta come un’opportunità economica e non come un’imposizione dall’alto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;San Giorgio in Bosco, 22 agosto 2007&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il sindaco&lt;br /&gt;Leopoldo Marcolongo&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5343840545511586478-3453249635310127022?l=leopoldomarcolongo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/feeds/3453249635310127022/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/08/una-variante-alla-valsugana-per.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/3453249635310127022'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/3453249635310127022'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/08/una-variante-alla-valsugana-per.html' title='Una variante alla “Valsugana” per risolvere il problema del traffico'/><author><name>Leopoldo Marcolongo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06494205814059811739</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TUBv_gar1wI/AAAAAAAAAG8/wkglHBDaxPo/s220/L.Marcolongo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TGkCTdV0JZI/AAAAAAAAAF0/uQUVp-ZBdHc/s72-c/Tangenziale.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5343840545511586478.post-9108070333416172192</id><published>2010-08-09T07:31:00.000-07:00</published><updated>2010-08-09T07:32:50.375-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Economia'/><title type='text'>Tasse sui redditi alti per non ridurre la spesa-Innocenzo Cipolletta</title><content type='html'>Innocenzo Cipolletta               Il Sole 24 Ore              06 agosto 2010 &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come si può ridurre il disavanzo pubblico del paese senza troppo deprimere la capacità di crescita? La risposta che viene correntemente data è: basta ridurre gli sprechi e combattere l'evasione fiscale. In questo modo si riesce a ridurre il disavanzo pubblico senza incidere sulla crescita del paese. Bella soluzione: ma funziona? L'esperienza dice di no.&lt;br /&gt;Quando si parla di sprechi nella spesa pubblica si citano sempre gli stessi esempi: la pletora dei CdA delle società degli enti pubblici, la presenza di sedi all'estero, le auto blu, l'assenteismo, i falsi invalidi e poco altro. &lt;br /&gt;Sono esempi che attirano l'attenzione ma nel complesso incidono poco sulla spesa pubblica. Certo, vanno eliminati, ma non è questa la via per fare risparmi consistenti. La strada è quella di tagliare alcuni servizi pubblici e anche qui si sostiene che ci siano molti sprechi. Ma, quelli che alcuni considerano come sprechi, spesso sono invece servizi utili per altri. Lo spreco è sempre quello che non serve a noi. Treni e autobus che viaggiano semivuoti; posti letto negli ospedali che non sono pienamente utilizzati; musei poco visitati; enti di ricerca e culturali; scuole diffuse sul territorio; eccetera.&lt;br /&gt;Si possono riorganizzare questi servizi, ma alcuni sprechi non possono essere eliminati, pena la perdita del servizio stesso. Ad esempio, non si può pretendere che tutti partano alla stessa ora con lo stesso mezzo di trasporto per razionalizzare il servizio, ovvero che tutti vadano allo stesso ospedale, come in una catena di montaggio. La qualità di un servizio sta anche nella sua disponibilità quando serve. Più che tagli di sprechi, occorre avere il coraggio di dire che si stanno riducendo i servizi ai cittadini, ciò che non può non incidere sulla loro vita e sulla loro capacità di spesa. Con il risultato che questi tagli hanno effetti depressivi sull'economia, ciò che invece si sarebbe voluto evitare.&lt;br /&gt;Lo stesso vale per la lotta all'evasione. Spesso la lotta all'evasione è affidata all'eliminazione di alcune deduzioni fiscali, considerate fonte di elusione, o all'inasprimento di alcuni parametri ritenuti non adeguati. Saranno anche giuste simili misure, ma alla fine sono nient'altro che un inasprimento fiscale su chi già paga adeguatamente le imposte. Mentre i troppi condoni e scudi fiscali finora fatti nel nostro paese non hanno portato alcuna riduzione dell'evasione fiscale e hanno invece premiato abbondantemente chi evadeva le tasse. E con ciò l'evasione fiscale è continuata.&lt;br /&gt;In effetti, l'errore principale sta proprio nel considerare la lotta all'evasione e agli sprechi come misure per fare cassa nei momenti di bisogno. Questa impostazione trasforma un'azione ordinaria che dovrebbe essere esercitata costantemente in una manovra straordinaria dettata dalla congiuntura economica. È come dire che, se non ci fosse la necessità di ridurre il disavanzo pubblico, allora non varrebbe la pena di ridurre gli sprechi e di combattere l'evasione fiscale. E ciò è sbagliato e immorale. La lotta all'evasione fiscale e agli sprechi deve essere un obbligo permanente del governo e dell'amministrazione pubblica, che non deve variare a seconda delle esigenze della finanza pubblica. Sarebbe un vero scandalo se fosse vero il contrario.&lt;br /&gt;Ma allora, come contenere il disavanzo pubblico in una fase recessiva come l'attuale? La via è quella di usare più la leva fiscale che quella della riduzione della spesa pubblica. Un aumento delle tasse sui redditi medio-alti delle persone ha meno effetti depressivi di una riduzione della spesa pubblica che colpisce servizi a danno dei meno abbienti. Inoltre, poiché veniamo da un periodo di forte accentuazione delle disparità di reddito, una simile misura avrebbe anche effetti perequativi e di giustizia sociale. Quindi sarebbe anche meglio accettata dalla popolazione.&lt;br /&gt;Purtroppo nel nostro paese ancora si insegue il mito della riduzione, a tutti i costi, della spesa pubblica, come se fosse la soluzione di tutti i mali, senza rendersi conto che la ricchezza di un paese dipende anche dalla qualità e dalla quantità di servizi che vengono offerti alla popolazione. E si inseguono gli elettori attraverso riduzioni di imposte, come l'eliminazione dell'Ici sulla prima casa che ha abbassato la pressione fiscale sui più abbienti e ha distrutto ogni possibilità di varare una qualche forma di federalismo fiscale.&lt;br /&gt;Con una politica di riduzione del disavanzo pubblico tutto centrato sulla spesa pubblica, si aggraveranno le spinte recessive nel paese. Almeno di questo devono essere consapevoli quanti continuano a pensare che basta ridurre gli sprechi per sanare le finanze pubbliche in una fase di crescita lenta dell'economia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5343840545511586478-9108070333416172192?l=leopoldomarcolongo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/feeds/9108070333416172192/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/08/tasse-sui-redditi-alti-per-non-ridurre.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/9108070333416172192'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/9108070333416172192'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/08/tasse-sui-redditi-alti-per-non-ridurre.html' title='Tasse sui redditi alti per non ridurre la spesa-Innocenzo Cipolletta'/><author><name>Leopoldo Marcolongo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06494205814059811739</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TUBv_gar1wI/AAAAAAAAAG8/wkglHBDaxPo/s220/L.Marcolongo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5343840545511586478.post-9136254306271100044</id><published>2010-07-07T11:10:00.000-07:00</published><updated>2010-12-05T15:08:30.987-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Don Giuseppe Dossetti'/><title type='text'>Giuseppe Dossetti "Sentinella, quanto resta della notte?"</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TPqCu8yA3eI/AAAAAAAAAGk/Wn62V_KHthg/s1600/1167300501188.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 300px; FLOAT: left; HEIGHT: 262px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5546889634161679842" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TPqCu8yA3eI/AAAAAAAAAGk/Wn62V_KHthg/s320/1167300501188.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Giuseppe Dossetti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;“Sentinella, quanto resta della notte?”&lt;br /&gt;(Isaia 21, 11)&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;_____________________________&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Commemorando Giuseppe Lazzati nell’anniversario della morte, a Milano, il 18maggio 1994, Dossetti rivolge la propria riflessione – religiosa ma anche politica, riannodando fili mai del tutto recisi – su una contemporaneità percorsa, come scrisse all’allora Sindaco di Bologna Vitali, da propositi di “una modificazione frettolosa e inconsulta del patto fondamentale del nostro popolo, nei suoi presupposti supremi in nessun modo modificabili”. Lo scenario fortemente evocativo della “notte” del profeta Isaia diviene immagine di una diffusa indifferenza morale, in cui la stessa forma democratica è a rischio, trascinata dalla “forte emotività imperniata su una figura di grande seduttore”, può assumere incontrollabili derive di carattere irrazionale e plebiscitario.&lt;br /&gt;Un richiamo alla “vigilanza” che sembra assumere a dieci anni di distanza, a fronte della profonda revisione costituzionale operata negli ultimi mesi dal Parlamento, un nuova, sorprendente e al tempo stesso allarmante, pienezza.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;______________________________&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;1. La sentinella interpellata.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lazzati è sempre stato – ma in particolare negli ultimi anni della sua vita un vigilante, una scolta, una sentinella: che anche nel buio della notte, quando sulla sua anima appassionata di grande amore per la comunità credente poteva calare l’angoscia, ne scrutava con speranza indefettibile la navigazione nel mare buio e livido della società italiana (1).&lt;br /&gt;Perciò mi pare che per lui e per la sua devota e ansiosa scrutazione possano valere le parole di un breve, e un po’ enigmatico, oracolo del libro di Isaia: inserito tra le profezie sulle Nazioni pagane (in questo caso, come formalmente precisa la versione gre ca dei LXX, sull’Idumea oppressa dagli Assiri).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Mi gridano da Seir:&lt;br /&gt;Sentinella, quanto resta della notte?&lt;br /&gt;Sentinella, quanto resta della notte?&lt;br /&gt;La sentinella risponde:&lt;br /&gt;Viene il mattino, e poi anche la notte;&lt;br /&gt;se volete domandare, domandate,&lt;br /&gt;convertitevi, venite!&lt;br /&gt;(Isaia 21, 11–12)&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;________________________________&lt;br /&gt;(1) Vedi le parole di speranza pronuniate nell’ultima intervista data alla TV il 10 marzo 1986,due mesi prima della sua morte: in G. Lazzati, Pensare politicamente, II, Ed. Ave, Roma 1988, p.445 ss.&lt;br /&gt;Metronomie anno XI Giugno-Dicembre 2004&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;2. Nessun rimpianto per il giorno precedente.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una prima riflessione si può fare su questo testo.&lt;br /&gt;Non c’è nessun cenno al giorno precedente: ai suoi pesi,alle sue prove,ai suoi tormenti e alle sue speranze (se ce ne potevano essere). Chi interpella la sentinella, e la sentinella stessa, non si ripiega a considerare – tantomeno a rimpiangere – &lt;em&gt;il giorno prima&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;Certo Lazzati non si face va nessuna illusione, nei suoi ultimi anni, su ciò che si stava preparando per la cristianità italiana. Chi ha potuto avvicinarlo allora, avvertiva che la sua coscienza esprimeva un giudizio duro, lucido, su ciò che stava maturando per il nostro Paese, appunto quello a cui stiamo assistendo ora dopo le ultime elezioni: non tanto lo sbandamento elettorale dei cattolici, ma le sue cause profonde, oltre gli scandali finanziari e oltre le collusioni tra mafia e potere politico, soprattutto l’incapacità di “pensare politicamente”, la mancanza di grandi punti di riferime nto e l’esaurimento intrinseco di tutta una cultura politica e di un’etica conseguente.&lt;br /&gt;Perciò Lazzati, se posto di fronte agli ultimissimi accadimenti, non sarebbe stupito né si attarderebbe in vani rammarichi per l’improvvisa caduta dell’espressione politica del cattolicesimo italiano. Io sono sicuro che egli da anni la vedeva per scontata e quasi fatale: pur essendo ben convinto – e con quale vigore! – della validità in sé del patrimonio ereditato dal passato meno recente (anteriore alla prima guerra mondiale e da quello prefascista) e dal passato più recente (soprattutto dei primi lustri del secondo dopoguerra). Tale eredità poteva annoverare una elaborazione culturale, forse modesta, ma vivace; un’opera di formazione vasta e costante , di quadri e di masse; sforzi organizzativi appassionati e perseveranti; e soprattutto tanta fede e tanta speranza e tanti sacrifici di persone umili e realmente disinteressate; e infine, alcuni momenti forti di mediazione civile e politica riconosciuta da molti come valida.&lt;br /&gt;A questa eredità si ricollegava Lazzati e l’ha anche gestita ed arricchita di suo.&lt;br /&gt;Ma non credo che oggi, dopo tanta dissipazione che ne è stata fatta per leggerezza e per disonestà diffusa, egli si attarderebbe a insistervi o per lo meno non direbbe che il problema si riduce principalmente a rivendicare con energia il patrimonio passato e ad “avere l’orgoglio delle proprie ragioni”.&lt;br /&gt;Ragioni appunto del passato: cioè di ieri, o me glio di ieri l’altro. Non abbiamo ancora abbastanza considerato – e direi proprio che non ce ne vogliamo persuadere – quant’acqua sia passata dal 1989: in cinque anni è come se ne fosse passata tanta da sommergere non un’isola, ma un intero continente (l’Europa: e l’Europa soltanto?).&lt;br /&gt;Che non ne siamo ancora persuasi, non siamo solo noi cattolici (o lo siamo solo nelle affermazioni generiche, e poi non ne deduciamo quasi nulla quando si tratta di operare) ma lo sono anche i laici, e in particolare le sinistre nostrane sempre più prive di una cultura aggregante; e persino queste nuove destre, che&lt;br /&gt;2&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;hanno vinto le elezioni sulla scommessa del nuovo, ma che per ora si mostrano ancora attaccate a metodi ve cchi, a soluzioni archeologiche, e persino quando vorrebbero innovare (come fa la Lega) fanno proposte capaci di dare voce alla protesta degli interessi di oggi, e non capaci di interpretare il vero m ovimento della storia, italiana ed europea.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;3. La notte va riconosciuta per notte.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dunque, a parer mio, Lazzati oggi non sarebbe un saggio &lt;em&gt;laudator temporis acti&lt;/em&gt;, cioè non si attarderebbe a rimpiangere il passato di ieri o di ieri l’altro, o a riaccreditarlo di fronte agli immemori, ma si immergerebbe consapevolmente nella notte: direbbe con semplicità e forza che la notte è notte, ma sempre con l’anima della sentinella che (se condo un altro testo celebre della Scrittura, il De profundis) è tutta protesa verso l’aurora:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;L’anima mia è verso il Signore&lt;br /&gt;più che la sentinella verso l’aurora&lt;br /&gt;più che la sentinella verso l’aurora&lt;br /&gt;(Salmo 129/130, trad. Ravasi)&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pur non guardando al passato, e senza stabilire alcun confronto col tempo di prima, e pur guardando in avanti verso il mattino, la sentinella è ben consapevole che la notte è notte.&lt;br /&gt;Prescindiamo da un disordine più generale, che investe tutta l’Europa (e che ha riflessi speculari sui suoi prolungamenti asiatici e africani). Guardiamo per ora solo all’Italia. Siamo di fronte a evidenti sintomi di decadenza globale.&lt;br /&gt;Anzitutto sul piano demografico: abbiamo il tasso di natalità più basso, sicchè se continuassimo sempre in questo modo, si profilerebbe tra un secolo e mezzo l’estinzione del nostro popolo. E com unque nella nostra società, a un crescente numero di anziani e di vecchi presto non sarà più un valido compenso il numero di giovani e di persone mature. Già oggi i minori di diciotto anni sono solo dieci milioni, su cinquanta, cioè un quinto del totale.&lt;br /&gt;In secondo luogo, sganciato sempre più sistematicamente il matrimonio dal necessario e imprescindibile rapporto con la fecondità, si hanno due conseguenze:&lt;br /&gt;- la fecondità cercata, quando è cercata, per conto suo, cioè non come realizzazione umana della pienezza della personalità, ma come gestione di ingegneria genetica, che finisce quasi sempre con l’essere avulsa da qualunque spiritualità;&lt;br /&gt;- e dall’altra parte l’atto sessuale tende sempre di più a dissociarsi da ogni regola, nella ricerca esclusiva di un piacere che si fa sempre più autonomo e più&lt;br /&gt;3&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;sofisticato, fino alle forme più perverse, come è sempre accaduto nei periodi di decadenza dei popoli e di grave perdita delle culture.&lt;br /&gt;- In terzo luogo questa ossessione del piacere sessuale, come porta a una continua ed eccessiva stimolazione dell’istinto naturale, così lo infiacchisce nelle sue stesse potenzialità naturali (e sono segnalate alte percentuali di questo decadimento). E ancora porta (con altri fattori concomitanti quale l’eccesso furibondo di immagini mediatiche) porta, dico, all’ottundersi delle facoltà superiori dell’intelligenza, cioè la creatività, la contemplazione naturale, il discernimento, per una inabilità alla durata dell’attenzione e del confronto, e quindi dell’elementare capacità critica.&lt;br /&gt;- In quanto luogo la scuola, specialmente la scuola superiore – in gravissimo ritardo nel rinnovamento dei suoi ordini, delle sue strutture e dei suoi programmi – è sempre più inadeguata a compensare questo vuoto desolante: e in certi ambiti locali è fatalisticamente rassegnata a non funzionare più per nulla.&lt;br /&gt;- Infine, al vuoto ideale e conseguentemente etico, si tenta dai più di compensare con la ricerca spasmodica di ricchezza: per molti al di là di ogni effettivo bisogno vitale, elevata a scopo a se stessa. Si verifica così per parecchi ciò che la prima epistola a Timoteo (6,9) chiama &lt;em&gt;il laccio di una bramosia insensata e funesta.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così, alla inappetenza diffusa dei &lt;strong&gt;valori&lt;/strong&gt; – che realmente possono liberare e pienificare l’uomo – corrispondono appetiti crescenti di &lt;em&gt;cose &lt;/em&gt;– che sempre più lo materializzano e lo &lt;em&gt;cosificano&lt;/em&gt; e lo rendono schiavo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa è la notte, la notte delle persone: &lt;em&gt;la notte davvero impotente, uscita dai recessi dell’inferno impotente&lt;/em&gt;, nella quale la persona è &lt;em&gt;custodita rinchiusa in un carcere senza serrami &lt;/em&gt;(Sap. 17,13.15).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;4. La notte delle comunità.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questa solitudine, che ciascuno regala a se stesso, si perde il senso del con-essere (il Mit-sein di Heidegger, cioè l’esserci al mondo insieme: pur esso, però insufficiente, come cercherà di insistere Levinas): e la comunità è fratturata sotto un martello che la sbriciola in componenti sempre più piccole (di qui la fatale progressione localistica) sino alla riduzione al singolo individuo.&lt;br /&gt;E’ appunto il singolo ciò su cui costruisce tutta la sua dottrina l’ideologo della Lega: i diritti sono solo degli individui, il diritto è solo individuale(2). E perciò ri-&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;_______________________________&lt;br /&gt;(2)G. F. M iglio, Introduzione a H. D. Thoreau, &lt;em&gt;Disobbedienza civile&lt;/em&gt;, A. Mondatori, Milano 1993,p. 24 e &lt;em&gt;passim&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;4&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;spetto agli altri non vi possono essere che contratti, in funzione dei rispettivi interessi e del reciproco scambio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Noi stiamo entrando in un’età caratterizzata dal primato del contratto&lt;br /&gt;e dall’eclissi del patto di fedeltà.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un’età, dunque, in cui&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;gli ordinamenti federali sono sistemi in cui si tratta e&lt;br /&gt;si negozia senza soste (3&lt;/em&gt;)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al che ha già risposto Cacciari, concludendo appunto su Micro Mega il suo dialogo con M iglio: cioè che questo di Miglio è puro occasionalismo (invero alla sua volta teologico, a dispetto della sua grande pretesa di laicità) e che per tale via si ridurrebbe.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;il politico a pura contrattazione economica, per dissolvere il sistema in un coacervo di accordi e di convenzioni&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E perciò Cacciari gli ripropone la domanda che aveva già formulato&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Che cosa differenzia un tale sistema da quello che&lt;br /&gt;regola gli accordi fra imprese industriali e commerciali?(4)&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’è da chiedersi, a questo punto, se tali degenerazioni non siano insite nella decadenza del pensiero occidentale , come sostiene Levinas. A suo parere, possono essere evitate non con un semplice richiamo all’altruismo e alla solidarietà (5); ma ribaltando tutta la impostazione occidentale, cioè ritornando alla impostazione ebraica originale, nella quale si dissolve proprio questa partenza dalla libertà del soggetto. I figli d’Israele sul Sinai, nel momento più solenne e fondante di tutta la loro storia, quando Mosè propose loro la Legge, hanno detto:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Faremo e udremo &lt;/em&gt;(Es 24,7) (6)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;_______________________________&lt;br /&gt;(3)G. F. Miglio, Il negoziato permanente, in “Micro Mega”, 1/94, p. 14-15&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(4) M. Cacciari, Dialogo con Miglio, in “Micro Mega” 1/94, p. 10.16-17.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(5) Quanto possono essere vuoti e sterili i richiami (anche cattolici) a una mera solidarietà, si può vedere nell’articolo di E. Berselli, Gli esorcismi della solidarietà, in “Il Mulino”, 5/93, p. 867 ss.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(6)A commento di questo testo e delle deduzioni che già ne traevano i maestri del Talmud, vedi Levinas, Quattro letture talmudiche,Il Melangolo,Genova 1982, p. 67-97, che comincia citando un&lt;br /&gt;5&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cioè essi scelsero un’adesione al Bene, precedente alla scelta tra bene e male. Realizzarono così un’idea di una pratica anteriore all’adesione volontaria: l’atto con il quale essi accettarono la Thorà precede la conoscenza, anzi è mezzo e via alla vera conoscenza. Questa accettazione è la nascita del senso, l’evento fondante l’instaurarsi di una responsabilità irrecusabile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;L’accoglimento della Rivelazione è una caratterizzazione&lt;br /&gt;dell’uomo come risposta, come coscienza della&lt;br /&gt;destinazione che porta all’Altro. Ben avanti&lt;br /&gt;ogni sermone edificante, ogni moralismo, ogni paternalismo:&lt;br /&gt;c’è una relazione e una responsabilità che mi costituisce&lt;br /&gt;prima ancora che io possa chiedermi come devo comportarmi&lt;br /&gt;e cosa devo fare (7)&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Comunque si può affermare di Lazzati che, anche se non ha svolto queste premesse teoriche, e se ha semplicemente tutto ricondotto – anche l’etica – al mistero di Cristo, suprema fondazione di ogni chiamata dell’uomo, ha però sempre visto il mistero di Cristo indissolubilmente congiunto a una eticità rigorosa e sistematica. Egli ne ha analizzato e approfondito e, quel che più conta,ne ha testimoniato con i fatti, tutte le applicazioni in ogni ambito dell’esistenza personale e comunitaria. Da giovane laico si è impegnato nell’Azione Cattolica e nella cultura. Così, fatto prigioniero, dal primo giorno all’ultimo dei due anni&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;_______________________________&lt;br /&gt;detto di Rav Simai: “Quando gli israeliti si impegnarono a fare prima di udire, scesero 600.000 angeli e posero su ciascun israelita due corone: una per il fare, l’altra per l’udire”.&lt;br /&gt;E Levinas continua: “Ciò è motivo di scandalo per la logica, e può essere preso per fede cieca o per l’ingenuità della fiducia infantile (… ). La tradizione ebraica si è compiaciuta di questa inversione dell’ordine normale, in cui l’intendere precede sempre il fare. La tradizione non finirà mai di sfruttare tutto il partito che si può trarre da questo errore di logica, e tutto il merito che sta nell’agire prima di avere inteso (… ), e ha cura di dimostrare che l’ordine in apparenza rovesciato è, al contrario, fondamentale (… ). L’adesione al bene per coloro che dissero: “Faremo e udremo”, non è il risultato di una scelta tra il bene e il male, essa viene prima (… ), è un patto col bene antecedentemente all’alternativa del bene e del male (… ). Segreto di angeli, non coscienza infantile (e cita il Salmo 103, 20, che egli interpreta esattamente come la Vulgata latina: Benedicite Domino, omnes angeli eius: potentes virtutes, facientes verbum illius, ad audiendam vocem sermonum eius, cioè:&lt;br /&gt;Benedite il Signore, voi tutti suoi angeli: virtù potenti, che fate la sua parola, per udire la voce delle sue parole: così anche la LXX e A. Chouraqui, Le cantique des cantiques suivi des psaumes,PUF, Paris 1970, p. 229). Perciò Levinas conclude: ‘La relazione diretta col vero, che esclude l’esame preliminare del suo tenore, della sua idea – voglio dire, l’accoglimento della Rivelazione&lt;br /&gt;– può essere unicamente relazione con una persona, con l’altro. La Thorà è data dalla luce di un viso. L’epifania dell’altro è ipso facto la mia responsabilità nei confronti dell’altro: la visione dell’altro è fin d’ora un’obbligazione nei suoi confronti (… ). La coscienza è l’urgenza di una&lt;br /&gt;destinazione che porta all’altro, non l’eterno ritorno su di sé’.&lt;br /&gt;(7) P. Vinci, Ebraismo e filosofia in E. Levinas, in Aa.Vv., Filosofia ed ebraismo, Giuntina, Firenze 1993, p. 124-127.&lt;br /&gt;6&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di internamento nei Läger tedeschi, ha incessantemente cercato di infondere speranze e costanza e fedeltà nei compagni di prigionia. Rimpatriato, ha fatto tacere ogni preferenza personale , ha semplicem ente riconosciuto il dovere del momento, e si è impegnato in politica &lt;em&gt;ad tempus &lt;/em&gt;e sempre con limpido e nobile rigore e tico. E dopo, con la stessa semplicità, è ritornato ai suoi studi e al suo insegnamento, e soprattutto al suo magistero continuo, col quale inculcava ai più giovani la passione etica nell’esercizio delle singole professioni. E finalmente ha ancora testimoniato la sua superiorità etica nella sua sofferta indipendenza e imparzialità di Rettore all’Università Cattolica. E poi nella sua lunga malattia fino alla morte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;5. L’illusione dei rim edi facili e delle scorciatoie per uscire dalla notte.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ritornando ora all’oracolo di Isaia, e preso atto che esso parla di notte, e di notte fonda, dobbiamo ancora soggiungere che esso non lascia grandi speranze ai suoi interpellanti: ma con voluta ambiguità, annunzia sì il mattino, ma anche subito il ritorno della notte. L’oracolo del profeta non vuole alimentare illusioni di immediato c ambiamento, e anzi invita a insistere, a ridomandare, a chiedere ancora alla sentinella, senza però lasciare intravedere prossim i rimedi.&lt;br /&gt;Potremo anche per questo aspetto trovare qualche indicazione valida per noi ora, e sempre esempi validi in Lazzati.&lt;br /&gt;Certamente, anzitutto, l’indicazione e l’esempio di una perseveranza durevole che sa, anche nelle circostanze estreme, sfuggire alla tentazione di soluzioni facili e di anticipazioni tattiche.&lt;br /&gt;Oserei aggiungere un consiglio che, a mio avviso, emerge dalla nuova congiuntura che si sta creando nel nostro Paese, proprio in questi giorni dopo la formazione del nuovo governo.&lt;br /&gt;Conviene ripensare alle cause profonde della notte, quali già Lazzati le indicava, agli inizi degli anni ’80, come realtà intrinseche alla nostra cristianità italiana.&lt;br /&gt;Anzitutto una porzione troppo scarsa di battezzati consapevoli del loro battesim o rispetto alla maggioranza inconsapevole. Ancora, l’insufficienza delle comunità che dovrebbero formarli; lo sviamento e la perdita di senso dei cattolici impegnati in politica, che non possono adempiere il loro compito proprio di riordinare le realtà temporali in modo conforme all’evangelo, per la mancanza di vero spirito di disinteresse e soprattutto di una cultura modernamente adeguata; e quindi una attribuzione di plusvalore a una presenza per se stessa, anziché a una vera ed efficace opera di mediazione; e infine l’immaturità del rapporto laici-clero, il quale non tanto deve guidare dall’esterno il laicato, ma proporsi più decisamente il compito della formazione delle coscienze, non a una&lt;br /&gt;7&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;soggezione passiva o a una semplice religiosità, ma a un cristianesimo profondo ed autentico e quindi ad un’altra eticità privata e pubblica (8).&lt;br /&gt;Ebbene, se queste erano, e sono tuttora, le cause profonde della nostra notte,non si può sperare che si possa uscirne solo con rimedi politici, o peggio rinunziando a un giudizio severo nei confronti dell’attuale governo in cambio di un atteggiamento rispettoso verso la Chiesa o di una qualche concessione accattivante in questo o quel campo (per esempio la politica familiare e la politica scolastica).&lt;br /&gt;Evidentemente i cattolici sono oggi posti di fronte ad una scelta che non può essere che globale e innegoziabile, perché scelta non di azione di governo ma di un aut-aut istituzionale. Non si può in nessun modo indulgere alla formula giornalistica della Seconda Repubblica, impropria, anzi erronea imitazione del modo francese di numerare la successione delle forme costituzionali avvenuta nel Paese vicino.&lt;br /&gt;Non si vuol dire, con questo, che nel caso nostro non ci siano cose da cambiare, in corrispondenza delle grosse modificazioni intervenute nella nostra società negli ultimi decenni. E’ molto avvertita, per esempio, una diffusa e pervasiva alterazione patologica dei rapporti tra privati, partiti e pubblica am ministrazione; come pure la pletoricità e macchinosità di un sistema&lt;br /&gt;amministrativo che non si adatta più alle dinamiche di una società moderna; e ancor più la degenerazione privilegiata e clientelare dello stato sociale (tradito); la necessità di una lotta sincera e non simulata alla criminalità organizzata; e infine l’emergenza e la necessità di adeguata valorizzazione di una nuova classe operosa di piccoli e medi imprenditori.&lt;br /&gt;Si può aggiungere l’esigenza di uno sveltimento della produzione legislativa, e perciò la riforma dell’attuale bicameralismo; e soprattutto un’applicazione più effettiva e più penetrante delle autonom ie locali, da perseguirsi, però, al di fuori di ogni mito che tenda a stabilire distinzioni aprioristiche nel seno del popolo italiano e che perciò tenda a scomporre l’unità inviolabile della Repubblica.&lt;br /&gt;Se tutto questo sarà fatto, nel rispetto della legalità e senza spirito di sopraffazione e di rapina, nell’osservanza formale e sostanziale delle modalità costituzionali, non ci può essere nessun pregiudizio negativo, anzi ci deve essere un auspicio favorevole.&lt;br /&gt;Ma c’è una soglia che deve essere rispettata in modo assoluto. Certo oltrepasserebbe questa soglia una disarticolazione federalista come è stata più volte prospettata dalla Lega. E ancora oltrepasserebbe questa soglia qualunque modificazione che si volesse apportare ai diritti inviolabili civili, politici, sociali previsti dall’attuale Costituzione. E così pure va ripetuto per una qualunque soluzione che intaccasse il principio della divisione e dell’equilibrio dei poteri fonda-&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;_______________________________&lt;br /&gt;(8)G. Lazzati, &lt;em&gt;Il vero scoglio della presenza cattolica&lt;/em&gt;, in “Vita e pensiero”, LIV, 1981, n. 10, p. 26, riprodotto in &lt;em&gt;Pensare politicamente&lt;/em&gt;, II, cit., p. 333 ss.&lt;br /&gt;8&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;mentali, legislativo esecutivo e giudiziario, cioè per ogni avvio, che potrebbe essere irreversibile, di un potenziamento dell’esecutivo ai danni del legislativo,ancorché fosse realizzato con forme di referendum che potrebbero trasformarsi in forme di plebiscito (9).&lt;br /&gt;Questi &lt;em&gt;oltrepassamenti&lt;/em&gt; possono essere già più che impliciti nell’attuale governo: per il modo della sua formazione, per la sua com posizione, per il suo programma e per la conflittualità latente ma non del tutto occultata con il Capo dello Stato. Perciò, più che di Seconda Repubblica si potrebbe parlare del profilarsi di una specie di &lt;em&gt;triumvirato&lt;/em&gt;: il quale, verificandosi certe condizioni oggettive e attraverso una manipolazione mediatica dell’opinione, può evolversi in un &lt;em&gt;principato&lt;/em&gt; più o meno &lt;em&gt;illuminato&lt;/em&gt;, con coreografia &lt;em&gt;medicea&lt;/em&gt; (trasformazione appunto di una grande casa economico-finanziaria, in Signoria politica).&lt;br /&gt;In questo senso ho parlato prima di globalità del rifiuto cristiano e ritengo che non ci sia possibilità per le coscienze cristiane di nessuna trattativa, almeno fino a quando non siano date positive, evidenti e durevoli prove in contrario.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;_______________________________&lt;br /&gt;(9) Il referendum deve avere come oggetto un quesito semplice e comprensibile da tutti. Se invece sono presentati più quesiti insieme, e specialmente di natura tecnica-giuridica complessa, le risposte possono diventare non attendibili. Per giunta, soprattutto quando sono circondate da una forte emotività imperniata su una figura di grande seduttore, possono trasformarsi da legittimo mezzo di democrazia diretta in un consenso artefatto e irrazionale che appunto dà luogo a una forma non più referendaria ma plebiscitaria.&lt;br /&gt;9&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;6. Convertitevi!&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sostanza ultima dell’oracolo della sentinella è al di fuori di ogni ambi-&lt;br /&gt;guità: &lt;strong&gt;Convertitevi!&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;La radice ebraica Šuv (... ), impiegata nel libro di Isaia, significa per sé &lt;em&gt;‘ritornare’&lt;/em&gt;. Ma può esprimere anche, specificamente, il &lt;em&gt;rivolgersi&lt;/em&gt; a Dio, cioè la conversione (10).&lt;br /&gt;Secondo la sentinella non si tratta tanto di cercare nella notte rimedi esteriori più o meno facili, ma anzitutto di un trasformarsi interiormente, di un dietro-front intimo, di un voltarsi positivo verso il Dio della salvezza.&lt;br /&gt;Radice di questa conversione è anzitutto la contrizione, il pentimento.&lt;br /&gt;Nel caso nostro dobbiamo anzitutto convincerci che tutti noi, cattolici italiani, abbiamo gravemente mancato, specialmente negli ultimi due decenni, e che ci sono grandi colpe (non solo errori o mere insufficienze), grandi e veri e propri peccati collettivi che non abbiamo sino ad oggi incominciato ad ammettere e a deplorare nella misura dovuta.&lt;br /&gt;C’è un peccato, una consapevolezza collettiva: non di singoli, sia pure rappresentativi e numerosi, ma di tutta la nostra cristianità, cioè sia di coloro che erano attivi in politic a sia dei non attivi, per risultanza di partecipazione a certi vantaggi e comunque per consenso e solidarietà passiva.&lt;br /&gt;Ma per quanto fosse convinto ed esplicitato e realizzato nei fatti, questo pentimento non basterebbe ancora. Inquadrandolo nel pensiero di Lazzati – soprattutto degli anni in cui cominciava più direttamente a pensare alla &lt;em&gt;Città dell’uomo &lt;/em&gt;– si dovrebbe dire che i battezzati consapevoli devono percorrere un cammino inverso a quello degli ultimi vent’anni, cioè mirare non a una &lt;em&gt;presenza&lt;/em&gt; dei cristiani nelle realtà temporali e allo loro consistenza numerica e al loro peso politico, ma a una ricostruzione delle coscienze e del loro peso interiore, che potrà poi, per intima coerenza e adeguato sviluppo creativo, esprimersi con un peso culturale e finalmente sociale e politico. Ma la partenza assolutamente indispensabile oggi mi sembra quella di dichiarare e perseguire lealmente – in tanto baccanale dell’esteriore – l’assoluto primato della interiorità, &lt;em&gt;dell’uomo interiore&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;Questo potrebbe sembrare persino ovvio e banale: ma ovvio non è, come appare chiaramente da tanti segnali nel mondo cattolico italiano, da tante affermazioni contraddittorie che si susseguono, da tante preoccupazioni ben altre che di fatto animano gruppi e personalità, vecchie e nuove, del laicato e del clero.&lt;br /&gt;Mi si consenta perciò di precisare meglio che cosa è questo primato dell’interiore.&lt;br /&gt;Muovo fondamentalmente da tre testi di s. Paolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;______________________________&lt;br /&gt;(10) Così qui intendono il testo di Isaia il Targum e l’antica versione siriaca, e dei moderni, oltre al CEI, la Bibbia di Gerusalemme.&lt;br /&gt;10&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Rm. 7,15-24: Io non riesco a capire neppure ciò che&lt;br /&gt;faccio: infatti non quello che voglio, io faccio, ma&lt;br /&gt;quello che detesto (… ). Io so infatti che in me, cioè&lt;br /&gt;nella mia carne, non abita il bene; c’è in me il desi-&lt;br /&gt;derio del bene, ma non la capacità di attuarlo: in-&lt;br /&gt;fatti io non compio il bene che voglio, ma il male che&lt;br /&gt;non voglio (… ). Io trovo dunque in me questa legge:&lt;br /&gt;quando voglio fare il bene, il male è accanto a me.&lt;br /&gt;Infatti acconsento alla legge di Dio secondo l’uomo&lt;br /&gt;interiore, ma nelle mie membra vedo un’altra legge,&lt;br /&gt;che muove guerra alla legge della mia mente e mi&lt;br /&gt;rende schiavo della legge del peccato, che è nelle mie&lt;br /&gt;membra.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;2 Cor. 4,16-18: Per questo non ci scoraggiamo, ma se&lt;br /&gt;anche il nostro uomo esteriore si va disfacendo, quello&lt;br /&gt;interiore si rinnova di giorno in giorno. Infatti il&lt;br /&gt;momentaneo, leggero peso della nostra tribolazione,&lt;br /&gt;ci procura una quantità smisurata ed eterna di glo-&lt;br /&gt;ria, perché noi non fissiamo lo sguardo sulle cose vi-&lt;br /&gt;sibili, ma su quelle invisibili. Le cose visibili sono di&lt;br /&gt;un momento, quelle invisibili sono eterne&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Ef. 3,14-16: Io piego le ginocchia davanti al Padre,&lt;br /&gt;dal quale ogni paternità nei cieli e sulla terra prende&lt;br /&gt;nome, perché vi conceda, secondo la ricchezza della&lt;br /&gt;sua gloria, di essere potentemente rafforzati dal suo&lt;br /&gt;Spirito nell’uomo interiore&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;7. L’uomo interiore&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dal confronto di questi tre testi possiamo ricavare:&lt;br /&gt;- il significato fondamentale, preso dalla filosofia greca volgarizzata, di &lt;em&gt;uomo interiore &lt;/em&gt;in s. Paolo;&lt;br /&gt;- e a un tempo il suo slittamento verso il concetto propriamente semitico (ed evangelico, e tipicamente paolino) di &lt;em&gt;uomo nuovo&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutt’e due sono indispensabili, a parer mio: e tutt’e due devono essere tenuti presenti e valorizzati nella ricostruzione etica che è necessaria perché la nostra&lt;br /&gt;11&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;conversione sia piena e matura: e perché l’eventuale operare politico dei cristiani si possa effettivamente sottrarre agli errori e alle colpe sinora commesse.&lt;br /&gt;Cominciamo dall’uomo interiore nell’accezione della filosofia greca volgarizzata, ben presente nella frase riferita dell’epistola ai Romani: è l’uom o secondo ragione, secondo il (la mente) che impegna per il meglio le sue facoltà a costruirsi pienamente secondo quelle virtù che chiamiamo cardinali (e che anche gli antichi chiamavano così): la temperanza, la fortezza, la prudenza e la giustizia.&lt;br /&gt;Dobbiamo riconoscere che noi cristiani le abbiamo di fatto trascurate: tutte o quasi tutte, almeno per certe loro parti o implicanze. Abbiamo magari insistito molto sulla temperanza, e in particolare sulla castità, ma assai meno sulla fortezza: che ci possa far sostenere non dico la persecuzione violenta, ma appena il disagio sociale di una certa diversità dall’ambiente che ci circonda, oppure che ci porti ad affrontare il contrasto e la disapprovazione sociale o comunitaria, per difendere esternamente una tesi sentita in coscienza come cogente.&lt;br /&gt;Ancor meno abbiamo insistito sulla giustizia in quanto obbligo di veracità verso il prossimo (e di qui la tendenza a tante dissimulazioni, considerate spesso dai non cristiani tipicamente nostre). Soprattutto non abbiamo saputo raggiungere un senso pieno della giustizia, superando una sua concezione limitata solo a certi rapporti intersoggettivi e sapendola estendere ai doveri verso le comunità più grandi in cui noi siamo inseriti. E’ a questo punto che si è potuto asserire da altri (E. Galli della Loggia), in un ripensam ento della vicenda storica del liberalism o nei confronti del cattolicesimo, nei decenni trascorsi dell’Italia unitaria, che al vuoto religioso o all’anticlericalismo del liberalism o, i cattolici non hanno offerto il compenso che potevano dare e che doveva essere loro proprio, per l’edificazione di un’etica pubblica (11).&lt;br /&gt;Se questo è vero – come può apparire vero anche a prescindere dalla ricostruzione storica del Galli della Loggia, in conformità a molti e insistenti richiami Lazzatiani in materia – dobbiamo riconoscere di avere negli ultimi decenni perduto un’occasione storica unica e probabilmente irrecuperabile, e dobbiamo, pur tardivamente, cercare di riempire il vuoto e di correggere i molti errori e peccati. Dobbiamo ora porci come obiettivo urgente e categorico di formare le coscienze dei cristiani (almeno di quelli che vorrebbero essere consapevoli e coerenti) per edificare in loro un uomo interiore compiuto anche quanto all’etica pubblica, nelle dimensioni della veracità, della lealtà, della fortezza e della giustizia (quanto ancora c’è da fare soprattutto per l’eticità tributaria, oltre le facili giustificazioni forse talvolta ovvie, ma sempre non consentite al cristiano!).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;________________________________&lt;br /&gt;(11)E. Galli Della Loggia, &lt;em&gt;Liberali che non hanno saputo dirsi cristiani&lt;/em&gt;, in “Il Mulino”, 5/93, p. 855 ss.&lt;br /&gt;12&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;8. L’uomo nuovo e la Città dell’uomo&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma s.Paolo ci insegna anche che all’uomo interiore si oppone (combatte contro) un’altra legge o forza antitetica che è nelle radici della nostra corporeità intaccata dal peccato.&lt;br /&gt;E la consapevolezza di questo dovrebbe anzitutto portarci tutti all’umiltà: ad edificare i nostri sforzi individuali e collettivi sul presupposto della nostra miserabile fragilità, che fa dire all’Apostolo: &lt;em&gt;sono uno sventurato! Chi mi libererà da questo corpo votato alla morte?&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Umiltà, dunque: individuale e collettiva di noi tutti cristiani. Mentre è tanto facile che, come collettività, procediamo con falsa sicurezza, con infelice parrisia, se non con arroganza, che proprio ripensando a tutti questi decenni non dovremmo avere, ma dovremmo piuttosto sentire come ragione di confusione e di vergogna.&lt;br /&gt;L’uomo interiore, tuttavia, può essere salvato, anzi, come dice s. Paolo, &lt;em&gt;rinnovarsi&lt;/em&gt; di giorno in giorno se è potentemente rafforzato dallo Spirito di Dio. Allora &lt;em&gt;l’uomo interiore&lt;/em&gt; può essere elevato a &lt;em&gt;uomo nuovo&lt;/em&gt;, veramente essere in Cristo &lt;em&gt;nuova creazione&lt;/em&gt; (2 Cor. 5,17 e Gal. 6,15); &lt;em&gt;rivestito di Cristo&lt;/em&gt; come è realmente ogni battezzato (Gal. 3,27).&lt;br /&gt;Può così essere fortificato per ogni combattimento dalla &lt;em&gt;panoplia&lt;/em&gt; di Dio (Ef.6,11); cioè rivestito della corazza della fede e dell’amore (I Tes. 5,8), e rivestito, come eletto di Dio, di viscere di misericordia (Col. 3,12).&lt;br /&gt;Ma appunto tutto ciò deve essere di ora in ora implorato da Dio,credendo e confidando nella sua Paternità misericordiosa: &lt;em&gt;piego le ginocchia (… ) perché vi conceda, secondo la ricchezza della sua gloria (… ).&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;In ultima analisi, è solo questo che può vincere la notte. Lo squarcio operato nel buio – &lt;em&gt;nel momentaneo leggero peso della nostra tribolazione&lt;/em&gt; – dal fulgore dell’enorme, letteralmente – &lt;em&gt;(........................) eterno peso di gloria&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;Ma per questo ci vogliono dei battezzati formati ad essere e ad agire nel tempo continuamente guardando all’ultratemporale, cioè abituati a scrutare la storia,ma nella luce del metastorico, dell’escatologia.&lt;br /&gt;Purtroppo siamo invece più spesso abituati al contrario, cioè ad immergerci continuamente e totalmente nella storia, anzi, nella cronaca: la nostra miopia ci fa pensare all’oggi o al massimo al domani (sempre egoistico), non oltre, in una reale dilatazione di spirito al di là dell’io.&lt;br /&gt;C’è un aspetto e una conseguenza particolare di questa auspicabile sanzione della nostra vista – sanzione, dico, operata dal richiamo escatologico – che mi pare, concludendo, di dovere particolarmente segnalare: il ricordare sempre che &lt;strong&gt;la Chiesa non è ancora il Regno di Dio: ne è, se mai, il germe e l’inizio&lt;/strong&gt; (12).&lt;br /&gt;E va aggiunto che delle sue due funzioni: l’evangelizzazione (cioè l’annunzio&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;________________________________&lt;br /&gt;(12) Concilio Vaticano II, &lt;em&gt;Lumen Gentium&lt;/em&gt;, n. 5.&lt;br /&gt;13&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;del Cristo morto, risorto, glorificato) e l’animazione cristiana delle realtà temporali, la seconda spesso può concernere il Regno in modo molto indiretto. Il che porta a concludere che tutte queste realtà temporali che dovrebbero essere ordinate cristianamente (compresa la politica) possono essere finemente e saggiamente relativizzate, secondo le diverse opportunità concrete: e comunque sempre vanno rispettate nella loro autonomia e perseguite da laici consapevoli e competenti che, come diceva Lazzati,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;vivono gomito a gomito, per così dire, degli uomini&lt;br /&gt;del loro tempo e di varia estrazione culturale… .&lt;br /&gt;attraverso il confronto e il dialogo,&lt;br /&gt;naturalmente senza perdita della propria identità,&lt;br /&gt;sempre nel rispetto della natura di tali realtà&lt;br /&gt;e della loro legittima autonomia,&lt;br /&gt;con sincero sforzo di comprendere l’altro (13)&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E questa è la via – diurna e non notturna – verso la &lt;em&gt;Città dell’uomo&lt;/em&gt;, nella prospettiva sempre intensamente mirata della &lt;em&gt;Città celeste&lt;/em&gt;, della Nuova Gerusalemme.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;______________________________&lt;br /&gt;G. Lazzati, &lt;em&gt;La Chiesa nella città dell’uomo&lt;/em&gt;, in Pensare politicamente, II, cit., p. 431.&lt;br /&gt;14&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5343840545511586478-9136254306271100044?l=leopoldomarcolongo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/feeds/9136254306271100044/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/07/giuseppe-dossetti-sentinella-quanto.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/9136254306271100044'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/9136254306271100044'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/07/giuseppe-dossetti-sentinella-quanto.html' title='Giuseppe Dossetti &quot;Sentinella, quanto resta della notte?&quot;'/><author><name>Leopoldo Marcolongo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06494205814059811739</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TUBv_gar1wI/AAAAAAAAAG8/wkglHBDaxPo/s220/L.Marcolongo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TPqCu8yA3eI/AAAAAAAAAGk/Wn62V_KHthg/s72-c/1167300501188.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5343840545511586478.post-64138622675288489</id><published>2010-07-07T11:05:00.001-07:00</published><updated>2010-07-07T11:07:14.461-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Consumismo'/><title type='text'>Alda Merini-Io non ho bisogno di denaro</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TDTCCWxWx6I/AAAAAAAAAFU/48fSw0JtB4g/s1600/alda-merini.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 293px; height: 320px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TDTCCWxWx6I/AAAAAAAAAFU/48fSw0JtB4g/s320/alda-merini.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5491227191399597986" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;«Io non ho bisogno di denaro.&lt;br /&gt;Ho bisogno di sentimenti,&lt;br /&gt;di parole, di parole scelte sapientemente,&lt;br /&gt;di fiori detti pensieri,&lt;br /&gt;di rose dette presenze,&lt;br /&gt;di sogni che abitino gli alberi,&lt;br /&gt;di canzoni che facciano danzare le statue,&lt;br /&gt;di stelle che mormorino all’ orecchio degli amanti.&lt;br /&gt;Ho bisogno di poesia,&lt;br /&gt;questa magia che brucia la pesantezza delle parole,&lt;br /&gt;che risveglia le emozioni e dà colori nuovi».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(Alda Merini, Terra d’Amore, 2003)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5343840545511586478-64138622675288489?l=leopoldomarcolongo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/feeds/64138622675288489/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/07/alda-merini-io-non-ho-bisogno-di-denaro.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/64138622675288489'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/64138622675288489'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/07/alda-merini-io-non-ho-bisogno-di-denaro.html' title='Alda Merini-Io non ho bisogno di denaro'/><author><name>Leopoldo Marcolongo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06494205814059811739</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TUBv_gar1wI/AAAAAAAAAG8/wkglHBDaxPo/s220/L.Marcolongo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TDTCCWxWx6I/AAAAAAAAAFU/48fSw0JtB4g/s72-c/alda-merini.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5343840545511586478.post-4692362442827654518</id><published>2010-07-07T11:01:00.000-07:00</published><updated>2010-07-07T11:03:23.828-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='vita-morte'/><title type='text'>Carlo Maria Martini-Dialogo sulla vita</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TDTBYsFH5uI/AAAAAAAAAFM/ULh4_3e6yOk/s1600/images.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 130px; height: 91px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TDTBYsFH5uI/AAAAAAAAAFM/ULh4_3e6yOk/s320/images.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5491226475565147874" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;L’ESPRESSO N. 16 DEL 27 APRILE 2006&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ESCLUSIVO/1&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dialogo sulla vita&lt;br /&gt;colloquio tra Carlo Maria Martini e Ignazio Marino&lt;br /&gt;Fecondazione assistita. Aborto. Staminali. Adozioni e Aids. Eutanasia. I confini della ricerca. L'incontro possibile tra scienza ed etica cristiana secondo il cardinale Carlo Maria Martini &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;LEGGI ANCHE:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;• Martini choc in Vaticano&lt;br /&gt;• Ora una legge giusta&lt;br /&gt;• Times, ora un Concilio III&lt;br /&gt;• Parla il Vescovo di Cremona&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Carlo Maria Martini: "Caro professor Marino, ho letto con molto interesse e partecipazione il suo libro 'Credere e curare'. Mi ha colpito da una parte il suo amore per la professione medica e il suo interesse dominante per il malato e dall'altra la sua obiettività di giudizio, il suo equilibrio nel trattare problemi di frontiera, là dove le esigenze mediche si incontrano e talora sembrano scontrarsi con le esigenze etiche. Ho visto come lei non vuole rinunciare né alla sua oggettività professionale di medico né alla sua coscienza di uomo e anche di credente. Tutto ciò mi pare molto importante per quel 'dialogo sulla vita' che interessa giustamente tanto i nostri contemporanei, soprattutto per quei casi limite in cui gli ardimenti della scienza e della tecnica destano da una parte meraviglia e gratitudine e dall'altra suscitano preoccupazione per la specie umana e la sua dignità. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto questo rende necessario e urgente un 'dialogo sulla vita' che non parta da preconcetti o da posizioni pregiudiziali ma sia aperto e libero e nello stesso tempo rispettoso e responsabile". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ignazio Marino: "Vedo anch'io molte ragioni per un dialogo oggettivo, approfondito e sincero sul tema della vita umana. Viviamo infatti un momento storico particolare in cui il progresso scientifico ha rivoluzionato la posizione dell'essere umano nei confronti della vita, della malattia e della morte. Oggi, diversamente da ieri, si può nascere in molti modi diversi, si può essere curati con terapie straordinarie e mantenuti per lungo tempo, in un reparto di rianimazione, in uno stato che può essere chiamato 'vita' semplicemente dal punto di vista delle funzioni fisiologiche. La morte è sempre più considerata come un evento eccezionale da evitare e non il naturale traguardo a cui giunge inevitabilmente ogni vita umana. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questi cambiamenti influenzano non solo il corso della nostra esistenza ma anche il modo di concepire la vita, la malattia e la morte. Per questo non è possibile ignorare gli innumerevoli quesiti etici che emergono dai continui cambiamenti legati alle nuove tecnologie e alle possibilità che la scienza mette a disposizione degli uomini. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il dialogo su questi temi e il confronto tra uomini di diversa formazione e con differenti ruoli all'interno della società può contribuire alla circolazione di idee e posizioni volte ad individuare punti di incontro e non di divisione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Su temi così delicati, infatti, il rischio è di cadere in facili contrapposizioni e strumentalizzazioni che non portano alcun vantaggio se non quello di creare fratture nella società. Invece, se il ragionamento viene condotto onestamente e con spirito di sincera apertura, è possibile individuare percorsi comuni o per lo meno non troppo divergenti". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'inizio della vita&lt;br /&gt;Martini: "Sono pienamente d'accordo sulle sue premesse. Là dove per il progresso della scienza e della tecnica si creano zone di frontiera o zone grigie, dove non è subito evidente quale sia il vero bene dell'uomo e della donna, sia di questo singolo sia dell'umanità intera, è buona regola astenersi anzitutto dal giudicare frettolosamente e poi discutere con serenità, così da non creare inutili divisioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Penso che potremmo iniziare qualche esperimento di un simile dialogo partendo dall'inizio della vita e in particolare da quella prassi, oggi sempre più comune, che si chiama 'fecondazione medicalmente assistita' e alla sorte degli embrioni che vengono utilizzati a questo scopo. Su ciò vi sono non poche divergenze di pareri e anche incertezze di vocabolario e di prassi. Vuole chiarire un poco questo punto, sulla base della sua competenza?".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Marino: "Oggi è possibile creare una vita in provetta, ricorrendo alla fecondazione artificiale. In presenza di problemi di fertilità all'interno di una coppia, la fecondazione artificiale può servire allo scopo di completare una famiglia con un figlio. Tuttavia, questa pratica si è diffusa in Italia e in molti altri paesi del mondo senza una regolamentazione prevista dalla legge. La scienza e le sue applicazioni mediche hanno camminato più rapidamente dei legislatori e, per questo motivo, ora ci troviamo ad affrontare il problema di migliaia di embrioni umani congelati e conservati nei frigoriferi delle cliniche per l'infertilità, senza che si sia deciso quale dovrà essere il loro destino. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'attuale legge italiana, per evitare di perpetuare la produzione di embrioni di riserva che non vengono utilizzati, ha scelto una via semplicistica: crearne solo tre alla volta e impiantarli tutti nell'utero della donna. Ma questo numero, se si ragiona su base scientifica, dovrebbe essere flessibile e determinato caso per caso, secondo le condizioni mediche della coppia. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Però, la scienza viene in aiuto per suggerire delle alternative alla creazione e al congelamento degli embrioni. Esistono delle tecniche più sofisticate di quelle utilizzate oggi, che prevedono il congelamento non dell'embrione ma dell'ovocita allo stadio dei due pronuclei, cioè nel momento in cui i due corredi cromosomici, quello femminile e quello maschile, sono ancora separati e non esiste ancora un nuovo Dna. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questa fase non è possibile sapere che strada prenderanno le cellule nel momento in cui inizieranno a riprodursi: potrebbero dare origine ad un bambino come a due gemelli monozigoti. Non c'è l'embrione, non c'è un nuovo patrimonio genetico e quindi non c'è un nuovo individuo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dal punto di vista biologico non c'è una nuova vita. Possiamo allora pensare che essa non ci sia nemmeno dal punto di vista spirituale e quindi che non esistano problemi nel valutare l'idea di seguire questa strada anche da parte di chi ha una fede?". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Martini: "Capisco come questi fatti angustino molte persone, soprattutto quelle più sensibili ai problemi etici. E insieme sono convinto che i processi della vita, e quindi anche quelli della trasmissione della vita, formano un continuum in cui è difficile individuare i momenti di un vero e proprio salto di qualità. Questo fa sì che quando si tratta della vita umana, occorre un grande rispetto e un grande riserbo su tutto ciò che in qualche modo la manipola o la potrebbe strumentalizzare, fin dai suoi inizi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma ciò non vuol dire che non si possano individuare momenti in cui non appare ancora alcun segno di vita umana singolarmente definibile. Mi pare questo il caso che lei propone dell'ovocita allo stadio dei due protonuclei. In questo caso mi sembra che la regola generale del rispetto può coniugarsi con quel trattamento tecnico che lei suggerisce.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi pare anche che quanto lei propone permetterebbe il superamento di quel rifiuto di ogni forma di fecondazione artificiale che è ancora presente in non pochi ambienti e che produce un doloroso divario tra la prassi ammessa comunemente dalla gente e anche sancita dalle leggi e l'atteggiamento almeno teorico di molti credenti. Ritengo comunque opportuna una distinzione tra fecondazione omologa e fecondazione eterologa. Ma mi sembra che un rifiuto radicale di ogni forma di fecondazione artificiale fosse basato soprattutto sul problema della sorte degli embrioni. Nella proposta che lei illustra tale problema potrebbe trovare un superamento".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La fecondazione eterologa&lt;br /&gt;Marino: "Lei ha accennato anche alla distinzione tra fecondazione omologa ed eterologa. Il problema è molto discusso. Infatti, se il desiderio di una coppia di creare una famiglia non può essere compiuto a causa di problemi di infertilità o per la presenza di malattie genetiche in uno dei due potenziali genitori, perché non ricorrere al seme o all'ovocita di un individuo esterno alla coppia? Non potrebbe rappresentare una soluzione per riuscire ad andare incontro a quel desiderio di famiglia? Il patrimonio genetico conta comunque di più?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Riflettendo su questo tema, la mia prima valutazione sarebbe in favore della fecondazione eterologa, se questa è l'unico mezzo per avere un figlio e se per la donna è importante avere una gravidanza. Però mi sono confrontato anche con chi sostiene che la fecondazione eterologa non di rado introduce un disequilibrio nella coppia tra il genitore biologico, che trasmette al figlio parte del proprio Dna e l'altro. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alcuni studi pubblicati su riviste scientifiche e condotti in paesi dove la fecondazione eterologa è ammessa, hanno evidenziato che si può effettivamente creare un nucleo familiare psicologicamente sbilanciato a favore del genitore che ha trasmesso al figlio una parte del proprio patrimonio genetico, come se in qualche modo un genitore valesse più dell'altro. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un'altra questione riguarda la trasparenza: il bambino che nasce da una fecondazione eterologa dovrebbe esserne informato? E, se la risposta è affermativa, è giusto seguire un percorso che può creare traumi psicologici, anche se nasce dal desiderio di avere un figlio? Vietare per legge il ricorso alla fecondazione eterologa significa limitare la libertà dei cittadini o va interpretata come una tutela per il futuro di chi verrà dopo di noi?". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Martini: "Le obiezioni di natura psicologica che lei ha ricordato sono appunto tra i motivi che hanno bloccato non pochi sul fatto di procedere sulla via della fecondazione eterologa, anche se ciò può comportare sofferenze per alcuni. Si aggiunge dal punto di vista etico la protezione del rapporto privilegiato che col matrimonio si viene ad istituire tra un uomo e una donna. Personalmente tuttavia rifletto anche sulle situazioni che si vengono a creare con le varie forme di adozione e di affido, dove al di là del patrimonio genetico è possibile instaurare un vero rapporto affettivo ed educativo con chi non è genitore nel senso fisico del termine. Sarei dunque prudente nell'esprimermi su quei casi che lei ricorda, dove non è possibile ricorrere al seme o all'ovocita all'interno della coppia. Tanto più là dove si tratta di decidere della sorte di embrioni altrimenti destinati a perire e la cui inserzione nel seno di una donna anche single sembrerebbe preferibile alla pura e semplice distruzione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi pare che siamo in quelle zone grigie di cui parlavo sopra, in cui la probabilità maggiore sta ancora dalla parte del rifiuto della fecondazione eterologa, ma in cui non è forse opportuno ostentare una certezza che attende ancora conferme ed esperimenti".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La ricerca sulle cellule staminali embrionali&lt;br /&gt;Marino: "I problemi connessi con gli embrioni hanno suscitato aspre discussioni anche sull'utilizzo a scopo di ricerca delle cellule staminali prelevate dagli embrioni stessi. Il referendum sulla procreazione medicalmente assistita del giugno 2005 chiedeva, tra le altre cose, di abrogare l'articolo della legge 40 in cui si vieta l'utilizzo di queste cellule staminali. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dal punto di vista scientifico è ipotizzabile, anche se non ancora confermato, che le cellule staminali embrionali siano le più adatte ai fini di ricerca, per individuare terapie per curare malattie molto gravi, dal morbo di Parkinson all'Alzheimer ecc. Esistono altri tipi di cellule staminali, prelevate da tessuti adulti o dal cordone ombelicale, che già oggi vengono utilizzate con qualche successo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quasi tutti i ricercatori concordano sul fatto che non sia necessario creare embrioni con il solo scopo di prelevarne le cellule staminali: si possono infatti acquistare linee cellulari per condurre le ricerche, e, inoltre, studi molto recenti condotti sui topi hanno dimostrato la possibilità di ottenere cellule che abbiano le stesse caratteristiche delle staminali embrionali senza dover creare degli embrioni. Resta in sospeso la questione che riguarda gli embrioni conservati nelle cliniche per l'infertilità e che con ogni probabilità non verranno mai utilizzati da nessuna coppia. La loro fine è certa, ma è meglio lasciarli morire nel freddo oppure utilizzare le preziose cellule per scopi di ricerca? In una visione di ortodossia religiosa, si tratta di vite e come tali non possono essere soppresse per prelevare le cellule a scopo terapeutico, anche se un giorno quegli embrioni saranno comunque distrutti. Si tratterebbe della diversità tra uccidere e il lasciar morire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo punto è eticamente superabile? Non è opportuno chiedere la donazione delle cellule staminali embrionali da destinare ai laboratori per sostenere la ricerca a favore di malattie oggi incurabili?".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Martini: "Innanzi tutto sono impressionato dalla prudenza con cui lei parla dell'efficacia terapeutica delle cellule staminali. Mi pare di capire che siamo ancora nel campo della ricerca e che quindi non è onesto propagandare certezze sull'efficacia curativa di queste cellule prima che ciò sia stato debitamente provato. Mi rallegro anche per il fatto che non è più ritenuto necessario creare degli embrioni con lo scopo di produrre le cellule staminali e che sono stati eleborati metodi alternativi che non pongono problemi alla coscienza. È un motivo in più per avere fiducia in quella intelligenza che il Signore ha dato all'uomo perché superi i problemi che la vita pone. È nel nome di questa stessa intelligenza che non vedo possibile pensare a una utilizzazione di cellule staminali embrionali per la ricerca. Ciò sarebbe contro tutti i principi esposti finora". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli embrioni congelati esistenti&lt;br /&gt;Marino: "La sua risposta mi permette di allargare la riflessione alla sorte degli embrioni esistenti anche al di là di quanto sopra ipotizzato. Quando essi non vengono utilizzati, che cosa sarebbe etico fare? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Attualmente non è stata individuata una soluzione, se non quella di abbandonare le provette nei congelatori. Ma è eticamente corretto ed accettabile tollerare che migliaia di embrioni umani restino congelati nelle cliniche per l'infertilità, attendendo semplicemente che si spengano nel freddo con il passare degli anni?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non potrebbero per esempio essere destinati a donne single che desiderano avere una gravidanza? Oppure a coppie con problemi legati a malattie genetiche che non possono ricorrere alla fecondazione artificiale normale per evitare il rischio di trasmissione del difetto genetico?". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Martini: "Mi pare che qui siamo di fronte a un conflitto di valori, più evidente nel caso della donna single che desidera avere una gravidanza, ma esistente anche, per i motivi che ho detto sopra, per coppie che per gravi ragioni mediche non possono ricorrere alla fecondazione artificiale normale. Là dove c'è un conflitto di valori, mi parrebbe eticamente più significativo propendere per quella soluzione che permette a una vita di espandersi piuttosto che lasciarla morire. Ma comprendo che non tutti saranno di questo parere. Solamente vorrei evitare che ci si scontrasse sulla base di principi astratti e generali là dove invece siamo in una di quelle zone grigie dove è doveroso non entrare con giudizi apodittici". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Adozioni per single&lt;br /&gt;Marino: "Ci sono poi altri problemi, connessi allo sviluppo della vita, in particolare alla cura che la società deve avere per i bambini che non hanno una famiglia. In questi casi si apre la possibilità e l'utilità, anzi quasi la necessità di un'adozione. Oggi in Italia le adozioni non sono ammesse per i single e, più in generale, la legislazione è molto complessa e rende difficile ogni tipo di adozione. Mi chiedo se, dal punto di vista etico, sia preferibile che un bambino orfano o abbandonato dai genitori passi la vita in un istituto o sulla strada piuttosto che avere una famiglia composta da un solo genitore? Siamo sicuri che sia questa la strada giusta per garantire la migliore crescita possibile a quel bambino? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Del resto, se un genitore rimane vedovo, anche alla nascita del primo figlio, nessuno pensa che il bambino non debba continuare a vivere nel suo nucleo familiare anche se il genitore è solo uno. O ancora, la Chiesa sostiene che in presenza di un feto, in qualunque circostanza si debba invitare la donna a portare a termine la gravidanza, anche se il padre è assente o contrario, e quindi si tratterà di sostenere una madre che nei fatti sarà single. Perché allora non sostenere anche le adozioni per i single, una volta accertata la motivazione, i mezzi e le capacità del potenziale genitore di assicurare una crescita serena al bambino adottato?". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Martini: "Lei si pone domande serie e ragionevoli su un tema complesso, sul quale non ho sufficiente esperienza. Ma penso che il punto di partenza è la condizione che lei esprime in chiusura. Occorre cioè assicurare che chi si prende cura del bambino adottato abbia le giuste motivazioni e abbia anche i mezzi e le capacità per assicurarne una crescita serena. Chi è in tale condizione? Certamente anzitutto una famiglia composta da un uomo e una donna che abbiano saggezza e maturità e che possano assicurare una serie di relazioni anche intrafamiliari atte a far crescere il bambino da tutti i punti di vista. In mancanza di ciò è chiaro che anche altre persone, al limite anche i single, potrebbero dare di fatto alcune garanzie essenziali. Non mi chiuderei perciò a una sola possibilità, ma lascerei ai responsabili di vedere quale è la migliore soluzione di fatto, qui e adesso, per questo bambino o bambina. Lo scopo è di assicurare il massimo di condizioni favorevoli concretamente possibili. Perciò, quando è data la possibilità di scegliere, occorre scegliere il meglio".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Aborto&lt;br /&gt;Marino: "Uno dei temi più difficili da affrontare, su cui ci si interroga in continuazione proprio per la sua delicatezza e complessità, è l'aborto. In Italia, lo Stato ha regolato la materia, sforzandosi di coniugare il principio dell'autodeterminazione delle donne con la libertà di coscienza dei medici che possono scegliere l'obiezione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questi anni in Italia abbiamo potuto constatare gli effetti della legislazione sull'aborto. Per quanto ciascuno di noi riconosca che l'aborto costituisce sempre una sconfitta, nessuno può negare che la legge ha permesso di ridurre il numero complessivo degli aborti e di tenere sotto controllo quelli clandestini, evitando di mettere a rischio la vita delle donne esposte a gravi disastri come le perforazioni dell'utero fatte dalle 'mammane' per indurre l'aborto. Di fronte a casi estremi come una donna che ha subito una violenza, una gravidanza in un'adolescente di undici o dodici anni, una donna senza le possibilità economiche di allevare un bambino, come si pone la Chiesa? Se si ammette il principio della scelta del male minore e, come suggerisce la Chiesa cattolica, quello di affidare la risposta all'intimo della propria coscienza (conscientia perplexa: quella condizione in cui un uomo o una donna a volte si trovano ad affrontare situazioni che rendono incerto il giudizio morale e difficile la decisione), non sarebbe eticamente corretto spiegare apertamente questo punto di vista? E sostenerlo anche pubblicamente?". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Martini: "Il tema è molto doloroso e anche molto sofferto. Certamente bisogna anzitutto voler fare tutto quanto è possibile e ragionevole per difendere e salvare ogni vita umana. Ma ciò non toglie che si possa e si debba riflettere sulle situazioni molto complesse e diversificate che possono verificarsi e ragionare cercando in ogni cosa ciò che meglio e più concretamente serve a proteggere e promuovere la vita umana. Ma è importante riconoscere che la prosecuzione della vita umana fisica non è di per sé il principio primo e assoluto. Sopra di esso sta quello della dignità umana, dignità che nella visione cristiana e di molte religioni comporta una apertura alla vita eterna che Dio promette all'uomo. Possiamo dire che sta qui la definitiva dignità della persona. Anche chi non avesse questa fede, potrebbe però comprendere l'importanza di questo fondamento per i credenti e il bisogno comunque di avere delle ragioni di fondo per sostenere sempre e dovunque la dignità della persona umana. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le ragioni di fondo dei cristiani stanno nelle parole di Gesù, il quale affermava che 'la vita vale più del cibo e il corpo più del vestito' (cfr Matteo 6,25), ma esortava a non avere paura 'di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l'anima' (cfr Mt 10,28). La vita fisica va dunque rispettata e difesa, ma non è il valore supremo e assoluto. Nel vangelo secondo Giovanni Gesù proclama: 'Io sono la risurrezione e la vita: chi crede in me, anche se muore, vivrà' (Gv 6,25). E san Paolo aggiunge: 'Io ritengo che le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi' (Rom 8, 18). V'è dunque una dignità dell'esistenza che non si limita alla sola vita fisica, ma guarda alla vita eterna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ciò posto, mi sembra che anche su un tema doloroso come quello dell'aborto (che, come lei dice, rappresenta sempre una sconfitta) sia difficile che uno Stato moderno non intervenga almeno per impedire una situazione selvaggia e arbitraria. E mi sembra difficile che, in situazioni come le nostre, lo Stato non possa non porre una differenza tra atti punibili penalmente e atti che non è conveniente perseguire penalmente. Ciò non vuol dire affatto 'licenza di uccidere', ma solo che lo Stato non si sente di intervenire in tutti i casi possibili, ma si sforza di diminuire gli aborti, di impedirli con tutti i mezzi soprattutto dopo qualche tempo dall'inizio della gravidanza, e si impegna a diminuire al possibile le cause dell'aborto e a esigere delle precauzioni perché la donna che decidesse comunque di compiere questo atto, in particolare nei tempi non punibili penalmente, non ne risulti gravemente danneggiata nel fisico fino al pericolo di morte. Ciò avviene in particolare, come lei ricorda, nel caso degli aborti clandestini, e quindi è tutto sommato positivo che la legge abbia contribuito a ridurli e tendenzialmente a eliminarli. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Comprendo che in Italia, con l'esistenza del Servizio Sanitario Nazionale, ciò comporta una certa cooperazione delle strutture pubbliche all'aborto. Vedo tutta la difficoltà morale di questa situazione, ma non saprei al momento che cosa suggerire, perché probabilmente ogni soluzione che si volesse cercare comporterebbe degli aspetti negativi. Per questo l'aborto è sempre qualcosa di drammatico, che non può in nessun modo essere considerato come un rimedio per la sovrapopolazione, come mi pare avvenga in certi paesi del mondo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Naturalmente non intendo comprendere in questo giudizio anche quelle situazioni limite, dolorosissime anch'esse e forse rare, ma che possono presentarsi di fatto, in cui un feto minaccia gravemente la vita della madre. In questi e simili casi mi pare che la teologia morale da sempre ha sostenuto il principio della legittima difesa e del male minore, anche se si tratta di una realtà che mostra la drammaticità e la fragilità della condizione umana. Per questo la Chiesa ha anche dichiarato eroico ed esemplarmente evangelico il gesto di quelle donne che hanno scelto di evitare qualunque danno recato alla nuova vita che portano in seno, anche a costo di rimetterci la vita propria. Non riesco invece ad applicare tale principio della legittima difesa e/o del male minore agli altri casi estremi da lei ipotizzati, né mi avvarrei del principio della conscientia perplexa, che non so bene che cosa significa. Mi pare che anche nei casi in cui una donna non può, per diversi motivi, sostenere la cura del suo bambino, non devono mancare altre istanze che si offrono per allevarlo e curarlo. Ma in ogni caso ritengo che vada rispettata ogni persona che, magari dopo molta riflessione e sofferenza, in questi casi estremi segue la sua coscienza, anche se si decide per qualcosa che io non mi sento di approvare".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Compensi per la donazione di organi?&lt;br /&gt;Marino: "C'è un argomento che mi tocca da vicino, dato che da più di venticinque anni mi occupo di trapianti di organo. Grazie ai trapianti oggi migliaia di persone, altrimenti destinate a morte certa, guariscono e conducono un'esistenza piena da tutti i punti di vista. Il limite principale ad una maggiore diffusione di questa terapia è legato all'insufficiente numero di donazioni e quindi di organi da trapiantare, e di conseguenza molte persone muoiono in lista d'attesa. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per aumentare il numero di donatori, in alcuni paesi e principalmente in Gran Bretagna, è stata avanzata l'ipotesi di stabilire un compenso per le famiglie che accettano di donare gli organi del proprio parente dopo la morte. Il dubbio è se sia eticamente corretto proporre vantaggi materiali o denaro in cambio della donazione degli organi. Si potrebbe in questo modo probabilmente aumentare il numero delle donazioni e dei trapianti e rispondere così alle esigenze dei malati che attendono in lista un organo che salverà loro la vita. Eppure questa ipotesi contiene in se il presupposto per un comportamento non equo. Non si rischia di instaurare una situazione in cui solo i meno abbienti, incentivati da un compenso, saranno disposti a donare gli organi mentre i più ricchi si limiteranno a riceverli? E la donazione, proprio in quanto tale, non dovrebbe sempre e solo basarsi sul principio dell'uguaglianza?". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Martini: "Personalmente sento molto ciò che lei afferma in conclusione, cioè l'importanza del principio dell'uguaglianza e i pericoli gravissimi di una ipotesi di retribuzione per gli organi. Mi pare che la strada è invece quella di propagandare il più possibile il principio della donazione e far crescere la coscienza collettiva su questo punto. C'è davvero da auspicare che non vi sia più chi muoia in lista d'attesa, mentre vi sono organi disponibili".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Hiv e Aids&lt;br /&gt;Marino: "La questione dell'uguaglianza ci porta direttamente ad interrogarci su problemi e malattie che affliggono milioni di persone in tutto il mondo, soprattutto nei paesi più poveri e svantaggiati per i quali l'idea di uguaglianza rimane un sogno molto lontano se non una mera utopia. Come non pensare subito all'Aids? Circa 42 milioni di persone nel mondo sono portatrici del virus dell'Hiv. Nel solo 2005 secondo i dati riferiti dalle agenzie dell'Onu, 3 milioni di persone sono morte di Aids mentre si sono registrati 5 milioni di nuovi infetti. Il 60 per cento dei portatori del virus vive nei paesi più poveri dell'Africa Sub-Sahariana, con un'incidenza media nella popolazione tra il 5 e il 10 per cento e punte che arrivano sino al 25-30 per cento in alcuni paesi come il Botswana o lo Zimbabwe. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'Hiv è la piaga di un continente che genera non solo ammalati ma orfani, povertà, impossibilità di migliorare le condizioni di vita. Nel mondo occidentale, oggi il virus viene tenuto sotto controllo grazie ai progressi nelle terapie farmacologiche che permettono ad un sieropositivo di condurre un'esistenza del tutto normale, con un'aspettativa di vita paragonabile a quella delle persone non affette dal virus. Fino a pochi anni fa, il costo annuale per i farmaci di una persona sieropositiva si aggirava intorno a dieci mila euro, una cifra proibitiva che poteva essere sostenuta soltanto dai paesi dove era presente un sistema sanitario nazionale. Oggi i prezzi, in regime di concorrenza, hanno subito un crollo, fino ad attestarsi a metà 2003 su 700 euro per i farmaci di marca (prodotti dalle multinazionali farmaceutiche) e intorno a 200 euro per i generici di fabbricazione indiana, brasiliana e tailandese. Nonostante questi importanti passi avanti, in molti paesi africani la spesa procapite in sanità non supera i 10 dollari l'anno per cui, nei fatti, l'accesso ai farmaci e alle terapie per contrastare l'Aids è negato e il virus continua a diffondersi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sappiamo che l'Aids si può in parte contrastare con la prevenzione e l'utilizzo dei profilattici. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come è accettabile non promuovere l'utilizzo del profilattico per contribuire a controllare la diffusione del virus? È o non è un dovere dei governi fare scelte e prendere decisioni su questo tema? E, rispetto alla dottrina ufficiale della Chiesa cattolica, non si tratterebbe comunque di optare per un male minore e contribuire alla salvezza di tante vite umane?". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Martini: "Le cifre che lei cita destano smarrimento e desolazione. Nel nostro mondo occidentale è assai difficile rendersi conto di quanto si soffra in certe nazioni. Avendole visitate personalmente, sono stato testimone di questa sofferenza, sopportata per lo più con grande dignità e quasi in silenzio. Bisogna fare di tutto per contrastare l'Aids. Certamente l'uso del profilattico può costituire in certe situazioni un male minore. C'è poi la situazione particolare di sposi uno dei quali è affetto da Aids. Costui è obbligato a proteggere l'altro partner e questi pure deve potersi proteggere. Ma la questione è piuttosto se convenga che siano le autorità religiose a propagandare un tale mezzo di difesa, quasi ritenendo che gli altri mezzi moralmente sostenibili, compresa l'astinenza, vengano messi in secondo piano, mentre si rischia di promuovere un atteggiamento irresponsabile. Altro è dunque il principio del male minore, applicabile in tutti i casi previsti dalla dottrina etica, altro è il soggetto cui tocca esprimere tali cose pubblicamente. Credo che la prudenza e la considerazione delle diverse situazioni locali permetterà a ciascuno di contribuire efficacemente alla lotta contro l'Aids senza con questo favorire i comportamenti non responsabili".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La fine della vita&lt;br /&gt;Martini: "Ma credo che è giunto il momento per il nostro dialogo di passare ad un'altra serie di problemi che riguardano la vita, e precisamente quelli che si riferiscono alla fine di essa. È necessario vivere con dignità, ma per questo morire anche con dignità. Ora, come lei sa, qui si pongono, soprattutto in Occidente, problemi molto gravi".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Marino: "Lei pensa certamente anzitutto all'eutanasia, una parola attorno a cui si crea sempre molta confusione attribuendole diversi significati. Per questo preferisco non parlare in astratto, ma esprimermi in maniera molto concreta. Si può o no ammettere che una persona induca volontariamente la morte di un'altra, sebbene gravemente ammalata e in preda a dolori fisici devastanti, per alleviare questo dolore? Di fronte ad una situazione irreversibile in cui la morte è inevitabile, ritengo sia assolutamente necessaria la somministrazione di farmaci come la morfina, che alleviano il dolore e accompagnano il malato con maggiore tranquillità nel passaggio dalla vita alla morte. È quanto viene fatto, in queste drammatiche circostanze, in tutte le rianimazioni negli Stati Uniti. Io stesso, pur soffrendone perché un medico vorrebbe sempre poter salvare la vita dei suoi pazienti, lavorando negli Stati Uniti ho deciso diverse volte di sospendere tutte le terapie. È un momento doloroso per la famiglia e, le assicuro, anche per il medico ma è una onesta accettazione che non si può fare più nulla se non evitare di prolungare sofferenze inutili e lesive della dignità del paziente. L'Italia è ancora gravemente carente in proposito, in assenza di una legge che regolamenti la materia al punto che se io eseguissi lo stesso tipo di procedimento nel nostro paese potrei essere arrestato e condannnato per omicidio, mentre si tratta solo di non accanirsi con terapie senza senso. Non sono invece d'accordo nel somministrare una sostanza velenosa per provocare l'arresto del cuore del malato e quindi indurre la morte. E, pur condannando il gesto, non sono tuttavia certo che si possa condannare la persona che lo compie. Faccio un esempio: in un recente film vincitore del premio Oscar, dal titolo 'One Million Dollar Baby', viene descritto il dramma di una donna ridotta in stato semivegetativo dopo un grave incidente sportivo, che chiede ad un uomo, il suo principale punto di riferimento nella vita, di aiutarla a porre fine alla sua sofferenza fisica e psicologica. L'uomo inizialmente rifiuta poi accetta perché ritiene che quello sia un atto d'amore estremo verso l'essere umano a cui si tiene di più. Pur non riuscendo a giustificare l'idea della soppressione di una vita, mi chiedo, in situazioni simili, come si può condannare il gesto di una persona che agisce su richiesta di un ammalato e per puro sentimento d'amore? E d'altra parte è lecito ammettere il principio di non condannare una persona che uccide?". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Martini: "Sono d'accordo con lei che non si può mai approvare il gesto di chi induce la morte di altri, in particolare se è un medico, che ha come scopo la vita del malato e non la morte. Neppure io tuttavia vorrei condannare le persone che compiono un simile gesto su richiesta di una persona ridotta agli estremi e per puro sentimento di altruismo, come pure quelli che in condizioni fisiche e psichiche disastrose lo chiedono per sé. D'altra parte ritengo che è importante distinguere bene gli atti che arrecano vita da quelli che arrecano morte. Questi ultimi non possono mai esser approvati. Ritengo che su questo punto debba sempre prevalere quel sentimento profondo di fiducia fondamentale nella vita che, malgrado tutto, vede un senso in ogni momento dell'esistere umano, un senso che nessuna circostanza per quanto avversa può distruggere. So tuttavia che si può giungere a tentazioni di disperazione sul senso della vita e a ipotizzare il suicidio per sé o per altri, e perciò prego anzitutto per me e poi per gli altri perché il Signore protegga ciascuno di noi da queste terribili prove. In ogni caso è importantissimo lo star vicino ai malati gravi, soprattutto nello stato terminale e far sentire loro che si vuole loro bene e che la loro esistenza ha comunque un grande valore ed è aperta a una grande speranza. In questo anche un medico ha una sua importante missione".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Accanimento terapeutico &lt;br /&gt;e interruzione delle terapie&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Marino: "Connesso con questo tema è quello dell'accanimento terapeutico. La tecnologia attuale è in grado di mantenere in vita malati che fino a pochi anni fa non venivano nemmeno condotti in un reparto di rianimazione. Il progresso scientifico permette di prolungare artificialmente anche la vita di una persona che ha perso ogni speranza di ritrovare una condizione di salute accettabile. Per questo appare urgente affrontare il problema dell'interruzione delle terapie. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ogni forma di accanimento terapeutico andrebbe evitata perché contrasta con il rispetto della dignità umana. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per la Chiesa, la sospensione delle terapie viene considerata come accettazione di un fatto naturale, di non accanirsi più. Il Catechismo della Chiesa cattolica dice: 'L'interruzione di procedure mediche onerose, pericolose, straordinarie o sproporzionate rispetto ai risultati attesi può essere legittima. In tal caso si ha la rinuncia all'accanimento terapeutico. Non si vuole così procurare la morte: si accetta di non poterla impedire. Le decisioni devono essere prese dal paziente, se ne ha la competenza e la capacità, o, altrimenti, da coloro che ne hanno legalmente il diritto, rispettando sempre la ragionevole volontà e gli interessi legittimi del paziente'.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Esistono strumenti legali, come il testamento biologico, che permettono al singolo individuo di indicare con precisione, e in un momento di tranquillità emotiva, fino a che punto si desidera accettare il ricorso a terapie straordinarie. Il testamento biologico rappresenta uno strumento molto valido per aiutare il medico e la famiglia a prendere la decisione finale. Dovrebbe basarsi su regole flessibili e indicare anche una persona di fiducia in grado di interpretare le volontà di quell'individuo tenendo conto degli ulteriori progressi della scienza. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Molti paesi lo hanno adottato con buoni risultati. In Italia un disegno di legge è stato presentato al Senato da molto tempo ma attende ancora di essere discusso. Non sarebbe il momento di avviare una riflessione seria e condivisa per introdurre al più presto anche nel nostro paese una legislazione in merito alla fine della vita, cioè a uno dei momenti più importanti della nostra esistenza?". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Martini: "Il testo da lei citato del Catechismo della Chiesa cattolica mi pare esauriente al proposito. Se si volesse legiferare su questo punto è però importante che non si introducano aperture alla cosiddetta eutanasia di cui abbiamo parlato sopra. Per questo sono incerto anche sullo strumento del testamento biologico. Non ho studiato l'argomento e non saprei dare un parere decisivo. Ritengo con lei che una riflessione seria e condivisa sulla fine della vita potrebbe essere utile, purché sia appunto seria e condivisa e non si presti a speculazioni di parte e soprattutto non introduca in qualche modo aperture a quella decisione sulla propria morte che ripugna al senso profondo del bene della vita, come sopra si è detto". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La scienza e il senso del limite&lt;br /&gt;Marino: "In conclusione, vorrei proporre una riflessione più generale. La conoscenza, il progresso scientifico, l'avanzamento tecnologico creano straordinarie opportunità di crescita per il nostro pianeta ma allo stesso tempo mettono nelle mani di ricercatori e scienziati un grande potere, legato al fatto di essere in grado di intervenire sui meccanismi che regolano l'inizio della vita e la sua fine. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La scienza corre più veloce del resto della società e anche dei parlamenti, incaricati di fissare delle regole ma il più delle volte incapaci di intervenire tempestivamente. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A mio modo di vedere andrebbe richiesta con fermezza un'assunzione di responsabilità da parte di ogni scienziato coinvolto in un campo della ricerca che interviene sull'essenza della vita, sulla sua creazione e sulla sua fine. Fermo restando che la valutazione razionale è indispensabile, l'arbitrio del ricercatore dovrebbe essere disciplinato anche dal senso di responsabilità bilanciato dalla valutazione dei rischi e delle conseguenze. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non si tratta di appellarsi alla fede o alla religione ma di puntare su una presa di coscienza da parte di ogni scienziato. Questo non significa voler arrestare il progresso scientifico ma preservare e rispettare il nostro bene più prezioso, ovvero la vita. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma la storia purtroppo ci insegna che l'appello alla responsabilità individuale a volte non basta. Per questo gli scienziati devono fornire ogni informazione utile e alla fine dovrebbero essere i parlamenti, o meglio le istituzioni sovranazionali, a fissare le regole sulla base del comune sentire dei cittadini". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Martini: "Tutti siamo pieni di meraviglia e di stupore, e quindi anche grati a Dio, per il formidabile progresso scientifico e tecnologico di questi anni che permette e permetterà sempre più e meglio di provvedere alla salute della gente. Insieme siamo consci, come lei dice, del grande potere che è nelle mani di ricercatori e di scienziati e della ferma assunzione di responsabilità che deve permettere ad essi di ricercare sempre valutando i rischi e le conseguenze delle loro azioni. Esse devono sempre contribuire al bene della vita e mai al contrario. Per questo occorre anche talora sapersi fermare, non varcare il limite. Io sono inclinato a nutrire fiducia nel senso di responsabilità di questi uomini e vorrei che avessero quella libertà di ricerca e di proposta che permette l'avanzamento della scienza e della tecnica, rispettando insieme i parametri invalicabili della dignità di ogni esistenza umana. So anche che non si può fermare il progresso scientifico, ma lo si può aiutare ad essere sempre più responsabile. Come lei dice, non si tratta di appellarsi alla fede o alla religione, ma di puntare sul senso etico che ciascuno ha dentro di sé. Certamente anche leggi buone e tempestive possono aiutare, ma come lei afferma, la scienza corre oggi più veloce dei parlamenti. Si esige quindi un soprassalto di coscienza e un di più di buona volontà per far sì che l'uomo non divori l'uomo, ma lo serva e lo promuova. Anche le istituzioni sovranazionali debbono prender coscienza del pericolo che tutti corriamo e del bisogno di interventi tempestivi e responsabili. In tutta questa materia occorre che ciascuno faccia la sua parte: gli scienziati, i tecnici, le università e i centri di ricerca, i politici, i governi e i parlamenti, l'opinione pubblica e anche le chiese. Per quanto riguarda la Chiesa cattolica, vorrei sottolineare soprattutto il suo compito formativo. Essa è chiamata a formare le coscienze, a insegnare il discernimento del meglio in ogni occasione, a dare le motivazioni profonde per le azioni buone. A mio avviso non serviranno tanto i divieti e i no, soprattutto se prematuri, anche se bisognerà qualche volta saperli dire. Ma servirà soprattutto una formazione della mente e del cuore a rispettare, amare e servire la dignità della persona in ogni sua manifestazione, con la certezza che ogni essere umano è destinato a partecipare alla pienezza della vita divina e che questo può richiedere anche sacrifici e rinunce. Non si tratta di oscillare tra rigorismo e lassismo, ma di dare le motivazioni spirituali che inducono ad amare il prossimo come se stessi, anzi come Dio ci ha amato e anche a rispettare e ad amare il nostro corpo. Come afferma san Paolo, il corpo è per il Signore e il Signore è per il corpo. Il nostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in noi e che abbiamo da Dio: perciò non apparteniamo a noi stessi e siamo chiamati a glorificare Dio nel nostro corpo, cioè nella totalità della nostra esistenza su questa terra (cfr 1 Cor 6,13.19-20)".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;a cura di Daniela Minerva&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5343840545511586478-4692362442827654518?l=leopoldomarcolongo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/feeds/4692362442827654518/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/07/carlo-maria-martini-dialogo-sulla-vita.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/4692362442827654518'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/4692362442827654518'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/07/carlo-maria-martini-dialogo-sulla-vita.html' title='Carlo Maria Martini-Dialogo sulla vita'/><author><name>Leopoldo Marcolongo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06494205814059811739</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TUBv_gar1wI/AAAAAAAAAG8/wkglHBDaxPo/s220/L.Marcolongo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TDTBYsFH5uI/AAAAAAAAAFM/ULh4_3e6yOk/s72-c/images.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5343840545511586478.post-2661430784759340803</id><published>2010-07-07T10:28:00.000-07:00</published><updated>2010-07-07T10:33:23.353-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Immigrazione'/><title type='text'>Enzo Bianchi-Ospitate in voi l'ospitalità</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TDS5uhTCGVI/AAAAAAAAAFE/zanb2DGl5gQ/s1600/Enzo+Bianchi+DSC_7736+mod.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 213px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TDS5uhTCGVI/AAAAAAAAAFE/zanb2DGl5gQ/s320/Enzo+Bianchi+DSC_7736+mod.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5491218054534797650" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;Il Sole 24 Ore, del 23 maggio 2010&lt;br /&gt;Oggi, praticare l'ospitalità nei modi in uso presso le popolazioni seminomadi che del Medioriente, di cui anche l'episodio di Abramo a Mamre è testimonianza, appare sempre più difficile: un'antica consuetudine, presente in tutte le culture come dovere sacro, si sta smarrendo soprattutto in quella che chiamiamo la civiltà "occidentale". Le cause di tale fenomeno sono certamente molteplici. In primo luogo, il declino della prassi dell'ospitalità è provocato dal carattere consumistico della società occidentale. Il mercato oggi si è impadronito anche dell'ospitalità strappandola alla gratuità e facendone un affare commerciale, un business. &lt;br /&gt;Bisogna inoltre mettere in conto la mutata tipologia della presenza degli stranieri nelle nostre società. Una presenza non più sporadica o stagionale ma consistente, stabile e - a differenza dei flussi migratori conosciuti a partire dal XIX secolo -"plurale": gli stranieri giungono tra di noi da paesi, culture e mondi religiosi distanti da noi e tra di loro. Di conseguenza, molti degli "autoctoni" si sentono minacciati nella loro identità culturale e religiosa, oltre che in termini di occupazione e di sicurezza, così che gli stranieri finiscono per incutere paura. La paura di chi è diverso e il ripudio di forme culturali, morali, religiose e sociali lontane da noi finiscono per spingerci sempre più velocemente verso la sfera del "privato", l'isolamento, la chiusura all'altro, magari mascherati da custodia della propria identità. &lt;br /&gt;Va anche riconosciuto che, poco per volta, questo atteggiamento di diffidenza e di difesa tende a inquinare tutti i nostri rapporti, al punto che finiamo per non praticare più l'ospitalità neppure nei confronti di chi possiamo definire, letteralmente il "prossimo", cioè chi è "più vicino", chi vive accanto a noi condividendo la stesse lingua e la stessa cultura. Così le nostre case assomigliano sempre più a fortezze protette da serrature, porte, cancelli, sistemi di allarme, telecamere, recinti e muri siamo diventati progressivamente succubi di una mentalità che si restringe e si chiude a ciò che appare come "altro", sconosciuto, nuovo, diverso. Finiamo allora per pensare l'ospitalità soltanto come indirizzata a quanti noi invitiamo: ma l'invitato non è un ospite, né le attenzioni usate verso di lui sono ospitalità... &lt;br /&gt;L'altro, il vero altro, infatti, non è colui che scegliamo di invitare in casa nostra -forse anche con il retropensiero di essere poi a nostra volta invitati (cf. Lc 14,12-14) - bensì colui che emerge, non scelto, davanti a noi: è colui che giunge a noi portato semplicemente dall'accadere degli eventi e dalla trama intessuta dal nostro vivere, perché «l'ospitalità è crocevia di cammini». L'altro è colui che sta davanti a noi come una presenza che chiede di essere accolta nella sua irriducibile diversità; poco importa se appartiene a un'altra etnia, a un'altra fede, a un'altra cultura: è un essere umano, e questo deve bastare affinché noi lo accogliamo. In altre parole, perché dare ospitalità? Perché si è uomini, per diventare uomini, per umanizzare la propria umanità. O si entra nella consapevolezza che ciascuno di noi, in quanto venuto al mondo, è lui stesso ospite dell'umano, o l'ospitalità rischierà di restare tra i doveri da adempiere: sarà magari tra i gesti significativi a livello etico, ma si situerà su un piano fondamentalmente estrinseco e non diverrà un rispondere alla vocazione profonda dell'uomo, un realizzare la propria umanità accogliendo l'umanità dell'altro.&lt;br /&gt;Il considerarsi ospiti dell'umano che è in noi, ospiti e non padroni, può invece aiutarci ad avere cura dell'umano che è in noi e negli altri, a uscire dalla indifferenza e dal rifiuto della compassione che, sola può condurci a comprometterci con l'altro nel suo bisogno. Il povero, il senza tetto, il girovago, lo straniero, il barbone, colui la cui umanità è umiliata dal peso delle privazioni, dei rifiuti e dell'abbandono del disinteresse e dell'estraneità, incomincia a essere accolto quando io incomincio a sentire come mia la sua umiliazione e la sua vergogna, quando comprendo che la mortificazione della sua umanità è la mia stessa mortificazione. Allora senza inutili sensi di colpa e senza ipocriti buoni sentimenti, può iniziare la relazione di ospitalità che mi porta a fare tutte ciò che è nelle mie possibilità per l'altro. Ma dev'essere chiaro che l'ospitalità umanizza innanzitutto colui che la esercita: «Non ha ancora incominciato a essere un vero uomo chi non ha vissuto la pietà per l'umanità ferita e svilita nell'altro» (Pierangelo Sequeri). &lt;br /&gt;Scriveva Jean Daniélou: «La civiltà ha fatto un passo decisivo, forse il passo decisivo, il giorno in cui lo straniero, da nemico (hostis) è divenuto ospite (hospes)... Il giorno in cui nello straniero si riconoscerà un ospite, allora qualcosa sarà mutato nel mondo». In effetti, il modo di concepire e vivere l'ospitalità è rivelativo del grado di civiltà di un popolo. Ospitare è uscire dalla logica dell'inimicizia, è fare del potenziale nemico un ospite. Dovremmo imparare a pensare il grado di civiltà in riferimento al livello dell'umanità e del rispetto dell'umanità dell'uomo, non solo in termini di tecnologia e di sviluppo. Nel praticare l'ospitalità si fa dunque più che mai opera di umanizzazione come aveva compreso con molta intelligenza già Benedetto, il quale nella sua Regola chiede che il monaco mostri all'ospite «ogni umanità», mostri cioè ciò che è proprio degli uomini. &lt;br /&gt;ENZO BIANCHI - Priore di Bose&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5343840545511586478-2661430784759340803?l=leopoldomarcolongo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/feeds/2661430784759340803/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/07/enzo-bianchi-ospitate-in-voi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/2661430784759340803'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/2661430784759340803'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/07/enzo-bianchi-ospitate-in-voi.html' title='Enzo Bianchi-Ospitate in voi l&apos;ospitalità'/><author><name>Leopoldo Marcolongo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06494205814059811739</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TUBv_gar1wI/AAAAAAAAAG8/wkglHBDaxPo/s220/L.Marcolongo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TDS5uhTCGVI/AAAAAAAAAFE/zanb2DGl5gQ/s72-c/Enzo+Bianchi+DSC_7736+mod.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5343840545511586478.post-4650472730834530214</id><published>2010-07-07T06:48:00.000-07:00</published><updated>2010-12-05T15:09:22.879-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Don Luigi Ciotti'/><title type='text'>Don Ciotti-Il lavoro ritorni al centro della vita</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TDSGFc5jotI/AAAAAAAAAE8/3Qad5Ha-Wus/s1600/oggi607.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 236px; FLOAT: left; HEIGHT: 320px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5491161273886548690" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TDSGFc5jotI/AAAAAAAAAE8/3Qad5Ha-Wus/s320/oggi607.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;INTERVISTA A DON LUIGI CIOTTI&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si è appena concluso il primo Festival del Lavoro. Cosa può fare il paese per il lavoro, soprattutto dei giovani?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Costruire delle politiche del lavoro per il Paese. C’è una marea di giovani che hanno voglia di lavorare, di trovare una loro libertà, di non dover dipendere: c’è ormai un’adolescenza prolungata, c’è una dimensione giovanile che è costretta a stare in casa perché non ha le condizioni per avere dei progetti, delle prospettive. E quindi si chiedono politiche per il lavoro. È bello parlare di un festival, ma non è un festival che vuole essere solo festival, ma vuole essere un momento di riflessione, di consapevolezza: di politiche giuste, nella legalità, nella dimensione etica, ma soprattutto che tengono conto della dimensione di giustizia. Che vuole dire affermazione di diritti, a fianco dei doveri, e l’uguaglianza. Allora questa è una repubblica democratica fondata sul lavoro: chiediamo lavoro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lei vive quotidianamente con i giovani: i giovani possono ancora sognare il lavoro ideale?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’è un grande impoverimento delle speranze oggi. C’è dubbio, incertezza, precarietà, fatica, che a volte crea ansia, crea anche smarrimento: noi crediamo che ci sia bisogno di ridare dei punti di chiarezza, di sicurezza, creando una nuova fonte generatrice tra un mondo di giovani e un mondo di adulti. Abbiamo bisogno non di una società che si preoccupi dei giovani ma che se ne occupi di più: il problema della famiglia, il problema della scuola, del lavoro, sono delle priorità con una loro sana partecipazione, un loro sano protagonismo. Devo dire che i ragazzi sono fantastici, hanno fantasia, creatività, oggi hanno la nuova tecnologia e se trovi dei punti di riferimento positivi, che riescono a intercettare il loro vissuto, le loro emozioni, e creano le loro condizioni con il loro protagonismo, io li vedo esplodere. Li vedo esplodere in senso positivo: ci sono, e quindi bisogna crederci in questo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lei spesso è nelle regioni del Sud. C’è una fuga di cervelli, si parla di una politica per far rientrare questi cervelli. Al Sud c’è bisogno di giovani: cosa bisogna fare?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Sud è una terra meravigliosa, con gente meravigliosa, con grande fantasia, creatività, e con un grido. Un grido da una parte “basta” all’illegalità, alla criminalità, dove in certi territori c’è una presenza criminale mafiosa, che poi è trasversale a tutto il nostro Paese, lì magari ha scorie, radici, percorsi; dall’altra parte bisogna creare le condizioni di politiche sociali, di un fermento sociale, dovrei dire di giustizia sociale, e quindi il problema della casa, del lavoro. Giovani che sono costretti ad andare lontano impoverendo la loro terra, non potendo avere le condizioni per potersi spendere lì: conosco tanti che sono tornati che hanno un mare di problemi, di fatiche, di sacrifici, che si stanno spendendo per l’amore della loro terra. Io vedo con le cooperative che abbiamo cercato di aprire sui beni confiscati ai grandi boss con bando pubblico, trovi delle&lt;br /&gt;meraviglie di ragazzi: allora tu immagina se si riesce a moltiplicare questa e altre forme di intervento. Su questo il Paese deve rifletterci perché conviene: la lotta alle grandi criminalità, alle mafie, comincia proprio a creare le condizioni di vivere quello che in fondo Carlo Alberto Della Chiesa, il prefetto di Palermo, un giorno ha detto: lo Stato dia come diritto ciò che le mafie danno come favore. Diritto e dovere: creiamo condizioni di lavoro, di dignità, di libertà per le persone. Questa è la grande scommessa.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5343840545511586478-4650472730834530214?l=leopoldomarcolongo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/feeds/4650472730834530214/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/07/don-ciotti-il-lavoro-ritorni-al-centro.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/4650472730834530214'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/4650472730834530214'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/07/don-ciotti-il-lavoro-ritorni-al-centro.html' title='Don Ciotti-Il lavoro ritorni al centro della vita'/><author><name>Leopoldo Marcolongo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06494205814059811739</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TUBv_gar1wI/AAAAAAAAAG8/wkglHBDaxPo/s220/L.Marcolongo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TDSGFc5jotI/AAAAAAAAAE8/3Qad5Ha-Wus/s72-c/oggi607.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5343840545511586478.post-414881622173771136</id><published>2010-06-27T03:55:00.000-07:00</published><updated>2010-06-27T03:57:53.208-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Banca Etica'/><title type='text'>Difesa Popolo 27.06.10-Banca Etica</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TCcuot8LjGI/AAAAAAAAAE0/DNRLEYfDmEU/s1600/Difesa+Popolo+27.06.10-Banca+Etica.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 142px; height: 320px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TCcuot8LjGI/AAAAAAAAAE0/DNRLEYfDmEU/s320/Difesa+Popolo+27.06.10-Banca+Etica.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5487405948035894370" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5343840545511586478-414881622173771136?l=leopoldomarcolongo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/feeds/414881622173771136/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/06/difesa-popolo-270610-banca-etica.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/414881622173771136'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/414881622173771136'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/06/difesa-popolo-270610-banca-etica.html' title='Difesa Popolo 27.06.10-Banca Etica'/><author><name>Leopoldo Marcolongo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06494205814059811739</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TUBv_gar1wI/AAAAAAAAAG8/wkglHBDaxPo/s220/L.Marcolongo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TCcuot8LjGI/AAAAAAAAAE0/DNRLEYfDmEU/s72-c/Difesa+Popolo+27.06.10-Banca+Etica.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5343840545511586478.post-2697303856276623414</id><published>2010-06-22T15:13:00.000-07:00</published><updated>2010-06-22T15:22:31.485-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Immigrazione'/><title type='text'>Interrogazione squadra Calcio Alleanza Romena</title><content type='html'>Resoconti dell'Assemblea&lt;br /&gt;Allegato B&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Camera dei Deputati&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Seduta n. 283 del 16/2/2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;TESTO AGGIORNATO AL 6 MAGGIO 2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;INTERNO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Interrogazione a risposta immediata:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MELIS, TOUADI, DUILIO, CORSINI, FERRARI, GIANNI FARINA, NACCARATO e FARINA COSCIONI. - Al Ministro dell'interno, al Ministro per le pari opportunità. - Per sapere - premesso che:&lt;br /&gt;come più volte denunciato, anche in precedenti interrogazioni, avvengono di frequente sul territorio nazionale e specialmente nelle regioni del nord del Paese sconcertanti episodi aventi per oggetto i rapporti tra i cittadini comunitari di nazionalità romena e le autorità locali;&lt;br /&gt;in particolare, nel comune di Pontevico (Brescia) si è costituita da tempo un'associazione culturale, «Garden disco circolo privato» che, su una superficie di circa 600 metri quadrati, ha aperto un locale per incontri di discussione e svago, nonché discoteca. Tale attività, che sinora non aveva dato luogo ad alcun rilievo, in particolare sul terreno dell'ordine pubblico, concerne circa 300 soci regolarmente tesserati (talvolta intere famiglie residenti in zona) che si recano nei locali dell'associazione, specialmente nei giorni festivi e prefestivi, per incontrarsi, ballare, far musica e altro;&lt;br /&gt;per accedere ai citati locali è prevista l'esibizione della tessera d'iscrizione, così come avviene nella gran parte delle associazioni e circoli giovanili in tutta Italia;&lt;br /&gt;il 31 gennaio 2010, alle ore 1.05, di notte la forza pubblica (agenti della polizia municipale, carabinieri) ha effettuato un'ispezione improvvisa con identificazione di tutti i presenti, riscontrando, stando al verbale redatto sul luogo, che era in atto «un intrattenimento danzante con musica»; che il locale era da ritenersi «aperto al pubblico, in quanto l'immediato ed indiscriminato accesso da parte di chiunque previo l'acquisto della tessera di socio» appariva «un mero espediente»; che i bagni non erano perfettamente puliti e in regola; e che pertanto si contestava alla proprietaria il relativo illecito amministrativo;&lt;br /&gt;successivamente, con ordinanza del sindaco di Pontevico del 4 febbraio 2010 è stata disposta l'immediata cessazione dell'attività di somministrazione di bevande, e ciò in base alle seguenti contestazioni: a) locale dispensa sporco sul pavimento (...), disordine generale con presenza di materiale non attinente l'attività alla rinfusa; controsoffittatura che in alcuni punti risulta rotta con pareti scrostate e non adeguatamente tinteggiate; b) servizi igienici per il pubblico e bagno portatori di handicap: lavello sporco senza installazione di salviettine e sapone mono uso, sporco e disordine generale, una tazza del water risulta rotta senza installazione del contenitore della carta igienica; c) servizio igienico per il personale: (...) non utilizzato e notevolmente sporco, calcinacci, polvere e utilizzato come ripostiglio di materiale;&lt;br /&gt;è evidente che alcune di queste contestazioni (peraltro, ad avviso degli interroganti, alcune palesemente futili) possono essere facilmente respinte tenuto conto dell'ora dell'ispezione e del fatto che da alcune ore 300 persone sostavano nel locale consumando bevande e utilizzando i servizi igienici;&lt;br /&gt;comunque la distribuzione delle tessere configura l'esistenza di una struttura associativa, confermata dal fatto che il locale è frequentato notoriamente dai membri di una sola comunità, reciprocamente in comunicazione e familiarità tra di loro;&lt;br /&gt;i locali, a seguito dell'ordinanza del sindaco, sono tuttora chiusi e contro il provvedimento sarebbe stato inoltrato ricorso al tribunale amministrativo regionale. La titolare dell'esercizio, di nazionalità romena, e suo marito (cittadino italiano), nonché altri membri autorevoli della comunità romena eccepiscono trattarsi di un provvedimento sproporzionato, assunto (come hanno scritto su alcuni volantini scritti in lingua romena e distribuiti alla popolazione romena) «per motivi razziali». Il sindaco, avendo fatto tradurre i volantini, ha sporto querela per diffamazione;&lt;br /&gt;negli stessi giorni, nel comune di San Giorgio in Bosco (Padova) il sindaco Renato&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Roberto Miatello, appartenente alla Lega Nord, ha revocato il provvedimento col quale il suo predecessore Leopoldo Marcolongo del Pd aveva concesso l'uso temporaneo per una partita settimanale del campo sportivo comunale all'Associazione Alleanza Romena, cui si riferisce una squadretta dilettantistica iscritta al campionato «amatori». Si tratta di 11 ragazzi romeni di null'altro colpevoli che della loro nazionalità. Richiesto di spiegazioni il Miatello avrebbe detto (Corriere Veneto, 5 febbraio 2010): «Non vedo l'utilità di una formazione romena che non ha niente a che spartire col territorio». Avrebbe anche lamentato che i ragazzi romeni pianterebbero ai bordi del campo, mentre giocano, la bandiera del loro Paese; secondo quanto riportato dalla stampa, l'Associazione Alleanza Romena, a cui fa capo la squadra iscritta al campionato amatori, ha chiamato in causa palazzo Chigi con un esposto all'ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali del Dipartimento per le pari opportunità -:&lt;br /&gt;quali siano stati gli esiti dell'ispezione condotta presso i locali dei circolo «Garden Disco», con particolare riferimento alle eventuali irregolarità riscontrate, irregolarità che sarebbero alla base dell'ordinanza del sindaco di Pontevico del 4 febbraio 2010;&lt;br /&gt;se e quali iniziative di competenza si intendano assumere in relazione a quanto denunciato dall'Associazione Alleanza Romena al Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei ministri.&lt;br /&gt;(4-06151)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5343840545511586478-2697303856276623414?l=leopoldomarcolongo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/feeds/2697303856276623414/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/06/interrogazione-squadra-calcio-romena.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/2697303856276623414'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/2697303856276623414'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/06/interrogazione-squadra-calcio-romena.html' title='Interrogazione squadra Calcio Alleanza Romena'/><author><name>Leopoldo Marcolongo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06494205814059811739</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TUBv_gar1wI/AAAAAAAAAG8/wkglHBDaxPo/s220/L.Marcolongo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5343840545511586478.post-7789100952062093971</id><published>2010-06-22T14:41:00.000-07:00</published><updated>2010-06-22T14:53:28.229-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Battaglia Ortigara'/><title type='text'>ASSOCIAZIONE "PER NON DIMENTICARE"</title><content type='html'>http://www.imageloop.com/it/slideshow/ab83570d-7a54-1356-936d-0015c5fcf7da/index.htm&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;UN SENTITO E SINCERO RINGRAZIAMENTO LO TRASMETTIAMO A TUTTI VOI MERITEVOLI&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;DALLE AMMINISTRAZIONI DI S. GIORGIO IN BOSCO - CURTAROLO - S. MARTINO DI LUPARI&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;AI DIRIGENTI SCOLASTICI DEI PLESSI DELLE MEDIE DI QUESTI COMUNI, AI PROFESSORI E STUDENTI INTERVENUTI&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ALLA GRANDE ORGANIZZAZIONE DEL GRUPPO ALPINI DI VILLA DEL CONTE&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E AI MIEI R. ALPINI DEL BATTAGLIONE 7 COMUNI NELLA 145 CP VOLONTARIAMENTE INTERVENUTI&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ALLA RAPPRESENTANZA AUSTRIACA PRESENTE CITANDO IN PARTICOLAR MODO RICCARDO E GIORDANO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E AL NOSTRO GIORDANO TRENTIN PER TUTTO IL FATICOSO LAVORO ESEGUITO PREPARATORIO E BEN RIUSCITO DEGLI EFFETTI NELL'AVER ENCOMIABILMENTE TUTTI, NESSUNO ESCLUSO, DIMOSTRATO L'ALTA SENSIBILITA' E VOLONTA' FERMA E DECISA DI PRODIGARSI PER LA MEMORIA, IL RICORDO, LA TRASMISSIONE, AFFINCHE' LE ATTUALI E FUTURE GENERAZIONI MAI ABBIANO A DIMENTICARE QUANTI PER NOI SI SACRIFICARONO, COSI' ONORANDOLI. UN ESEMPIO QUESTO CHE IN MOLTI DOVREBBERO SEGUIRE QUALI ITALIANI DIMOSTRANDO DI ESSERE IN GRADO CON ONORE DI SAPER VALORIZZARE LE NOSTRE RADICI STORICHE E PASSATO PROMUOVENDOLE E SALVAGUARDANDOLE TRASFERENDOLE AI GIOVANI...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;PER NON DIMENTICARE.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ringraziamo tra i tre Encomiabili Sindaci e rispettivi Comuni, nelle loro giunte e nel Consiglio Comunale tutto riunito, (Marcello Costa di Curtarolo - Giovanni Baggio di S. Martino di Lupari - Leopoldo Marcolongo di S. Giorgio in Bosco) il Sindaco di S. Giorgio in Bosco Rag. Leopoldo Marcolongo per la gentile concessione a noi data nel pubblicare tutte le sue bellissime fotografie&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;COME PROMESSO I VOSTRI LAVORI SONO STATI PORTATI NEL TEMPIO DELLA PACE DOVE TUTTI I NOSTRI CADUTI POTESSERO VEDERLI E DIRVI...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;GRAZIE NELL'AVERCI RICORDATI. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;http://www.biografiadiunabomba.it/chi%20sono.html&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;--------------------------------------------------------------------------------&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5343840545511586478-7789100952062093971?l=leopoldomarcolongo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/feeds/7789100952062093971/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/06/associazione-per-non-dimenticare.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/7789100952062093971'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/7789100952062093971'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/06/associazione-per-non-dimenticare.html' title='ASSOCIAZIONE &quot;PER NON DIMENTICARE&quot;'/><author><name>Leopoldo Marcolongo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06494205814059811739</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TUBv_gar1wI/AAAAAAAAAG8/wkglHBDaxPo/s220/L.Marcolongo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5343840545511586478.post-4305493261452907445</id><published>2010-06-17T02:04:00.000-07:00</published><updated>2010-06-17T11:07:23.481-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Emigrazione'/><title type='text'>Taccuino Italiano</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TBnoI95eGvI/AAAAAAAAAEk/CBAd1RcwTAE/s1600/n48744321231_8223.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 133px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TBnoI95eGvI/AAAAAAAAAEk/CBAd1RcwTAE/s320/n48744321231_8223.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5483669262052498162" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TBnmpzxOseI/AAAAAAAAAEc/vL-ZZW7neeM/s1600/taccuinoitaliano150620100.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 223px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TBnmpzxOseI/AAAAAAAAAEc/vL-ZZW7neeM/s320/taccuinoitaliano150620100.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5483667627246006754" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TBnmc_s-s8I/AAAAAAAAAEU/HZldFW17mRE/s1600/logo_rai_int.gif"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 287px; height: 50px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TBnmc_s-s8I/AAAAAAAAAEU/HZldFW17mRE/s320/logo_rai_int.gif" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5483667407111107522" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Martedi 15 giugno - Taccuino Italiano: Andata e Ritorno&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ore 10.45 – 11.00&lt;br /&gt;Taccuino Italiano: Andata e Ritorno.&lt;br /&gt;Secondo appuntamento dedicato al Veneto. Ne parliamo con Fabio Vitali, segretario dell'Associazione Padovani nel Mondo e con il Presidente del consiglio della Federazione delle Associazioni Venete Gianni Boscolo; con Luigi Senise scopriamo uno dei tanti Musei dell'Emigrazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;http://www.international.rai.it/raitalia.tv/taccuino.php?id=3338&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5343840545511586478-4305493261452907445?l=leopoldomarcolongo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/feeds/4305493261452907445/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/06/taccuino-italiano.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/4305493261452907445'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/4305493261452907445'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/06/taccuino-italiano.html' title='Taccuino Italiano'/><author><name>Leopoldo Marcolongo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06494205814059811739</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TUBv_gar1wI/AAAAAAAAAG8/wkglHBDaxPo/s220/L.Marcolongo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TBnoI95eGvI/AAAAAAAAAEk/CBAd1RcwTAE/s72-c/n48744321231_8223.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5343840545511586478.post-3158179818997922841</id><published>2010-06-17T01:55:00.000-07:00</published><updated>2010-06-27T03:55:01.057-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Don Milani'/><title type='text'>Don Milani, modo di pensare innovativo-Difesa Popolo 27.07.08</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TCct894fczI/AAAAAAAAAEs/cZ718MIVYN4/s1600/Copia+di+DSC_0603.JPG"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 213px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TCct894fczI/AAAAAAAAAEs/cZ718MIVYN4/s320/Copia+di+DSC_0603.JPG" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5487405196401144626" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TBnkNdZBKaI/AAAAAAAAAEM/n4wYApgr2oQ/s1600/181_img.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 213px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TBnkNdZBKaI/AAAAAAAAAEM/n4wYApgr2oQ/s320/181_img.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5483664941179283874" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TBnkGeLVYaI/AAAAAAAAAEE/HLKAsE07M5s/s1600/don-milani.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 233px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TBnkGeLVYaI/AAAAAAAAAEE/HLKAsE07M5s/s320/don-milani.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5483664821131239842" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TBnjq_PlSLI/AAAAAAAAAD8/26LTMMGn_c4/s1600/Difesa+Popolo+27.07.08-Don+Milani.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 286px; height: 320px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TBnjq_PlSLI/AAAAAAAAAD8/26LTMMGn_c4/s320/Difesa+Popolo+27.07.08-Don+Milani.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5483664348971092146" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5343840545511586478-3158179818997922841?l=leopoldomarcolongo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/feeds/3158179818997922841/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/06/don-milani-modo-di-pensare-innovativo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/3158179818997922841'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/3158179818997922841'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/06/don-milani-modo-di-pensare-innovativo.html' title='Don Milani, modo di pensare innovativo-Difesa Popolo 27.07.08'/><author><name>Leopoldo Marcolongo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06494205814059811739</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TUBv_gar1wI/AAAAAAAAAG8/wkglHBDaxPo/s220/L.Marcolongo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TCct894fczI/AAAAAAAAAEs/cZ718MIVYN4/s72-c/Copia+di+DSC_0603.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5343840545511586478.post-2572345077828305951</id><published>2010-06-16T12:26:00.000-07:00</published><updated>2010-06-16T12:34:33.852-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Banca Etica'/><title type='text'>Banca Etica-Voce Berici 13.06.2010</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TBknHcMQaZI/AAAAAAAAAD0/txGmI0gxjjs/s1600/Voce+Berici+13.06.10+Banca+Etica.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 295px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TBknHcMQaZI/AAAAAAAAAD0/txGmI0gxjjs/s320/Voce+Berici+13.06.10+Banca+Etica.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5483457030080457106" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5343840545511586478-2572345077828305951?l=leopoldomarcolongo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/feeds/2572345077828305951/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/06/banca-etica-voce-berici-13062010.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/2572345077828305951'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/2572345077828305951'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/06/banca-etica-voce-berici-13062010.html' title='Banca Etica-Voce Berici 13.06.2010'/><author><name>Leopoldo Marcolongo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06494205814059811739</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TUBv_gar1wI/AAAAAAAAAG8/wkglHBDaxPo/s220/L.Marcolongo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TBknHcMQaZI/AAAAAAAAAD0/txGmI0gxjjs/s72-c/Voce+Berici+13.06.10+Banca+Etica.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5343840545511586478.post-8820002011382681516</id><published>2010-05-08T03:28:00.000-07:00</published><updated>2010-05-08T03:39:50.449-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Immigrazione'/><title type='text'>Rifugiati, l’esilio al termine della notte di Laura Boldrini</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/S-U_aZDfUNI/AAAAAAAAADs/QscTkGReokk/s1600/images.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 103px; height: 134px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/S-U_aZDfUNI/AAAAAAAAADs/QscTkGReokk/s320/images.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5468847045146005714" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;in “Avvenire” del 6 maggio 2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Delle tante storie di donne e uomini che ho conosciuto e ascoltato negli anni di lavoro come portavoce dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) pochissime sono quelle prive di sofferenza, e quasi mai la condizione di persona in fuga si è risolta senza traumi: la maggior parte è passata attraverso un vero calvario di dolore e solitudine. Ma le storie che mi sono rimaste impresse non sono necessariamente le più crudeli. Ci sono situazioni in cui la disperazione&lt;br /&gt;dell’altro è travolgente e per chi ascolta è impossibile arginarla. Così si incamera un malessere che può trovare conforto solo in un’azione concreta che sia di aiuto per quelle persone, che riesca a infondere loro un po’ di speranza per il futuro. Non ci si può abituare al dolore dell’umanità.&lt;br /&gt;Se torno indietro negli anni, il mio ricordo va in Afghanistan, uno dei luoghi più spettacolari del pianeta. Qui si avverte spesso un intollerabile stridore tra la bellezza della natura e le storie di orrore raccontate da donne annientate dalla violenza. Le bianche e immacolate vette dell’Hindukush, da una parte, e gli efferati crimini contro intere generazioni di donne e di bambine, tanto silenziose quanto invisibili, dall’altra. Nei Balcani, invece, mi è rimasta impressa in modo indelebile&lt;br /&gt;l’immagine degli anziani cacciati dai nosocomi in Kosovo e trasportati, dai parenti, in carrette lungo impervi sentieri di montagna, sotto una pioggia incessante. Dolore e silenzio. Sguardi atterriti di vecchi che avrebbero preferito morire anziché dover vivere quello strazio.&lt;br /&gt;E ancora, prigionieri scheletrici rilasciati a un posto di frontiera dopo essere stati usati come scudi umani a protezione delle postazioni militari nemiche. Così come è difficile dimenticare le colonne di donne e bambini eritrei, avvolti nel vento di sabbia che oscura il cielo, arrivare sfiniti dalla sete nel primo campo di Kassala, appena dopo il confine sudanese. Ore di marcia sotto un sole implacabile e una temperatura che tocca i cinquanta gradi. E dopo qualche anno, altri racconti di&lt;br /&gt;rifugiati, questa volta in Italia, mi hanno portato a conoscere l’ultima frontiera della disperazione.Una vera e propria roulette russa gestita dai trafficanti, i veri signori della guerra che si combatte nel Mediterraneo. Essere costretti a partire su un gommone sgangherato o una barchetta in vetroresina per attraversare le 160 miglia che separano la Libia da Lampedusa, equivale ad accettare, a caro prezzo, una scommessa sulla propria pelle. Quando non si hanno i documenti, né un visto&lt;br /&gt;d’ingresso in un Paese sicuro non si ha nemmeno scelta.&lt;br /&gt;Una delle convinzioni più consolidate e diffuse nel Paese è che la gran parte degli immigrati e dei rifugiati venga in Italia. Ugualmente si ritiene che l’Italia sia lasciata sola dall’Europa e che sia l’unico Paese a farsi carico di questa vera e propria invasione. Ogni volta che devo trattare questo tema comincio elencando alcuni dati, per rimettere le cose in ordine. E aggiungo che l’Italia non è&lt;br /&gt;invasa da immigrati né tantomeno da rifugiati. Poiché è un’affermazione che smonta un pregiudizio non piace neanche quando sono le cifre a provarlo. Non piace perché contraddice ciò che si legge sui giornali o quello che si dice in tv.&lt;br /&gt;Prima di passare a una comparazione in ambito europeo, è importante sottolineare un altro concetto,fondamentale per sfatare il mito che l’intero eldorado Europa sia soggetto a invasione, ricordando che ben l’80 per cento dei rifugiati si trova nei Paesi in via di sviluppo. Tra Siria e Giordania vivono circa 2 milioni di iracheni. Tra Pakistan e Iran si dividono circa 3 milioni di afgani. Nei 27 Paesi dell’Unione Europea vi sono 1,5 milioni di rifugiati. I dati sono eloquenti e non parlano di assedio,eppure molte persone oppongono resistenza a valutarli lucidamente. Nei Paesi europei la distribuzione dei rifugiati non è certo omogenea. Si passa dai 600 mila nella sola Germania ai 300 mila nel Regno Unito all’Italia dove si stima vi siano circa 47 mila rifugiati, pari a 0,7 rifugiati ogni 1000 residenti. Se in Italia siamo invasi, che dovrebbero dire in Svezia dove vi sono 7 rifugiati ogni 1000 abitanti? &lt;br /&gt;Per capire come mai vi siano rifugiati che si dirigono verso l’Italia bisogna rivolgere l’attenzione ai focolai di instabilità e di tensione in Paesi geograficamente o storicamente legati a quello di destinazione. Nel mondo globalizzato nessuno può sottrarsi alla concatenazione degli eventi, e anche ciò che accade lontano da noi finisce comunque per riguardarci. Alla fine degli anni&lt;br /&gt;Novanta in Kosovo la maggioranza albanese scappava dalla pulizia etnica e migliaia di persone arrivavano attraverso il Montenegro e l’Albania sulle coste pugliesi e calabresi. Non c’è quindi da meravigliarsi se più recentemente sulle coste siciliane sono arrivati somali, eritrei, afgani e iracheni.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5343840545511586478-8820002011382681516?l=leopoldomarcolongo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/feeds/8820002011382681516/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/05/rifugiati-lesilio-al-termine-della.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/8820002011382681516'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/8820002011382681516'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/05/rifugiati-lesilio-al-termine-della.html' title='Rifugiati, l’esilio al termine della notte di Laura Boldrini'/><author><name>Leopoldo Marcolongo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06494205814059811739</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TUBv_gar1wI/AAAAAAAAAG8/wkglHBDaxPo/s220/L.Marcolongo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/S-U_aZDfUNI/AAAAAAAAADs/QscTkGReokk/s72-c/images.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5343840545511586478.post-7050865676750400106</id><published>2010-05-07T10:00:00.000-07:00</published><updated>2010-06-09T01:16:37.272-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Banca Etica'/><title type='text'>Banca Etica-Mattino 7 maggio 2010</title><content type='html'>San Giorgio in Bosco. Su Banca Etica la giunta lascia e il Pd raddoppia&lt;br /&gt;il mattino di Padova — 07 maggio 2010   pagina 34   sezione: PROVINCIA &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  SAN GIORGIO IN BOSCO. Il Comune vende le quote di Banca Etica: 10 azioni, acquistate nel ’99 per un milione di vecchie lire, che oggi valgono poco più di 500 euro, ma hanno un profondo significato nella solidarietà. La decisione è stata presa nell’ultimo consiglio comunale, quando la maggioranza leghista ha approvato la delibera che ne autorizza il recesso. Immediate le polemiche della minoranza di centrosinistra, che ha subito sensibilizzato la gente e fatto scattare la macchina della solidarietà. In pochi giorni sono state raccolte le adesioni per acquistare 20 azioni di Banca Etica, ma la gara è ancora tutta aperta e destinata a far crescere le quote.  «Un investimento simbolico - ribadisce il segretario del PD locale Sebastiano Rizzardi - per fare parte di un’istituzione impegnata com’è nell’esperienza del Microcredito, a supporto delle iniziative della Caritas per fronteggiare la crisi e le emergenze. Ho chiesto alla maggioranza di riflettere, di invitare un rappresentante di Banca Etica a parlare, prima di prendere una decisione. Niente da fare». Secondo il sindaco e la giunta, si tratta di «rami secchi da tagliare», perchè sono iniziate le «pulizie di primavera». «Quei soldi fermi da 10 anni e senza finalità - sostiene il sindaco Renato Bobo Miatello - serviranno ad aiutare le famiglie povere del paese». - (Paola Pilotto) /&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5343840545511586478-7050865676750400106?l=leopoldomarcolongo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/feeds/7050865676750400106/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/05/banca-etica-mattino-7-maggio-2010.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/7050865676750400106'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/7050865676750400106'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/05/banca-etica-mattino-7-maggio-2010.html' title='Banca Etica-Mattino 7 maggio 2010'/><author><name>Leopoldo Marcolongo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06494205814059811739</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TUBv_gar1wI/AAAAAAAAAG8/wkglHBDaxPo/s220/L.Marcolongo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5343840545511586478.post-3738415151859774034</id><published>2010-05-07T09:55:00.000-07:00</published><updated>2010-05-07T10:00:12.147-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Banca Etica'/><title type='text'>Banca Etica-Gazzettino 7 maggio 2010</title><content type='html'>Germana Cabrelle&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;--------------------------------------------------------------------------------&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;«I rami secchi che non fruttano vanno tagliati». Con questa metafora botanica il sindaco Bobo Miatello - e con lui tutta la maggioranza di governo della lista “Civica Federalista” - ha deciso di non aderire più a Banca Etica e conseguentemente di vendere le azioni delle quali il Comune di San Giorgio in Bosco era titolare dal 1999.&lt;br /&gt;      «Fu un’iniziativa dell’allora sindaco Antonio Scudiero – riassume Miatello – ma per undici anni questi soldi (un milione di lire di allora per dieci titoli) sono rimasti fermi senza alcuna finalità. Recentemente ci è giunto un documento che attesta la nostra adesione, ma ora non ne vediamo il motivo per esserlo ancora. Se vogliamo agire sul fronte sociale possiamo farlo in molti modi, senza necessariamente passare attraverso Banca Etica. Noi siamo un’amministrazione oculata e attenta agli sprechi e lo dimostriamo con i fatti».&lt;br /&gt;      Banca Etica è nata in Italia proprio nel 1999 dalle più grandi reti del terzo settore: Acli, Arci, Agesci, Caritas per offrire ai risparmiatori servizi bancari in condizioni di totale trasparenza e con un evidente valore sociale e ambientale.&lt;br /&gt;      Alla notizia che la maggioranza ha dismesso le azioni di Banca Etica, il capogruppo di opposizione Sebastiano Rizzardi si è attivato per recuperare adesioni a titolo privato fra le persone che gravitano attorno alla lista di centrosinistra “Obiettivo San Giorgio”, per comprarle.&lt;br /&gt;      «Costano 55 euro l’una – spiega Rizzardi - erano 10 e sono già state acquistate tutte. Ora basta redigere l’atto formale e spedire il bonifico all’istituto. È una cifra simbolica – osserva Rizzardi – per questo e a maggior ragione si poteva mantenere e non cancellare tout-court. Noi crediamo in un’etica dei rapporti fra persone. In un periodo in cui sta crollando un certo tipo di approccio al mercato, il futuro del nostro sistema, se davvero lo si vorrà far funzionare, sarà fondato sull’economia civile e non più su attività speculative e di sfruttamento».&lt;br /&gt;      Secca la chiosa del sindaco Miatello: «È la solita politica della sinistra: senza progettualità e molta demagogia. I cittadini hanno bisogno sì di azioni, ma concrete».&lt;br /&gt;      &lt;br /&gt;(Venerdì 7 Maggio 2010)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5343840545511586478-3738415151859774034?l=leopoldomarcolongo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/feeds/3738415151859774034/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/05/banca-etica-gazzettino-7-maggio-2010.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/3738415151859774034'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/3738415151859774034'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/05/banca-etica-gazzettino-7-maggio-2010.html' title='Banca Etica-Gazzettino 7 maggio 2010'/><author><name>Leopoldo Marcolongo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06494205814059811739</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TUBv_gar1wI/AAAAAAAAAG8/wkglHBDaxPo/s220/L.Marcolongo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5343840545511586478.post-9155344067564402104</id><published>2010-05-03T08:41:00.000-07:00</published><updated>2010-05-08T03:43:17.543-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Banca Etica'/><title type='text'>Banca Etica - Repubblica 1 maggio 2010 di Alessandra Longo</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/S97vDnq2PyI/AAAAAAAAADc/QFkwJNWsx0k/s1600/Repubblica+01.05.10-Banca+Etica.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 312px; height: 320px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/S97vDnq2PyI/AAAAAAAAADc/QFkwJNWsx0k/s320/Repubblica+01.05.10-Banca+Etica.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5467069843141705506" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5343840545511586478-9155344067564402104?l=leopoldomarcolongo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/feeds/9155344067564402104/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/05/repubblica-1-maggio-2010.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/9155344067564402104'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/9155344067564402104'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/05/repubblica-1-maggio-2010.html' title='Banca Etica - Repubblica 1 maggio 2010 di Alessandra Longo'/><author><name>Leopoldo Marcolongo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06494205814059811739</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TUBv_gar1wI/AAAAAAAAAG8/wkglHBDaxPo/s220/L.Marcolongo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/S97vDnq2PyI/AAAAAAAAADc/QFkwJNWsx0k/s72-c/Repubblica+01.05.10-Banca+Etica.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5343840545511586478.post-6741618479058448115</id><published>2010-04-14T09:18:00.000-07:00</published><updated>2010-04-14T10:17:33.710-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Emigrazione'/><title type='text'>SIMPOSIO INTERNAZIONALE ITALIA - MONGOLIA</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/S8Xr6rTJ18I/AAAAAAAAADU/kZIgXsWS1QY/s1600/Dia+29.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 224px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/S8Xr6rTJ18I/AAAAAAAAADU/kZIgXsWS1QY/s320/Dia+29.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5460029516544595906" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/S8XrwUo-wEI/AAAAAAAAADM/OBHRujHt_nU/s1600/Dia+15.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 224px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/S8XrwUo-wEI/AAAAAAAAADM/OBHRujHt_nU/s320/Dia+15.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5460029338663436354" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;COMUNE DI SAN GIORGIO IN BOSCO&lt;br /&gt;PROVINCIA DI PADOVA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;SIMPOSIO INTERNAZIONALE ITALIA - MONGOLIA&lt;br /&gt;Abbazia di Praglia - 15 novembre 2003&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ALLA DIFFUSIONE DELLE CONOSCENZE SULL’ANTICA MONGOLIA CONTRIBUI’ IN MANIERA DETERMINANTE G. B. RAMUSIO, CITTADINO DI SAN GIORGIO IN BOSCO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rivolgo un caloroso saluto a Sua Eccellenza Khamba Lama Damdinsuren Natsagdorj, a tutti i relatori e ospiti del Simposio Internazionale Italia-Mongolia da parte di tutta la Comunità di San Giorgio in Bosco e un ringraziamento particolare al Prof. Bruno Marcolongo che io considero un moderno "Marco Polo".&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Il nome Mongolia a noi Europei riporta alla memoria Marco Polo, il viaggiatore veneziano del XIII^ secolo che la visitò, giungendovi nel 1271, e ne descrisse le meraviglie nel suo libro “Il Milione”.&lt;br /&gt;Una volta diffuso, lo scritto non fu tenuto in considerazione come veritiero dai suoi contemporanei, i quali anzi ne accentuarono il carattere favoloso e ne ricordarono soprattutto gli spunti fantastici, leggendari e misteriosi della Mongolia, di Gengis Khan e Kublai Khan.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bisognò attendere fino al XVI^ secolo perché al libro di Marco Polo fosse data l’importanza che si meritava, quale primo esempio di prosa scientifica moderna, e questo avvenne grazie a Giovanni Battista Ramusio, umanista, geografo e statista veneziano, il quale, nella sua monumentale opera “Navigazioni e Viaggi” per primo pubblicò Il Milione in edizione integrale, accompagnato da un’approfondita analisi dal punto di vista geografico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ebbene, Giovanni Battista Ramusio, che pubblicando e commentando Il Milione ebbe un grande merito nella diffusione della conoscenza dell’antica Mongolia, dei suoi sovrani, delle usanze di vita, trascorse l’ultima parte della sua vita a San Giorgio in Bosco, nella sua villa detta “Ramusa” nella quale si dedicò al riordino ed al completamento della sua imponente opera letteraria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ed ecco che questo piccolo comune dell’Alta padovana ha contribuito, con l’amenità del suo paesaggio che attirò e dette la necessaria tranquillità al Ramusio, che qui potè completare e dare alle stampe la sua opera, alla diffusione di notizie e conoscenze sull’antica Mongolia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                                                                                     Leopoldo Marcolongo&lt;br /&gt;                                                                                  Sindaco                        &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;COMUNE DI SAN GIORGIO IN BOSCO&lt;br /&gt;PROVINCIA DI PADOVA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;G.B. RAMUSIO, CITIZEN OF SAN GIORGIO IN BOSCO, DECISIVELY CONTRIBUITED TO THE SPREADING OF KNOWLEDGE ABOUT THE ANCIENT MONGOLIA.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Let me heartily greet Your Excellency Khamba Lama Damdinsuren Natsagdorj, all the chairmen and guests of the International Simposium Italy – Mongolia from the Citizens of San Giorgio in Bosco and let me thank particularly Professor Bruno Marcolongo, whom I consider a modern “Marco Polo”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;For European people like us, the name of “Mongolia” brings to mind the name of Marco Polo, the XIII^ century Venetian traveller who visited it in 1271 and described its wonders in his book “Il Milione”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;After its pubblication its contemporary readers, who on the contrary emphasised its fabulous features and remembered above all the fanciful, mythical and misterious aspects of Mongolia, of Gengis Khan and Kublai Khan, haven’t considered the book as containing truths.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Only in the XVI century, Marco Polo’s book was at last recognised as the first example of a modern scientific prose and that happened thanks to Giovanni Battista Ramusio, a Venetian humanist, geographer and statesman who first published “Il Milione” in its whole edition, into his monumental literary work “Navigazioni e Viaggi”, adding a thorough analysis of Marco Polo’s book from a geographical point of view.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Well, Giovanni Battista Ramusio, who, by editing and analysing “Il Milione” had a great merit in the diffusion of the information about the Ancient Mongolia, its sovereigns, its traditions and its ways of life, spent his last years in San Giorgio in Bosco, in his villa called “Ramusa”, in which he devoted himself entirely to his studies.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;That’s how this small town in the northern Padua Area contribuited to the spreading of the knowledges about Ancient Mongolia, giving to G.B. Ramusio necessary quiet and pleasant surroundings where to complete and publish his studies.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         &lt;br /&gt;The Mayor&lt;br /&gt;Leopoldo Marcolongo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;BIBLIOGRAFIA:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per scrivere il breve intervento su Marco Polo e Ramusio di cui sopra mi sono basato sulle seguenti fonti in Internet.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Breve storia dell’Impero Mongolo con Gengis Khan e poi Tamerlano:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;http://it.geocities.com/stilnovo02/mongoli.html&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Brevissima descrizione storica ed aggancio con Marco Polo, che giunse in Mongolia nel 1271:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;http://www.lastampa.it/_web/_RUBRICHE/Viaggi/archivio/viaggi030723.asp&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Marco Polo aveva una visione “poetica” della nascita del grande impero mongolo, dove approdò nel 1271. Tutto iniziò con l’incoronazione di Gengis, che così raccontava il mercante veneziano nel “Milione”, oggi tradotto in italiano corrente dalla Tea: “Gengis Khan sapeva gestire il potere con abilità e fermezza. Arrivò dunque un’incredibile moltitudine di tartari e quando Gengis vide così tanta gente, subito decise di prepararsi per andare a conquistare altre terre”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Marco Polo e il Milione in riferimento a Ramusio:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;http://www.liberliber.it/biblioteca/p/polo/&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Polo, Marco&lt;br /&gt;Note biografiche&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nato a Venezia nel 1254 da una famiglia di viaggiatori, Marco Polo intraprese il famoso viaggio verso l'estremo Oriente (un evento che diverrà in seguito il soggetto del celeberrimo libro di memorie Il Milione) nel 1271, a soli 17 anni, insieme con il padre Niccolò e lo zio Matteo.&lt;br /&gt;I due facoltosi mercanti erano animati essenzialmente dalle facilitazioni mercantili e commerciali che le nuove vie e nuovi contatti con l'Oriente potevano portare a loro come alla loro città, sempre insidiata, da questo punto di vista, dalla concorrenza delle altre città marinare.&lt;br /&gt;Il viaggio ed i soggiorni nei diversi paesi che ebbe modo di visitare durarono in tutto 24 anni (dal '71 al '95) ed in questo lungo lasso di tempo Marco Polo attraversò tutta l'Asia, arrivando infine a Pechino, la sede del Gran Kahn, nonché il punto nevralgico di un impero enorme e favoloso. Qui fu al servizio dell'imperatore per diversi anni, durante i quali svolse attività diplomatiche ed amministrative, fino a che, nel 1292, non iniziò per mare il viaggio di ritorno a Venezia, un tragitto che gli portò via 3 anni. Giunto nella sua città natale nel 1295, vi trascorse serenamente ulteriori 3 anni, fino a quando, nel 1298, non fu fatto prigioniero dai genovesi in seguito alla battaglia di Curzola.&lt;br /&gt;Fu proprio in carcere che raccontò ad un suo compagno di cella, Rustichello da Pisa, le avventure che aveva vissuto e gli eventi a cui aveva assistito nel suo lungo soggiorno in Oriente: Rustichello redasse inizialmente il resoconto in francese (misto ad italianismi ed espressioni dialettali venete), e, una volta diffuso, lo scritto non fu tenuto in considerazione come veritiero dai suoi contemporanei, i quali anzi ne accentuarono il carattere favoloso e ne ricordarono soprattutto gli spunti fantastici, leggendari e misteriosi.&lt;br /&gt;Nonostante il parere dei suoi lettori trecenteschi e nonostante si presenti ancora oggi come "il libro delle meraviglie", Il Milione è in realtà il primo esempio di prosa scientifica moderna, o, nelle intenzioni di Polo, un libro "utile", che fosse in grado di fornire notizie precise e dettagliate sugli usi, i costumi, la geografia e l'economia di popoli e di lande sconosciuti o quasi. L'evidenza di questa volontà è fornita anche dallo stile estremamente conciso dell'opera, povero nel lessico ed in particolare nell'aggettivazione, uno stile che si vuole limitare ad una descrizione "scientifica" di ciò che, in quanto ignoto, si immaginava comunemente come strano e favoloso.&lt;br /&gt;Liberato un anno dopo e tornato a Venezia, Marco Polo vi restò fino alla sua morte, avvenuta tra il 1324 e il 1325.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Approfondimenti &lt;br /&gt;Navigazioni e viaggi, di Giovanni Battista Ramusio&lt;br /&gt;Fondamentale e vastissimo trattato geografico del Cinquecento, rappresenta il primo sistematico tentativo di fare il punto sulle conoscenze acquisite nell'epoca delle grandi scoperte geografiche.&lt;br /&gt;Con riferimento a Marco Polo si segnalano in particolare, nel terzo volume:&lt;br /&gt;• un'edizione del Milione; &lt;br /&gt;• un'analisi del viaggio di Marco Polo; &lt;br /&gt;• una riflessione sull'incipit del Milione relativamente all'Impero latino d'Oriente; &lt;br /&gt;• commenti ed edizioni di altre relazioni di viaggi in Oriente. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Descrizione de : Il Milione&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;http://spazioinwind.libero.it/azulines/coleridge/milione2.html&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- il milione -&lt;br /&gt;Un grande interesse sorge intorno al libro di Marco Polo quando, verso la metà del XV secolo, comincia a prendere forma il progetto dei portoghesi di raggiungere per mare l'Asia orientale. Anche Cristoforo Colombo, partito da Palos verso occidente per raggiungere, attraverso L'Atlantico, i tetti d'oro di Cipangu, si porta appresso una copia del libro nella versione di Pipino edita ad Anversa nel 1485. &lt;br /&gt;Il Milione viene incluso in tutte le raccolte di viaggi cinquecentesche: &lt;br /&gt;Johannes Huttich nel Novus Orbis (Basilea 1532); &lt;br /&gt;poi il Ramusio (1550), nella sua monumentale opera Navigazioni e viaggi; &lt;br /&gt;quindi L'inglese Samuel Purchas (Purchas His Pilgrims, Londra 1625) al quale sembra essersi ispirato Coleridge per la stesura del Kubla Kahn. &lt;br /&gt;qui viene citata e la versione franco-italiana del Milione; il suo titolo originale è tradotto dal francese Le livre de Marco Polo citoyen de Venise, dit Million, où l’on conte les merveilles du monde (Il libro di Marco Polo cittadino di Venezia, detto Milione, dove si raccontano le meraviglie del mondo); &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dubbi su Polo in Cina:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;http://digilander.libero.it/arti2000/ts99/960313.htm&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Testuale:&lt;br /&gt;La Wood afferma, inoltre, che a creare il mito del favoloso viaggio di Marco Polo in Cina contribuì in modo determinante l'edizione del suo libro pubblicata dal Ramusio nel 1559. Per chi ha letto «Il Milione», e ha visto il film su Marco Polo, la conclusione di Frances Wood sembra quasi incredibile. E' come se un bel mattino i mass media annunciassero&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Piccola biografia di G.B.Ramusio:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;http://www.liberliber.it/biblioteca/r/ramusio/index.htm&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ramusio, Giovan Battista&lt;br /&gt;Note biografiche&lt;br /&gt;Giovan Battista Ramusio (Treviso 1485 - Padova 1557), umanista italiano.&lt;br /&gt;Allievo di Pietro Pomponazzi, collaboratore di Aldo Manuzio, gli diede le edizioni di Quintiliano (1514) e Livio (1519) ed ebbe interessanti corrispondenze con scienziati e umanisti quali Fracastoro e Bembo. Fu anche cancelliere della Repubblica Veneta e dal 1515 segretario del Senato.&lt;br /&gt;Non si sa quando possa aver maturato l'idea dell'opera per cui va famoso, Navigazioni e Viaggi: forse quando ebbe l'incarico di trattare con il navigatore Sebastiano Caboto, figlio di Giovanni, affinché questi si mettesse al servizio di Venezia.&lt;br /&gt;Le Navigazioni sono un'opera poderosa, che intendeva fare il punto dei più importanti viaggi compiuti dall'antichità classica fino al suo tempo, ma che, per la sua precisa e dotta compilazione e per la competenza dei dati cartografici, fu considerata uno dei fondamenti degli studi geografici moderni.&lt;br /&gt;Note biografiche a cura di Claudio Paganelli&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5343840545511586478-6741618479058448115?l=leopoldomarcolongo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/feeds/6741618479058448115/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/04/simposio-internazionale-italia-mongolia.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/6741618479058448115'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/6741618479058448115'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/04/simposio-internazionale-italia-mongolia.html' title='SIMPOSIO INTERNAZIONALE ITALIA - MONGOLIA'/><author><name>Leopoldo Marcolongo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06494205814059811739</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TUBv_gar1wI/AAAAAAAAAG8/wkglHBDaxPo/s220/L.Marcolongo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/S8Xr6rTJ18I/AAAAAAAAADU/kZIgXsWS1QY/s72-c/Dia+29.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5343840545511586478.post-9164639522355773489</id><published>2010-04-14T02:27:00.000-07:00</published><updated>2010-04-14T10:19:11.419-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Emigrazione'/><title type='text'>Museo dell'Emigrazione Veneta di San Giorgio in Bosco:  progetto e storia</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/S8WN8O6hUkI/AAAAAAAAADE/mey2bK1OdKA/s1600/Copia+di+DSC_4347.JPG"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 213px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/S8WN8O6hUkI/AAAAAAAAADE/mey2bK1OdKA/s320/Copia+di+DSC_4347.JPG" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5459926189191811650" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho cominciato ad occuparmi di Emigrazione ancora dal 1997, anche all'Estero (vedi www.marcolongo.org) facendo ricerche sulla storia della mia Famiglia;&lt;br /&gt;- durante i 10 anni di Sindaco (1999-2009) come membro della Consulta di Anci Veneto ho seguito le Consulte dei Veneti nel Mondo, le due Feste dei Veneti nel Mondo, i Meetings dei Giovani Veneti, i Gemellaggi e le varie manifestazioni organizzate dall'Ass.Oscar De Bona della Regione Veneto. Ho partecipato alla Consulta in Brasile nel 2005 ed ero già stato in Argentina nel 2004 invitato da Luigi e Andrea Pallaro;&lt;br /&gt;- conosco personalmente quasi tutti i Consultori Veneti del Mondo e ho stabilito una serie di contatti con molti amici all'Estero e in Italia, con le storiche Associazioni degli Emigrati e con l'Università di Padova;&lt;br /&gt;- ho organizzato diverse mostre sull'Emigrazione a San Giorgio in Bosco e presentato il progetto di restauro di Villa Bembo;&lt;br /&gt;- ho promosso due concorsi per Tesi di Laurea sull'Emigrazione Veneta e premiato i vincitori, in collegamento Ustream;&lt;br /&gt;- ho pubblicato un libro sull'Emigrazione a San Giorgio in Bosco, a cura del Prof. Paolo Miotto;&lt;br /&gt;- sono intervenuto in diretta su radio dell’Argentina e del Canada per illustrare il progetto del Museo; &lt;br /&gt;- nel 2004, l'amico ex On. Flavio Rodeghiero, al quale mi lega la comune origine da Foza, mi propose il progetto di un Museo dell'Emigrazione a San Giorgio in Bosco, restaurando Villa Bembo di proprietà del Comune, che versava in pessime condizioni;&lt;br /&gt;- nel 2006, con l'elezione a Senatore di Luigi Pallaro, originario di San Giorgio in Bosco, il progetto ha avuto un ulteriore slancio;&lt;br /&gt;- nel 2008 sono stato nominato, dal Ministero degli Affari Esteri, membro del Comitato Scientifico del Museo delle Migrazioni di Roma e ho avuto occasione di conoscere le realtà museali presenti in Italia e all'Estero e stringere amicizie con i vari direttori; &lt;br /&gt;- la documentazione più importante presente sono i libri di Frei Rovilio Costa di Porto Alegre, in Brasile. Vengono già a San Giorgio in Bosco studiosi per consultarli, perchè sono gli unici in Italia;&lt;br /&gt;- per il momento la documentazione è ospitata presso la Biblioteca di San Giorgio in Bosco, curata dal Dr. Francesco Mazzonetto;&lt;br /&gt;- è già partita la Banca dati dell'anagrafe Austro-Ungarica (1816-1871) con la Curia di Vicenza. E' un progetto da estendere a tutti i Comuni del Veneto per creare un’unica banca dati a servizio dei nostri emigrati.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Nella Consulta dei Veneti nel Mondo del 2008 a Marostica, l'Ass. Reg. Oscar De Bona ha verbalizzato: "...Per quanto riguarda la proposta di creare un centro di documentazione sull'Emigrazione Veneta dichiara di condividere l'idea che il centro possa trovare collocazione presso il futuro Museo sull'Emigrazione di San Giorgio in Bosco, Padova...". Anche il Prof. Gianpaolo Romanato dell'Università di Padova "...propone di supportare il Museo di San Giorgio in Bosco che è già partito...".&lt;br /&gt;Nell’ultima Consulta dei Veneti nel Mondo del 2009 in Uruguay,  L’Ass. Oscar De Bona ha ribadito: “…   Per quanto riguarda il museo dell’Emigrazione informa che intende approfondire con l’amministrazione comunale di San Giorgio in Bosco sulle intenzioni riguardanti il completamento del progetto….” e   il Prof. Gianpaolo Romanato “…Si auspica che non vada persa l’iniziativa del  museo di San Giorgio in Bosco come centro di documentazione  anche in previsione dell’insegnamento della storia dell’Emigrazione tenendo conto del fatto che dispone già di quasi tutta la collezione delle pubblicazioni di  Rovilio Costa. Sottolinea la necessità di incrementare un rapporto più stretto e più profondo  fra associazionismo e cultura….”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Molti sono i sostegni arrivati, fra i quali quello di Luiz Carlos B. Piazzetta, Presidente Comvers* &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Questi sono i costi del restauro di Villa Bembo che sarà agibile per l’estate del 2010:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Regione         €     162.000&lt;br /&gt;Regione         €     217.000&lt;br /&gt;Otto per mille  €     721.000&lt;br /&gt;A carico Comune €     700.000&lt;br /&gt;____________________________&lt;br /&gt;Totale lavori Euro 1.800.000**&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;C’è un interesse della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo per l’allestimento della sala espositiva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella Legge Finanziaria della Regione Veneto del 2009, il Consigliere Regionale Franco Frigo aveva proposto un emendamento*** per la partecipazione della Regione Veneto ad una Fondazione per la gestione del Museo dell’Emigrazione Veneta, che non è passato, come non è passato un analogo emendamento**** presentato dal Consigliere Provinciale Dino Scantamburlo al Bilancio del 2010 della Provincia di Padova.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Penso che il Museo sarebbe il fiore all'occhiello della Regione Veneto, essendo l'unico in Veneto e fra i pochissimi in Italia. I costi futuri saranno la sola gestione, essendo già tutti pagati quelli del restauro.  Un Museo gestito da una Fondazione che metta insieme Regione Veneto, Province, Comuni, Università, Associazioni storiche dell’Emigrazione. Non è più tempo di ragionare per separatezze, è il tempo di costruire cattedrali, di unire le forze per farne una realtà regionale che guardi al futuro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un luogo per ricordare, ma anche per mantenere vivi i contatti con i nostri Emigrati all’estero, soprattutto i giovani. Non penso a un Museo solo di vecchie fotografie. Dobbiamo sfruttare il grande amore verso l’Italia e la sua cultura rivolgendoci alle nuove generazioni di emigrati i quali, scoprendo il grande patrimonio culturale del Veneto, scopriranno anche i suoi prodotti commerciali. Noi abbiamo nel mondo milioni di “ambasciatori”, persone che spesso ricoprono posti di responsabilità. Dobbiamo solo arrivare a loro perché, a parità di condizioni, preferiranno i prodotti italiani e Veneti in particolare. Le attività del Museo saranno quindi rivolte ad riagganciare, prima di perderli per sempre, i contatti con le ultime generazioni di oriundi di lingua e cultura Veneta, attraverso stages, convegni, circuiti turistici alla riscoperta dei nostri tesori d’arte e di storia, con la realizzazione di studi sull’Emigrazione, di un sito internet che ne rappresenti il punto di riferimento e di un giornale che potrebbe essere InfoVeneto che ha già sede a San Giorgio in Bosco. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Leopoldo Marcolongo-sindaco Comune San Giorgio in Bosco dal 1999 al 2009&lt;br /&gt;_____________________________________________________________________________________&lt;br /&gt;*&lt;br /&gt;Caro amico Leopoldo&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Siamo totalmente d´accordo che il progetto del Museo dell´Emigrazione Veneta di San Giorgio in Bosco non debba mai fermare. Si tratta di un´opera molto importante per i veneti, tanto quelli all´estero quanto per quelli in Regione. Quel museo custodisce una parte molto della nostra storia collettiva. È la Storia Moderna del Popolo Veneto.&lt;br /&gt;Siamo da vicini con te e disposti a lottare con tutti i mesi che abbiamo per vedere conclusa quest´opera. Il nostro comitato accompagna il risultato con vivo interesse e spirito di partecipazione.&lt;br /&gt;Un forte abbraccio&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Luiz Carlos B. Piazzetta&lt;br /&gt;Presidente COMVERS _____________________________________________________________________________________&lt;br /&gt;**VILLA BEMBO RESTAURO E RECUPERO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1° finanziamento Regionale&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con decreto n° 452 del 26.07.2005 è stato concesso a questa Amministrazione Comunale un contributo di €. 161.963,77 a valere sui “Lavori di somma urgenza per il restauro della copertura e consolidamento statico di Villa Fabian già Villa Bembo”. Legge Regionale n° 6/1997, art. 78 e DGR n° 790/2005.0&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2° finanziamento Regionale&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;L.R. 6/97, art. 78 – Contributi in materia di interventi di recupero, restauro e valorizzazione di immobili non statali, di interesse storico e artistico, soggetti alle disposizioni del Titolo I del D.Lgs. 22 gennaio 2004 n. 42.&lt;br /&gt;Piano di riparto dei fondi disponibili per l’esercizio finanziario 2007.&lt;br /&gt;Lavori  di somma urgenza per il restauro della copertura e consolidamento statico di Villa Fabian già Villa Bembo – II stralcio. Contributo di € 217.232,10.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Contributo Statale 8x1000&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D.P.C.M. 23.11.2007 di ripartizione della quota dell’otto per mille dell’IRPEF a diretta gestione statale per l’anno 2007. “Restauro e riqualificazione dell’edificio monumentale di villa bembo (PD) ad uso pubblico comunale per centro culturale e museo – II lotto di completamento. Finanziamento di €. 721.000,00.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dalla Relazione tecnica di progetto….&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La villa, che è databile alla metà del XVI secolo, è catalogata dall’Istituto regionale per le ville venete – Catalogo e Atlante del Veneto - al numero PD 480, codice 00001863 dell’Istituto centrale per il catalogo e la documentazione.&lt;br /&gt;_____________________________________________________________________________________&lt;br /&gt;***&lt;br /&gt;PDL N. 367 LEGGE FINANZIARIA REGIONALE PER L’ESERCIZIO 2009- ARTICOLO 8&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ aggiunto il seguente articolo:&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Art. 8 bis – Partecipazione della Regione del Veneto alla costituenda Fondazione “Museo dell’Emigrazione Veneta”.&lt;br /&gt;1. La Giunta regionale, al fine di favorire la realizzazione e la valorizzazione della Villa Bembo nel Comune di San Giorgio in Bosco (PD), quale luogo dedicato alla storia e alla conservazione delle memorie dell’emigrazione dei Veneti, è autorizzata a partecipare, in qualità di socio fondatore, alla costituenda Fondazione “Museo dell’Emigrazione Veneta”.&lt;br /&gt;2. La Giunta regionale è autorizzata a compiere, in accordo con il Comune di San Giorgio in Bosco (PD), tutti gli atti necessari alla costituzione della fondazione di cui al comma 1.&lt;br /&gt;3. Il Presidente della Giunta regionale o un suo delegato esercita i diritti inerenti la qualità di socio fondatore della Regione del Veneto.&lt;br /&gt;4. La Giunta regionale è inoltre autorizzata ad erogare alla fondazione di cui al comma 1 un contributo annuale per la gestione e il funzionamento.&lt;br /&gt;5. Agli oneri derivanti dall’attuazione del presente articolo, quantificati in euro 70.000,00 per l’esercizio 2009, si fa fronte con le risorse allocate U0170 “Iniziative per gli emigrati veneti”del bilancio di previsione 2009.&lt;br /&gt;_____________________________________________________________________________________&lt;br /&gt;****&lt;br /&gt;“Istituzione del Museo provinciale dell’Emigrazione – E. 20.000,00”&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5343840545511586478-9164639522355773489?l=leopoldomarcolongo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/feeds/9164639522355773489/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/04/museo-dellemigrazione-veneta-di-san.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/9164639522355773489'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/9164639522355773489'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/04/museo-dellemigrazione-veneta-di-san.html' title='Museo dell&apos;Emigrazione Veneta di San Giorgio in Bosco:  progetto e storia'/><author><name>Leopoldo Marcolongo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06494205814059811739</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TUBv_gar1wI/AAAAAAAAAG8/wkglHBDaxPo/s220/L.Marcolongo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/S8WN8O6hUkI/AAAAAAAAADE/mey2bK1OdKA/s72-c/Copia+di+DSC_4347.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5343840545511586478.post-2432349732647887310</id><published>2010-03-30T08:42:00.000-07:00</published><updated>2010-03-30T08:44:41.352-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Immigrazione'/><title type='text'>«Vorrei essere leghista, ma...» di Sergio Frigo</title><content type='html'>Giovedì 4 Marzo 2010,  Gazzettino, pag, 5  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; http://www.ilgazzettino.it/articolo.php?id=93899&amp;sez=REGIONI&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’è una piccola frase buttata lì qualche anno fa da un mio vecchio zio socialista, poi diventato leghista, all’origine del mio libro "Caro Zaia vorrei essere leghista ma proprio non ci riesco": “Noialtri simo poareti. No gavimo miga studià come ti!” É una frase che spiega bene, come ho scoperto molto dopo, perché la sinistra, soprattutto nelle nostre regioni, perde sistematicamente le elezioni, e perché - specularmente - le vince un partito come la Lega, dai tratti marcatamente popolani e anti-intellettuali: quelle parole segnalavano, infatti, un inedito scollamento sociale e culturale, destinato a diventare ben presto politico, fra "noi" - giovani studenti destinati a diventare ceto medio istruito e progressista - e “loro”, i nostri zii, cugini, vicini di casa, che erano rimasti “poareti". Uno scollamento che si è approfondito in anni più recenti con l’arrivo massiccio degli immigrati, che noi ceti medi abbiamo accolto con benevolenza, mentre "loro", i ceti deboli, li subivano come sgraditi concorrenti sul terreno del lavoro, della casa e del welfare. Nulla di strano se si sono sentiti traditi da noi, sposando invece le parole d’ordine di chi - la Lega - diceva loro che avevano ragione a temere i nuovi arrivati, e diritto di difendere i propri interessi e i propri valori dalle culture estranee alla nostra.&lt;br /&gt;      È da questo punto che prendono le mosse le riflessioni contenute nel libro, articolate sull’espediente retorico di una lettera aperta a Luca Zaia. Dialogando virtualmente con lui, in realtà ho cercato di analizzare anche i tanti vizi del variegato e disperso pianeta progressista, convincendomi però che essi non bastano a spiegare le ragioni di una sconfitta storica: ragioni che risiedono nel fatto che la sinistra in questi anni segnati dalla globalizzazione, dalle migrazioni e dalla crisi economica si è trovata di fronte all’amaro destino di dover scegliere fra tradire se stessa o tradire i propri elettori, tra la coerenza agli ideali (la solidarietà con gli ultimi, il terzomondismo) e la ricerca del consenso: e qui è ancora bloccata.&lt;br /&gt;Sergio Frigo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In un libro-lettera a Zaia, Sergio Frigo s’interroga sui trionfi del Carroccio a Nordest&lt;br /&gt;________________________________________&lt;br /&gt;Giovedì 4 Marzo 2010, &lt;br /&gt;UN SOGNO  PER IL FUTURO&lt;br /&gt;     &lt;br /&gt;      Coloro che si candidano a rappresentarci, infine, devono sapere che noi «popolo di sinistra» ci siamo ancora, nonostante le troppe frustrazioni che essi ci hanno inflitto, anche se siamo sempre più stanchi e sfiduciati: dai nostri leader ci aspettiamo dunque che sappiano comprendere il nostro scoramento ma anche che ci trasmettano la sicurezza che ce la faremo a tirarcene fuori, utilizzando l’intelligenza, la generosità, la fantasia e magari anche una sana ironia che costituiscono le nostre principali risorse.&lt;br /&gt;      Certo, bisogna essere consapevoli che nelle situazioni di crisi e di incertezza come quella che stiamo attraversando è naturale che prevalgano nell’uomo gli istinti elementari della chiusura nel presente, della salvaguardia del proprio status messi in pericolo dall’irruzione dello straniero e dell’autodifesa identitaria e di clan, che solitamente vengono sublimati (o repressi) nei momenti più felici. Ed è altrettanto naturale che siamo molto più popolari, fra gli elettori, coloro che dicono loro che hanno ragione a volersi tenere stretto il po’ di benessere appena acquisito, rispetto a noi, che invece li invitiamo a condividere quel poco con chi ha meno, e a pensare anche alle generazioni future. «Nell’attuale dura realtà non c’è più la possibilità di sognare un mondo migliore», si addolora un leghista illuminato come Giuseppe Covre, rievocando la sua antica militanza a sinistra e le sue utopie giovanili. Ecco, possiamo dire che i leghisti sono coloro che, dopo aver rinunciato al sogno generoso di migliorare il modo, si accontentano ora dell’obiettivo modesto anche se molto concreto di proteggere la propria famiglia e mantenere in ordine il proprio paese. &lt;br /&gt;      A noi spetta invece la scomoda ma ineludibile responsabilità di continuare a coltivare pulsioni elementari del nostro interesse diretto personale e immediato, e il colpito altrettanto arduo di guardare oltre le contraddizioni del reale e del presente per continuare a coltivare progetti anche per la collettività e per il futuro. Magari questo ci esporrà alle accuse di velleitarismo, precludendoci il facile consenso nell’immediato e assicurandoci sonore sconfitte. Ma qualcuno dovrà pur continuare, anche in questo cupo presente, a coltivare il sogno di una società di cui essere un po’ più fieri negli anni a venire.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5343840545511586478-2432349732647887310?l=leopoldomarcolongo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/feeds/2432349732647887310/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/03/vorrei-essere-leghista-ma-di-sergio.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/2432349732647887310'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/2432349732647887310'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/03/vorrei-essere-leghista-ma-di-sergio.html' title='«Vorrei essere leghista, ma...» di Sergio Frigo'/><author><name>Leopoldo Marcolongo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06494205814059811739</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TUBv_gar1wI/AAAAAAAAAG8/wkglHBDaxPo/s220/L.Marcolongo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5343840545511586478.post-5918964110225595804</id><published>2010-03-23T13:15:00.000-07:00</published><updated>2010-03-23T13:17:04.375-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Immigrazione'/><title type='text'>I reati sono diminuiti, ma la percezione dell’insicurezza è aumentata</title><content type='html'>Comitato Ordine pubblico e Sicurezza-Tombolo 10 gennaio 2008&lt;br /&gt;__________________________________________________________________________&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                                                                                                                        Lì, 31 dicembre 2007&lt;br /&gt;Prot. N.  17587    via Fax         &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;OGGETTO: Riunione Comitato per l’Ordine e la Sicurezza&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Per trovare una linea comune nel modo di affrontare le non facili sfide che ci pone la moderna criminalità, per fare una attenta analisi e trovare, tutti insieme, soluzioni concrete, Ti invito a convocare con urgenza  il Comitato per l’Ordine e la Sicurezza della nostra zona nella sede naturale di Cittadella.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Sarà anche un modo per chiedere, con forza, che lo Stato sia più vicino ai suoi Sindaci e l’occasione per rendere omaggio alla Costituzione che, grazie alla saggezza dei nostri Padri Costituenti, da 60 anni garantisce a tutti la libertà e la convivenza civile &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cordiali saluti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Sindaco&lt;br /&gt;Leopoldo Marcolongo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Egr. Sig.&lt;br /&gt;Massimo Bitonci&lt;br /&gt;Comune Cittadella&lt;br /&gt;___________________________&lt;br /&gt;e.p.c. ai Sigg. Sindaci:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Massimo Ramina-Campodoro&lt;br /&gt;Luigi Bernardi-Campo San Martino&lt;br /&gt;Gino Carolo-Carmignano di Brenta&lt;br /&gt;Marcello Costa-Curtarolo&lt;br /&gt;Marcello Mezzasalma-Fontaniva&lt;br /&gt;Silvano Sabbadin-Galliera Veneta&lt;br /&gt;Loredana Pianazzola-Gazzo Padovano&lt;br /&gt;Sergio Acqua-Grantorto&lt;br /&gt;Renato Marcon-Piazzola Sul Brenta&lt;br /&gt;Giovanni Baggio-San Martino di Lupari&lt;br /&gt;Tiziano Zampieron-San Pietro in Gù&lt;br /&gt;Franco Zorzo-Tombolo&lt;br /&gt;Beatrice Piovan-Villafranca Padovana&lt;br /&gt;___________________________________________________________________________&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dall’ultimo Comitato di qualche anno fa, qualcosa è cambiato. I reati sono diminuiti, ma la percezione dell’insicurezza è aumentata.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;IL BUIO "AL DI QUA" DELLA SIEPE Franca Zambonini –Famiglia Cristiana n. 40/2007&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ormai la paura è nostra compagna di strada. Il bisogno di sicurezza è una esigenza primaria. Sono diminuiti gli omicidi. Crescono i furti e le rapine, il consumo di droga, la violenza sulle donne. L’autodifesa può diventare un pericolo. Ma qualcuno dovrà proteggerci.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo dialoghetto mi ha fatto ricordare Il buio oltre la siepe, titolo italiano di un romanzo di Harper Lee, l’americana che ha scritto solo questo libro, ma bellissimo; nell’originale si chiama To Kill a Mockingbird, neè stato tratto un film ugualmente piacevole con Gregory Peck nella parte dell’avvocato, padre di due bambini, che dà prova di gran coraggio nell’Alabama dei conflitti razziali. Il buio oltre la siepe era la paura dell’ignoto, di quello che sta "oltre". Ma ora il buio è arrivato al di qua della siepe. Ed è l’insicurezza in cui viviamo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La domanda di sicurezza rappresenta una voce primaria per una decente qualità della vita. Non c’è sistema d’allarme capace di difendere dai furti le nostre case. Non bastano cancelli e inferriate per blindare le villette fuori città; l’isolamento nelle campagne è illusorio quanto l’affollamento cittadino. Non esiste protezione contro le aggressioni, le rapine, gli scippi, e va bene quando ci si rimette solo il portafogli, senza danni fisici. «Ma perché mi hanno anche picchiato?», lamentava il regista Giuseppe Tornatore, aggredito da tre manigoldi sull’Aventino, un tempo tranquillo quartiere romano: «Mi avevano già derubato, che senso avevano le botte?», e non c’è risposta.&lt;br /&gt;Al bisogno di sicurezza corrisponde il fai-da-te della difesa. Le pistole in casa contro ladri eventuali, le ronde notturne volontarie, gli assalti ai campi nomadi o alle baracche degli immigrati, i pittoreschi sindaci-sceriffi e altre cosiddette contromisure rappresentano una cultura che non ci appartiene, semina altra violenza, aggiunge pericolo a pericolo.&lt;br /&gt;Secondo i dati del Rapporto sulla criminalità in Italia, presentato a giugno dal ministro dell’Interno Giuliano Amato, sono in calo gli omicidi, in crescita i furti e le rapine, soprattutto nel Nord, dove arrivano immigrati clandestini anche "mordi e fuggi" dall’Est d’Europa.&lt;br /&gt;Impressiona la corsa al consumo di droga (cinque tonnellate sequestrate l’anno scorso, più cocaina che eroina), strada maestra del crimine. E "sconvolge", questa è la parola usata dal ministro, il capitolo della violenza sulle donne, non solo sessuale: aumentano lesioni e maltrattamenti, il 62 per cento commessi dal partner.&lt;br /&gt;Non si vive bene con la paura come compagna di strada. E siamo contrari agli improvvisati sistemi di autodifesa. Ma alla domanda di Tornatore: «Perché anche le botte?», occorre che chi ha il compito istituzionale di difenderci trovi una risposta. E in fretta, prima che l’Italia diventi il Far West. &lt;br /&gt;______________________________________________________________________________________&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’utopia del sindaco-sceriffo  -  Gian Valerio Lombardi-Prefetto di Milano&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questi giorni è tornata di attualità la questione della sicurezza e di un possibile ulteriore ruolo delle polizie locali. Sono convinto che un apporto più incisivo della polizia locale può essere utile.&lt;br /&gt;……………………………………………………………………………………………………..&lt;br /&gt;Taluni esponenti politici locali – per rafforzare tale indicazione  (sindaci sceriffi) – fanno talora riferimento all’esperienza del sindaco di New York che a suo tempo ha ottenuto, ma per un breve periodo, buoni risultati con la “tolleranza zero” (che non sarebbe male introdurre almeno in parte nelle leggi anche da noi) (In questi giorni Giuliani è candidato alla Casa Bianca, ma senza grandi successi). Chi propone tale opzione non considera però la diversa grandezza dell’Italia rispetto agli USA: negli Stati Uniti esiste una polizia federale che persegue reati federali e una polizia locale che persegue reati locali, ferma restando la sovraordinazione dela stessa polizia federale. E poi lo Stato di New York ha 18 milioni di abitanti pari a poco meno di un terzo dell’intera Italia. Lì è logio avere una polizia “locale” perché New York non è solo una città ma un vero e proprio Stato. L’azione penale negli Stati Uniti è affidata alla magistratura elettiva. Lì ha un senso coinvolgere il sindaco nella gestione della polizia locale.Del resto la vastità del territorio e le differenze fra i singoli Stati giustificano il doppio livello delle polizie, federale e locale. Ma in Italia con un territorio trenta volte più piccolo e che è meno della metà del solo Texas, sarebbe lo stesso? Non credo proprio. E’ un segno della nostra mentalità provinciale chiedere, da parte del livello locale, sempre nuovi poteri (peraltro senza esercitare sempre quelli che si hanno!) quasi che la gestione locale sia, per magia, il rimedio a tutti i problemi. Purtroppo l’esperienza sembra dimostrare il contrario.&lt;br /&gt;Ma poi sarebbe così vantaggioso per il nostro Paese un simile sistema? Con ottomila Comuni avremmo ottomila sindaci, appartenenti a partiti diversi, i quali – pur se per motivi comprensibili – avrebbero ottomila modi differenti di gestire la sicurezza. Lo Stato, interlocutore comunque insopprimibile – che già fa fatica a coordinare cinque polizie – ne dovrebbe raccordare migliaia, con una dispersione che da noi si tradurrebbe certamente in una più scarsa efficacia dell’attività di sicurezza. Verrebbe così depotenziata ineludibilmente la sicurezza generale e lo Stato o dovrebbe abdicare a una sua funzione (che peraltro l’attuale Costituzione gli affida in via esclusiva) oppure non potrebbe rispettare il proprio contratto sociale.&lt;br /&gt;Le autorità elettive locali con i tanti problemi da risolvere, non potrebbero applicarsi con la necessaria continuità al settore della pubblica sicurezza. Si acuirebbero, con i contrasti politici locali, le diversità e si creerebbero certamente problemi di coordinamento generale, in un Paese in cui la cultura del concerto e della condivisione – fondamento di ogni vero federalismo – non sembra ancora particolarmente sviluppata.  Cittadini, dal canto loro, farebbero a gara nel chiedere polizie sempre più severe per allontanare da sé gli emarginati e i governanti locali sarebbero costretti ad assecondarli, per non perdere il consenso elettorale.&lt;br /&gt;Si realizzerebbe l’esatto contrario di quello che deve essere un sistema equilibrato, efficace e strategico. In realtà l’apporto di Regioni ed Enti Locali nel campo della sicurezza può rivelarsi prezioso se fornito alle autorità dello Stato a ciò preposte, nell’ottica della leale collaborazione. Non è possibile – come talora accade da noi – che parti dello stesso sistema, spesso chiamate a collaborare, si critichino fra loro solo per la diversa appartenenza politica! Una cosa è la politica, altra la gestione. In questo momento poi scegliere un federalismo della sicurezza, in un Paese come il nostro, sempre più soggetto – per l’appartenenza all’Unione europea – alle regole comuni, è una contraddizione, nonché una scelta che mi sembra sbagliata.&lt;br /&gt;In realtà, ciò che non funziona nella sicurezza del nostra Paese non è il lavoro delle forze dell’ordine (che operano in condizioni difficili e con grande impegno) ma la mancanza di certezza della pena*. Chi commette reati o azioni contro la sicurezza e il decoro urbano sa che sostanzialmente non subisce alcuna conseguenza per il proprio comportamento. Con gli attuali strumenti perciò non sarebbe certo l’affidamento delle funzioni al sindaco a garantire meglio la sicurezza. Anzi. E’ lecito pensare che la situazione peggiorerebbe e non poco a causa della inevitabile frantumazione degli interventi sul territorio, per le differenti valutazioni politiche e per la mancanza di una specifica professionalità.&lt;br /&gt;La polizia di sicurezza – in quanto attività amministrativa d’ordine – richiede sicuramente unicità di strategia di comando e di responsabilità. Polverizzarla in ottomila rivoli sarebbe un grave e imperdonabile errore. Adeguati strumenti di intervento, più certezza della pena e unicità di direzione in un quadro di generale collaborazione, sono gli ingredienti necessari per una buona ricetta della “sicurezza”! Maccchiavelli, un grande maestro dell’arte di governare, nei discorsi (III,16), diceva che è rovina per gli Stati “….mandare né luoghi, per amministrarli meglio, più d’uno commissario e più d’uno capo.”. Figurarsi se il discorso non valga per la sicurezza.&lt;br /&gt;_____________________________________________________________________________&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;* Quando parliamo di certezza della pena, anche se non è questa la sede, ricordo che da dati&lt;br /&gt;Espresso n. 1/2008, risultano ospiti delle patrie galere&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;• 60.710 detenuti a luglio 2006&lt;br /&gt;• 26.722 detenuti beneficiari dell’indulto&lt;br /&gt;•   6.048  riarrestati&lt;br /&gt;• 45.024  ddetenuti al 05.09.2007&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;• 49.193 detenuti&lt;br /&gt;• 29.137 imputati&lt;br /&gt;• 18.569 condannati&lt;br /&gt;•   1.487 internati ospedali psichiatrici giudiziari&lt;br /&gt;•     37% extracomunitari da 144 paesi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se non modifichiamo il sistema di sconto della pena, qualsiasi Governo, dovrà fare presto un nuovo indulto per sfoltire le carceri, che si stanno avvicinando nuovamente al collasso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;________________________________________________________________________________&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se quindi il cortocircuito di improbabili e pioneristiche esperienze del caso Cittadella, non offre alcuna soluzione, viene da pensare che il problema non era quello dell’iscrizione anagrafica. L’iscrizione anagrafica è soggetta a regole molto rigide, che tutti i Comuni applicano già, ma i delinquenti, di solito non la chiedono. Se invece consideriamo l’ordinanza di Cittadella solo come una provocazione politica per stimolare il legislatore a migliorare la Legge, va presa per quanto tale.&lt;br /&gt;Ma, se il problema non è l’iscrizione all’anagrafe dei cittadini extracomunitari e neocomunitari, è un problema di ordine pubblico. E se parliamo di ordine pubblico, allora non servono ordinanze, servono Leggi e coordinamento dei Sindaci nel territorio: &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Servono il Prefetto, i Carabinieri, la Polizia. Serve il potenziamento delle loro strutture e il controllo del territorio.&lt;br /&gt;- Serve la collaborazione dei sindaci e il coordinamento dei Vigili urbani con le Forze dell’Ordine, ognuno nell’ambito delle proprie competenze (i vigili fanno i vigili, la Protezione Civile fa quello che è il suo compito, e così via) &lt;br /&gt;- Periodicamente serve la riunione del Comitato per l’Ordine e la Sicurezza.&lt;br /&gt;- Servono soldi per impianti di allarme e videosorveglianza (San Giorgio ha stanziato 55.000 euro, ma per accedere ai contributo regionali bisogna mettere insieme almeno 20.000 abitanti), migliore illuminazione e arredamento delle aree pubbliche, riqualificazione delle aree degradate &lt;br /&gt;- Il Comune di San Giorgio in Bosco mette  a disposizione un fabbricato per fare una caserma&lt;br /&gt;- Serve la chiusura dei locali pubblici a orari uguali  per evitare il pericolo del pendolarismo&lt;br /&gt;- Ma bisogna anche unire politiche d’integrazione e solidarietà a quelle di contrasto alla delinquenza. &lt;br /&gt;- Serve la collaborazione dei nostri cittadini e una cultura della legalità in ogni settore.&lt;br /&gt;- Corsi di lingua italiana e educazione civica per extracomunitari e neocomunitari, come quelli che abbiamo fatto a San Giorgio con grande entusiasmo&lt;br /&gt;- Dare lavoro nei Comuni ai carcerati in esecuzione penale esterna-art. 21-L’ass.Reg. Valdegamberi ha stanziato su una mia richiesta, come delegato ANCI, 50.000 euro per un progetto di sensibilizzazione rivolto ai Comuni&lt;br /&gt;- Serve una scuola che promuova l’integrazione e non chiuda la porta in faccia agli studenti stranieri, perché è nelle scuole che si diventa nuovi cittadini-sui giornali di oggi è scoppiato il caso Pordenone dove i genitori iscrivono i figli alle scuole private perché le pubbliche hanno troppi extracomunitari&lt;br /&gt;- Se gli imprenditori veneti chiedono 20.000 nuovi ingressi al posto dei 14.000 previsti, dobbiamo capire che, piaccia o non piaccia, l’immigrazione è un fenomeno destinato ad aumentare, pena la chiusura delle aziende e anche delle nostre famiglie (badanti).&lt;br /&gt;- E’ meglio regolarizzare gli stranieri che lavorano e che hanno un alloggio, piuttosto che mandarli a ingrossare le file della malavita  &lt;br /&gt;- Serve cioè, non amplificare la paura, ma piuttosto a governarla.&lt;br /&gt;________________________________________________________________________________&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Leopoldo Marcolongo-sindaco di San Giorgio in Bosco&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5343840545511586478-5918964110225595804?l=leopoldomarcolongo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/feeds/5918964110225595804/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/03/i-reati-sono-diminuiti-ma-la-percezione.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/5918964110225595804'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/5918964110225595804'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/03/i-reati-sono-diminuiti-ma-la-percezione.html' title='I reati sono diminuiti, ma la percezione dell’insicurezza è aumentata'/><author><name>Leopoldo Marcolongo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06494205814059811739</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TUBv_gar1wI/AAAAAAAAAG8/wkglHBDaxPo/s220/L.Marcolongo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5343840545511586478.post-7225447305995697441</id><published>2010-03-23T12:42:00.000-07:00</published><updated>2010-03-23T12:57:05.801-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Immigrazione'/><title type='text'>Quando noi eravamo gli albanesi</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/S6kcCvWxTrI/AAAAAAAAACs/mx852VuiAt4/s1600-h/Copia+di+P1050517.JPG"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 240px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/S6kcCvWxTrI/AAAAAAAAACs/mx852VuiAt4/s320/Copia+di+P1050517.JPG" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5451919657305984690" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Gazzettino 24.11.2007&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I Veneti nel Mondo ci ricordano quando noi eravamo gli albanesi E nei bar della Germania c'era scritto "Vietato a cani e italiani" &lt;br /&gt;di Leopoldo Marcolongo*&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Consulta del Veneti nel Mondo tenutasi ad Asolo (i consultori rappresentano le nostre comunità in Canada, Usa, Brasile, Uruguay, Argentina, Sudafrica, Australia, Svizzera e altri Paesi) ha richiamato con forza l'assemblea a ricordare "quando gli albanesi eravamo noi". A Marcinelle, in Belgio, dove c'erano le miniere in cui mille metri sotto terra e nel fuoco morirono centinaia di italiani e molti venivano dal Triveneto, all'alba degli Anni Cinquanta sulle case scrivevano: "Niente stranieri, niente bambini, niente animali". Bestie e italiani non meritavano casa. Eppure erano necessari, perché senza quegli italiani chiassosi e poveri il Belgio non avrebbe estratto il carbone che ne avrebbe fatto una potenza industriale. Nella Germania degli '60 sulla porta dei bar appendevano un cartello col disegno di un pastore tedesco e la scritta: "Vietato a cani e italiani". Lo stesso cartello in Svizzera nel 1971 sul cancello che portava a un cimitero. &lt;br /&gt;La storia ci ha insegnato pochissimo, non riusciamo neppure a capire che stiamo trattando gli immigrati come siamo stati trattati noi da emigranti 40-50 anni fa. Non ci rendiamo conto che ciò che ci feriva profondamente e ci umiliava, oggi lo ripetiamo senza tenere conto del rispetto degli altri. L'immigrazione è necessaria per la nostra economia, certo va regolata e controllata. Bisogna distinguere tra immigrati e criminali, tra gente che è qui per lavorare onestamente e chi è qui per cercare scorciatoie. Per avere un'immigrazione regolare e rispettosa delle nostre leggi, bisogna che gli immigrati vengano messi nelle condizioni di vivere nel nostro Paese. Il lavoro non basta, ci vogliono una casa, una scuola, l'assistenza sanitaria, il rispetto per la loro cultura e, col tempo, la cittadinanza. Soltanto così si può esigere il rispetto totale delle nostre regole. &lt;br /&gt;L'ordinanza anti-immigrati di Bitonci, ormai chiuso fra le sue mura come ai tempi di Ezzelino, è rozza e populista, incostituzionale, buona al massimo per qualche dittatore del sudamericano. La direttiva 38 del 2004 della Comunità Europea ribadisce "il valore della libera circolazione delle persone quale principio fondamentale dell'Ue", fissando limiti precisi per le espulsioni di cittadini comunitari consentendole sostanzialmente per motivi di ordine pubblico, di sicurezza e sanitari. &lt;br /&gt;San Giorgio in Bosco è invece il paese dell'accoglienza, non disgiunta dalla fermezza della legalità. L'amministrazione ha intensi rapporti con l'Asar (Romania) e il Centro culturale Islamico. I bambini Rom vanno alle elementari, i laboratori cinesi sono sotto controllo, gli immigrati partecipano ai bandi per le case Ater, già 9 brasiliani di origine Veneta hanno ottenuto la cittadinanza italiana " jure sanguinis" direttamente dal Comune, la criminalità è mediamente più bassa dei paesi limitrofi. Questo senza roboanti proclami proclamami, ma con la fatica e il paziente lavoro della nostra comunità. &lt;br /&gt;*sindaco di San Giorgio in Bosco&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5343840545511586478-7225447305995697441?l=leopoldomarcolongo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/feeds/7225447305995697441/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/03/quando-noi-eravamo-gli-albanesi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/7225447305995697441'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/7225447305995697441'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/03/quando-noi-eravamo-gli-albanesi.html' title='Quando noi eravamo gli albanesi'/><author><name>Leopoldo Marcolongo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06494205814059811739</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TUBv_gar1wI/AAAAAAAAAG8/wkglHBDaxPo/s220/L.Marcolongo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/S6kcCvWxTrI/AAAAAAAAACs/mx852VuiAt4/s72-c/Copia+di+P1050517.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5343840545511586478.post-3267236560265649060</id><published>2010-03-16T13:34:00.000-07:00</published><updated>2010-03-19T01:29:02.806-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Immigrazione'/><title type='text'>Ma anche noi siamo stati clandestini</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/S6M1wn2Eo8I/AAAAAAAAACk/n-tplTkQrDc/s1600-h/DSC_5296.JPG"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 213px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/S6M1wn2Eo8I/AAAAAAAAACk/n-tplTkQrDc/s320/DSC_5296.JPG" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5450259083494204354" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Il Gazzettino - Mercoledì 8 Luglio 2009, lettere&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma anche noi siamo stati clandestini&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;      Sono molto deluso dall’analisi fatta dal prof. Ulderico –Bernardi sul Gazzettino del 4 luglio u.s. dal titolo “Ma anche i nostri diritti vanno difesi”.&lt;br /&gt;      Intanto parlare genericamente di sbandati non fa distinzione fra criminali, che vanno perseguiti con severità, autoctoni o immigrati che siano e immigrati irregolari che, per la gran parte, sono venuti nel nostro Paese per sfuggire alla miseria dei Paesi d’origine.&lt;br /&gt;      Né convince la storia delle carceri sovraffollate e dei processi lumaca, che purtroppo è una delle vergogne nazionali, ma non giustifica comunque le nuove misure sulla sicurezza riservate agli immigrati. Questo “Pacchetto” infatti, non prevede il carcere, ma solo un’ammenda. Chissà poi chi la pagherà.&lt;br /&gt;      Il prof. Bernardi ha ragione quando dice che la strada maestra per alleviare le sofferenze del pianeta è quella della solidarietà internazionale, ma su questo fronte i Paesi del G8 dopo aver promesso, nel 2005, 50 miliardi di dollari in più all’anno, hanno realmente elargito solo le briciole. L’Italia poi ha garantito solo il 3%, ultima di tutti i Paesi del G8.&lt;br /&gt;      Se la condizione dei clandestini è già estremamente precaria, è giusto che la CEI alzi la voce e dica che questo pacchetto sicurezza peggiora l’integrazione. Restringendo i ricongiungimenti familiari poi si riduce la possibilità di integrazione. Per non parlare del prolungamento della sofferenza nei centri di identificazione ed espulsione. &lt;br /&gt;      E delle 500 mila badanti irregolari cosa ne facciamo? Bisognerà pure fare una sanatoria o emersione, se la parola fa meno paura. E di tutti quelli che sono in attesa da due anni del flussi, li rimandiamo nei Paesi d’origine, dopo aver applicato una Legge italiana?&lt;br /&gt;      Se siamo arrivati al reato di immigrazione clandestina, vuol dire che il nostro Paese ha dimenticato la storia dei 27 milioni di emigrati dal 1870 in poi.&lt;br /&gt;      Clandestini siamo stati anche noi, a milioni. All’estero ci consideravano molto spesso “brutta gente”, altro che gli stereotipi sugli emigranti italiani “poveri ma belli”. &lt;br /&gt;      Bisogna insegnarla a scuola questa storia della nostra emigrazione, storia vissuta prima degli immigrati in Italia di oggi, ma sempre la stessa dolorosa storia.&lt;br /&gt;      Se le regole sono necessarie, almeno ricordiamo le parole dello scrittore svizzero Max Frisch degli immigrati italiani: “Volevamo braccia, sono arrivati uomini”&lt;br /&gt;      Leopoldo Marcolongo&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5343840545511586478-3267236560265649060?l=leopoldomarcolongo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/feeds/3267236560265649060/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/03/ma-anche-noi-siamo-stati-clandestini.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/3267236560265649060'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/3267236560265649060'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/03/ma-anche-noi-siamo-stati-clandestini.html' title='Ma anche noi siamo stati clandestini'/><author><name>Leopoldo Marcolongo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06494205814059811739</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TUBv_gar1wI/AAAAAAAAAG8/wkglHBDaxPo/s220/L.Marcolongo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/S6M1wn2Eo8I/AAAAAAAAACk/n-tplTkQrDc/s72-c/DSC_5296.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5343840545511586478.post-7197368532495565858</id><published>2010-03-16T13:28:00.000-07:00</published><updated>2010-03-16T13:37:20.468-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Immigrazione'/><title type='text'>Seconda generazione perno dell'accoglienza</title><content type='html'>10 Febbraio 2010 - Il Sole 24 Ore&lt;br /&gt;Seconda generazione perno dell'accoglienza &lt;br /&gt;di Innocenzo Cipolletta&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Senza una politica dell'immigrazione, continueremo a considerarla una malattia e questo finirà per accentuare il già forte movimento razzista che sta caratterizzando il nostro paese. Occorre passare dal contrasto alla clandestinità, che è opera della polizia, alla gestione dell'integrazione, che deve essere opera della politica. &lt;br /&gt;Come ci insegnano le esperienze di altri paesi, la clandestinità è un fenomeno transitorio, mentre l'immigrazione è un fenomeno permanente. E la politica deve interessarsi di ciò che è permanente. L'Italia si avvia ad avere una percentuale di immigrati non dissimile a quella degli altri paesi europei. Posto che l'immigrazione data ormai da diversi anni, il fenomeno più rilevante a cui dovremo far fronte è l'integrazione della seconda generazione di immigrati, quelli nati nel nostro paese.&lt;br /&gt;Qualcuno pensa e spera che l'integrazione della seconda generazione sarà più facile, perché costituita da gente che parla l'italiano, conosce le nostre leggi e le nostre abitudini. Niente di più errato. L'integrazione della seconda generazione di immigrati richiede una forte attenzione e misure mirate, per evitare fenomeni di razzismo e tensioni sociali.&lt;br /&gt;La prima generazione di immigrati ha trovato collocazione nei lavori che gli italiani hanno abbandonato e questa è stata una valvola forte per la loro accettazione. Spesso non li vediamo affatto, perché impegnati tutto il giorno nella fabbriche, nelle campagne, nei retro dei ristoranti o nelle abitazioni a badare agli anziani e ai bambini. Ma i figli degli immigrati, la seconda generazione, avranno studiato nelle nostre scuole, avranno imparato la nostra lingua, avranno consapevolezza del loro diritti, aspireranno, giustamente a occupare posizioni sociali ed economiche non diverse da quelle degli italiani di più generazioni. &lt;br /&gt;L'esperienza di altri paesi mostra che questa è la fase più delicata del processo di immigrazione. Se la nostra società saprà accogliere correttamente questi immigrati di seconda generazione, allora il fenomeno dell'immigrazione avrà avuto effetti positivi per tutti. Ma questo esito non è affatto scontato. Oggi il razzismo italiano, che purtroppo c'è, è di natura primaria e si basa sulla paura del diverso e sui miti della criminalità esasperati da taluni politici che giocano sulla paura per prendere voti. Ma domani, con la seconda generazione di immigrati, il razzismo sarà guidato dal timore di perdere il lavoro per opera di una persona più preparata e più motivata, dal rifiuto di abitudini e di costumi che questi nuovi italiani vorranno giustamente praticare senza doversi nascondere come hanno fatto i loro genitori, dalla aspirazione ad avere una abitazione normale in qualsiasi quartiere delle nostre città, dalla pretesa di contare nella vita del loro paese.&lt;br /&gt;Se non sapremo dare una risposta positiva a questi fenomeni, rischiamo di generare ghetti per gli immigrati, dove nascerà criminalità e terrorismo, e di favorire l'emergere di un razzismo puro negli italiani, perché centrato solo sulla differenza di razza, pur di rifiutare loro posizioni e lavori prima riservati agli italiani con un numero maggiore di generazioni alle spalle. E questi fenomeni sono già visibili, dai cori razzisti e dai blog contro il calciatore Mario Balotelli, nato a Palermo da genitori del Ghana, ma cittadino italiano a tutti gli effetti dopo l'affidamento alla famiglia Balotelli, fino ai divieti spesso violenti di padri italiani alle loro figlie di frequentare i figli degli immigrati o al bullismo contro gli immigrati nelle scuole. &lt;br /&gt;Una politica dell'immigrazione passa attraverso una scuola rafforzata, una assistenza sociale assidua, una apertura delle nostre abitudini e normative a quelle degli altri, una disponibilità di abitazioni, un percorso visibile per il diritto al voto e alla cittadinanza. Occorre che l'immigrato e la sua famiglia si sentano parte di una società che ha previsto per loro percorsi di inserimento e processi di accettazione per tutte le diversità che dovranno confrontarsi e convivere. &lt;br /&gt;Ci sono pezzi della società che già operano positivamente in questa direzione. Ma non bisogna che lo stato si limiti ai respingimenti operati dall'esercito e ai controlli interni della polizia. Sarebbe veramente errato, malgrado l'umanità e l'intelligenza delle nostre strutture militari e di polizia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;10 Febbraio 2010&lt;br /&gt;Il Sole 24 Ore&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5343840545511586478-7197368532495565858?l=leopoldomarcolongo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/feeds/7197368532495565858/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/03/seconda-generazione-perno.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/7197368532495565858'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/7197368532495565858'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/03/seconda-generazione-perno.html' title='Seconda generazione perno dell&apos;accoglienza'/><author><name>Leopoldo Marcolongo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06494205814059811739</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TUBv_gar1wI/AAAAAAAAAG8/wkglHBDaxPo/s220/L.Marcolongo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5343840545511586478.post-8104408748622720781</id><published>2010-03-16T13:08:00.000-07:00</published><updated>2010-08-13T11:05:07.439-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Immigrazione'/><title type='text'>A S Giorgio in Bosco giocano solo gli italiani</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/S5_m4Qt2qpI/AAAAAAAAAB8/qTd_LJySXYQ/s1600-h/gsalleanzaromena1.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 300px; height: 128px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/S5_m4Qt2qpI/AAAAAAAAAB8/qTd_LJySXYQ/s320/gsalleanzaromena1.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5449327928375945874" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Corriere del Veneto&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;nel padovano - A S Giorgio in Bosco giocano solo gli italiani: «razzismo». Stranieri sponsorizzati dall’ex primo cittadino del Pd&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Campo vietato alla squadra romena esposto contro il sindaco leghista&lt;br /&gt;Lettera a palazzo Chigi, ora è un caso diplomatico&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;SAN GIORGIO IN BOSCO (Padova) - Palla al centro, ma solo per i giocatori italiani. Anzi, veneti e residenti nel Comune. Il sindaco leghista di San Giorgio in Bosco Renato Roberto Miatello vieta ad una squadra di romeni iscritta al campionato amatori di giocare nel campo da calcio comunale: «Non vedo l'utilità di una formazione romena che non ha niente a che spartire con il territorio». Altre otto squadre giovanili - di italiani è chiaro - invece usano l'area sportiva. Ed è scoppiato un caso diplomatico. L'associazione «Alleanza romena», a cui fa capo la squadra di calcio, dopo una segnalazione in prefettura ieri ha chiamato in causa anche palazzo Chigi con un esposto all'Ufficio nazionale anti discriminazione razziali e al dipartimento per le Pari opportunità. Il presidente dell'associazione romena Adrian Teodorescu, punta l'indice sulle scelte del Comune di San Giorgio in Bosco e le bolla di «razzismo in chiave sportiva». &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il divieto di utilizzare il campo sembrerebbe anche questione politica: lo sponsor della squadra romena è l'azienda dell'ex sindaco del Pd a San Giorgio in Bosco, Leopoldo Marcolongo. Oltre a essere romeni dunque sono anche «amici» - visto la pubblicità sulle maglie - dei principali oppositori dell'amministrazione: il centrosinistra. La disputa per il campo sportivo inizia lo scorso settembre fino ad arrivare all'esposto recapitato ieri all'ufficio di Roma. «Il Comune dopo le nostre richieste ci ha negato l'uso del campo dicendo che il terreno era impraticabile - spiega Teodorescu - ma quel campo lo avevamo utilizzato fino all'anno prima ed in più l'associazione sportiva Ac San Giorgio può usare il campo e noi no». &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Adesso la squadra di «Alleanza romena» gioca tutte le partite del campionato in trasferta in accordo con la Libertas (affiliata al Coni) che organizza i gironi. L’unico appoggio è la disponibilità dell'Ac San Giorgio, ovvero la società che usa il campo «conteso»: per due domeniche al mese, quando la squadra italiana gioca in trasferta, era e rimane disposta a prestare il terreno a quella romena. Ma il Comune è categorico e ribadisce il suo «niet» per i romeni. «Per questo motivo ci sentiamo discriminati, perché se il campo ha dei problemi può essere comprensibile ma solo se vale per tutti - sottolinea Teodorescu - L'orientamento del Comune è chiaro, appena si è insediata la nuova giunta il sindaco della Lega ha fatto chiudere anche lo sportello comunale per gli immigrati». Intanto la squadra di «Alleanza romena » resta piazzata a metà classifica, al settimo posto. Insomma, regge pur giocandoo sempre in trasferta. Ma rischia di sfaldarsi se prima o poi non troverà un campo stabile. «E' un problema per i ragazzi, sono bravi e ben inseriti nel campionato - spiega il responsabile della lega calcio della Libertas, Walter Durello - che il Comune non gli dia un campo per fare una gara è una ripicca nei confronti di questi ragazzi: non è possibile non trovare lo spazio per due partite al mese. Ora li ospito su un campo a Padova per gli allenamenti e c'è la collaborazione di tutte le società che li ospitano a proprie spese, nei loro campi, quando c'è da giocare le partite. E' un peccato: questa squadra è una realtà e sono da incoraggiare». &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Categorica la replica di Renato Miatello, sindaco di San Giorgio in Bosco in forza alla Lega Nord, insediatosi alle scorse amm i n i s t r a t i v e : «Abbiamo detto di no e resta no. A San Giorgio in Bosco ha solo sede l'associazione romena - continua il primo cittadino - i giocatori sono tutti grandi, hanno anche 25 anni e vengono da altri comuni se non da fuori provincia. E poi non vedo come fattore di integrazione una squadra composta da soli romeni: il campo è stato dato in convenzione all'associazione Ac San Giorgio e non intendiamo darlo a nessun altro». Non è che c'entra anche lo sponsor dell'ex sindaco Pd? «Beh mi lasci pensare male visto che l'associazione romena continua a insistere. Il campo è in condizioni pietose tanto che una squadra l'abbiamo dovuta trasferire nell'area sportiva di una frazione: figuriamoci se faccio giocare i romeni». Ora la passa in campo diplomatico. Sempre che qualcuno trovi il tempo e la voglia di occuparsene.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Martino Galliolo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;04 febbraio 2010 - Corriere del Veneto&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5343840545511586478-8104408748622720781?l=leopoldomarcolongo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/feeds/8104408748622720781/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/03/s-giorgio-in-bosco-giocano-solo-gli.html#comment-form' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/8104408748622720781'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/8104408748622720781'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/03/s-giorgio-in-bosco-giocano-solo-gli.html' title='A S Giorgio in Bosco giocano solo gli italiani'/><author><name>Leopoldo Marcolongo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06494205814059811739</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TUBv_gar1wI/AAAAAAAAAG8/wkglHBDaxPo/s220/L.Marcolongo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/S5_m4Qt2qpI/AAAAAAAAAB8/qTd_LJySXYQ/s72-c/gsalleanzaromena1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5343840545511586478.post-2441792107008506702</id><published>2010-03-16T12:52:00.000-07:00</published><updated>2010-03-16T12:58:56.737-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Immigrazione'/><title type='text'>I romeni cacciati dal sindaco in campo con il lutto al braccio</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/S5_inspt2eI/AAAAAAAAABs/ea2cLtqPmRg/s1600-h/Copia+di+DSC_6380.JPG"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 213px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/S5_inspt2eI/AAAAAAAAABs/ea2cLtqPmRg/s320/Copia+di+DSC_6380.JPG" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5449323245770496482" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Corriere del Veneto&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel padovano - a S.Giorgio sul terreno comunale giocano solo italiani&lt;br /&gt;I romeni cacciati dal sindaco in campo con il lutto al braccio&lt;br /&gt;Iniziativa dopo l’esposto: «E’ morta la fraternità nello sport». La Lega con il primo cittadino, critiche da Pd e Pdl&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A San Giorgio il campo di calcio è stato vietato alla squadra romena (archivio)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;NOTIZIE CORRELATE&lt;br /&gt;Campo vietato alla squadra romena esposto contro il sindaco leghista &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;SAN GIORGIO IN BOSCO (Padova) - Giocheranno con il lutto al braccio: «A simboleggiare la morte della fraternità dello sport per mano del razzismo e della discriminazione». Se il gelo glielo permetterà, visto che i campi sono ghiacciati e la partita di dopodomani è ancora in forse. Tutto sembra congiurare contro la squadra di calcio romena di San Giorgio in Bosco (Padova) che si è vista vietare dal sindaco Renato Roberto Miatello le partite sul campo sportivo comunale: «Non vedo l'utilità di una formazione romena che non ha niente a che spartire con il territorio» ha detto Miatello. Ma la questione è anche velatamente politica: le maglie della squadra romena portano lo sponsor dell'ex sindaco del Pd a San Giorgio in Bosco, Leopoldo Marcolongo. L'associazione «Alleanza romena» a cui fa capo la squadra iscritta al campionato amatori, ha chiamato in causa palazzo Chigi con un esposto all'Ufficio nazionale anti discriminazioni razziali al dipartimento per le Pari opportunità. Insomma, è scoppiato un caso diplomatico: «La segnalazione adesso è passata all'ufficio competente per avviare le pratiche del caso» spiegano dall'ufficio antidiscrimanzioni a Roma. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il presidente dell'associazione romena Adrian Teodorescu ha bollato la scelta del Comune come «Razzismo in chiave sportiva». «Ho sempre voluto lasciare fuori i ragazzi da questa questione perché restino concentrati in campo - spiega - ma domenica pensavamo a qualcosa di simbolico come il lutto al braccio per far emergere che la fratellanza e l'integrazione tramite lo sport sono state affossate dalla discriminazione razziale». La disputa per il campo sportivo inizia lo scorso settembre fino ad arrivare all'esposto recapitato iall'ufficio di Roma. «Il Comune dopo le nostre richieste ci ha negato l'uso del campo dicendo che il terreno era impraticabile - spiega Teodorescu - ma quel campo lo avevamo utilizzato fino all'anno prima ed in più l'associazione sportiva Ac San Giorgio può usare il campo e noi no. Per questo ci sentiamo discriminati». A fare quadrato attorno al sindaco legista di San Giorgio in Bosco è il suo partito, la Lega Nord, con l'onorevole e sindaco di Cittadella Massimo Bitonci: «Il sindaco Miatello ha tutto il nostro appoggio: in casa nostra comandiamo noi». Se non altro è chiaro. «Ho l'impressione che alcune associazioni e gruppi si stiano allargando bel oltre le proprie competenze - sottolinea l'onorevole -Mi chiedo ad esempio quale sia la vera attività di questa associazione Alleanza romena, già nota perché da qualche anno effettua consulenze per richieste anagrafiche e per altri adempimenti amministrativi. In ogni caso lo scorso anno ho presentato segnalazione alla Guardia di Finanza per accertare se l'attività svolta da questa associazione sia configurabile come attività di impresa e se stia tentando di dribblare il pagamento delle tasse».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' pronta la replica di Evghenie Nona, consigliera comunale a Padova di nazionalità romena, del Partito democratico: «I sindaci Bitonci e Miatello dovranno rispondere davanti alla legge di quanto affermato - spiega - questa è la più vile discriminazione razziale: in campo sportivo, simbolo della solidarietà e non solo. Lo sport fa imparare delle regole che servono per affrontare l'integrazione. E le accuse di Bitonci hanno toccato il più basso livello possibile a dimostrazione del fatto che non ha nessun altra carta da giocare: qui non ci sono scusanti visto che a San Giorgio solo gli italiani possono giocare». Sulla stessa lunghezza d'onda stavolta anche l'onorevole del Pdl Maurzio Paniz, presidente del club juventino dei palramentari, uno con la passione del calcio nelle vene: «Penso che lo sport non deva mai entrare nella politica - spiega - non conosco le dinamiche interne al Comune però dico in maniera forte: lo sport deve unire e non disunire». Smorza i torni il collega di partito, consigliere in Regione, Leonardo Padrin: «Conosco il sindaco Miatello e non è come altri sindaci di quelle parti (la frecciatina è a Bitonci? ndr), se non ha concesso il campo ci saranno sicuramente validi motivi tecnici e logistici». Il sindaco Miatello però spiega: «Il campo è impraticabile ci sono pozzanghere e con otto squadre non posso dare il campo anche ai romeni». E rivendica anche la scelta di chiudere lo sportello immigrati del Comune: «Era un impegno in campagna elettorale e la stanza l'ho data alla Proloco, controllo anche tutti i documenti e le residenze degli stranieri come ufficiale dell'Anagrafe: sono razzista anche per questo?». &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Martino Galliolo&lt;br /&gt;05 febbraio 2010 - Corriere del Veneto&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5343840545511586478-2441792107008506702?l=leopoldomarcolongo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/feeds/2441792107008506702/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/03/i-romeni-cacciati-dal-sindaco-in-campo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/2441792107008506702'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/2441792107008506702'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/03/i-romeni-cacciati-dal-sindaco-in-campo.html' title='I romeni cacciati dal sindaco in campo con il lutto al braccio'/><author><name>Leopoldo Marcolongo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06494205814059811739</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TUBv_gar1wI/AAAAAAAAAG8/wkglHBDaxPo/s220/L.Marcolongo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/S5_inspt2eI/AAAAAAAAABs/ea2cLtqPmRg/s72-c/Copia+di+DSC_6380.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5343840545511586478.post-1162003444845154031</id><published>2010-03-16T12:43:00.000-07:00</published><updated>2010-05-08T03:44:49.477-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Immigrazione'/><title type='text'>VIETATO AI CANI-Repubblica — 25 novembre 2007 di Alessandra Longo</title><content type='html'>VIETATO AI CANI&lt;br /&gt;Repubblica — 25 novembre 2007   pagina 13   sezione: POLITICA INTERNA &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L' ordinanza anti-sbandati del sindaco di Cittadella Massimo Bitonci non piace al ministro Amato e sta spaccando in due San Giorgio in Bosco, il piccolo paese veneto che ha dato i natali al senatore Luigi Pallaro, emigrato in Argentina. Il sindaco Leopoldo Marcolongo (eletto con la Margherita) l' ha definita «rozza, populista, incostituzionale». Il vicesindaco Tarcisio Villanova (Forza Italia) guarda al provvedimento con interesse. Il primo cittadino, amico del «Senador», difende la politica dell' accoglienza e ricorre alla memoria: «Ve li ricordate i nostri minatori nel Belgio Anni Cinquanta, ve li ricordate quei cartelli che dicevano: «Niente stranieri, niente bambini, niente animali»? E nella Germania anni ' 60 sapete che c' erano bar con questo avviso sulla porta: "Vietato ai cani e agli italiani"? Davvero la storia ci ha insegnato pochissimo. Io, quell' ordinanza, non la firmerò mai».&lt;br /&gt;- ALESSANDRA LONGO&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5343840545511586478-1162003444845154031?l=leopoldomarcolongo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/feeds/1162003444845154031/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/03/vietato-ai-cani-repubblica-25-novembre.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/1162003444845154031'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/1162003444845154031'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/03/vietato-ai-cani-repubblica-25-novembre.html' title='VIETATO AI CANI-Repubblica — 25 novembre 2007 di Alessandra Longo'/><author><name>Leopoldo Marcolongo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06494205814059811739</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TUBv_gar1wI/AAAAAAAAAG8/wkglHBDaxPo/s220/L.Marcolongo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5343840545511586478.post-110523873254765444</id><published>2010-03-16T12:41:00.000-07:00</published><updated>2010-05-08T03:45:40.442-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Emigrazione'/><title type='text'>Pallaro City - Repubblica — 04 aprile 2007 di Alessandra Longo</title><content type='html'>PALLARO CITY&lt;br /&gt;Repubblica — 04 aprile 2007   pagina 9   sezione: POLITICA INTERNA &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per il momento si chiama ancora San Giorgio in Bosco, ed è un grazioso paese nell' Alta padovana, ma non è escluso che in futuro possa venir ribattezzato Pallaro-City in omaggio al suo cittadino più illustre, «El Senador» di Palazzo Madama. Ormai quasi tutto parla di Luigi Pallaro. Il sindaco della Margherita, Leopoldo Marcolongo, annuncia che a San Giorgio nascerà il Museo dell' Emigrazione veneta. Costo preventivato: oltre un milione di euro. Chi dovrà darsi da fare per i finanziamenti? Pallaro, è chiaro. Dice il sindaco a News Italia Press: «E' lui che deve cercare di far trasformare in legge la proposta di istituzione della Rete Museale e trovare i fondi per portare a termine i lavori». Marcolongo, già ospite del Senador a Buenos Aires, trova che sia stato «il destino a far tornare Pallaro in questo momento storico». Lo ha già insignito del «Drago d' oro», massima onorificenza locale, e ha organizzato la presentazione di due libri del fratello Andrea, anche lui emigrato. A breve, sarà battezzata l' ultima fatica edita dal Comune: un volume di Paolo Miotto sull' emigrazione veneta in Argentina. Indovinate chi ha collaborato? El Senador, naturalmente. - ALESSANDRA LONGO&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5343840545511586478-110523873254765444?l=leopoldomarcolongo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/feeds/110523873254765444/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/03/repubblica-04-aprile-2007-alessandra.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/110523873254765444'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/110523873254765444'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/03/repubblica-04-aprile-2007-alessandra.html' title='Pallaro City - Repubblica — 04 aprile 2007 di Alessandra Longo'/><author><name>Leopoldo Marcolongo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06494205814059811739</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TUBv_gar1wI/AAAAAAAAAG8/wkglHBDaxPo/s220/L.Marcolongo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5343840545511586478.post-2743452661500033036</id><published>2010-03-16T12:39:00.000-07:00</published><updated>2010-05-08T03:46:28.319-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Emigrazione'/><title type='text'>San Giorgio - Repubblica — 28 aprile 2006 di Alessandra Longo</title><content type='html'>SAN GIORGIO&lt;br /&gt;Repubblica — 28 aprile 2006   pagina 17   sezione: POLITICA INTERNA &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mettetevi nei panni del sindaco di San Giorgio in Bosco, il ragionier Leopoldo Marcolongo, della Margherita. Di colpo, pochi giorni fa, il suo cellulare ha cominciato a suonare disperatamente. Non cercavano lui ma El Senador Luigi Pallaro che, a San Giorgio, o meglio in una frazione di questo paesino, seimila abitanti, provincia di Padova, ci è nato e vissuto prima di volare in Argentina, nel 1952. Tutto un chiamare, da Rutelli in giù: «Siamo orgogliosi di questa notorietà - dice Marcolongo - e dei nostri emigranti che si sono fatti strada». Emigranti? Sì, Pallaro mica è il solo, l' aria di San Giorgio fa miracoli. Il primo maggio, il sindaco consegnerà il «Drago d' Oro» ad un altro illustre membro della comunità, l' onorevole Frank Sartor, già primo cittadino di Sydney, dal 1991 al 2003, e ora «ministro della pianificazione dello Stato del Nuovo Galles del Sud». Lui arriva dall' Australia e si dice «molto onorato» di ricevere il riconoscimento attribuito nel 2000 a Pallaro. Il quale, fatto oggi il suo dovere di neosenatore a Roma, sarà presente alla cerimonia. I palazzi del potere sono avvisati: per almeno mezz' ora il cellulare di Marcolongo sarà spento. - ALESSANDRA LONGO&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5343840545511586478-2743452661500033036?l=leopoldomarcolongo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/feeds/2743452661500033036/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/03/repubblica-28-aprile-2006-alessandra.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/2743452661500033036'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/2743452661500033036'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/03/repubblica-28-aprile-2006-alessandra.html' title='San Giorgio - Repubblica — 28 aprile 2006 di Alessandra Longo'/><author><name>Leopoldo Marcolongo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06494205814059811739</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TUBv_gar1wI/AAAAAAAAAG8/wkglHBDaxPo/s220/L.Marcolongo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5343840545511586478.post-1252320356030746965</id><published>2010-03-16T11:49:00.000-07:00</published><updated>2010-03-16T13:25:20.459-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Immigrazione'/><title type='text'>Clandestini, la pietà svanita</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/S5_pKiOXtDI/AAAAAAAAACM/QvMmpmQMv-U/s1600-h/Copia+di+Copia+di+Cittadino+del+mondo.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 218px; height: 320px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/S5_pKiOXtDI/AAAAAAAAACM/QvMmpmQMv-U/s320/Copia+di+Copia+di+Cittadino+del+mondo.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5449330441336632370" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;di ILVO DIAMANTI&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CAMBIANO i tempi. Ma gli immigrati non si fermano. Nonostante governino forze politiche inflessibili e "cattive": gli stranieri continuano ad arrivare. Da est e da sud. Per terra e soprattutto per mare. Con ogni mezzo. Barche, barchini, barconi e gommoni. Partono in tanti. Ogni giorno.Uomini, donne e bambini. E in molti non arrivano. Quel piccolo pezzo di mare che separa l'Africa dalla Sicilia è un cimitero dove giacciono un numero imprecisato di imbarcazioni e migliaia dipersone. Gli stranieri continuano ad arrivare. Da est e da sud. Per terra e soprattutto per mare. Con ogni mezzo. Barche, barchini, barconi e gommoni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Partono in tanti. Ogni giorno. Uomini, donne e bambini. E in molti non arrivano. Quel piccolo pezzo di mare che separa l'Africa dalla Sicilia è un cimitero dove giacciono un numero imprecisato di imbarcazioni e migliaia di persone. Persone? Per definirle tali dovremmo "percepirle". Invece non esistono. Sono "clandestini" quando si mettono in viaggio e quando riescono ad entrare nei paesi di destinazione. Ma anche quando vengono ammassati nei Cpa. Migranti perenni. Non riescono a trovare una nuova sistemazione - stabile e riconosciuta - ma non possono neppure tornare&lt;br /&gt;indietro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come i 140 stranieri raccolti e trasportati dal cargo Pinar. Rimpallati fra l'Italia - che alla fine li ha accettati - e Malta. Indisponibile. Perché la fuga dall'Africa e dall'Asia, come l'esodo dai paesi dell'est europeo, spaventa tutti i paesi ricchi. Non solo noi. La vecchia Europa vorrebbe diventare fortezza. Trasformare il Mediterraneo in un canale inaccessibile. A cui mancano i coccodrilli, ma non gli squali. Eppure, nonostante la politica della fermezza, la tolleranza-meno-uno, i Cpa e migliaia di espulsioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nonostante tutto: i flussi non si fermano. Gli sbarchi proseguono senza sosta. Da gennaio ad oggi:oltre seimila. Il doppio rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Che già aveva segnato il livello più alto della nostra storia di immigrazione. Breve e travolgente. Nel 2008 erano sbarcati sulle nostre coste 37mila stranieri. Quasi il doppio del 2007. Difficile non nutrire dubbi sulla&lt;br /&gt;produttività delle nostre politiche e della nostra politica. Anche se l'attuale maggioranza di governo ha vinto le elezioni promettendo di fermare gli stranieri. Di bloccare l'invasione. Con le buone ma soprattutto con le cattive.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Propositi chiari ma, fin qui, inattuati. Semplicemente perché inattuabili. Quando a migliaia intraprendono il viaggio sulle carrette del mare, stipati come animali. Come i disperati del Pinar. Dietro alle spalle le storie terribili raccontate da Francesco Viviano, su queste pagine, nei giorni scorsi. In fuga da persecuzioni, conflitti etnici. Dalla fame. Disposti a tutto. A ogni costo. Come la ragazza annegata con il suo bimbo in grembo, nelle acque davanti a Malta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa emigrazione è una tragedia senza fine. Che, tuttavia, non ci commuove. Anzi, suscita perlopiù distacco e ripulsa. Difficile non cogliere la differenza con l'onda emotiva e la solidarietà sollevate dalla catastrofe in Abruzzo. Ma noi riusciamo a provare pietà e solidarietà solo quando le tragedie accadono sotto i nostri occhi. Quando i media le illuminano, minuto per minuto, luogo per luogo, in modo quasi compiaciuto. Quando la politica le accompagna e le segue da vicino. Perché si&lt;br /&gt;tratta della "nostra" gente. Allora ci emozioniamo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli "altri", invece, non hanno volto. Le loro tragedie non hanno quasi mai le aperture dei tigì. Gli sbarchi vengono raccontati come una calamità. Per noi. E a nessuno, comunque, verrebbe in mente di organizzare un G8 a Lampedusa. Non solo per ragioni logistiche. Naturalmente, si tratta di considerazioni che possono apparire "buoniste", fradice di retorica. E con la retorica non si risolvono i problemi. Non si proteggono le città insicure. I cittadini minacciati&lt;br /&gt;dalla nuova criminalità etnica, dai clandestini che affollano le periferie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D'altronde, in pochi anni siamo diventati un paese di grande immigrazione. Quasi come la Francia e la Germania. Fino a ieri eravamo noi, italiani, a disperderci nel mondo, a milioni, per fuggire la miseria. Ora invece ci sembra che il mondo si stia rovesciando su di noi. E questo mondo è troppo grande per stare dentro a casa nostra, dentro alla nostra testa. Noi non siamo in grado di controllarlo&lt;br /&gt;né di comprenderlo. Non ci riusciamo noi. Ma non ci riescono, soprattutto, i poteri economici e finanziari, le istituzioni di governo. In balia dei collassi delle banche e delle borse, delle guerre, del terrorismo, delle epidemie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La politica. Non riesce a difenderci ma neppure a spiegarci ciò che avviene. E rinuncia a contrastare le nostre paure. Anzi, complici i media, le enfatizza. Inventa muri e confini che non esistono. Promette di chiudere i nostri mari, di sbarrare le frontiere. Promette di difenderci, a casa nostra, dagli stranieri che si insinuano nei nostri quartieri. Ricorrendo a iniziative a bassa efficacia pratica e&lt;br /&gt;a elevato impatto simbolico. Come le ronde. I volontari della sicurezza locale. Dovrebbero esercitare il controllo sul territorio un tempo affidato alle reti di vicinato, alla vita di quartiere, alla presenza quotidiana delle persone. Rimpiazzando una società locale che non c'è più. La politica.&lt;br /&gt;Promette di difendere la nostra identità, la nostra religione, la nostra cultura, la nostra cucina. E per questo combatte contro la costruzione di moschee. Oppure lancia battaglie gastroculturali. Contro i cibi consumati per strada. Anzitutto e soprattutto: contro il kebab. Insieme alle moschee: icona dell'islamizzazione presunta del nostro paesaggio e della nostra vita quotidiana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La politica e le politiche usate come placebo. Per rassicurare senza garantire sicurezza. Per guadagnare voti e consenso. La Lega, secondo i sondaggi, sembra essere riuscita a superare i confini del Nord padano e ad espandersi nelle regioni dell'Italia centrale. Tradizionalmente di sinistra. Ma la retorica della "protezione dal mondo", la costruzione della paura: non riguardano solo la Lega. E neppure la destra. Perché gli stranieri possono "servire", politicamente e culturalmente, ma tanto in quanto le distanze fra noi e loro sono visibili e marcate. Tanto in quanto&lt;br /&gt;restano stranieri. Oggi, domani. Sempre. Lontani e diversi. In questo modo ci permettono di ritrovare noi stessi. Di ricostruire - artificialmente, per opposizione e paura - la nostra identità e la nostra comunità perduta. A condizione di fingere: che le nostre frontiere immaginarie, i nostri muri emotivi possano arrestare l'onda degli stranieri. A condizione di non vedere. Diventare ciechi e&lt;br /&gt;cinici. Perdere gli occhi e il cuore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Repubblica (26 aprile 2009)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5343840545511586478-1252320356030746965?l=leopoldomarcolongo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/feeds/1252320356030746965/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/03/clandestini-la-pieta-svanita.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/1252320356030746965'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/1252320356030746965'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/03/clandestini-la-pieta-svanita.html' title='Clandestini, la pietà svanita'/><author><name>Leopoldo Marcolongo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06494205814059811739</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TUBv_gar1wI/AAAAAAAAAG8/wkglHBDaxPo/s220/L.Marcolongo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/S5_pKiOXtDI/AAAAAAAAACM/QvMmpmQMv-U/s72-c/Copia+di+Copia+di+Cittadino+del+mondo.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5343840545511586478.post-360522389819614306</id><published>2010-03-16T11:31:00.000-07:00</published><updated>2010-03-16T13:19:35.815-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Immigrazione'/><title type='text'>Prima i residenti, poi, se avanza, i "foresti".</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/S5_nyQ-4VEI/AAAAAAAAACE/JO49DG682FE/s1600-h/Copia+di+DSC_5513.JPG"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 213px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/S5_nyQ-4VEI/AAAAAAAAACE/JO49DG682FE/s320/Copia+di+DSC_5513.JPG" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5449328924879770690" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Nonostante l´emigrazione di fine Ottocento (Brasile), San Giorgio in Bosco nel 1928 contava 6.500 abitanti. La povertà era diffusa, ma i valori tradizionali legati alla famiglia patriarcale e alla Chiesa erano forti.&lt;br /&gt;Dopo la seconda Guerra Mondiale l´emigrazione è divenuta inarrestabile sia verso l´Estero (Argentina, Canadà, Stati Uniti, Australia, Germania, Svizzera, Belgio, Francia), che verso l´interno dell´Italia (Lombardia e Piemonte in primis) facendo scendere la popolazione al minimo storico di 4.500 abitanti.&lt;br /&gt;Con il boom economico degli anni ´60 e ´70 è arrivata sì la ricchezza, modificando in profondità il sistema valoriale tradizionale. Case nuove, fabbriche, auto; il benessere in tutte le sue sfaccettature. Va formandosi il mito del Nord-Est, del piccolo artigiano-agricoltore con la Mercedes che riesce a fare i "schèi". L´unico tratto di intolleranza era riservato allora ai Meridionali, che occupavano i posti pubblici a scapito dei Veneti.&lt;br /&gt;Negli anni ´80 la scolarizzazione si diffonde e l´economia si sposta sempre più nei settori secondario e terziario. Aumenta la disponibilità dei posti di lavoro, ma diminuisce la natalità e la popolazione invecchia, creando un aumento della domanda di occupazione e nuovi problemi sociali. Si tratta di nuovi squilibri generati dall´abbandono dei modelli della società tradizionale e da un balzo economico mai conosciuto prima. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L´otto agosto 1991, con l´arrivo della nave "Vlora" al porto di Brindisi, anche San Giorgio ospita i primi tre Albanesi spalmati dal Governo su tutto il territorio nazionale. Da paese di emigranti ci scopriamo paese di immigrazione. Nel frattempo la popolazione è ritornata a quota 6.300 abitanti, 600 dei quali extracomunitari e neocomunitari. I tre gruppi maggiormente rappresentati sono:&lt;br /&gt;I Romeni che, dopo aver soppiantato gli Albanesi, rappresentano l´etnia prevalente (50%). Sono quelli integrati meglio perché di religione cristiana e con miglior facilità ad apprendere la lingua italiana. Tuttavia fra loro sono presenti elementi violenti e poco disposti ad osservare le regole, creando nell´immaginario collettivo l´opinione che siano tutti criminali e che siano extracomunitari, mentre non lo sono.&lt;br /&gt;Gli afro-asiatici che, dopo l´attentato alle Torri gemelle del 2001, sono visti con sospetto e considerati fondamentalisti e terroristi. La loro ostentazione di segni esteriori come il velo, viene vista come una scarsa propensione all´integrazione.&lt;br /&gt;I Cinesi, praticamente impenetrabili e invisibili, generano l´impressione di un pericolo inafferrabile e quindi peggiore del reale. Quando si parla di laboratori clandestini e di schiavitù, il pensiero va a loro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;San Giorgio, come il resto dell´Italia, non poteva assorbire in meno di vent´anni una trasformazione così forte da apparire come un´aggressione all´identità e al benessere raggiunto. Se guardiamo ai 130 anni di storia dell´emigrazione italiana, pur in tempi e condizioni diverse, e tralasciando il facile stereotipo dell´Emigrante Italiano sempre bravo e laborioso, è evidente che le difficoltà di integrazione sono sempre le stesse. Volevamo braccia, ma sono arrivati uomini, è stato scritto!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se è vero che la storia insegna qualcosa, non possiamo dimenticare che l´emigrazione è sempre esistita e ci sarà sempre finché il Mondo continuerà a dividersi fra Paese ricchi e Paesi poveri. Chi si sposta per fame, persecuzioni o guerre non si ferma a leggere i cartelli di divieto, né si spaventa per il reato di immigrazione clandestina, né viene fermato dal filo spinato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Secondo gli studiosi lo squilibrio demografico del Nord-Est continuerà almeno fino al 2050 perché anche gli immigrati hanno cominciato ad avere meno figli e quindi ci sarà forse bisogno di altra Immigrazione per mantenere l´economia. Non essendo possibile fermare i flussi migratori è necessario affrontarli con pragmatismo.&lt;br /&gt;Anziché fomentare la paura dello straniero - sempre di moda nei tempi di crisi economica - è necessario integrare i nuovi arrivati, stabilendo un patto di integrazione. Casa, corsi di lingua italiana, diritto di voto, diritto di coltivare le proprie tradizioni e religioni, nel reciproco rispetto delle Leggi del nostro Paese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Lega Nord ha forse saputo cogliere prima di altri partiti le esigenze del Nord-Est, ma invece di rispondere con un progetto costruttivo ha deciso di fondare il proprio pensiero sulla paura, prima dei meridionali e poi degli extracomunitari. Ha generato l´illusione che sia possibile sfruttare di giorno il lavoratore straniero per poi farlo scomparire di notte per non turbare il quieto vivere degli Italiani. Al motto di Roma-ladrona, la Lega è riuscita a entrare nella stanza dei bottoni del potere politico tradendo subito il Nord quando ha votato finanziamenti ai comuni non virtuosi di Roma e Catania e promettendo un federalismo che rimane utopia. Ai sindaci veneti che a Roma hanno chiesto il federalismo hanno riposto che non serve protestare perché sono loro i custodi delle rivendicazioni del Nord. A Roma i Ministri Zaia e Brunetta votano le centrali nucleari, poi dicono ai veneti che in Veneto non si faranno mai. Ma dov´è la coerenza?&lt;br /&gt;I Leghisti, dopo i miti pagani dell´acqua del Po´ e dei matrimoni celtici, fiutando il malessere di una parte dell´elettorato cattolico si sono trasformati in paladini della cristianità diventando nuovi Crociati e brandendo il crocefisso come una spada. Con le ordinanze sulla sicurezza e le ronde la Lega cerca di anestetizzare il Nord-Est facendo leva sulla pancia della popolazione, sulla sua paura. C´è un´ordinanza per tutto: per la residenza, per le case popolari, per le panchine, per i colombi, per il crocefisso, per gli assembramenti nei giardini pubblici. Non importa poi se il Tar le boccia perché illegali. L´importante è avere ogni giorno visibilità sui giornali e le televisioni.&lt;br /&gt;Ora la Lega garantisce il potere del Presidente Berlusconi che, in cambio, le ha venduto il Veneto, come fece Napoleone con l´Austria. E comunque le decisioni non si sono mai prese in Veneto, ma in Lombardia. La Lega camperà finché i Veneti non capiranno che sono stati imbrogliati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questa deriva forcaiola il vento leghista è soffiato anche nell´Alta Padovana e grazie ai media sono nati i sindaci-sceriffi. Prima Bitonci, ora anche Onorevole, e poi tutti gli altri in fila per avere il loro momento di visibilità mediatica. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Durante i miei dieci anni di amministrazione (1999-2009) a San Giorgio il Paese aveva faticosamente iniziato percorsi di integrazione per gli immigrati, stabilito rapporti di gemellaggio con la Bosnia, lanciato il programma per la realizzazione del Museo dell´Emigrazione Veneta, allacciando contatti con i nostri Emigrati all´estero, anche con viaggi in Brasile e Argentina.&lt;br /&gt;Con l´avvento della nuova amministrazione siamo ritornati all´oscurantismo. E´ più facile distruggere che costruire. Sono stati tolti i cartelli del gemellaggio, chiuso lo sportello per gli extracomunitari, azzerato il progetto del Museo. Si è inaugurata la stagione di un potere che va esaltato ed esibito ogniqualvolta si presenti un´occasione che permetta di fare rumore. La concessione di una sala comunale o di un campo da calcio è stabilita in base agli iscritti residenti nel paese. Prima i residenti, poi, se avanza, i "foresti".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il caso della negazione del campo da calcio alla quadra romena assume i connotati del neofascismo, quando si afferma che il campo, già usato da 7 squadre, si rovina con l´ottava. L´apice è stato toccato affermando che la squadra romena è sponsorizzata dal sindaco Marcolongo e che la precedente amministrazione non ha mai fatto pagare l´utilizzo del campo ai romeni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quello che bisogna sapere è invece che:&lt;br /&gt;nessuna squadra ha mai pagato per l´utilizzo dei campi da calcio, nemmeno quelle locali (è il Comune che deve farsi carico di sostenere le squadre di calcio);&lt;br /&gt;la sponsorizzazione dura da prima dell´attuale amministrazione;&lt;br /&gt;i Romeni non posso votare per il Partito di Marcolongo (il PD) perché non hanno diritto di voto (possono votare solo per le Europee).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;San Giorgio in Bosco, 18 febbraio 2010 &lt;br /&gt;Leopoldo Marcolongo&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5343840545511586478-360522389819614306?l=leopoldomarcolongo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/feeds/360522389819614306/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/03/prima-i-residenti-poi-se-avanza-i.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/360522389819614306'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/360522389819614306'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/03/prima-i-residenti-poi-se-avanza-i.html' title='Prima i residenti, poi, se avanza, i &quot;foresti&quot;.'/><author><name>Leopoldo Marcolongo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06494205814059811739</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TUBv_gar1wI/AAAAAAAAAG8/wkglHBDaxPo/s220/L.Marcolongo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/S5_nyQ-4VEI/AAAAAAAAACE/JO49DG682FE/s72-c/Copia+di+DSC_5513.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5343840545511586478.post-7554708746039369252</id><published>2010-03-12T06:07:00.000-08:00</published><updated>2010-03-18T09:57:58.747-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Emigrazione'/><title type='text'>MUSEO NAZIONALE DELLE MIGRAZIONI - L’Italia nel mondo - Il mondo in Italia</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/S6JbkADV_rI/AAAAAAAAACc/24fErVE6hgs/s1600-h/Copia+di+IMM021.JPG"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 214px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/S6JbkADV_rI/AAAAAAAAACc/24fErVE6hgs/s320/Copia+di+IMM021.JPG" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5450019173119164082" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/S6JZ9Remq4I/AAAAAAAAACU/mp9rZx2TVs4/s1600-h/Copia+di+Libro+Museo+Nazionale+delle+Migrazioni.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 242px; height: 320px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/S6JZ9Remq4I/AAAAAAAAACU/mp9rZx2TVs4/s320/Copia+di+Libro+Museo+Nazionale+delle+Migrazioni.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5450017408270379906" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/S5pVQ3__SkI/AAAAAAAAABM/CPoYP1m1m9E/s1600-h/878470117pag-7.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 227px; height: 320px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/S5pVQ3__SkI/AAAAAAAAABM/CPoYP1m1m9E/s320/878470117pag-7.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5447760447656643138" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/S5pPfmExx6I/AAAAAAAAABE/TpfpTuPFTkY/s1600-h/130+anni+di+Migrazioni.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 222px; height: 320px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/S5pPfmExx6I/AAAAAAAAABE/TpfpTuPFTkY/s320/130+anni+di+Migrazioni.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5447754103473162146" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/S5pOgUU2_xI/AAAAAAAAAA8/tHU-mMCEsx0/s1600-h/Copia+di+DSC_1710.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 213px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/S5pOgUU2_xI/AAAAAAAAAA8/tHU-mMCEsx0/s320/Copia+di+DSC_1710.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5447753016377016082" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/S5pONNv_kvI/AAAAAAAAAA0/RmBw4-XYBVY/s1600-h/Copia+di+IMM005.JPG"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 213px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/S5pONNv_kvI/AAAAAAAAAA0/RmBw4-XYBVY/s320/Copia+di+IMM005.JPG" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5447752688194261746" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Roma, 26 ottobre 2007 – Ministero degli Affari Esteri &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Innanzitutto ringrazio il Vice ministro on. Franco Danieli per avermi invitato a questo convegno e porgo un saluto ai relatori e agli ospiti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Museo dell’Emigrazione veneta di San Giorgio in Bosco è un progetto per la realizzazione di una sede museale che ospiterà la storia dell’epopea migratoria veneta. Un luogo per ricordare, ma che vuol diventare anche uno spazio per mantenere vivi i contatti con i nostri emigrati all’estero, soprattutto i giovani. Quella degli emigranti Veneti – e di altre Regioni Italiane – nel mondo, è un’epopea sostanzialmente dimenticata. La Regione che ha fatto registrare il più rilevante flusso in uscita dal Paese è il Veneto, dall'unita' d'Italia al 1961: oltre 2 milioni e 800 mila emigrati. I tassi variano dal 12 al 34 per mille della popolazione, con punte fino al 300/400 per mille in alcune zone (Polesine, Comelico, Agordino...). Tra il 1946 e il 1976 la presenza dei veneti all'interno dei flussi dell'emigrazione si attesta intorno al 23%. Ad aprile 2007, limitatamente alle iscrizioni all'anagrafe dei cittadini italiani residenti all'estero (AIRE), i veneti risultano essere 248.298 in 166 paesi diversi, pari al 5,2% della popolazione, ponendo la regione al settimo posto per emigrazione; nel contempo, gli immigrati residenti nel Veneto sono oltre 350 mila provenienti anch'essi da 166 Paesi diversi, pari al 7,3% della popolazione veneta, piazzando il Veneto al secondo posto fra le regioni italiane per immigrazione. Sono alcuni dei molti dati contenuti nel ''Rapporto Italiani nel Mondo 2007'', realizzato dalla Fondazione Migrantes in collaborazione con il Comitato promotore composto da Acli, Inas-Cisl, Mcl e Missionari Scalabriniani. &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Emblematico è il caso del Comune di San Giorgio in Bosco, dalle cui contrade nel solo periodo dal 1870 al 1898 sono partiti oltre quattromila concittadini fra emigrazione interna ed estera; in quel tempo gli abitanti di San Giorgio in Bosco erano 3/4 mila. Oggi sono 6000.&lt;br /&gt;Il progetto prevede il recupero del corpo centrale di Villa Bembo (sec. XVI), le cui imponenti barchesse, già restaurate, sono dal 2001 sede comunale. &lt;br /&gt;L’intervento di restauro è gia stato avviato con improcrastinabili lavori di somma urgenza per il recupero delle coperture e del solaio dell’ultimo livello. La villa è organizzata su tre piani di circa 240 metri quadrati di superficie l’uno, per una superficie complessiva di 720 metri quadrati. Il piano terreno è in parte occupato da un monumentale portico d’ingresso ad occidente, mentre la distribuzione dei vani interni avviene ai lati di un grande salone centrale passante, con andamento est-ovest. Il primo piano, che costituisce il piano nobile dell’edificio, è organizzato ai lati di un ampio salone centrale. Il solaio superiore è costituito da un’orditura primaria in travi squadrate tipo “Sansovino”, che all’intradosso si presentano in gran parte laccate e decorate, sovrastate da un assito ligneo anch’esso, in estese porzioni, laccato. Il secondo piano, corrispondente al sottotetto, è organizzato in un unico grande vano. La copertura dell’edificio è costituita da un tetto a quatto falde a piramide. L’intervento di restauro, di somma urgenza, è guidato da rigidi presupposti conservativi ed ha anche l’obiettivo di rimuovere le cause di degrado, ripristinando l’efficienza delle strutture e l’originaria dignità estetica. &lt;br /&gt;Nel Veneto non ci sono Musei dell’Emigrazione Veneta e quello di San Giorgio in Bosco, collocato in buona posizione, su una strada di grande comunicazione come la Valsugana, equidistante da Padova, Vicenza e Treviso, vicino all’autostrada Venezia-Milano, si trova in una posizione strategica. Neppure nel resto d’Italia ci sono realtà di questo tipo, se si esclude Gualdo Tadino, in Umbria e San Marino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I restauri sono costosi, ma ritengo che la sede scelta sia prestigiosa e rappresenti il “riappropriarsi” di una villa di quella Borghesia rurale che, in gran parte, fu causa dell’emigrazione. Il primo stralcio di 553.000 euro, finanziato con 162.000 euro dalla Regione Veneto, per il restauro del tetto di Villa Bembo è già stato appaltato e i lavori, iniziati il 12 marzo 2007, termineranno entro il 2007. Per rendere agibile il resto del fabbricato servono circa 1.300.000 euro. Abbiamo già ottenenuto un finanziamento di 721.000 euro sui fondi dell’otto per mille. Stiamo anche prendendo contatti con Fondazioni Bancarie interessate al progetto. Purtroppo una Proposta di Legge per una rete Museale in Italia presentata nella precedente Legislatura, che comprendeva il Museo di San Giorgio in Bosco, presentata dall’On. Flavio Rodeghiero, non ha avuto successo, ma noi crediamo che, se l’idea è buona, i risultati arriveranno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non pensiamo a un Museo solo di vecchie fotografie. Vogliamo sfruttare il grande amore verso l’Italia e la sua cultura rivolgendoci alle nuove generazioni di emigrati che, riscoprendo le loro radici nel Veneto, scopriranno anche i suoi prodotti commerciali. Noi abbiamo nel mondo milioni di “ambasciatori”, persone che spesso ricoprono posti di responsabilità. Dobbiamo solo arrivare a loro perché, a parità di condizioni, preferiranno i prodotti italiani e Veneti in particolare. Non faremo quindi gli “agenti di commercio”, ma prepareremo loro il terreno. Le attività del Museo, con la collaborazioni determinante dell’Assessorato al Flussi Migratori del Veneto rappresentato dal Dr. Oscar De Bona, saranno quindi rivolte a favorire la lingua e la cultura Veneta, gli stages di giovani oriundi, i convegni, i circuiti turistici alla riscoperta dei nostri tesori d’arte e di storia, la realizzazione di studi sull’Emigrazione e di un sito internet che rappresenti un punto di riferimento. Possiamo contare su emigrati illustri del nostro paese come l’attuale Senatore per gli Italiani all’Estero Luigi Pallaro di Buenos Aires e il fratello Andrea, Frank Sartor, ex sindaco di Sidney e attuale Ministro del Nuovo Galles del Sud, in Australia, ed infine l’Arcivescovo di Camerino – San Severino Marche mons. Francesco Brugnaro. Tutti costoro sono già stati ospiti di San Giorgio in Bosco ed ai primi due è stato assegnato il “Drago d’Oro”, riconoscimento annuale ai cittadini che si sono particolarmente distinti e hanno portato in alto il prestigio del loro paese d’origine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non ci muoviamo sul terreno di altre prestigiose Istituzioni che molto e bene fanno per il Veneto, ma in loro sinergia. Non è nostro compito sostituirci alle Camere di Commercio che storicamente promuovono all’estero le nostre aziende, ma ci serve anche la loro organizzazione per scoprire i nostri emigrati. Non vogliamo nemmeno sostituirci alle storiche e ben solide associazioni come Padovani nel Mondo, Bellunesi, Vicentini, Trevisani, ecc, bensì vogliamo mettere a loro disposizione, se lo vorranno, spazi e iniziative per creare sinergie, data la difficoltà di trovare nuove risorse. Ad esempio abbiamo già realizzato l’anno scorso, con l’ANEA, una mostra fotografica sull’Emigrazione e, con la Provincia di Padova, “Musi Neri” uno spettacolo teatrale sulla tragedia dei minatori di Marcinelle con l’associazione “Experimenta” di Filippo Tognazzo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non ci sarà nessuna sovrapposizione ma sinergia con Regione Veneto, Province, Associazioni storiche dell’Emigrazione, Università, Comuni del Veneto, Organizzazioni Religiose che dedicano la loro Pastorale ai nostri Emigrati. Il nostro Museo si distingue e risponde a logiche oggi non particolarmente seguite e comunque servirà da coordinamento di molte iniziative che non parlano tra loro (ognuno coltiva il proprio orticello). Un luogo cioè dove tutti possono riconoscersi e ritrovarsi, dopo generazioni, partendo dal Veneto e andando dovunque nel mondo. Un Museo inteso come memoria viva e propulsore di avvicinamento degli italiani all’estero o, se vogliamo, di una casa comune, della quale si avverte la necessità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Senatore Luigi Pallaro, che il destino ha voluto far ritornare in Italia in questo particolare momento storico di riscoperta dell’Emigrazione, ha la responsabilità di promuovere la Proposta di Legge di istituzione della Rete Museale, oltre a quella di affiancarci nella ricerca dei finanziamenti per portare avanti i lavori del Museo. Naturalmente il completamento dipenderà dai finanziamenti. Pensiamo possa essere realistico prevedere due o tre anni per terminare l’opera.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questa fase non sono comunque i muri la cosa più importante, ma la creazione della struttura che gestirà il Museo. Come componente la Consulta dei Veneti ho già avuto occasione di andare in Brasile, a Rio Grande do Sul e sono stato ospite in Argentina dei Fratelli Pallaro. Queste visite sono servite per raccogliere materiale, sondare accordi di gemellaggio, prendere coscienza del fenomeno migratorio, stabilire contatti con i consultori Veneti di tutto il mondo. Presso la biblioteca di San Giorgio in Bosco si è iniziato a catalogare libri, lettere, schede, fotografie. Abbiamo l’intenzione di istituire al più presto un ufficio che possa dedicarsi esclusivamente al Museo e alla creazione di un apposito sito internet. Abbiamo presentato due libri di Andrea Pallaro, fratello del Sen. Luigi Pallaro che raccontano la sua avventura in Argentina. Presenteremo fra poco un libro edito dal Comune sull’Emigrazione locale, curato dal Prof. Paolo Miotto e l’importante volume sull’emigrazione Veneta in Argentina del Prof. Devoto. Siamo inseriti in un circuito turistico che ha già portato una delegazione brasiliana a visitare l’istituendo Museo. Abbiamo dato la cittadinanza italiana a otto ragazzi di origine brasiliana ospiti a San Giorgio in Bosco. Abbiamo anche istituito un Premio per favorire tesi di laurea che si occupano di emigrazione e stiamo organizzando una mostra fotografica sugli attuali emigrati del Brasile.&lt;br /&gt;Il richiamo delle proprie radici è un richiamo forte, una necessità: un popolo senza memoria non ha futuro. Elisabetta Menegatti di Foza ha descritto così l'importanza delle proprie radici:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un Paese vuol dire non essere soli…&lt;br /&gt;c'è qualcosa di te che rimane e ti aspetta…&lt;br /&gt;E' il Paese dei Tuoi, è il tuo Paese, ove vorresti arrivare&lt;br /&gt;di ritorno da un lungo viaggio&lt;br /&gt;perché è il luogo più caro al tuo cuore. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Esprimo quindi un grande interesse per l’istituzione del Museo Nazionale delle Migrazioni di Roma e per quelli di Genova e Napoli, purché non venga trascurato l’apporto di musei regionali, anche tematici, che possono meglio rappresentare aspetti particolari del fenomeno migratorio.&lt;br /&gt;Per quanto riguarda le modalità di gestione, abbiamo pensato che la Fondazione in partecipazione possa essere lo strumento che meglio valorizza il progetto.&lt;br /&gt;Sono a conoscenza che nella scorsa Legislatura ci sono state diverse Proposte di Legge per creare una rete museale. Su questo aspetto auspico l’unificazione delle sinergie, in modo da arrivare a un’unica proposta condivisa, perchè “singoli strumenti musicali suonano meglio se riuniti un un’orchestra”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Leopoldo Marcolongo - Sindaco del Comune di San Giorgio in Bosco (Padova)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;http://www.comune.sangiorgioinbosco.pd.it/portal/it/arte-cultura/MuseoEmigrazione &lt;br /&gt;____________________________________&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;VENETI NEL MONDO&lt;br /&gt;periodico d'informazione on line per i nostri corregionali all'estero&lt;br /&gt;anno XI - n. 10 ottobre 2007&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cultura &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una fondazione per il museo dell'emigrazione veneta di San Giorgio in Bosco ( e un premio per una tesi di laura)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il sindaco di San Giorgio in Bosco, Leopoldo Marcolongo, strenuo e tenace ideatore del costituendo Museo dell’emigrazione veneta ha fatto il punto sulla sistemazione di villa Bembo;all'incontro è intervenuto anche il bibliotecario Francesco Mazzonetto il quale ha illustrato le ultime iniziative che concorrono a questa importante creazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sindaco Marcolongo, qual è lo stato attuale dei lavori di sistemazione di Villa Bembo, prossimo Museo dell’Emigrazione Veneta?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questi giorni si sta completando il primo stralcio di lavori, che comprendeva il restauro e il consolidamento statico di tutta la struttura originaria del tetto e dell’ultimo piano dell’edificio: sono state consolidate tutte le travature lignee che versavano in uno stato di grave degrado. Nel rifacimento del manto di copertura si è inoltre realizzato un tetto ventilato, in modo che d’inverno sia coibentato e d’estate il calore venga disperso da intercapedini con cambio d’aria, altrimenti un sottotetto sarebbe inutilizzabile. Sono state applicate nuove grondaie pluviali con tubi discendenti, collegate con una rete di smaltimento idraulico. E’ stato realizzato l’impianto di protezione dalle scariche atmosferiche. Nel giro di un mese, o poco più, sarà restaurata la facciata principale con gli intonaci e la parte lapidea del complesso.&lt;br /&gt;I balconi sono stati rifatti con degli scuri nuovi, ma anche le altre finestre ne avranno di nuovi, come pure le due trifore del salone passante del piano nobile. Da tenere presente che il consolidamento dell’ultimo piano con tiranti, catene, era la parte che più necessitava di interventi, altrimenti si rischiava il crollo di tutto il sistema di copertura. In più è stato predisposto uno spazio ad hoc per il passaggio dell’ascensore-montacarichi. Insomma la vecchia struttura è stata adeguata alle nuove normative previste per l’uso pubblico.&lt;br /&gt;Dall’esterno si vedono due camini totalmente nuovi…&lt;br /&gt;Infatti sono stati ripristinati i due camini monumentali per conferire più valore alla villa stessa. I modelli per questi sono stati presi da vecchie ville veneziane del sei-settecento, che sono camini non solo destinati al tiraggio, ma che fanno parte integrante del complesso: ripristinarli era come restituire significato monumentale alla villa stessa. Non sono camini a scomparsa e si possono infatti vedere dalla strada e fanno parte dell’architettura storica. Ci saranno anche degli abbellimenti esterni con una fontana con testa di cavallo e decorazioni varie che ricorderanno i vari paesi dove si sono diretti gli emigrati veneti. In biblioteca esiste il modello di massima dell’intero complesso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’è un progetto per l’uso di tutto il complesso monumentale-museale?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Stiamo lavorando per concretizzare il progetto di una Fondazione per la gestione di tutta la struttura e delle relative iniziative per far funzionare tutto l’organismo. Il Comune infatti non può accollarsi tutti gli oneri connessi a tale struttura. Ci sarà bisogno di una Fondazione snella, con segreteria che tenga i contatti con tutti i corrispondenti, soprattutto esteri, e valorizzi nel contempo il museo stesso. Anche per questo è stata creata una borsa di studio-premio che possa coinvolgere studenti, giovani, professori, per studiare il fenomeno complesso dell’emigrazione veneta. La Regione ci ha finanziato con 162.000 Euro. Abbiamo richiesto un ulteriore finanziamento di cifra analoga all’Assessore ai Flussi Migratori Oscar De Bona.&lt;br /&gt;Al bibliotecario Francesco Mazzonetto chiediamo come è nata l’idea di questa borsa di studio e di illustrarla agli interessati.&lt;br /&gt;La borsa di studio è nata sull’esempio di altri comuni o enti di tipo culturale che hanno istituito questi premi per raccogliere notizie sugli aspetti dell’emigrazione che interessava loro. C’è l’esempio dell’Altopiano d’Asiago, di Camposampiero, che s’interessano di specifiche tematiche.&lt;br /&gt;Nel caso nostro ci è sembrato un canale molto valido per interessare, coinvolgere possibilmente, il mondo accademico nell’idea che stiamo portando avanti, cioè la Fondazione di un Museo, presso tutte le Facoltà e i Dipartimenti che abbiano interesse ai vari aspetti dell’emigrazione. La diffusione dell’idea presso le Università del Veneto è finalizzata alla costituzione di un comitato scientifico in seno alla costituenda Fondazione.&lt;br /&gt;E allora avete pensato ad un bando di concorso per una tesi di laurea di grande interesse…&lt;br /&gt;Esatto, e gli argomenti di studio proposti dal bando sono molteplici: si va dagli aspetti etnografici, storici, artistici, giuridici, urbanistici, folcloristici, a quelli economici, scientifici e ambientali riferiti al presente e al passato del fenomeno migratorio. Abbiamo interessato Facoltà e Dipartimenti delle tre Università del Veneto, Padova, Venezia e Verona, inviando ai rispettivi presidi e direttori, il bando: 16 a Padova, 13 a Verona, 11 a Venezia, precisamente a Ca’ Foscari. Abbiamo interessato anche gli uffici di dottorato e formazione post lauream delle stesse Università.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come funziona il bando e quali sono i premi?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il bando prevede l’assegnazione di un premio di 500 Euro riservato ai laureati che abbiano discusso una tesi sugli argomenti anzidetti nei due precedenti anni accademici presso le Università venete, con deroga per gli studenti di San Giorgio in Bosco, che si siano laureati presso altre Università italiane. Inoltre, la Commissione giudicante può riservarsi di attribuire un massimo di due segnalazioni, di 250 Euro ciascuna, a tesi di laurea ritenute particolarmente meritevoli. Gli interessati potranno presentare i lavori entro il 28 dicembre 2007. Tutte le informazioni sul mando possono essere reperite sul sito Internet del Comune di San Giorgio in Bosco.&lt;br /&gt;E’ in stampa anche un libro sui sangiorgesi nel mondo…&lt;br /&gt;Il testo sui sangiorgesi nel mondo, attualmente in stampa, è stato in parte finanziato dalla Regione Veneto con 4 mila Euro e ha la prefazione dell’Assessore De Bona, mentre la Provincia di Padova ha offerto il suo patrocinio. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Veneti nel Mondo&lt;br /&gt;Registrazione Tribunale di Venezia n. 1314 del 14-01-99&lt;br /&gt;direttore responsabile Giorgio Spigariol&lt;br /&gt;_____________________________________________ &lt;br /&gt;http://www.italplanet.it/interna.asp?sez=304&amp;info=4610  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;èItalia number 34, July-August 2005&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A museum to recount the emigration from Veneto &lt;br /&gt;di Ghileana Galli&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The museum will be built in the province of Padua. It will focus on the phenomenon of emigration next to a number of cultural and economic projects that mainly address the young generations. A MUSEUM OF EMIGRATION AT SAN GIORGIO IN BOSCO IS IN THE PIPELINE&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Leopoldo Marcolongo, the mayor of San Giorgio in Bosco in the province of Padua, said that Veneto will soon host a museum on emigration. It will focus on the vicissitudes (often neglected) of hundreds of thousands of people from Veneto seeking their fortune abroad from the end of the 19th century through to the fist half of the 20th century. San Giorgio in Bosco's Town Council and Veneto Region are involved in the project, which is also supported by the Italian Parliament. However the project is still in its early stages. The mayor explained in fact that "we are first of all renovating the main structure of Villa Bembo , a 16th century building chosen to house the museum. &lt;br /&gt;This is a major project mostly in terms of costs, however the Region has already supplied some initial funds". The second phase concerns the sourcing of the material (photographs, documents and miscellaneous objects such as letters, original passenger tickets and suitcsases) so as to transform the museum into a source of education. &lt;br /&gt;The museum is also intended to protect and promote the history of emigration from Veneto with a focus on emigration from Padua. "We are currently collecting material for a volume on the subject of emigration from San Giorgio in Bosco and from Veneto in general. &lt;br /&gt;This activity is the starting point of a huge project, which also includes the exhibition 'La valigia di cartone' (The cardboard suitcase) that we organized a few months back", the mayor explained. Creating a 'living' museum that is designed to restore relations between the children and the grandchildren of the emigrants is a top priority. It also gives them a chance to get to know their homeland also through training and cultural projects such as training courses or University lectures. &lt;br /&gt;What's more, different types of interaction including economic cooperation are also in the pipeline. Hence, the participation of the Italian Chamber of Commerce in Buenos Aires (the President Luigi Pallaro is from San Giorgio in Bosco) to the initial stages of the project is also crucial. "Based on these participations we are hoping to involve Italian and foreign entrepreneurs in our project both in terms of trading activities and joint ventures. &lt;br /&gt;If Argentina is our first point of reference, we are also looking to extend our cooperation to other countries involved in the emigration process both in South America and in the rest of the world", Leopoldo Marcolongo emphasized. Historically, Veneto is a land of emigrants. Then, why has the choice of a regional museum of emigration fallen on San Giorgio in Bosco? "Our town was particularly affected by this phenomenon. Suffice it to say that from 1870 onwards over four thousand fellow townspeople left. &lt;br /&gt;This is an exceptional number of people, given that at present our town has a total of approximately six thousand inhabitants. North and South America and Australia were the most popular destinations of this mass emigration phenomenon. However, in recent times our fellow citizens have also emigrated to countries closer to Italy, like Germany and Belgium", Leopoldo Marcolongo explained.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5343840545511586478-7554708746039369252?l=leopoldomarcolongo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/feeds/7554708746039369252/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/03/museo-nazionale-delle-migrazioni.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/7554708746039369252'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/7554708746039369252'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/03/museo-nazionale-delle-migrazioni.html' title='MUSEO NAZIONALE DELLE MIGRAZIONI - L’Italia nel mondo - Il mondo in Italia'/><author><name>Leopoldo Marcolongo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06494205814059811739</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TUBv_gar1wI/AAAAAAAAAG8/wkglHBDaxPo/s220/L.Marcolongo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/S6JbkADV_rI/AAAAAAAAACc/24fErVE6hgs/s72-c/Copia+di+IMM021.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5343840545511586478.post-718061710677014750</id><published>2010-03-12T02:05:00.000-08:00</published><updated>2010-03-12T07:17:42.431-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Emigrazione'/><title type='text'>Perchè conservare il voto degli italiani all'estero</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/S5pbDwrWPMI/AAAAAAAAABU/Y720a9Y7-U4/s1600-h/Copia+di+IMM013.JPG"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 270px; height: 320px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/S5pbDwrWPMI/AAAAAAAAABU/Y720a9Y7-U4/s320/Copia+di+IMM013.JPG" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5447766819422485698" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Lo scandalo del Senatore Di Girolamo, eletto nel 2008 con il voto degli italiani all'estero, fa riemergere le critiche a una riforma fortemente voluta da Mirko Tremaglia, che dava voce a quegli italiani emigrati che conservano la cittadinanza italiana e che sono una risorsa per l'Italia. Non è colpa del voto estero se nelle liste sono candidati i mafiosi, ma della politica che continua a inserire personaggi indagati anche in questi giorni nelle liste per le regionali.&lt;br /&gt;Altre elezioni discutibili, come quello di Sergio de Gregorio e Esteban Juan Castelli poi, ci richiamano all'urgenza di rivedere un meccanismo che, nato con tutte le buone intenzioni, non ha raggiunto i risultati sperati.&lt;br /&gt;Già il caso del Senador Luigi Pallaro, che non è stato rieletto per i noti brogli in Argentina, aveva infastidito non poco la politica italiana perchè la storia gli aveva riservato la strana sorte di essere l'ago della bilancia in Senato. Tra l'altro, non è certo Luigi Pallaro che ha fatto cadere il governo Prodi. Ma, per gli italiani eletti all’estero, la politica italiana conta relativamente perchè chi è all'estero non paga le tasse in Italia, né viene influenzato dai provvedimenti che riguardano i residenti nel nostro Paese. &lt;br /&gt;Chi viene eletto all'estero, 12 deputati e 6 senatori, cura gli interessi degli italiani all'estero.&lt;br /&gt;Nel mondo si trovano oltre 50 milioni di discendenti italiani emigrati in 130 anni, quasi 4 milioni dei quali con nazionalità italiana e diritto di voto. Molti hanno raggiunto posti di prestigio nei loro stati e guardano con interesse all'Italia. E' un patrimonio da valorizzare perchè sono i nostri naturali “ambasciatori” nel mondo. Emigrati che, a parità di condizioni, comprano macchinari e prodotti italiani perchè conservano l'Italia nel cuore. Sono importanti le politiche rivolte in particolare alle giovani generazioni per far conoscere non solo la nostra cultura, ma anche la nostra realtà economica, creando così un ponte tra i loro paesi e l'italia.&lt;br /&gt;Ecco perchè non è una “barzelletta”, come dice il Ministro Calderoli, il voto degli italiani all'estero, ma la riscoperta di un patrimonio per troppo anni dimenticato. Solo dall'anno scorso l'Italia ha istituito il Museo Nazionale dell'Emigrazione per recuperare la memoria dell'esperienza migratoria del nostro Paese. La storia della nostra emigrazione poi dovrebbe anche essere insegnata nelle nostre scuole perchè, solo studiando l'esperienza migratoria, potremo meglio affrontare i temi dell'immigrazione. &lt;br /&gt;E' necessario certo intervenire su diversi aspetti del voto estero, dalla configurazione delle circoscrizioni elettorali, all'anagrafe degli aventi diritto, al meccanismo elettorale che si presta a infiltrazioni mafiose, ma il voto dei nostri emigrati conviene tenerlo perchè è interesse, prima di tutto, dell'Italia e degli Italiani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Leopoldo Marcolongo                     San Giorgio in Bosco, 28 febbraio 2010&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5343840545511586478-718061710677014750?l=leopoldomarcolongo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/feeds/718061710677014750/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/03/perche-conservare-il-voto-degli.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/718061710677014750'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/718061710677014750'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/03/perche-conservare-il-voto-degli.html' title='Perchè conservare il voto degli italiani all&apos;estero'/><author><name>Leopoldo Marcolongo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06494205814059811739</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TUBv_gar1wI/AAAAAAAAAG8/wkglHBDaxPo/s220/L.Marcolongo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/S5pbDwrWPMI/AAAAAAAAABU/Y720a9Y7-U4/s72-c/Copia+di+IMM013.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5343840545511586478.post-1788579152465260151</id><published>2010-03-11T08:02:00.000-08:00</published><updated>2010-03-11T09:07:03.675-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Emigrazione'/><title type='text'>Monongah 1907-una tragedia dimenticata</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/S5khid3ftsI/AAAAAAAAAAs/Uy1NKahERo4/s1600-h/IMM014.JPG"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 214px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/S5khid3ftsI/AAAAAAAAAAs/Uy1NKahERo4/s320/IMM014.JPG" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5447422100297987778" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/S5kX2x0vmdI/AAAAAAAAAAk/Me9gY7jtUw4/s1600-h/Monongah+1907.+Una+tragedia+dimenticata,+pubblicato+dal+Ministero+degli+Affari+Esteri,+a+cura+di+Norberto+Lombardi.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 263px; height: 320px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/S5kX2x0vmdI/AAAAAAAAAAk/Me9gY7jtUw4/s320/Monongah+1907.+Una+tragedia+dimenticata,+pubblicato+dal+Ministero+degli+Affari+Esteri,+a+cura+di+Norberto+Lombardi.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5447411454136261074" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Gazzettino      Venerdì  7 Dicembre 2007 Edizione Nazionale&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Caro Gazzettino,&lt;br /&gt;il 6 dicembre di cento anni fa accadeva la più grave tragedia del lavoro che abbia mai coinvolto Italiani all'estero. Una grande esplosione all'interno della miniera di Monongah (West Virginia - Usa), fece crollare le gallerie e uccise tutti i minatori al lavoro, tranne uno. Tra le 361 vittime ufficiali, (americani, americani di colore, austriaci, ungheresi, russi e turchi), si contarono 171 minatori italiani. Erano originari in gran parte dei paesi del Mezzogiorno d'Italia, e tra tutti gli altri, venivano costretti dai "bossi" (i capi) ai lavori più duri e pericolosi. In realtà le vittime italiane furono molte di più, ma non fu possibile identificarne i nomi perché gli uffici della miniera non tenevano una registrazione precisa di chi entrava giornalmente nelle gallerie e la devastazione dello scoppio rese impossibile recuperare tutti i corpi. I membri della commissione d'inchiesta allora istituita non si misero d'accordo sulle cause del disastro, ma precisarono che la compagnia mineraria aveva rispettato le norme di sicurezza. E quindi la catastrofe era frutto di casualità o di negligenza dei bambini e adolescenti che aiutavano il minatore. I minatori, infatti, potevano portarsi quattro o cinque aiuti che venivano pagati con una parte del loro salario, senza comunicarne il nome alla compagnia, in base al "buddy sistem". Questo spiega perché il numero effettivo di morti venga stimato in mille persone. Quel 1907 non ci fu Natale a Monongah . &lt;br /&gt;La notizia passò sottotono sui giornali italiani. Nell'elenco ufficiale dei 171 minatori morti a Monongah figura anche un veneto, Victor Davia. Da documentazione in possesso del Museo dell'emigrazione veneta di San Giorgio in Bosco si tratterebbe di Davià (ora Da Vià) Vittorio, nato il 3.10.1866, di Domegge di Cadore (Bl), figlio di Vigilio e di Fedon Maria Luigia, coniugato negli Stati Uniti con l'italiana De Carlo Catterina. Della sua morte non risulta alcun atto presso il Comune di Domegge. Bisognerà ora proseguire le ricerche sui documenti americani. &lt;br /&gt;Questa tragedia è diventata il simbolo della vita faticosa di milioni di persone costrette ad emigrare in un'epoca in cui il bisogno di lavorare contava più dei diritti umani e sociali dei lavoratori. Commemorare "la tragedia dimenticata" è un modo di rendere omaggio anche a tutti gli altri nostri emigrati che in varie parti del mondo e in epoche diverse sono caduti in incidenti del lavoro o sono rimasti vittime di sfruttamento e di violenza xenofoba. Ricordare criticamente la storia del lavoro italiano nel mondo serve, inoltre, anche a noi in Italia che stiamo vivendo la difficile transizione sociale da Paese di esodo a realtà d'accoglienza. Ridare un nome e un volto ai minatori di Monongah ci deve anche portare a un'analoga attenzione verso le condizioni di lavoro dei migranti di oggi, purtroppo principali vittime degli infortuni sul lavoro. I tempi e le situazioni sono diversi, ma il rispetto dei diritti e della solidarietà umana non può essere diverso. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Leopoldo Marcolongo &lt;br /&gt;sindaco di San Giorgio in Bosco - Museo dell'emigrazione Veneta&lt;br /&gt;______________________________________________________________________________&lt;br /&gt;Quel veneto di Domegge morto a Monongah in miniera&lt;br /&gt;Cento anni fa. Un passato che abbiamo dimenticato in fretta&lt;br /&gt;Risponde Edoardo Pittalis&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quello che accadde cento anni fa a Monongah , nel West Virginia, fu davvero l'ecatombe degli italiani. Il 6 dicembre 1907 un'esplosione nei cunicoli della Fairmont Coal Company uccise forse un migliaio di persone. Il numero esatto non è mai stato accertato, più di mille pare, certo furono riempite 500 casse di legno. Almeno 171 vittime erano emigrati italiani. Il disastro minerario più grande della storia italiana, più che a Marcinelle nel Belgio, dove nel 1956 morirono 136 italiani. Sono rimaste le pietre tombali di molti di loro e anche tante croci senza nome perché gran parte dei corpi erano irriconoscibili. Lapidi piene di errori e di disperazione che soltanto adesso sono state recuperate. Per la prima volta dopo cent'anni il governo italiano, tramite la Farnesina, ha stanziato 100 mila dollari per i lavori di restauro. &lt;br /&gt;Quei minatori estraevano carbone e ardesia, vivevano in baracche di legno ricoperte di carta catramata, in dieci per stanza, pagavano anche 10 dollari, metà dello stipendio. La Compagnia aveva loro pagato il viaggio, 15 dollari che sottraeva dalle paghe nei primi mesi. Il campo di lavoro era controllato da guardiani armati perché nessuno potesse evadere. Non si fidavano di nessuno, i morti avevano i risparmi arrotolati nella cintura. In un secolo nel West Virginia sono morte nelle miniere 20 mila persone. Oggi non ci sono più le miniere. Le inchieste del 1907 non hanno mai trovato responsabili. Gli italiani erano arrivati dal Molise, dalla Calabria, Abruzzo, Campania. C'era anche un veneto, come con affetto segnala il sindaco di San Giorgio in Bosco che per conservare la memoria della nostra emigrazione sta allestendo un Museo dell'Emigrazione Veneta. Il sindaco padovano fa bene a recuperare la storia di questo veneto di Domegge di Cadore, emigrato negli Usa, e del quale anche il suo paese ha perduto le tracce. Monongah non è soltanto una "tragedia dimenticata", è anche una lezione che viene dal passato per insegnarci a capire il presente: nella storia c'è sempre lo specchio di quello che siamo stati. C'è un passato che molti tendono a dimenticare e che, invece, non va rimosso. Si tratta del nostro passato di emigrati sfruttati, maltrattati, malpagati, insultati e umiliati. Negli Usa ci sono stati lunghi anni in cui gli italiani erano considerati appena sopra i negri. Venivano linciati senza processi; morivano sul lavoro senza che le autorità intervenissero. È vero, da allora sono trascorsi cento anni, ma quello che per noi è stato il Novecento per altri popoli è il Duemila. Oggi come allora sono la disperazione, la fame, la speranza di una vita migliore a muovere milioni di persone da una parte all'altra del mondo. Non si possono confondere i tanti onesti, seri e coraggiosi con la minoranza criminale. I delinquenti vanno giustamente perseguiti ed espulsi, gli altri non c'entrano, non meritano offese e ostentazione di xenofobia. Spesso trattiamo gli altri esattamente come accadeva agli italiani cento anni fa e anche meno. Ridare un volto a Monongah è come dare un volto a noi stessi. È un modo di ricordarci che esistono tanti diritti, ma anche qualche dovere. A incominciare dal rispetto degli altri e dalla solidarietà.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5343840545511586478-1788579152465260151?l=leopoldomarcolongo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/feeds/1788579152465260151/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/03/monongah-1907-una-tragedia-dimenticata.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/1788579152465260151'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/1788579152465260151'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/03/monongah-1907-una-tragedia-dimenticata.html' title='Monongah 1907-una tragedia dimenticata'/><author><name>Leopoldo Marcolongo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06494205814059811739</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TUBv_gar1wI/AAAAAAAAAG8/wkglHBDaxPo/s220/L.Marcolongo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/S5khid3ftsI/AAAAAAAAAAs/Uy1NKahERo4/s72-c/IMM014.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5343840545511586478.post-1313585360939207210</id><published>2010-03-11T07:07:00.000-08:00</published><updated>2010-03-11T07:08:44.196-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Fa.Ro.'/><title type='text'>Fa.Ro.</title><content type='html'>Comunicato a “Il Gazzettino” sulla vicenda Fa.Ro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In riferimento all’articolo del 3 febbraio 2010 dal titolo “Un colpo di spugna sui colpevoli” a firma Germana Cabrelle, non capisco come mai sia stato strumentalmente associato il mio nome e la mia fotografia a una particolare vicenda della Fa.Ro., quella dell’”annullamento dell’ordinanza emessa dal sindaco ancora nel dicembre 1998 con cui veniva intimato alla ditta Gelmini e alla Burlotti di rimuovere i rifiuti conferiti”.&lt;br /&gt;Io sono stato sindaco dal 1999 al 2009 e dunque non lo ero nel 1998.&lt;br /&gt;Preciso comunque che l’ordinanza n. 41/1998, firmata dal mio precedessore,  intimava la rimozione dei rifiuti, a quel tempo pericolosi, poi divenuti “solo” speciali, a ben 17 ditte e che l’annullamento, citato nell’articolo, riguarda non tutte le 17 Ditte, ma solo la Gelmini e la Burlotti, ditte di autotrasporto che avevano avuto un ruolo assolutamente marginale nella vicenda. Occorre precisare che l’efficacia dell’ordinanza di rimozione dei rifiuti non è mai stata sospesa dal TAR e dal Consiglio di Stato, nella tempesta dei diversi ricorsi cautelari  promossi contro il Comune,  per cui l’operato del Comune è stato senz’altro ineccepibile. &lt;br /&gt;Questa ordinanza e i successivi provvedimenti sindacali eseguiti durante i miei dieci anni di Amministrazione, hanno portato al riconoscimento confermato in Cassazione della responsabilità civile dei responsabili dell’inquinamento e all’avvio della conseguente causa civile presso il Tribunale di Padova, a tutt’oggi in corso: causa che mira ad ottenere il risarcimento delle spese di bonifica e il danno ambientale e morale subito dal Comune. &lt;br /&gt;In dieci anni sono stati smaltite, dalle Amministrazioni che ho avuto l’onore di rappresentare, qualcosa come 4.714 tonnellate di rifiuto su circa 6.500 ammassate.  &lt;br /&gt;E pensare che allora il sindaco “costava” 1.100 euro contro i 1.800 di quello attuale.&lt;br /&gt;Dell’immenso sforzo fatto durante il decennio e degli inattesi risultati raggiunti per un piccolo Comune come il nostro,  vanno ringraziati il Geom. Maurizio Bergamin e l’Avv. Luigi Verzotto.&lt;br /&gt;Del resto la stessa Commissione comunale appositamente costituita per il caso Fa.Ro., formata da rappresentanti di ogni componente politica e presieduta dall’attuale Sindaco, non aveva rilevato mancanze nell’operato dell’Amministrazione.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per quanto riguarda invece la fantasiosa interrogazione dell’On. Massimo Bitonci (Gazzettino del  23 settembre 2009), presentata il 20 novembre del 2008, su ipotizzate incidenze tumorali a San Giorgio in Bosco, non siamo ancora a conoscenza di una riposta da parte del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. E’ stato fatto presente al Ministero, che l’onorevole Bitonci dovrebbe prestare la medesima attenzione al più importante e serio inquinamento delle falde acquifere da cromo esavalente, questo si certamente cancerogeno, estesosi anche nel territorio cittadellese  da Lui amministrato. Ma  di ciò e di quanto è stato fatto,  o è rimasto da fare per tutelare la salute dei cittadini,  nulla è dato di sapere.  Evidentemente, per qualcuno,  ciò che conta non è fare effettivamente gli interessi dei Cittadini, ma  ricavare maggior profitto politico, attraverso insinuazioni e strumentalizzazioni che  alla prova dei fatti, risultano miseramente sterili e infondate, attaccando con disprezzo tutto ciò che è riconducibile alla mia persona in quanto aderente al  Partito Democratico. Peccato, i buoni risultati raggiunti  a favore del territorio e della comunità,  dovrebbero essere patrimonio comune, a prescindere dalle appartenenze politiche. Chissà che col tempo, almeno  questo principio possa prevalere, nel rispetto delle  distinzioni e dei ruoli.      &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;San Giorgio in Bosco, 19 febbraio 2010&lt;br /&gt;                                                                                    Leopoldo Marcolongo&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5343840545511586478-1313585360939207210?l=leopoldomarcolongo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/feeds/1313585360939207210/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/03/faro.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/1313585360939207210'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/1313585360939207210'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/03/faro.html' title='Fa.Ro.'/><author><name>Leopoldo Marcolongo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06494205814059811739</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TUBv_gar1wI/AAAAAAAAAG8/wkglHBDaxPo/s220/L.Marcolongo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5343840545511586478.post-5129612296833027649</id><published>2010-03-11T06:07:00.000-08:00</published><updated>2010-03-12T07:35:20.469-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='carcere'/><title type='text'>Sfoltire le carceri per evitare nuovi indulti</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/S5pfMOJuBLI/AAAAAAAAABc/RDClM3Yv6BQ/s1600-h/Allarme+carceri.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 256px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/S5pfMOJuBLI/AAAAAAAAABc/RDClM3Yv6BQ/s320/Allarme+carceri.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5447771362819966130" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Carceri sovraffollate, il fallimento della riabilitazione&lt;br /&gt;il mattino di Padova — 29 agosto 2009   pagina 27   sezione: ALTRE &lt;br /&gt;di Leopoldo Marcolongo *  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ogni comunità per reggersi ha bisogno di leggi, delle quali la giustizia si incarica di garantire il rispetto, punendo i trasgressori. In tal modo il concetto di legge è indissolubilmente legato al concetto di pena, la quale però deve avere in sé il fine primario della riabilitazione (art. 27, terzo comma, della Costituzione della Repubblica Italiana, che recita: «Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato»). La privazione della libertà mira non all’annientamento del reo, ma al ripristino dei principi che il delitto ha offeso. Questi presupposti trovano un fondamento sull’idea che il colpevole, oltre che pentirsi, possa modificare profondamente la propria personalità, specie se aiutato attraverso un piano di rieducazione. Il pianeta carcere è salito prepotentemente alle cronache in questi ultimi anni per i problemi di sovraffollamento, attualmente peggiore del 2006, prima dell’indulto (quando ne uscirono 27.000), per i suicidi, per la prevalenza dirompente di detenuti stranieri e di detenuti in attesa di giudizio (più della metà). La drammatica emergenza dei numeri: dai 31.000 detenuti del 1991 siamo arrivati quasi ai 64.000 attuali, con 1.000 nuovi arrivi al mese. E’ una realtà che ci sta sfuggendo di mano.  L’ attuale sistema sanzionatorio e incentrato sulla pena detentiva come risposta alla violazione della norma penale. Un simile sistema sconta tutta la sua inefficacia. La detenzione è inefficace nel dissuadere dal commettere futuri delitti, mentre l’applicazione di misure alternative al carcere risulta essere decisamente più efficace: i recidivi fra gli affidati al servizio sociale sono pari al 19%, mentre fra coloro che scontano la pena interamente in carcere i recidivi sono il 68 per cento. Una mentalità di «tolleranza zero» e di «insicurezza percepita» di alcuni sindaci, nonostante il ministro dell’Interno abbia affermato che i reati sono in calo, preme sul ricorso al carcere per liberarsi dei cittadini scomodi, togliendoli dal proprio territorio e mandandoli in una «discarica sociale», non rendendosi conto che, scontata la pena, questi ritornano.  Il problema è che molti sindaci spesso non conoscono la realtà carceraria, pochi hanno visitato un carcere, molti non sanno neppure dove sia localizzato. Affrontare il problema solo sotto l’aspetto dell’ordine pubblico non sembra sufficiente e anche non conveniente. Considerarlo invece come un problema sociale è più vantaggioso per la collettività. Se non è possibile svuotare quel grande «condominio» della città dove sono ristretti i carcerati perché quelli pericolosi bisogna necessariamente tenerli rinchiusi, almeno si può creare qualche opportunità in più a chi ha sbagliato, ma dimostra con i fatti che può ritornare nella sua comunità, perché nessun uomo nasce delinquente. Un recupero che metta insieme il mondo delle Associazioni, le Cooperative, i Centri Servizi per il Volontariato, il mondo del lavoro, le Istituzioni per ricreare autostima e dignità negli ex-detenuti. Gli enti locali possono contribuire molto al progetto perché la certezza della pena non è incompatibile con il recupero e il reinserimento socio-lavorativo dei detenuti. La previsione di nuove carceri e l’ampliamento di quelle esistenti è solo un bluff e poi mancano già ora guardie carcerarie e personale educativo e neanche il rimpatrio dei carcerati stranieri è una cosa semplice in tempi brevi. Bisogna fare presto a sfoltire le carceri perché la situazione è intollerabile e illegale, altrimenti, voglia o non voglia, bisognerà fare un nuovo «indulto».  Le misure alternative sono le seguenti. Affidamento in prova al servizio sociale. Consiste nell’affidamento al servizio sociale del condannato fuori dall’istituto di pena per un periodo uguale a quello della pena da scontare.  Semilibertà. Consiste nella concessione al condannato e all’internato di trascorrere parte del giorno fuori dall’istituto di pena per partecipare ad attività lavorative, istruttive o comunque utili al reinserimento sociale, in base a un programma di trattamento, la cui responsabilità è affidata al direttore dell’istituto di pena.  Detenzione domiciliare. Questa misura alternativa consiste nell’esecuzione della pena nella propria abitazione o in altro luogo di privata dimora, ovvero in luogo pubblico di cura, assistenza e accoglienza. Lavoro sostitutivo della pena. Prestazione di attività non retribuita in favore della collettività da svolgere presso lo Stato, Enti locali e Enti del sociale, della cultura, dell’ambiente. &lt;br /&gt;* ex sindaco e rappresentante Anci in Commissione Interistituzionale Area Penitenziaria&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5343840545511586478-5129612296833027649?l=leopoldomarcolongo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/feeds/5129612296833027649/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/03/sfoltire-le-carceri-per-evitare-nuovi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/5129612296833027649'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/5129612296833027649'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/03/sfoltire-le-carceri-per-evitare-nuovi.html' title='Sfoltire le carceri per evitare nuovi indulti'/><author><name>Leopoldo Marcolongo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06494205814059811739</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TUBv_gar1wI/AAAAAAAAAG8/wkglHBDaxPo/s220/L.Marcolongo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/S5pfMOJuBLI/AAAAAAAAABc/RDClM3Yv6BQ/s72-c/Allarme+carceri.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5343840545511586478.post-7362120916742115489</id><published>2010-03-11T05:44:00.000-08:00</published><updated>2010-03-11T07:36:12.579-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='carcere'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/S5kN5CtH7QI/AAAAAAAAAAc/K8y-L6oKdn4/s1600-h/Anci-Carcere.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 226px; height: 320px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/S5kN5CtH7QI/AAAAAAAAAAc/K8y-L6oKdn4/s320/Anci-Carcere.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5447400497911164162" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/S5j1OycO2dI/AAAAAAAAAAU/nVfZ5X9U3PA/s1600-h/DSC_2717.JPG"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 264px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/S5j1OycO2dI/AAAAAAAAAAU/nVfZ5X9U3PA/s320/DSC_2717.JPG" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5447373383711775186" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/S5j0-LJN68I/AAAAAAAAAAM/4iuZgMIOhoM/s1600-h/DSC_2790.JPG"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 213px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/S5j0-LJN68I/AAAAAAAAAAM/4iuZgMIOhoM/s320/DSC_2790.JPG" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5447373098285132738" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;19 dicembre 2008 - Convegno “Il ruolo degli enti locali nell’inserimento socio-lavorativo di persone in uscita dai circuiti penali&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ con grande soddisfazione e orgoglio che viene presentato oggi il Vademecum informativo “Enti locali ed azioni di inclusione sociale a favore di persone in esecuzione penale esterna e in uscita da circuiti penali” realizzato all’interno del Progetto di sensibilizzazione delle Amministrazioni comunali sul tema del reinserimento sociale dei detenuti curato dall’Osservatorio Regionale Devianze, Carcere e Marginalità Sociali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Porto il saluto da parte dell’ANCI all’Assessore regionale alle Politiche Sociali Stefano Valdegamberi, al Direttore dell’Osservatorio Dott. Fortunato Rao e ai suoi collaboratori, ai relatori e ai partecipanti a questo convegno e un ringraziamento a quanti hanno creduto in questo progetto, in particolare alla Dr.ssa Chiara Ghetti che lo ha sempre sostenuto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ogni comunità per reggersi ha bisogno di leggi, delle quali la giustizia si incarica di garantire il rispetto, punendo i trasgressori.  In tal modo il concetto di legge è indissolubilmente legato al concetto di pena, la quale però deve avere in sé il fine primario della riabilitazione. La privazione della libertà mira non all’annientamento del reo, ma al ripristino dei principi che il delitto ha offeso. Questi presupposti trovano un fondamento sull’idea che il colpevole, oltre che pentirsi, possa modificare profondamente la propria personalità, specie se aiutato attraverso un piano di rieducazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il pianeta carcere è salito prepotentemente alle cronache in questi ultimi anni per i problemi di sovraffollamento, attualmente peggiore del 2006, prima dell’indulto, per i suicidi, per la prevalenza dirompente di detenuti stranieri e di detenuti in attesa di giudizio. Sui giornali di ieri poi si leggeva la drammatica emergenza  alla Casa Circondariale del “Due Palazzi” con 216 detenuti, a fronte dei 98 regolamentari e di 14 arresti nelle 24 ore. E’ una realtà che ci sta sfuggendo di mano. Una pesante incidenza sul sovraffollamento riveste altresì l’attuale sistema sanzionatorio, tutto incentrato sulla pena detentiva come risposta alla violazione della norma penale. Un simile sistema sconta tutta la sua inefficacia. La detenzione è inefficace nel dissuadere dal commettere futuri delitti, mentre l’applicazione di misure alternative al carcere risulta essere decisamente più efficace: i recidivi fra gli affidati al servizio sociale sono pari al 19%, mentre fra coloro che scontano la pena interamente in carcere i recidivi sono il 68 per cento. Una mentalità di “tolleranza zero”  e di “insicurezza percepita” di alcuni Sindaci, specie sul problema stranieri dove qualcuno ipotizza addirittura il reato di immigrazione clandestina, preme sul ricorso al carcere per liberarsi dei cittadini scomodi, togliendoli dal proprio territorio e affidandoli allo Stato, non rendendosi conto che, scontata la pena, questi ritornano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Affrontare il problema solo sotto l’aspetto dell’ordine pubblico non sembra sufficiente e anche non conveniente. Considerarlo invece come un problema sociale è più vantaggioso per la collettività.&lt;br /&gt;I grandi Comuni come quello di Padova  e alcuni Comuni di minori dimensioni sono ormai da anni impegnati in progetti di inclusione sociale di detenuti di grande efficacia.&lt;br /&gt;Il problema è che molti Sindaci spesso non conoscono la realtà carceraria, pochi hanno visitato un carcere, molti non sanno neppure dove sia localizzato.&lt;br /&gt;Anch’io  ho scoperto il mondo carcerario da pochi anni, in occasione del Convegno “non lavorare stanca” e da lì è partito l’accordo con il direttore del carcere di Padova per l’impiego presso il mio Comune dei primi detenuti in art. 21 bis. Al primo Consiglio comunale successivo l’opposizione mi chiedeva se i detenuti avrebbero avuto la palla al piede, ma poi, piano-piano, i miei concittadini, non solo non si sono spaventati, ma hanno apprezzato il lavoro dei detenuti a fianco dei nostri operatori.&lt;br /&gt;Da quell’esperienza, che continua tutt’ora, è nata l’idea che, se questo progetto ha funzionato in pochi Comuni, poteva essere esteso anche a molti altri dei 581 Comuni della nostra Regione. Bisognava informare e diffondere le buone prassi.&lt;br /&gt;Oggi che viene pubblicato l’opuscolo informativo rivolto agli Enti locali, ma anche agli operatori del settore, ringrazio l’Ass. Valdegamberi per la sua sensibilità e spero, se non di svuotare quel grande “condominio” della città dove sono ristretti i carcerati,  almeno di creare qualche opportunità in più a chi ha sbagliato, ma dimostra con i fatti che può ritornare nella sua comunità. Un recupero che metta insieme il mondo delle Associazioni, le Cooperative, i Centri Servizi per il Volontariato, il mondo del lavoro, le Istituzioni per ricreare autostima e dignità negli ex-detenuti. E allora anche il loro Sindaco, sarà soddisfatto di aver contribuito al progetto di recupero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io credo che, grazie a tutti i colleghi sindaci o assessori oggi qui presenti e a quelli che non hanno potuto partecipare, ma sono sensibili al problema, possiamo lavorare, insieme a tutti gli operatori del settore, e sperare in una società civile più umana, perché nessun uomo nasce delinquente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Leopoldo Marcolongo&lt;br /&gt;Rappresentante Anci nella Commissione Interistituzionale Area Penitenziaria&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5343840545511586478-7362120916742115489?l=leopoldomarcolongo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/feeds/7362120916742115489/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/03/comune-di-san-giorgio-in-bosco.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/7362120916742115489'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5343840545511586478/posts/default/7362120916742115489'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://leopoldomarcolongo.blogspot.com/2010/03/comune-di-san-giorgio-in-bosco.html' title=''/><author><name>Leopoldo Marcolongo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06494205814059811739</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='21' src='http://4.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/TUBv_gar1wI/AAAAAAAAAG8/wkglHBDaxPo/s220/L.Marcolongo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_5pAahx7wkhk/S5kN5CtH7QI/AAAAAAAAAAc/K8y-L6oKdn4/s72-c/Anci-Carcere.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
