lunedì 16 agosto 2010

Accordi per aiutare non per respingere-Avvenire 14.08.2010



Nozza: il flusso migratorio che preme sulla Ue è sempre più forte Ma costruire muri non serve. Accoglienza nel segno della legalità



DA MILANO PAOLO LAMBRUSCHI

Non servono muri e accordi internazionali contro le persone in mare o in terra. Bisogna procedere invece sulla via dell’accoglienza e dell’integrazione, aprendo una seria riflessione sull’illegalità, spesso funzionale allo sfruttamento del lavoro nero. Monsignor Vittorio Nozza, direttore della Caritas Italiana, interviene sui recenti sbarchi.

Come valuta la ripresa degli arrivi dei migranti?

Abbiamo avvertito e segnalato un ritorno in questi ultimi tempi di flussi migratori su coste e rotte che parevano dimenticate. È accaduto in Puglia, ma anche in Sardegna e nello stesso Canale di Sicilia. Numeri ancora contenuti, certo, ma vediamo modalità di trasporto nuove con piccole barche o velieri. I fatti di questi ultimi mesi ci portano a dire che, se si bloccano alcune rotte, comunque gruppi di immigrati e il racket cominciano a studiare nuovi percorsi. Il flusso migratorio che preme sull’Unione europea è troppo forte. Non si arresta in questo modo.

L’Italia sta cercando di stringere accordi con Grecia e Turchia da dove provengono le imbarcazioni che da alcuni mesi approdano sulla costa pugliese. Basterà?

Gli accordi internazionali vanno colti come strumenti opportuni proprio perché consentono di governare e accompagnare il muoversi di masse di persone il più delle volte in situazioni di disperazione o povertà. Ma tutto dipende da cosa sta dentro un trattato tra uno Stato e l’altro: se è un accordo contro le persone, se esso si riduce a un puro costruire muri e respingere, i fatti ci dicono che non risolve completamente il problema poiché c’è il rischio che comunque i migranti tentino percorsi diversi. Se invece in un accordo tra uno Stato e un altro, o meglio tra diversi Stati di partenza e transito e l’Ue, c’è anche una preoccupazione e un’assunzione di responsabilità verso gli immigrati e i profughi allora l’accordo è opportuno e necessario. Ben vengano dunque accordi capaci non di respingere le persone in difficoltà, ma di accogliere, di assumere, di accompagnare quanti in questo migrare vanno alla ricerca di una speranza futura con onestà e buona volontà.

Avete ribadito che gli ingressi non avvengono solo via mare, anzi...

Non è una novità, ma è opportuno tenere presente che in Europa i migranti arrivati con gli sbarchi sono sempre stati molto meno di quelli che varcano le frontiere via terra. Accadeva prima e accade anche ora. Solo in Italia sbarcavano in 30 mila via mare contro 100 mila via terra. Ma l’illegalità cresce non solo per i nuovi arrivi, ma internamente grazie alla crisi. È un problema che avvertiamo ai nostri centri di ascolto parrocchiali e che ci preoccupa.

Vale a dire?

Purtroppo durante questa recessione molti immigrati regolari, con un lavoro e già inseriti da anni, stanno perdendo il proprio posto, passando da una situazione di regolarità a una di irregolarità perché questo vuole la legge italiana, che lega il permesso di soggiorno solo all’occupazione. Questo avviene indipendentemente dalla lunghezza della permanenza e dal livello di integrazione. Ciò finisce con l’incrementare di nuovo il numero degli irregolari, mettendo intere famiglie in condizioni precarie. A noi pare giusto chiedere agli immigrati, accanto alla doverosa accoglienza che va prestata, il rispetto della legalità. Ma poi non sfugge a nessuno che la massa di irregolari viene sfruttata con il lavoro nero in diversi comparti della nostra economia. Siamo in estate, pensiamo a cosa sta accadendo nelle nostre campagne. O alle badanti e alle colf. L’integrazione si costruisce anche attraverso la legalità, quindi con un lavoro alla luce del sole, capace di dare dignità, autonomia e sussistenza.

A proposito di integrazione, al momento del varo da parte del governo del piano nazionale che prevede il permesso a punti lei sospese il giudizio. Dopo tre mesi, cosa ne pensa?

Non sono intervenuti elementi né ho dati per una valutazione di merito. Dico solo che è giusto chiedere agli immigrati la conoscenza della nostra lingua, della cultura e il rispetto delle leggi. Ma occorre fornir loro anche gli strumenti di apprendimento. Il permesso a punti non deve trasformarsi a mio avviso in un percorso a punti verso l’integrazione e credo che nessuno voglia provvedimenti punitivi. In generale, per evitare controproducenti strumentalizzazioni politiche, credo che la nostra società debba chiedersi serenamente che uso intende fare dell’immigrazione. All’Italia e all’Europa serve un progetto serio.

(ha collaborato Nicola Ferrante)

Il direttore della Caritas: giusto accompagnare i migranti che vanno alla ricerca di una speranza futura con onestà e buona volontà Attenti al racket. Se si bloccano alcune rotte, i criminali studiano altri percorsi

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