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martedì 16 novembre 2010

Santa Francesca Cabrini-Avvenire 14 novembre 2010



La maestra che riscattò gli italiani d’America


DI ELIO GUERRIERO

« Gli italiani qui sono trattati come schiavi ». Diceva così madre Cabrini al primo impatto con la realtà americana verso il 1890. Partita da Lodi su impulso del vescovo di Piacenza, don Giovanni Battista Scalabrini e di Leone XIII, due tra gli spiriti più sensibili alla questione sociale e al disagio dei migranti italiani all’estero, aveva aperto una scuola nei quartieri più degradati di New York. Terminate le lezioni, come già faceva nei paesi del lodigiano, non rimaneva nella tranquillità del piccolo appartamento che condivideva con le sue discepole, ma vagava per la città entrando senza paura in ambienti spaventosi per miseria e violenza. Poté allora constatare che le richieste erano enormi e le sue risorse misere. Non si perse d’animo. Con spirito imprenditoriale mise a punto una tecnica che presto diede risultati insperati. Si recava dagli italiani che avevano fatto fortuna e li convinceva a farsi carico delle difficoltà dei più poveri. Le sue argomentazioni: si guadagnavano la riconoscenza dei connazionali, li aiutavano a inserirsi nel crogiolo delle etnie e delle culture presenti in America, il famoso melting pot, tutti insieme guadagnavano di prestigio nella società. Per ottenere questi risultati erano importanti le scuole e una formazione adeguata. Queste proposte erano avanzate con l’entusiasmo di una trascinatrice. Ha testimoniato la moglie del console italiano: dopo le prime fondazioni, la madre «non chiedeva. Erano gli ammiratori della sua opera che si sentivano spinti ad aiutarla ». Poté fondare allora un gran numero di scuole strategicamente sparse in tutti gli Stati Uniti.

Né l’opera della Cabrini si fermò al Nord. Già nel 1891 un viaggio avventuroso la portò in Nicaragua dove poté aprire diverse scuole. Al ritorno passò da New Orleans dove la comunità italiana viveva in una situazione di tensione e disagio. La madre la riorganizzò in 4 o 5 mesi. Seguirono tre viaggi in Argentina e uno in Brasile sempre con lo scopo di aprire delle case dell’istituto e delle scuole per l’integrazione degli emigranti italiani nella società americana.

All’azione in campo scolastico, seguì l’intervento in ambito sanitario. L’ospedale Columbus di New York, da poco fondato, correva il rischio di chiudere per fallimento. Madre Cabrini lo rilevò e lo dotò di attrezzature scientifiche all’avanguardia. In pochi anni il Columbus era diventato uno dei più importanti istituti medici della metropoli. L’ultimo campo di azione della madre furono le carceri dove gli italiani, di umili origini e con scarse conoscenze della lingua, erano impossibilitati a difendersi. Le suore di madre Cabrini riuscirono a riaprire alcuni processi ingiusti e a ripristinare i rapporti dei detenuti con le famiglie.

Oggi la stazione Centrale di Milano viene dedicata a santa Francesca Cabrini, patrona degli emigranti. Un gesto simbolico che acquisterà pienezza di significato se accompagnato dalla strategia dell’accoglienza basata sui cardini individuati dal genio della santa: scuola dell’integrazione, ospedali d’avanguardia, carceri a dimensione umana. La carità immagina ed edifica una città armoniosa in cui possano convivere in pace uomini di razze e culture diverse.

giovedì 17 giugno 2010

Taccuino Italiano






Martedi 15 giugno - Taccuino Italiano: Andata e Ritorno

Ore 10.45 – 11.00
Taccuino Italiano: Andata e Ritorno.
Secondo appuntamento dedicato al Veneto. Ne parliamo con Fabio Vitali, segretario dell'Associazione Padovani nel Mondo e con il Presidente del consiglio della Federazione delle Associazioni Venete Gianni Boscolo; con Luigi Senise scopriamo uno dei tanti Musei dell'Emigrazione.

http://www.international.rai.it/raitalia.tv/taccuino.php?id=3338

mercoledì 14 aprile 2010

SIMPOSIO INTERNAZIONALE ITALIA - MONGOLIA



COMUNE DI SAN GIORGIO IN BOSCO
PROVINCIA DI PADOVA


SIMPOSIO INTERNAZIONALE ITALIA - MONGOLIA
Abbazia di Praglia - 15 novembre 2003

ALLA DIFFUSIONE DELLE CONOSCENZE SULL’ANTICA MONGOLIA CONTRIBUI’ IN MANIERA DETERMINANTE G. B. RAMUSIO, CITTADINO DI SAN GIORGIO IN BOSCO


Rivolgo un caloroso saluto a Sua Eccellenza Khamba Lama Damdinsuren Natsagdorj, a tutti i relatori e ospiti del Simposio Internazionale Italia-Mongolia da parte di tutta la Comunità di San Giorgio in Bosco e un ringraziamento particolare al Prof. Bruno Marcolongo che io considero un moderno "Marco Polo".

Il nome Mongolia a noi Europei riporta alla memoria Marco Polo, il viaggiatore veneziano del XIII^ secolo che la visitò, giungendovi nel 1271, e ne descrisse le meraviglie nel suo libro “Il Milione”.
Una volta diffuso, lo scritto non fu tenuto in considerazione come veritiero dai suoi contemporanei, i quali anzi ne accentuarono il carattere favoloso e ne ricordarono soprattutto gli spunti fantastici, leggendari e misteriosi della Mongolia, di Gengis Khan e Kublai Khan.

Bisognò attendere fino al XVI^ secolo perché al libro di Marco Polo fosse data l’importanza che si meritava, quale primo esempio di prosa scientifica moderna, e questo avvenne grazie a Giovanni Battista Ramusio, umanista, geografo e statista veneziano, il quale, nella sua monumentale opera “Navigazioni e Viaggi” per primo pubblicò Il Milione in edizione integrale, accompagnato da un’approfondita analisi dal punto di vista geografico.

Ebbene, Giovanni Battista Ramusio, che pubblicando e commentando Il Milione ebbe un grande merito nella diffusione della conoscenza dell’antica Mongolia, dei suoi sovrani, delle usanze di vita, trascorse l’ultima parte della sua vita a San Giorgio in Bosco, nella sua villa detta “Ramusa” nella quale si dedicò al riordino ed al completamento della sua imponente opera letteraria.

Ed ecco che questo piccolo comune dell’Alta padovana ha contribuito, con l’amenità del suo paesaggio che attirò e dette la necessaria tranquillità al Ramusio, che qui potè completare e dare alle stampe la sua opera, alla diffusione di notizie e conoscenze sull’antica Mongolia.

Leopoldo Marcolongo
Sindaco











COMUNE DI SAN GIORGIO IN BOSCO
PROVINCIA DI PADOVA



G.B. RAMUSIO, CITIZEN OF SAN GIORGIO IN BOSCO, DECISIVELY CONTRIBUITED TO THE SPREADING OF KNOWLEDGE ABOUT THE ANCIENT MONGOLIA.

Let me heartily greet Your Excellency Khamba Lama Damdinsuren Natsagdorj, all the chairmen and guests of the International Simposium Italy – Mongolia from the Citizens of San Giorgio in Bosco and let me thank particularly Professor Bruno Marcolongo, whom I consider a modern “Marco Polo”.

For European people like us, the name of “Mongolia” brings to mind the name of Marco Polo, the XIII^ century Venetian traveller who visited it in 1271 and described its wonders in his book “Il Milione”.

After its pubblication its contemporary readers, who on the contrary emphasised its fabulous features and remembered above all the fanciful, mythical and misterious aspects of Mongolia, of Gengis Khan and Kublai Khan, haven’t considered the book as containing truths.

Only in the XVI century, Marco Polo’s book was at last recognised as the first example of a modern scientific prose and that happened thanks to Giovanni Battista Ramusio, a Venetian humanist, geographer and statesman who first published “Il Milione” in its whole edition, into his monumental literary work “Navigazioni e Viaggi”, adding a thorough analysis of Marco Polo’s book from a geographical point of view.

Well, Giovanni Battista Ramusio, who, by editing and analysing “Il Milione” had a great merit in the diffusion of the information about the Ancient Mongolia, its sovereigns, its traditions and its ways of life, spent his last years in San Giorgio in Bosco, in his villa called “Ramusa”, in which he devoted himself entirely to his studies.

That’s how this small town in the northern Padua Area contribuited to the spreading of the knowledges about Ancient Mongolia, giving to G.B. Ramusio necessary quiet and pleasant surroundings where to complete and publish his studies.



The Mayor
Leopoldo Marcolongo











BIBLIOGRAFIA:

Per scrivere il breve intervento su Marco Polo e Ramusio di cui sopra mi sono basato sulle seguenti fonti in Internet.


Breve storia dell’Impero Mongolo con Gengis Khan e poi Tamerlano:

http://it.geocities.com/stilnovo02/mongoli.html


Brevissima descrizione storica ed aggancio con Marco Polo, che giunse in Mongolia nel 1271:

http://www.lastampa.it/_web/_RUBRICHE/Viaggi/archivio/viaggi030723.asp

Marco Polo aveva una visione “poetica” della nascita del grande impero mongolo, dove approdò nel 1271. Tutto iniziò con l’incoronazione di Gengis, che così raccontava il mercante veneziano nel “Milione”, oggi tradotto in italiano corrente dalla Tea: “Gengis Khan sapeva gestire il potere con abilità e fermezza. Arrivò dunque un’incredibile moltitudine di tartari e quando Gengis vide così tanta gente, subito decise di prepararsi per andare a conquistare altre terre”


Marco Polo e il Milione in riferimento a Ramusio:

http://www.liberliber.it/biblioteca/p/polo/

Polo, Marco
Note biografiche


Nato a Venezia nel 1254 da una famiglia di viaggiatori, Marco Polo intraprese il famoso viaggio verso l'estremo Oriente (un evento che diverrà in seguito il soggetto del celeberrimo libro di memorie Il Milione) nel 1271, a soli 17 anni, insieme con il padre Niccolò e lo zio Matteo.
I due facoltosi mercanti erano animati essenzialmente dalle facilitazioni mercantili e commerciali che le nuove vie e nuovi contatti con l'Oriente potevano portare a loro come alla loro città, sempre insidiata, da questo punto di vista, dalla concorrenza delle altre città marinare.
Il viaggio ed i soggiorni nei diversi paesi che ebbe modo di visitare durarono in tutto 24 anni (dal '71 al '95) ed in questo lungo lasso di tempo Marco Polo attraversò tutta l'Asia, arrivando infine a Pechino, la sede del Gran Kahn, nonché il punto nevralgico di un impero enorme e favoloso. Qui fu al servizio dell'imperatore per diversi anni, durante i quali svolse attività diplomatiche ed amministrative, fino a che, nel 1292, non iniziò per mare il viaggio di ritorno a Venezia, un tragitto che gli portò via 3 anni. Giunto nella sua città natale nel 1295, vi trascorse serenamente ulteriori 3 anni, fino a quando, nel 1298, non fu fatto prigioniero dai genovesi in seguito alla battaglia di Curzola.
Fu proprio in carcere che raccontò ad un suo compagno di cella, Rustichello da Pisa, le avventure che aveva vissuto e gli eventi a cui aveva assistito nel suo lungo soggiorno in Oriente: Rustichello redasse inizialmente il resoconto in francese (misto ad italianismi ed espressioni dialettali venete), e, una volta diffuso, lo scritto non fu tenuto in considerazione come veritiero dai suoi contemporanei, i quali anzi ne accentuarono il carattere favoloso e ne ricordarono soprattutto gli spunti fantastici, leggendari e misteriosi.
Nonostante il parere dei suoi lettori trecenteschi e nonostante si presenti ancora oggi come "il libro delle meraviglie", Il Milione è in realtà il primo esempio di prosa scientifica moderna, o, nelle intenzioni di Polo, un libro "utile", che fosse in grado di fornire notizie precise e dettagliate sugli usi, i costumi, la geografia e l'economia di popoli e di lande sconosciuti o quasi. L'evidenza di questa volontà è fornita anche dallo stile estremamente conciso dell'opera, povero nel lessico ed in particolare nell'aggettivazione, uno stile che si vuole limitare ad una descrizione "scientifica" di ciò che, in quanto ignoto, si immaginava comunemente come strano e favoloso.
Liberato un anno dopo e tornato a Venezia, Marco Polo vi restò fino alla sua morte, avvenuta tra il 1324 e il 1325.

Approfondimenti
Navigazioni e viaggi, di Giovanni Battista Ramusio
Fondamentale e vastissimo trattato geografico del Cinquecento, rappresenta il primo sistematico tentativo di fare il punto sulle conoscenze acquisite nell'epoca delle grandi scoperte geografiche.
Con riferimento a Marco Polo si segnalano in particolare, nel terzo volume:
• un'edizione del Milione;
• un'analisi del viaggio di Marco Polo;
• una riflessione sull'incipit del Milione relativamente all'Impero latino d'Oriente;
• commenti ed edizioni di altre relazioni di viaggi in Oriente.

Descrizione de : Il Milione

http://spazioinwind.libero.it/azulines/coleridge/milione2.html


- il milione -
Un grande interesse sorge intorno al libro di Marco Polo quando, verso la metà del XV secolo, comincia a prendere forma il progetto dei portoghesi di raggiungere per mare l'Asia orientale. Anche Cristoforo Colombo, partito da Palos verso occidente per raggiungere, attraverso L'Atlantico, i tetti d'oro di Cipangu, si porta appresso una copia del libro nella versione di Pipino edita ad Anversa nel 1485.
Il Milione viene incluso in tutte le raccolte di viaggi cinquecentesche:
Johannes Huttich nel Novus Orbis (Basilea 1532);
poi il Ramusio (1550), nella sua monumentale opera Navigazioni e viaggi;
quindi L'inglese Samuel Purchas (Purchas His Pilgrims, Londra 1625) al quale sembra essersi ispirato Coleridge per la stesura del Kubla Kahn.
qui viene citata e la versione franco-italiana del Milione; il suo titolo originale è tradotto dal francese Le livre de Marco Polo citoyen de Venise, dit Million, où l’on conte les merveilles du monde (Il libro di Marco Polo cittadino di Venezia, detto Milione, dove si raccontano le meraviglie del mondo);


Dubbi su Polo in Cina:

http://digilander.libero.it/arti2000/ts99/960313.htm

Testuale:
La Wood afferma, inoltre, che a creare il mito del favoloso viaggio di Marco Polo in Cina contribuì in modo determinante l'edizione del suo libro pubblicata dal Ramusio nel 1559. Per chi ha letto «Il Milione», e ha visto il film su Marco Polo, la conclusione di Frances Wood sembra quasi incredibile. E' come se un bel mattino i mass media annunciassero


Piccola biografia di G.B.Ramusio:

http://www.liberliber.it/biblioteca/r/ramusio/index.htm

Ramusio, Giovan Battista
Note biografiche
Giovan Battista Ramusio (Treviso 1485 - Padova 1557), umanista italiano.
Allievo di Pietro Pomponazzi, collaboratore di Aldo Manuzio, gli diede le edizioni di Quintiliano (1514) e Livio (1519) ed ebbe interessanti corrispondenze con scienziati e umanisti quali Fracastoro e Bembo. Fu anche cancelliere della Repubblica Veneta e dal 1515 segretario del Senato.
Non si sa quando possa aver maturato l'idea dell'opera per cui va famoso, Navigazioni e Viaggi: forse quando ebbe l'incarico di trattare con il navigatore Sebastiano Caboto, figlio di Giovanni, affinché questi si mettesse al servizio di Venezia.
Le Navigazioni sono un'opera poderosa, che intendeva fare il punto dei più importanti viaggi compiuti dall'antichità classica fino al suo tempo, ma che, per la sua precisa e dotta compilazione e per la competenza dei dati cartografici, fu considerata uno dei fondamenti degli studi geografici moderni.
Note biografiche a cura di Claudio Paganelli

Museo dell'Emigrazione Veneta di San Giorgio in Bosco: progetto e storia



Ho cominciato ad occuparmi di Emigrazione ancora dal 1997, anche all'Estero (vedi www.marcolongo.org) facendo ricerche sulla storia della mia Famiglia;
- durante i 10 anni di Sindaco (1999-2009) come membro della Consulta di Anci Veneto ho seguito le Consulte dei Veneti nel Mondo, le due Feste dei Veneti nel Mondo, i Meetings dei Giovani Veneti, i Gemellaggi e le varie manifestazioni organizzate dall'Ass.Oscar De Bona della Regione Veneto. Ho partecipato alla Consulta in Brasile nel 2005 ed ero già stato in Argentina nel 2004 invitato da Luigi e Andrea Pallaro;
- conosco personalmente quasi tutti i Consultori Veneti del Mondo e ho stabilito una serie di contatti con molti amici all'Estero e in Italia, con le storiche Associazioni degli Emigrati e con l'Università di Padova;
- ho organizzato diverse mostre sull'Emigrazione a San Giorgio in Bosco e presentato il progetto di restauro di Villa Bembo;
- ho promosso due concorsi per Tesi di Laurea sull'Emigrazione Veneta e premiato i vincitori, in collegamento Ustream;
- ho pubblicato un libro sull'Emigrazione a San Giorgio in Bosco, a cura del Prof. Paolo Miotto;
- sono intervenuto in diretta su radio dell’Argentina e del Canada per illustrare il progetto del Museo;
- nel 2004, l'amico ex On. Flavio Rodeghiero, al quale mi lega la comune origine da Foza, mi propose il progetto di un Museo dell'Emigrazione a San Giorgio in Bosco, restaurando Villa Bembo di proprietà del Comune, che versava in pessime condizioni;
- nel 2006, con l'elezione a Senatore di Luigi Pallaro, originario di San Giorgio in Bosco, il progetto ha avuto un ulteriore slancio;
- nel 2008 sono stato nominato, dal Ministero degli Affari Esteri, membro del Comitato Scientifico del Museo delle Migrazioni di Roma e ho avuto occasione di conoscere le realtà museali presenti in Italia e all'Estero e stringere amicizie con i vari direttori;
- la documentazione più importante presente sono i libri di Frei Rovilio Costa di Porto Alegre, in Brasile. Vengono già a San Giorgio in Bosco studiosi per consultarli, perchè sono gli unici in Italia;
- per il momento la documentazione è ospitata presso la Biblioteca di San Giorgio in Bosco, curata dal Dr. Francesco Mazzonetto;
- è già partita la Banca dati dell'anagrafe Austro-Ungarica (1816-1871) con la Curia di Vicenza. E' un progetto da estendere a tutti i Comuni del Veneto per creare un’unica banca dati a servizio dei nostri emigrati.

Nella Consulta dei Veneti nel Mondo del 2008 a Marostica, l'Ass. Reg. Oscar De Bona ha verbalizzato: "...Per quanto riguarda la proposta di creare un centro di documentazione sull'Emigrazione Veneta dichiara di condividere l'idea che il centro possa trovare collocazione presso il futuro Museo sull'Emigrazione di San Giorgio in Bosco, Padova...". Anche il Prof. Gianpaolo Romanato dell'Università di Padova "...propone di supportare il Museo di San Giorgio in Bosco che è già partito...".
Nell’ultima Consulta dei Veneti nel Mondo del 2009 in Uruguay, L’Ass. Oscar De Bona ha ribadito: “… Per quanto riguarda il museo dell’Emigrazione informa che intende approfondire con l’amministrazione comunale di San Giorgio in Bosco sulle intenzioni riguardanti il completamento del progetto….” e il Prof. Gianpaolo Romanato “…Si auspica che non vada persa l’iniziativa del museo di San Giorgio in Bosco come centro di documentazione anche in previsione dell’insegnamento della storia dell’Emigrazione tenendo conto del fatto che dispone già di quasi tutta la collezione delle pubblicazioni di Rovilio Costa. Sottolinea la necessità di incrementare un rapporto più stretto e più profondo fra associazionismo e cultura….”.

Molti sono i sostegni arrivati, fra i quali quello di Luiz Carlos B. Piazzetta, Presidente Comvers*


Questi sono i costi del restauro di Villa Bembo che sarà agibile per l’estate del 2010:

Regione € 162.000
Regione € 217.000
Otto per mille € 721.000
A carico Comune € 700.000
____________________________
Totale lavori Euro 1.800.000**


C’è un interesse della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo per l’allestimento della sala espositiva.

Nella Legge Finanziaria della Regione Veneto del 2009, il Consigliere Regionale Franco Frigo aveva proposto un emendamento*** per la partecipazione della Regione Veneto ad una Fondazione per la gestione del Museo dell’Emigrazione Veneta, che non è passato, come non è passato un analogo emendamento**** presentato dal Consigliere Provinciale Dino Scantamburlo al Bilancio del 2010 della Provincia di Padova.

Penso che il Museo sarebbe il fiore all'occhiello della Regione Veneto, essendo l'unico in Veneto e fra i pochissimi in Italia. I costi futuri saranno la sola gestione, essendo già tutti pagati quelli del restauro. Un Museo gestito da una Fondazione che metta insieme Regione Veneto, Province, Comuni, Università, Associazioni storiche dell’Emigrazione. Non è più tempo di ragionare per separatezze, è il tempo di costruire cattedrali, di unire le forze per farne una realtà regionale che guardi al futuro.

Un luogo per ricordare, ma anche per mantenere vivi i contatti con i nostri Emigrati all’estero, soprattutto i giovani. Non penso a un Museo solo di vecchie fotografie. Dobbiamo sfruttare il grande amore verso l’Italia e la sua cultura rivolgendoci alle nuove generazioni di emigrati i quali, scoprendo il grande patrimonio culturale del Veneto, scopriranno anche i suoi prodotti commerciali. Noi abbiamo nel mondo milioni di “ambasciatori”, persone che spesso ricoprono posti di responsabilità. Dobbiamo solo arrivare a loro perché, a parità di condizioni, preferiranno i prodotti italiani e Veneti in particolare. Le attività del Museo saranno quindi rivolte ad riagganciare, prima di perderli per sempre, i contatti con le ultime generazioni di oriundi di lingua e cultura Veneta, attraverso stages, convegni, circuiti turistici alla riscoperta dei nostri tesori d’arte e di storia, con la realizzazione di studi sull’Emigrazione, di un sito internet che ne rappresenti il punto di riferimento e di un giornale che potrebbe essere InfoVeneto che ha già sede a San Giorgio in Bosco.


Leopoldo Marcolongo-sindaco Comune San Giorgio in Bosco dal 1999 al 2009
_____________________________________________________________________________________
*
Caro amico Leopoldo

Siamo totalmente d´accordo che il progetto del Museo dell´Emigrazione Veneta di San Giorgio in Bosco non debba mai fermare. Si tratta di un´opera molto importante per i veneti, tanto quelli all´estero quanto per quelli in Regione. Quel museo custodisce una parte molto della nostra storia collettiva. È la Storia Moderna del Popolo Veneto.
Siamo da vicini con te e disposti a lottare con tutti i mesi che abbiamo per vedere conclusa quest´opera. Il nostro comitato accompagna il risultato con vivo interesse e spirito di partecipazione.
Un forte abbraccio

Luiz Carlos B. Piazzetta
Presidente COMVERS _____________________________________________________________________________________
**VILLA BEMBO RESTAURO E RECUPERO

1° finanziamento Regionale

Con decreto n° 452 del 26.07.2005 è stato concesso a questa Amministrazione Comunale un contributo di €. 161.963,77 a valere sui “Lavori di somma urgenza per il restauro della copertura e consolidamento statico di Villa Fabian già Villa Bembo”. Legge Regionale n° 6/1997, art. 78 e DGR n° 790/2005.0

2° finanziamento Regionale

L.R. 6/97, art. 78 – Contributi in materia di interventi di recupero, restauro e valorizzazione di immobili non statali, di interesse storico e artistico, soggetti alle disposizioni del Titolo I del D.Lgs. 22 gennaio 2004 n. 42.
Piano di riparto dei fondi disponibili per l’esercizio finanziario 2007.
Lavori di somma urgenza per il restauro della copertura e consolidamento statico di Villa Fabian già Villa Bembo – II stralcio. Contributo di € 217.232,10.

Contributo Statale 8x1000

D.P.C.M. 23.11.2007 di ripartizione della quota dell’otto per mille dell’IRPEF a diretta gestione statale per l’anno 2007. “Restauro e riqualificazione dell’edificio monumentale di villa bembo (PD) ad uso pubblico comunale per centro culturale e museo – II lotto di completamento. Finanziamento di €. 721.000,00.


Dalla Relazione tecnica di progetto….

La villa, che è databile alla metà del XVI secolo, è catalogata dall’Istituto regionale per le ville venete – Catalogo e Atlante del Veneto - al numero PD 480, codice 00001863 dell’Istituto centrale per il catalogo e la documentazione.
_____________________________________________________________________________________
***
PDL N. 367 LEGGE FINANZIARIA REGIONALE PER L’ESERCIZIO 2009- ARTICOLO 8

E’ aggiunto il seguente articolo:

Art. 8 bis – Partecipazione della Regione del Veneto alla costituenda Fondazione “Museo dell’Emigrazione Veneta”.
1. La Giunta regionale, al fine di favorire la realizzazione e la valorizzazione della Villa Bembo nel Comune di San Giorgio in Bosco (PD), quale luogo dedicato alla storia e alla conservazione delle memorie dell’emigrazione dei Veneti, è autorizzata a partecipare, in qualità di socio fondatore, alla costituenda Fondazione “Museo dell’Emigrazione Veneta”.
2. La Giunta regionale è autorizzata a compiere, in accordo con il Comune di San Giorgio in Bosco (PD), tutti gli atti necessari alla costituzione della fondazione di cui al comma 1.
3. Il Presidente della Giunta regionale o un suo delegato esercita i diritti inerenti la qualità di socio fondatore della Regione del Veneto.
4. La Giunta regionale è inoltre autorizzata ad erogare alla fondazione di cui al comma 1 un contributo annuale per la gestione e il funzionamento.
5. Agli oneri derivanti dall’attuazione del presente articolo, quantificati in euro 70.000,00 per l’esercizio 2009, si fa fronte con le risorse allocate U0170 “Iniziative per gli emigrati veneti”del bilancio di previsione 2009.
_____________________________________________________________________________________
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“Istituzione del Museo provinciale dell’Emigrazione – E. 20.000,00”

martedì 16 marzo 2010

Pallaro City - Repubblica — 04 aprile 2007 di Alessandra Longo

PALLARO CITY
Repubblica — 04 aprile 2007 pagina 9 sezione: POLITICA INTERNA

Per il momento si chiama ancora San Giorgio in Bosco, ed è un grazioso paese nell' Alta padovana, ma non è escluso che in futuro possa venir ribattezzato Pallaro-City in omaggio al suo cittadino più illustre, «El Senador» di Palazzo Madama. Ormai quasi tutto parla di Luigi Pallaro. Il sindaco della Margherita, Leopoldo Marcolongo, annuncia che a San Giorgio nascerà il Museo dell' Emigrazione veneta. Costo preventivato: oltre un milione di euro. Chi dovrà darsi da fare per i finanziamenti? Pallaro, è chiaro. Dice il sindaco a News Italia Press: «E' lui che deve cercare di far trasformare in legge la proposta di istituzione della Rete Museale e trovare i fondi per portare a termine i lavori». Marcolongo, già ospite del Senador a Buenos Aires, trova che sia stato «il destino a far tornare Pallaro in questo momento storico». Lo ha già insignito del «Drago d' oro», massima onorificenza locale, e ha organizzato la presentazione di due libri del fratello Andrea, anche lui emigrato. A breve, sarà battezzata l' ultima fatica edita dal Comune: un volume di Paolo Miotto sull' emigrazione veneta in Argentina. Indovinate chi ha collaborato? El Senador, naturalmente. - ALESSANDRA LONGO

San Giorgio - Repubblica — 28 aprile 2006 di Alessandra Longo

SAN GIORGIO
Repubblica — 28 aprile 2006 pagina 17 sezione: POLITICA INTERNA

Mettetevi nei panni del sindaco di San Giorgio in Bosco, il ragionier Leopoldo Marcolongo, della Margherita. Di colpo, pochi giorni fa, il suo cellulare ha cominciato a suonare disperatamente. Non cercavano lui ma El Senador Luigi Pallaro che, a San Giorgio, o meglio in una frazione di questo paesino, seimila abitanti, provincia di Padova, ci è nato e vissuto prima di volare in Argentina, nel 1952. Tutto un chiamare, da Rutelli in giù: «Siamo orgogliosi di questa notorietà - dice Marcolongo - e dei nostri emigranti che si sono fatti strada». Emigranti? Sì, Pallaro mica è il solo, l' aria di San Giorgio fa miracoli. Il primo maggio, il sindaco consegnerà il «Drago d' Oro» ad un altro illustre membro della comunità, l' onorevole Frank Sartor, già primo cittadino di Sydney, dal 1991 al 2003, e ora «ministro della pianificazione dello Stato del Nuovo Galles del Sud». Lui arriva dall' Australia e si dice «molto onorato» di ricevere il riconoscimento attribuito nel 2000 a Pallaro. Il quale, fatto oggi il suo dovere di neosenatore a Roma, sarà presente alla cerimonia. I palazzi del potere sono avvisati: per almeno mezz' ora il cellulare di Marcolongo sarà spento. - ALESSANDRA LONGO

venerdì 12 marzo 2010

MUSEO NAZIONALE DELLE MIGRAZIONI - L’Italia nel mondo - Il mondo in Italia







Roma, 26 ottobre 2007 – Ministero degli Affari Esteri

Innanzitutto ringrazio il Vice ministro on. Franco Danieli per avermi invitato a questo convegno e porgo un saluto ai relatori e agli ospiti.

Il Museo dell’Emigrazione veneta di San Giorgio in Bosco è un progetto per la realizzazione di una sede museale che ospiterà la storia dell’epopea migratoria veneta. Un luogo per ricordare, ma che vuol diventare anche uno spazio per mantenere vivi i contatti con i nostri emigrati all’estero, soprattutto i giovani. Quella degli emigranti Veneti – e di altre Regioni Italiane – nel mondo, è un’epopea sostanzialmente dimenticata. La Regione che ha fatto registrare il più rilevante flusso in uscita dal Paese è il Veneto, dall'unita' d'Italia al 1961: oltre 2 milioni e 800 mila emigrati. I tassi variano dal 12 al 34 per mille della popolazione, con punte fino al 300/400 per mille in alcune zone (Polesine, Comelico, Agordino...). Tra il 1946 e il 1976 la presenza dei veneti all'interno dei flussi dell'emigrazione si attesta intorno al 23%. Ad aprile 2007, limitatamente alle iscrizioni all'anagrafe dei cittadini italiani residenti all'estero (AIRE), i veneti risultano essere 248.298 in 166 paesi diversi, pari al 5,2% della popolazione, ponendo la regione al settimo posto per emigrazione; nel contempo, gli immigrati residenti nel Veneto sono oltre 350 mila provenienti anch'essi da 166 Paesi diversi, pari al 7,3% della popolazione veneta, piazzando il Veneto al secondo posto fra le regioni italiane per immigrazione. Sono alcuni dei molti dati contenuti nel ''Rapporto Italiani nel Mondo 2007'', realizzato dalla Fondazione Migrantes in collaborazione con il Comitato promotore composto da Acli, Inas-Cisl, Mcl e Missionari Scalabriniani.

Emblematico è il caso del Comune di San Giorgio in Bosco, dalle cui contrade nel solo periodo dal 1870 al 1898 sono partiti oltre quattromila concittadini fra emigrazione interna ed estera; in quel tempo gli abitanti di San Giorgio in Bosco erano 3/4 mila. Oggi sono 6000.
Il progetto prevede il recupero del corpo centrale di Villa Bembo (sec. XVI), le cui imponenti barchesse, già restaurate, sono dal 2001 sede comunale.
L’intervento di restauro è gia stato avviato con improcrastinabili lavori di somma urgenza per il recupero delle coperture e del solaio dell’ultimo livello. La villa è organizzata su tre piani di circa 240 metri quadrati di superficie l’uno, per una superficie complessiva di 720 metri quadrati. Il piano terreno è in parte occupato da un monumentale portico d’ingresso ad occidente, mentre la distribuzione dei vani interni avviene ai lati di un grande salone centrale passante, con andamento est-ovest. Il primo piano, che costituisce il piano nobile dell’edificio, è organizzato ai lati di un ampio salone centrale. Il solaio superiore è costituito da un’orditura primaria in travi squadrate tipo “Sansovino”, che all’intradosso si presentano in gran parte laccate e decorate, sovrastate da un assito ligneo anch’esso, in estese porzioni, laccato. Il secondo piano, corrispondente al sottotetto, è organizzato in un unico grande vano. La copertura dell’edificio è costituita da un tetto a quatto falde a piramide. L’intervento di restauro, di somma urgenza, è guidato da rigidi presupposti conservativi ed ha anche l’obiettivo di rimuovere le cause di degrado, ripristinando l’efficienza delle strutture e l’originaria dignità estetica.
Nel Veneto non ci sono Musei dell’Emigrazione Veneta e quello di San Giorgio in Bosco, collocato in buona posizione, su una strada di grande comunicazione come la Valsugana, equidistante da Padova, Vicenza e Treviso, vicino all’autostrada Venezia-Milano, si trova in una posizione strategica. Neppure nel resto d’Italia ci sono realtà di questo tipo, se si esclude Gualdo Tadino, in Umbria e San Marino.

I restauri sono costosi, ma ritengo che la sede scelta sia prestigiosa e rappresenti il “riappropriarsi” di una villa di quella Borghesia rurale che, in gran parte, fu causa dell’emigrazione. Il primo stralcio di 553.000 euro, finanziato con 162.000 euro dalla Regione Veneto, per il restauro del tetto di Villa Bembo è già stato appaltato e i lavori, iniziati il 12 marzo 2007, termineranno entro il 2007. Per rendere agibile il resto del fabbricato servono circa 1.300.000 euro. Abbiamo già ottenenuto un finanziamento di 721.000 euro sui fondi dell’otto per mille. Stiamo anche prendendo contatti con Fondazioni Bancarie interessate al progetto. Purtroppo una Proposta di Legge per una rete Museale in Italia presentata nella precedente Legislatura, che comprendeva il Museo di San Giorgio in Bosco, presentata dall’On. Flavio Rodeghiero, non ha avuto successo, ma noi crediamo che, se l’idea è buona, i risultati arriveranno.

Non pensiamo a un Museo solo di vecchie fotografie. Vogliamo sfruttare il grande amore verso l’Italia e la sua cultura rivolgendoci alle nuove generazioni di emigrati che, riscoprendo le loro radici nel Veneto, scopriranno anche i suoi prodotti commerciali. Noi abbiamo nel mondo milioni di “ambasciatori”, persone che spesso ricoprono posti di responsabilità. Dobbiamo solo arrivare a loro perché, a parità di condizioni, preferiranno i prodotti italiani e Veneti in particolare. Non faremo quindi gli “agenti di commercio”, ma prepareremo loro il terreno. Le attività del Museo, con la collaborazioni determinante dell’Assessorato al Flussi Migratori del Veneto rappresentato dal Dr. Oscar De Bona, saranno quindi rivolte a favorire la lingua e la cultura Veneta, gli stages di giovani oriundi, i convegni, i circuiti turistici alla riscoperta dei nostri tesori d’arte e di storia, la realizzazione di studi sull’Emigrazione e di un sito internet che rappresenti un punto di riferimento. Possiamo contare su emigrati illustri del nostro paese come l’attuale Senatore per gli Italiani all’Estero Luigi Pallaro di Buenos Aires e il fratello Andrea, Frank Sartor, ex sindaco di Sidney e attuale Ministro del Nuovo Galles del Sud, in Australia, ed infine l’Arcivescovo di Camerino – San Severino Marche mons. Francesco Brugnaro. Tutti costoro sono già stati ospiti di San Giorgio in Bosco ed ai primi due è stato assegnato il “Drago d’Oro”, riconoscimento annuale ai cittadini che si sono particolarmente distinti e hanno portato in alto il prestigio del loro paese d’origine.

Non ci muoviamo sul terreno di altre prestigiose Istituzioni che molto e bene fanno per il Veneto, ma in loro sinergia. Non è nostro compito sostituirci alle Camere di Commercio che storicamente promuovono all’estero le nostre aziende, ma ci serve anche la loro organizzazione per scoprire i nostri emigrati. Non vogliamo nemmeno sostituirci alle storiche e ben solide associazioni come Padovani nel Mondo, Bellunesi, Vicentini, Trevisani, ecc, bensì vogliamo mettere a loro disposizione, se lo vorranno, spazi e iniziative per creare sinergie, data la difficoltà di trovare nuove risorse. Ad esempio abbiamo già realizzato l’anno scorso, con l’ANEA, una mostra fotografica sull’Emigrazione e, con la Provincia di Padova, “Musi Neri” uno spettacolo teatrale sulla tragedia dei minatori di Marcinelle con l’associazione “Experimenta” di Filippo Tognazzo.

Non ci sarà nessuna sovrapposizione ma sinergia con Regione Veneto, Province, Associazioni storiche dell’Emigrazione, Università, Comuni del Veneto, Organizzazioni Religiose che dedicano la loro Pastorale ai nostri Emigrati. Il nostro Museo si distingue e risponde a logiche oggi non particolarmente seguite e comunque servirà da coordinamento di molte iniziative che non parlano tra loro (ognuno coltiva il proprio orticello). Un luogo cioè dove tutti possono riconoscersi e ritrovarsi, dopo generazioni, partendo dal Veneto e andando dovunque nel mondo. Un Museo inteso come memoria viva e propulsore di avvicinamento degli italiani all’estero o, se vogliamo, di una casa comune, della quale si avverte la necessità.

Il Senatore Luigi Pallaro, che il destino ha voluto far ritornare in Italia in questo particolare momento storico di riscoperta dell’Emigrazione, ha la responsabilità di promuovere la Proposta di Legge di istituzione della Rete Museale, oltre a quella di affiancarci nella ricerca dei finanziamenti per portare avanti i lavori del Museo. Naturalmente il completamento dipenderà dai finanziamenti. Pensiamo possa essere realistico prevedere due o tre anni per terminare l’opera.

In questa fase non sono comunque i muri la cosa più importante, ma la creazione della struttura che gestirà il Museo. Come componente la Consulta dei Veneti ho già avuto occasione di andare in Brasile, a Rio Grande do Sul e sono stato ospite in Argentina dei Fratelli Pallaro. Queste visite sono servite per raccogliere materiale, sondare accordi di gemellaggio, prendere coscienza del fenomeno migratorio, stabilire contatti con i consultori Veneti di tutto il mondo. Presso la biblioteca di San Giorgio in Bosco si è iniziato a catalogare libri, lettere, schede, fotografie. Abbiamo l’intenzione di istituire al più presto un ufficio che possa dedicarsi esclusivamente al Museo e alla creazione di un apposito sito internet. Abbiamo presentato due libri di Andrea Pallaro, fratello del Sen. Luigi Pallaro che raccontano la sua avventura in Argentina. Presenteremo fra poco un libro edito dal Comune sull’Emigrazione locale, curato dal Prof. Paolo Miotto e l’importante volume sull’emigrazione Veneta in Argentina del Prof. Devoto. Siamo inseriti in un circuito turistico che ha già portato una delegazione brasiliana a visitare l’istituendo Museo. Abbiamo dato la cittadinanza italiana a otto ragazzi di origine brasiliana ospiti a San Giorgio in Bosco. Abbiamo anche istituito un Premio per favorire tesi di laurea che si occupano di emigrazione e stiamo organizzando una mostra fotografica sugli attuali emigrati del Brasile.
Il richiamo delle proprie radici è un richiamo forte, una necessità: un popolo senza memoria non ha futuro. Elisabetta Menegatti di Foza ha descritto così l'importanza delle proprie radici:

Un Paese vuol dire non essere soli…
c'è qualcosa di te che rimane e ti aspetta…
E' il Paese dei Tuoi, è il tuo Paese, ove vorresti arrivare
di ritorno da un lungo viaggio
perché è il luogo più caro al tuo cuore.

Esprimo quindi un grande interesse per l’istituzione del Museo Nazionale delle Migrazioni di Roma e per quelli di Genova e Napoli, purché non venga trascurato l’apporto di musei regionali, anche tematici, che possono meglio rappresentare aspetti particolari del fenomeno migratorio.
Per quanto riguarda le modalità di gestione, abbiamo pensato che la Fondazione in partecipazione possa essere lo strumento che meglio valorizza il progetto.
Sono a conoscenza che nella scorsa Legislatura ci sono state diverse Proposte di Legge per creare una rete museale. Su questo aspetto auspico l’unificazione delle sinergie, in modo da arrivare a un’unica proposta condivisa, perchè “singoli strumenti musicali suonano meglio se riuniti un un’orchestra”.


Leopoldo Marcolongo - Sindaco del Comune di San Giorgio in Bosco (Padova)

http://www.comune.sangiorgioinbosco.pd.it/portal/it/arte-cultura/MuseoEmigrazione
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VENETI NEL MONDO
periodico d'informazione on line per i nostri corregionali all'estero
anno XI - n. 10 ottobre 2007

Cultura

Una fondazione per il museo dell'emigrazione veneta di San Giorgio in Bosco ( e un premio per una tesi di laura)


Il sindaco di San Giorgio in Bosco, Leopoldo Marcolongo, strenuo e tenace ideatore del costituendo Museo dell’emigrazione veneta ha fatto il punto sulla sistemazione di villa Bembo;all'incontro è intervenuto anche il bibliotecario Francesco Mazzonetto il quale ha illustrato le ultime iniziative che concorrono a questa importante creazione.

Sindaco Marcolongo, qual è lo stato attuale dei lavori di sistemazione di Villa Bembo, prossimo Museo dell’Emigrazione Veneta?

In questi giorni si sta completando il primo stralcio di lavori, che comprendeva il restauro e il consolidamento statico di tutta la struttura originaria del tetto e dell’ultimo piano dell’edificio: sono state consolidate tutte le travature lignee che versavano in uno stato di grave degrado. Nel rifacimento del manto di copertura si è inoltre realizzato un tetto ventilato, in modo che d’inverno sia coibentato e d’estate il calore venga disperso da intercapedini con cambio d’aria, altrimenti un sottotetto sarebbe inutilizzabile. Sono state applicate nuove grondaie pluviali con tubi discendenti, collegate con una rete di smaltimento idraulico. E’ stato realizzato l’impianto di protezione dalle scariche atmosferiche. Nel giro di un mese, o poco più, sarà restaurata la facciata principale con gli intonaci e la parte lapidea del complesso.
I balconi sono stati rifatti con degli scuri nuovi, ma anche le altre finestre ne avranno di nuovi, come pure le due trifore del salone passante del piano nobile. Da tenere presente che il consolidamento dell’ultimo piano con tiranti, catene, era la parte che più necessitava di interventi, altrimenti si rischiava il crollo di tutto il sistema di copertura. In più è stato predisposto uno spazio ad hoc per il passaggio dell’ascensore-montacarichi. Insomma la vecchia struttura è stata adeguata alle nuove normative previste per l’uso pubblico.
Dall’esterno si vedono due camini totalmente nuovi…
Infatti sono stati ripristinati i due camini monumentali per conferire più valore alla villa stessa. I modelli per questi sono stati presi da vecchie ville veneziane del sei-settecento, che sono camini non solo destinati al tiraggio, ma che fanno parte integrante del complesso: ripristinarli era come restituire significato monumentale alla villa stessa. Non sono camini a scomparsa e si possono infatti vedere dalla strada e fanno parte dell’architettura storica. Ci saranno anche degli abbellimenti esterni con una fontana con testa di cavallo e decorazioni varie che ricorderanno i vari paesi dove si sono diretti gli emigrati veneti. In biblioteca esiste il modello di massima dell’intero complesso.

C’è un progetto per l’uso di tutto il complesso monumentale-museale?

Stiamo lavorando per concretizzare il progetto di una Fondazione per la gestione di tutta la struttura e delle relative iniziative per far funzionare tutto l’organismo. Il Comune infatti non può accollarsi tutti gli oneri connessi a tale struttura. Ci sarà bisogno di una Fondazione snella, con segreteria che tenga i contatti con tutti i corrispondenti, soprattutto esteri, e valorizzi nel contempo il museo stesso. Anche per questo è stata creata una borsa di studio-premio che possa coinvolgere studenti, giovani, professori, per studiare il fenomeno complesso dell’emigrazione veneta. La Regione ci ha finanziato con 162.000 Euro. Abbiamo richiesto un ulteriore finanziamento di cifra analoga all’Assessore ai Flussi Migratori Oscar De Bona.
Al bibliotecario Francesco Mazzonetto chiediamo come è nata l’idea di questa borsa di studio e di illustrarla agli interessati.
La borsa di studio è nata sull’esempio di altri comuni o enti di tipo culturale che hanno istituito questi premi per raccogliere notizie sugli aspetti dell’emigrazione che interessava loro. C’è l’esempio dell’Altopiano d’Asiago, di Camposampiero, che s’interessano di specifiche tematiche.
Nel caso nostro ci è sembrato un canale molto valido per interessare, coinvolgere possibilmente, il mondo accademico nell’idea che stiamo portando avanti, cioè la Fondazione di un Museo, presso tutte le Facoltà e i Dipartimenti che abbiano interesse ai vari aspetti dell’emigrazione. La diffusione dell’idea presso le Università del Veneto è finalizzata alla costituzione di un comitato scientifico in seno alla costituenda Fondazione.
E allora avete pensato ad un bando di concorso per una tesi di laurea di grande interesse…
Esatto, e gli argomenti di studio proposti dal bando sono molteplici: si va dagli aspetti etnografici, storici, artistici, giuridici, urbanistici, folcloristici, a quelli economici, scientifici e ambientali riferiti al presente e al passato del fenomeno migratorio. Abbiamo interessato Facoltà e Dipartimenti delle tre Università del Veneto, Padova, Venezia e Verona, inviando ai rispettivi presidi e direttori, il bando: 16 a Padova, 13 a Verona, 11 a Venezia, precisamente a Ca’ Foscari. Abbiamo interessato anche gli uffici di dottorato e formazione post lauream delle stesse Università.

Come funziona il bando e quali sono i premi?

Il bando prevede l’assegnazione di un premio di 500 Euro riservato ai laureati che abbiano discusso una tesi sugli argomenti anzidetti nei due precedenti anni accademici presso le Università venete, con deroga per gli studenti di San Giorgio in Bosco, che si siano laureati presso altre Università italiane. Inoltre, la Commissione giudicante può riservarsi di attribuire un massimo di due segnalazioni, di 250 Euro ciascuna, a tesi di laurea ritenute particolarmente meritevoli. Gli interessati potranno presentare i lavori entro il 28 dicembre 2007. Tutte le informazioni sul mando possono essere reperite sul sito Internet del Comune di San Giorgio in Bosco.
E’ in stampa anche un libro sui sangiorgesi nel mondo…
Il testo sui sangiorgesi nel mondo, attualmente in stampa, è stato in parte finanziato dalla Regione Veneto con 4 mila Euro e ha la prefazione dell’Assessore De Bona, mentre la Provincia di Padova ha offerto il suo patrocinio.

Veneti nel Mondo
Registrazione Tribunale di Venezia n. 1314 del 14-01-99
direttore responsabile Giorgio Spigariol
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http://www.italplanet.it/interna.asp?sez=304&info=4610

èItalia number 34, July-August 2005

A museum to recount the emigration from Veneto
di Ghileana Galli

The museum will be built in the province of Padua. It will focus on the phenomenon of emigration next to a number of cultural and economic projects that mainly address the young generations. A MUSEUM OF EMIGRATION AT SAN GIORGIO IN BOSCO IS IN THE PIPELINE


Leopoldo Marcolongo, the mayor of San Giorgio in Bosco in the province of Padua, said that Veneto will soon host a museum on emigration. It will focus on the vicissitudes (often neglected) of hundreds of thousands of people from Veneto seeking their fortune abroad from the end of the 19th century through to the fist half of the 20th century. San Giorgio in Bosco's Town Council and Veneto Region are involved in the project, which is also supported by the Italian Parliament. However the project is still in its early stages. The mayor explained in fact that "we are first of all renovating the main structure of Villa Bembo , a 16th century building chosen to house the museum.
This is a major project mostly in terms of costs, however the Region has already supplied some initial funds". The second phase concerns the sourcing of the material (photographs, documents and miscellaneous objects such as letters, original passenger tickets and suitcsases) so as to transform the museum into a source of education.
The museum is also intended to protect and promote the history of emigration from Veneto with a focus on emigration from Padua. "We are currently collecting material for a volume on the subject of emigration from San Giorgio in Bosco and from Veneto in general.
This activity is the starting point of a huge project, which also includes the exhibition 'La valigia di cartone' (The cardboard suitcase) that we organized a few months back", the mayor explained. Creating a 'living' museum that is designed to restore relations between the children and the grandchildren of the emigrants is a top priority. It also gives them a chance to get to know their homeland also through training and cultural projects such as training courses or University lectures.
What's more, different types of interaction including economic cooperation are also in the pipeline. Hence, the participation of the Italian Chamber of Commerce in Buenos Aires (the President Luigi Pallaro is from San Giorgio in Bosco) to the initial stages of the project is also crucial. "Based on these participations we are hoping to involve Italian and foreign entrepreneurs in our project both in terms of trading activities and joint ventures.
If Argentina is our first point of reference, we are also looking to extend our cooperation to other countries involved in the emigration process both in South America and in the rest of the world", Leopoldo Marcolongo emphasized. Historically, Veneto is a land of emigrants. Then, why has the choice of a regional museum of emigration fallen on San Giorgio in Bosco? "Our town was particularly affected by this phenomenon. Suffice it to say that from 1870 onwards over four thousand fellow townspeople left.
This is an exceptional number of people, given that at present our town has a total of approximately six thousand inhabitants. North and South America and Australia were the most popular destinations of this mass emigration phenomenon. However, in recent times our fellow citizens have also emigrated to countries closer to Italy, like Germany and Belgium", Leopoldo Marcolongo explained.

Perchè conservare il voto degli italiani all'estero


Lo scandalo del Senatore Di Girolamo, eletto nel 2008 con il voto degli italiani all'estero, fa riemergere le critiche a una riforma fortemente voluta da Mirko Tremaglia, che dava voce a quegli italiani emigrati che conservano la cittadinanza italiana e che sono una risorsa per l'Italia. Non è colpa del voto estero se nelle liste sono candidati i mafiosi, ma della politica che continua a inserire personaggi indagati anche in questi giorni nelle liste per le regionali.
Altre elezioni discutibili, come quello di Sergio de Gregorio e Esteban Juan Castelli poi, ci richiamano all'urgenza di rivedere un meccanismo che, nato con tutte le buone intenzioni, non ha raggiunto i risultati sperati.
Già il caso del Senador Luigi Pallaro, che non è stato rieletto per i noti brogli in Argentina, aveva infastidito non poco la politica italiana perchè la storia gli aveva riservato la strana sorte di essere l'ago della bilancia in Senato. Tra l'altro, non è certo Luigi Pallaro che ha fatto cadere il governo Prodi. Ma, per gli italiani eletti all’estero, la politica italiana conta relativamente perchè chi è all'estero non paga le tasse in Italia, né viene influenzato dai provvedimenti che riguardano i residenti nel nostro Paese.
Chi viene eletto all'estero, 12 deputati e 6 senatori, cura gli interessi degli italiani all'estero.
Nel mondo si trovano oltre 50 milioni di discendenti italiani emigrati in 130 anni, quasi 4 milioni dei quali con nazionalità italiana e diritto di voto. Molti hanno raggiunto posti di prestigio nei loro stati e guardano con interesse all'Italia. E' un patrimonio da valorizzare perchè sono i nostri naturali “ambasciatori” nel mondo. Emigrati che, a parità di condizioni, comprano macchinari e prodotti italiani perchè conservano l'Italia nel cuore. Sono importanti le politiche rivolte in particolare alle giovani generazioni per far conoscere non solo la nostra cultura, ma anche la nostra realtà economica, creando così un ponte tra i loro paesi e l'italia.
Ecco perchè non è una “barzelletta”, come dice il Ministro Calderoli, il voto degli italiani all'estero, ma la riscoperta di un patrimonio per troppo anni dimenticato. Solo dall'anno scorso l'Italia ha istituito il Museo Nazionale dell'Emigrazione per recuperare la memoria dell'esperienza migratoria del nostro Paese. La storia della nostra emigrazione poi dovrebbe anche essere insegnata nelle nostre scuole perchè, solo studiando l'esperienza migratoria, potremo meglio affrontare i temi dell'immigrazione.
E' necessario certo intervenire su diversi aspetti del voto estero, dalla configurazione delle circoscrizioni elettorali, all'anagrafe degli aventi diritto, al meccanismo elettorale che si presta a infiltrazioni mafiose, ma il voto dei nostri emigrati conviene tenerlo perchè è interesse, prima di tutto, dell'Italia e degli Italiani.

Leopoldo Marcolongo San Giorgio in Bosco, 28 febbraio 2010

giovedì 11 marzo 2010

Monongah 1907-una tragedia dimenticata





Il Gazzettino Venerdì 7 Dicembre 2007 Edizione Nazionale

Caro Gazzettino,
il 6 dicembre di cento anni fa accadeva la più grave tragedia del lavoro che abbia mai coinvolto Italiani all'estero. Una grande esplosione all'interno della miniera di Monongah (West Virginia - Usa), fece crollare le gallerie e uccise tutti i minatori al lavoro, tranne uno. Tra le 361 vittime ufficiali, (americani, americani di colore, austriaci, ungheresi, russi e turchi), si contarono 171 minatori italiani. Erano originari in gran parte dei paesi del Mezzogiorno d'Italia, e tra tutti gli altri, venivano costretti dai "bossi" (i capi) ai lavori più duri e pericolosi. In realtà le vittime italiane furono molte di più, ma non fu possibile identificarne i nomi perché gli uffici della miniera non tenevano una registrazione precisa di chi entrava giornalmente nelle gallerie e la devastazione dello scoppio rese impossibile recuperare tutti i corpi. I membri della commissione d'inchiesta allora istituita non si misero d'accordo sulle cause del disastro, ma precisarono che la compagnia mineraria aveva rispettato le norme di sicurezza. E quindi la catastrofe era frutto di casualità o di negligenza dei bambini e adolescenti che aiutavano il minatore. I minatori, infatti, potevano portarsi quattro o cinque aiuti che venivano pagati con una parte del loro salario, senza comunicarne il nome alla compagnia, in base al "buddy sistem". Questo spiega perché il numero effettivo di morti venga stimato in mille persone. Quel 1907 non ci fu Natale a Monongah .
La notizia passò sottotono sui giornali italiani. Nell'elenco ufficiale dei 171 minatori morti a Monongah figura anche un veneto, Victor Davia. Da documentazione in possesso del Museo dell'emigrazione veneta di San Giorgio in Bosco si tratterebbe di Davià (ora Da Vià) Vittorio, nato il 3.10.1866, di Domegge di Cadore (Bl), figlio di Vigilio e di Fedon Maria Luigia, coniugato negli Stati Uniti con l'italiana De Carlo Catterina. Della sua morte non risulta alcun atto presso il Comune di Domegge. Bisognerà ora proseguire le ricerche sui documenti americani.
Questa tragedia è diventata il simbolo della vita faticosa di milioni di persone costrette ad emigrare in un'epoca in cui il bisogno di lavorare contava più dei diritti umani e sociali dei lavoratori. Commemorare "la tragedia dimenticata" è un modo di rendere omaggio anche a tutti gli altri nostri emigrati che in varie parti del mondo e in epoche diverse sono caduti in incidenti del lavoro o sono rimasti vittime di sfruttamento e di violenza xenofoba. Ricordare criticamente la storia del lavoro italiano nel mondo serve, inoltre, anche a noi in Italia che stiamo vivendo la difficile transizione sociale da Paese di esodo a realtà d'accoglienza. Ridare un nome e un volto ai minatori di Monongah ci deve anche portare a un'analoga attenzione verso le condizioni di lavoro dei migranti di oggi, purtroppo principali vittime degli infortuni sul lavoro. I tempi e le situazioni sono diversi, ma il rispetto dei diritti e della solidarietà umana non può essere diverso.

Leopoldo Marcolongo
sindaco di San Giorgio in Bosco - Museo dell'emigrazione Veneta
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Quel veneto di Domegge morto a Monongah in miniera
Cento anni fa. Un passato che abbiamo dimenticato in fretta
Risponde Edoardo Pittalis


Quello che accadde cento anni fa a Monongah , nel West Virginia, fu davvero l'ecatombe degli italiani. Il 6 dicembre 1907 un'esplosione nei cunicoli della Fairmont Coal Company uccise forse un migliaio di persone. Il numero esatto non è mai stato accertato, più di mille pare, certo furono riempite 500 casse di legno. Almeno 171 vittime erano emigrati italiani. Il disastro minerario più grande della storia italiana, più che a Marcinelle nel Belgio, dove nel 1956 morirono 136 italiani. Sono rimaste le pietre tombali di molti di loro e anche tante croci senza nome perché gran parte dei corpi erano irriconoscibili. Lapidi piene di errori e di disperazione che soltanto adesso sono state recuperate. Per la prima volta dopo cent'anni il governo italiano, tramite la Farnesina, ha stanziato 100 mila dollari per i lavori di restauro.
Quei minatori estraevano carbone e ardesia, vivevano in baracche di legno ricoperte di carta catramata, in dieci per stanza, pagavano anche 10 dollari, metà dello stipendio. La Compagnia aveva loro pagato il viaggio, 15 dollari che sottraeva dalle paghe nei primi mesi. Il campo di lavoro era controllato da guardiani armati perché nessuno potesse evadere. Non si fidavano di nessuno, i morti avevano i risparmi arrotolati nella cintura. In un secolo nel West Virginia sono morte nelle miniere 20 mila persone. Oggi non ci sono più le miniere. Le inchieste del 1907 non hanno mai trovato responsabili. Gli italiani erano arrivati dal Molise, dalla Calabria, Abruzzo, Campania. C'era anche un veneto, come con affetto segnala il sindaco di San Giorgio in Bosco che per conservare la memoria della nostra emigrazione sta allestendo un Museo dell'Emigrazione Veneta. Il sindaco padovano fa bene a recuperare la storia di questo veneto di Domegge di Cadore, emigrato negli Usa, e del quale anche il suo paese ha perduto le tracce. Monongah non è soltanto una "tragedia dimenticata", è anche una lezione che viene dal passato per insegnarci a capire il presente: nella storia c'è sempre lo specchio di quello che siamo stati. C'è un passato che molti tendono a dimenticare e che, invece, non va rimosso. Si tratta del nostro passato di emigrati sfruttati, maltrattati, malpagati, insultati e umiliati. Negli Usa ci sono stati lunghi anni in cui gli italiani erano considerati appena sopra i negri. Venivano linciati senza processi; morivano sul lavoro senza che le autorità intervenissero. È vero, da allora sono trascorsi cento anni, ma quello che per noi è stato il Novecento per altri popoli è il Duemila. Oggi come allora sono la disperazione, la fame, la speranza di una vita migliore a muovere milioni di persone da una parte all'altra del mondo. Non si possono confondere i tanti onesti, seri e coraggiosi con la minoranza criminale. I delinquenti vanno giustamente perseguiti ed espulsi, gli altri non c'entrano, non meritano offese e ostentazione di xenofobia. Spesso trattiamo gli altri esattamente come accadeva agli italiani cento anni fa e anche meno. Ridare un volto a Monongah è come dare un volto a noi stessi. È un modo di ricordarci che esistono tanti diritti, ma anche qualche dovere. A incominciare dal rispetto degli altri e dalla solidarietà.